Bullo per forza
Giulio Viva - 29-05-2008
DA VITTIMA A PROTAGONISTA

Lorenzo in quell'istituto era conosciuto come un alunno mite, tranquillo, educato, studioso e che non aveva mai dato occasione per rimproveri o richiami particolari.
Quell'anno però, già nel primo consiglio di classe, la nuova docente di ragioneria aveva avuto modo di osservare in Lorenzo irrequietezza durante le lezioni ed una certa permalosità per semplici ed innocenti battute scherzose che i compagni quasi sempre gli rivolgevano per alcuni chili in più non molto equamente distribuiti in tutte le parti del corpo. I docenti che già lo conoscevano furono pronti nel difenderlo e la nuova venuta per poco non chiedeva scusa per aver espresso un giudizio tanto diverso da quello degli altri colleghi e riconobbe nella disarmonica robustezza fisica di Lorenzo il motivo che lo spingeva ad essere poco tollerante alle battute dei compagni alle quali bisognava sollecitarlo a non dare eccessivo peso.
Man mano che il tempo passava l'irrequietezza e la permalosità di Lorenzo aumentavano e quasi tutti, compresi i docenti che già lo conoscevano dagli anni scorsi, attribuivano ora tale trasformazione ad uno dei soliti mutamenti umorali a cui erano soggetti i giovani nel passaggio dall'età puberale alla giovinezza. Bisognava intervenire in tempo e con decisione per evitare guai peggiori.
L'alunno in questione però, quando era coinvolto in contrasti con i compagni di classe, pur dopo i richiami, persisteva, a differenza degli altri, nei comportamenti "scorretti" sicché i docenti nel perdonare il gruppo si convincevano che Lorenzo era la causa scatenante dei contrasti. Un giorno dalle parole si passò ai fatti e per una rissa improvvisamente scoppiata durante la ricreazione fu richiesto l'intervento del Dirigente Scolastico. Il "bullo", si disse nel rapporto, doveva porre fine alle quotidiane intemperanze ed essere punito come si meritava.
In classe il Dirigente, nel vedere l'alunno e nel controllarne le generalità, ebbe un attimo di confusione: quel nome gli ricordava un alunno più magro che i genitori, al momento dell'iscrizione alla prima classe, avevano descritto come timido e bonario e spesso oggetto, perché "ciccione", di frizzi e scherzi da parte dei compagni. Lì per lì, su due piedi, questo ricordo nella mente del Dirigente fu solo un lampo ma ora, di fronte alla classe ed ai docenti agitati, era necessario far valere l'autorità del ruolo e, in relazione a quanto asserito dai docenti, infliggere la dovuta ammonizione scritta sul registro di classe con l'invito ai genitori di Lorenzo a recarsi a scuola per essere dettagliatamente informati sul comportamento del figlio.
Puntuali, la mamma ed il papà dell'alunno si presentarono a scuola nell'ora e giorno convenuti per incontrare il Dirigente il quale, nel frattempo, aveva appurato che si trattava dello stesso Lorenzo già frequentante, negli anni scorsi, la prima e seconda classe dell'istituto e descritto negli "atti" come vittima dei compagni e non come protagonista di fatti ed eventi che erano stati motivo di turbamento dell'andamento didattico e disciplinare della classe. Il Dirigente cercava di intravedere nel colloquio se la famiglia fosse in qualche modo responsabile del cambiamento o almeno se fosse consapevole del mutato atteggiamento del figlio nei confronti dei compagni. I genitori sembravano cadere dalle nuvole. Per loro Lorenzo era sempre il figlio educato ed affettuoso, anzi "più affettuoso di prima", sottolineava la madre; non sembrava assolutamente quello descritto dalla scuola perché trascorreva serenamente il tempo extra scolastico con i cuginetti ed i coetanei del quartiere e frequentava la palestra per cercare di dimagrire di qualche chilo.
Il colloquio terminò con il solito e generico impegno del dirigente e dei genitori di fare il possibile per evitare il ripetersi degli incidenti dei giorni precedenti. La situazione, nell'ultimo periodo delle lezioni migliorò di molto ed a fine anno nella classe tornò una calma che stranamente sembrava dipendere esclusivamente dalla volontà di Lorenzo che in silenzio, interveniva e gestiva tutte le situazioni a rischio. Era diventato, nessuno capiva il come ed il perché, il capo riconosciuto e rispettato da tutti, anche da quelli che prima lo avevano sfottuto per il "sederone" che aveva o per il "bacino" che dava a mamma o papa prima di entrare nell'istituto.
Problema risolto per il tempestivo ed efficace intervento di docenti e preside ? Così sembrava e tutti erano felici e contenti. In realtà, le cose erano andate diversamente.

