Il Sessantotto e altre valanghe
Giuseppe Aragno - 04-09-2008
Le piaccia o meno, Ministro Gelmini, a sentirla parlare è facile capirlo: lei s'è formata nella nostra scuola, ha respirato l'aria che abbiamo respirato, ha pregi e limiti dei nostri studenti e può capitare: lei sbaglia bersaglio. Dietro le sue ragioni, dietro la novità del maestro unico, la riscoperta delle miracolose virtù terapeutiche del grembiulino, dietro la favola della meritocrazia, non ci sono, come forse lei crede davvero, i quarant'anni che ci separano dal Sessantotto, ma i vent'anni che dalla sua adolescenza scivolano in malo modo sino a noi e ci precipitano addosso come una valanga.

Le piaccia o meno, Ministro Gelmini, la ragione con cui spiega le sue ragioni le dà torto: non è stato il Sessantotto a rovinare la scuola, ma ciò che di oscuro gli si è contrapposto in un Paese che lei ha trovato libero nascendo e il governo di cui fa parte pensa di asservire.
Le piaccia o meno, Ministro Gelmini, il progetto che intende realizzare non è suo. Lei chiude un cerchio aperto da altri negli anni della sua prima giovinezza. Dietro di lei ci sono l'autonomia scolastica e le mille deroghe alle norme un tempo vigenti in materia di contabilità dello Stato; dietro di lei ci sono le funzioni vitali dell'Amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione affidate a istituzioni scolastiche ferite a morte da quella feroce ristrutturazione aziendale che furono i "piani di dimensionamento".

Le piaccia o meno, Ministro Gelmini, dietro di lei, che forse non ricorda, ci sono la flessibilità, i criteri puramente aziendali di ottimizzazione delle risorse umane, la privatizzazione dei rapporti di lavoro, l'inflazione di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi, la subordinazione delle istanze formative a quelle della Confindustria e del mercato del lavoro, un bilancio che tiene più in conto i cannoni che le scuole, i capi d'Istituto svincolati dalla didattica, lo scempio delle risorse economiche trasferite dal pubblico al privato, la mortificazione retributiva e la precarizzazione del personale docente.

Le piaccia o meno, Ministro Gelmini, lei giunge a governare istituzioni scolastiche brutalmente sacrificate a cieche ragioni di bilancio e poste di fronte a una feroce alternativa: sopravvivere, a danno della "concorrenza" in una lotta senza quartiere per la difesa dei "requisiti dimensionali", o perire sull'altare del risanamento di una spesa pubblica che continua ad accollarsi i costi inaccettabili della politica e i debiti e le disfunzioni di un capitalismo straccione. Un capitalismo malato, tanto più avido e parassita, quanto più apparentemente vittorioso dopo il crollo del muro di Berlino e la bancarotta della sinistra passata armi e bagagli nel campo delle destre. Il suo campo, Ministro.

Le piaccia o no, dietro di lei, Ministro Gelmini, ci sono l'effimero trionfo della legge del profitto e il mito dell'età dell'oro, che avrebbe dovuto segnare la vittoria del "bene borghese" sul "male socialista".

Questa è la storia. E lei lo sa, la storia non finisce. Le piaccia o meno, la storia siamo noi.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Maria Grazia Fiore    - 05-09-2008
Grazie. E' doloroso leggerti ma, al tempo stesso, dà sollievo in un momento in cui tutti ti urlano addosso, mettono alla berlina il tuo lavoro, alzano cortine fumogene per nascondere la meta...
E' importante ricordarsi (e ricordare) chi siamo, la nostra storia, per capire cosa vogliono farci diventare.

 ilaria ricciotti    - 05-09-2008
Eppure prima del voto diversi italiani hanno dimenticato la storia, i suoi corsi e ricorsi e soprattutto che la storia "siamo noi".
Anche molti insegnanti che conosco hanno creduto a quello che è diventato per molti un mito, un uomo che si è fatto da solo e che vuole il bene degli italiani. Ora queste persone si lamentano, gridano e pretendono che anche coloro che li hanno disapprovati ora li capiscano, ma io non li capisco e non voglio capirli perchè già avevano sperimentato le scelte del padre- padrone e dei suoi alleati.

 mariateresa    - 09-09-2008
Francamente io -madre di una giovane donna di 35 anni che fatica a trovare lavoro- non riesco nemmeno a rivolgermi a una persona diventata avvocato non si sa come, ministro in modo altrettanto oscuro e di fatto strumento consapevolmente inerme del ministro dell'economia.
A 57 anni inorridisco a pensare che il futuro che mi rimane debba essere gestito dalla generazione cresciuta con la tv commerciale.

 Reolix    - 09-09-2008
Cara Ilaria, la gente non dimentica affatto la storia, ma o non la conosce o usa creare dei miti e falsi "self made man" per il semplice tornaconto. E' inutile che ci continuiamo a prendere in giro, la politica che si porta dietro FI, la sua ideologia, si fonda sul nulla (parlano di liberismo americano e libero mercato ma adottano modelli personalistici su misura d'impronta fascista e agiscono contro il mercato stesso) eppure si continua a votarlo per ignoranza, che in Italia non mancherà mai, e sopratutto per profitto, sperando che ti levino tasse o tolgano la leggina che ti permette di "giocare" sul fisco. Aggiungici che in percentuale la popolazione è anziana e non si informa, il proletariato, se mai è esistito, oggi non vota e se vota sceglie la destra e perché la nostra società si è imborghesita nel peggiore significato del termine, il tessuto sociale detentore del potere economico è aggrappato al profitto e solo a quello proprio a scapito delle fasce che quel profitto glielo permettono. Quindi aspettati anche per gli anni a venire la scomparsa temporanea della storia che, come la stessa storia ci racconta, non ha mai insegnato niente, o meglio, noi non l'abbiamo mai ascoltata e mai l'ascolteremo.

 ilaria ricciotti    - 09-09-2008
Ciò che però la storia ci insegna, caro Reolix, è che tutti gli esseri umani non potranno mai essere omologabili ed anche se coloro che mai si piegheranno al volere di un tirannosauro sono pochi è importante che essi ci siano e lottino per essere liberi di essere se stessi.
Per il resto condivido la tua analisi.