A proposito di valutazione
Claudia Fanti - 28-06-2008
Ricordate quando si chiedeva ascolto al tempo del Ministro Berlinguer sulla questione della "valutazione"di docenti e alunni?
Niente è cambiato?
Si riparte da zero?
Siamo punto e a capo?


Crediamo in molti e da tempo che la scuola dovrebbe essere luogo di incontro e di confronto, nel quale stringersi in un patto di aiuto reciproco per affrontare le sfide della contemporaneità. Sfide che si possono accogliere e fronteggiare soltanto se passato e presente si alleano per il futuro. In molti riteniamo che giovani insegnanti e anziani debbano confrontarsi nella ricerca e nello studio di contenuti e metodologie. Per realizzare il sogno di un innalzamento della qualità dell'istruzione pensiamo siano necessarie sia la vera autonomia didattica sia risorse economiche adeguate al contesto in cui siamo chiamati tutti a operare. Non ci pare proficua la strada di una scalata del merito con scarpe che non appartengono al mondo della cultura, il quale, invece, dovrebbe essere quello dell'uguaglianza e della libertà di teorizzare alternative costanti e sempre innovative intorno all'immateriale, a ciò che è "bello", a ciò che non porta il segno del risparmio ottenuto tagliando le teste degli "innocenti", vedi anche precari o nuovi e appena assunti giovani docenti.

Crediamo che anche i meccanismi di valutazione degli studenti dovrebbero venire modificati in modo da porre al centro dell'educazione-istruzione l'utopia di una scuola nuova che lavora per l'apprendimento, per il sapere e i nuovi saperi, senza punteggi e calcoli, senza tagli ricorrenti. Siamo tanti ormai a essere convinti che una rivoluzione in campo valutativo porterebbe alla nascita della scuola dell'apprendimento per tutti, la quale cesserebbe di essere ambiente di snervanti verifiche e di calcoli per l'assegnazione dei voti, per divenire altresì teatro di una nuova maieutica scaturente da adulti al lavoro con adulti alla pari e da studenti e studenti.

Ci piacerebbe che le forze politiche e sindacali rivedessero, con serenità e ascolto delle scuole, una mentalità produttivistica legata agli obiettivi standard da raggiungere e al merito. I rapporti fra docenti, alla lunga, altrimenti, si ridurrebbero alla difesa del proprio sapere e alla smania della carriera per sé, non certo per la comunità di ricerca!
L' individualizzazione dei contratti, con un aumento retributivo legato al merito personale, porterebbe, oltre che all' eliminazione del contratto nazionale, anche a un annullamento di quell'utopia che vorrebbe la scuola come ambiente di collaborazione, studio cooperativo, in un clima di scambio costante di esperienze e materiali.

Ci piacerebbe che le forze più sensibili rimettessero in discussione l'idea di una scuola al servizio della società, puntando invece sull'idea della scuola-giardino delle idee, del pensiero divergente, della scoperta, dell'errore come risorsa.

Noi, comuni insegnanti, ma anche coloro i quali hanno il potere di decidere per noi, sappiamo bene che non è stato possibile cambiare nulla con lo scontro, con la sottovalutazione delle tematiche poste in campo negli ultimi dieci anni da tanti docenti, dirigenti di razza e di lunga esperienza. Sulla valutazione si è lavorato tanto, ci sono stati interminabili dibattiti di cui bisognerebbe tenere assolutamente conto per non ripartire ogni volta da zero.

Personalmente suggerisco, a chi vorrà ricordare e ricominciare senza fretta a fare proposte, di rileggere lo speciale di Fuoriregistro relativo al tema della valutazione. Ci sono tanti spunti per non ripartire da zero e per non ingessare le scuole nella sola ipotesi dei meriti e dei demeriti valorizzati o puniti. Il sistema della punizione è sempre fallito, funziona molto di più quello della cooperazione e delle soluzioni condivise. Non si vuole l'egualitarismo o la giustificazione dei cosiddetti fannulloni.
Si vorrebbe, invece, un sistema equo in cui siano applicate le leggi che già ci sono senza mortificare e depistare la buona scuola con altro spreco di energie, inevitabile se si imponesse un meccanismo di esami e controesami per titoli e chissà cos'altro ai docenti. I quali, oltre alla scalata ardua dell'insegnamento, dovrebbero agire come avventurieri alla ricerca di scuole che li apprezzino, per poi tentare di salire da un grado al successivo della "carriera" individuale.

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 Cagliostro    - 14-09-2008
Molti insegnanti vogliono la valutazione. Nella scuola c'è chi lavora 40ore alla settimana e chi invece appena le 18 ore canoniche. c'è chi resta in servizio fino al 10 luglio e chi il dal 10 giugno è a grattarsi la pancia. C'è chi insegna materie "leggere" e chi è costretto a farsi il .... . E' tempo di rimettere le cose a posto.

 Raffaele Mauro    - 28-09-2008
E' un tema che mi è stato sempre a cuore ! Io ci sto provando a riproporlo con un convegno nazionale che si terrà il 4 ottobre a Roma. Per maggiori informazioni: www.perlarosanelpugno.it. E' un convegno patrocinato dal PS. Spero che i socialisti ritornino a dire sulla Scuola cose credibili. Io mi impegno in questa direzione !