Qualche mese prima il Dirigente si era trovato, da un giorno all'altro, nella necessità di dover frequentare nelle ore pomeridiane, un palestra attrezzata per ridare completa funzionalità alla gamba sinistra il cui ginocchio era stato sottoposto ad intervento chirurgico. Trovarsi di colpo in calzoncini o tuta in palestra tra tanti giovani di ambo i sessi intenti ad irrobustire o abbellire glutei e pettorali, non era certo un momento gratificante per un ultra sessantenne! La prescrizione dell'ortopedico andava comunque rispettata ed occorreva sottoporsi alla terapia nascondendo il disagio.
Nel secondo pomeriggio di palestra mentre il "Dirigente Scolastico" si dava da fare con una speciale poltrona in previsione di un esercizio alle gambe, sente alle proprie spalle la voce conosciutissima di un giovane che garbatamente saluta ed offre il proprio aiuto. E' il nostro Lorenzo che passando dalle parole ai fatti e libera il "Preside" da una situazione non certo facile da gestire e lo aiuta a sistemare a dovere tiranti e contrappesi . Nella stessa serata e nelle serate successive l'aiuto continua ed ogni qual volta l'alunno si trova in palestra è pronto con consigli o interventi. Tra i due si instaura subito uno speciale rapporto diverso da quello esistente a scuola finchè in una piovosa sera di marzo, per l'improvvisa sospensione dell'erogazione dell'energia elettrica, mentre tutti abbandonano gli esercizi e a gruppi, alla fioca luce delle lampade di emergenza, parlano o scherzano tra loro, Lorenzo, cerca la compagnia del suo Preside e dopo qualche osservazione di convenienza sul più e sul meno con un certo imbarazzo fa scivolare il discorso, almeno così parve, sui motivi del suo comportamento aggressivo. L'alunno sembrava pressato dalla necessità di dare sfogo alle proprie sofferenze e di aprire il suo animo ad una persona fidata per giustificare i fatti ed i fattacci avvenuti a scuola.
Disse subito e tutto d'un fiato che nell'estate precedente, nella notte del 10 agosto, quando insieme ad altri villegianti festeggiava, come da tradizione, San Lorenzo con un bagno collettivo sulla spiaggia del paese di villeggiatura, alcuni amici gli avevano fatto un brutto scherzo portandogli via i vestiti e lasciandolo in spiaggia nudo e solo. Il paese era in festa e Lorenzo aveva dovuto attendere l'alba prima di tornare a casa avvolto in un asciugamano lurido e sporco trovato per terra. Fu una fortuna che papà e mamma, presi dal sonno, si fossero addormentati per tempo e la mattina fu facile giustificare, data la giornata festiva, l'insolito rientro fuori orario.
Finita l'avventura della notte di San Lorenzo, gli amici della spiaggia davano il via alla seconda parte del programma. Nonostante Lorenzo cercasse di evitarli, lo scovavano sempre per farsi offrire qualche gelato col ricatto di raccontare a chicchessia e con molte fantasiose aggiunte, lo scherzo della notte del 10 agosto. Ma i gelati estorti non raffreddavano le lingue dei bulli anzi le riscaldavano sempre di più . Ciascuno diceva la sua e tutti ridevano. Lorenzo però, ora che raccontava, aveva i miti occhioni lucidi e digrignava i bianchi denti.
I rimanenti giorni di agosto nella località balneare Lorenzo li trascorse tra qualche solitario bagno in località sperdute e tra finti malesseri e finti compiti scolastici da fare durante le vacanze. Doveva pur giustificare ai genitori la voglia di rimanere a casa e l'improvvisa fobia per quei posti che sino al giorno prima lo avevano visto assiduo frequentatore.
Alcuni giorni di serena tranquillità a settembre ma ecco che a scuola, nella classe alla quale è stato assegnato, ritrova il gruppo che nel mese prima lo aveva così brutalmente umiliato e che ora riteneva di poter continuare con le angherie ed i soprusi.
Per un certo tempo Lorenzo, di indole mite e remissiva, aveva deciso di non dare importanza alla cosa ma quel giorno in cui era necessariamente venuto alle mani col capo gruppo e successivamente con altri tre che volevano che acquistasse per loro un pacchetto di sigarette perché "avevano bisogno di fumare" si era reso conto che, in caso di necessità, qualche pugno era pur capace di assestarlo. Successivamente nei giardini pubblici si era convinto, in un nuovo scontro, di poter tenere testa a chiunque e da allora, sino alla scazzottata in classe che aveva provocato la nota sul registro, non aveva perso occasione per ricorrere a quelle abilità improvvisamente emerse per reagire alle angherie dei compagni.
Il preside da "conoscitor delle umane cose" e soprattutto dei giovani, si rese immediatamente conto che chi aveva di fronte non era un "bullo" emergente ma il giovane per natura educato e tranquillo conosciuto al momento dell'iscrizione. Con un pacato e sereno discorso gli fece capire che la regola -occhio per occhio, dente per dente- non poteva risolvere né le questioni personali né quelle del mondo intero. Ai singoli individui , così come alle nazioni, spettava di mettere in moto la ragione, l'intelligenza, la comprensione e tutte le altre qualità proprie dell'uomo per operare e vivere in pace e tranquillità. Ora che i suoi aguzzini avevano capito con chi avevano a che fare, era superfluo continuare sulla strada intrapresa; l'assunzione di comportamenti più civili, più tolleranti, più comprensivi sarebbe stata da tutti riconosciuta come un grande merito ed un positivo valore del giovane che, diventato forte ed uomo, riusciva a "governare"ogni risentimento e spirito di vendetta.
Il messaggio pervenne fecondo alla mente ed al cuore di Lorenzo e la comunità tutta ebbe un bravo studente in più ed un bullo in meno.

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 Giulio C. Viva    - 03-06-2008
Il "racconto", fedelissimo a fatti realmente verificatisi, aveva per scopo quello di sollecitare chiunque abbia a che fare con i giovani, ad un ulteriore sforzo per comprendere i motivi di certi comportamenti ,a volte inspiegabili, come nel caso di Lorenzo.
A breve un altro episodio, ugualmente vero e reale, sul bullismo a scuola.
Si tratterà sempre di "racconti"per pensare e non per giudicare questo o quel caso o per proporre saccenti e indiscutibili soluzioni.
Saluti dall'autore.