Verso il patibolo
Monica Capezzuto - 20-05-2008
Primo week-end del maggio dei monumenti a Napoli.
Il giornalista intervista i turisti presenti a Napoli,entusiasti e stupiti di non vedere i cumuli di spazzatura variopinta e indifferenziata che hanno fatto bella mostra di sé tutto l'inverno, tanto pubblicizzati dai media più dell'acqua della nazionale.
Pausa fisiologica invece: la pulizia era - ahimè - l'eccezione e non la regola in una regione che ama talmente tanto la propria munnezza da non volersene disfare, anzi trema all'idea di una fine orribile in un inceneritore, erede di altri forni.

Ma in questi giorni, accanto alla munnezza trattati parimenti sono i Rom: nomadi di professione, malamente scacciati e vittime di uno spirito giustizialista che ha il sapore della sconfitta.
Qui a Napoli tutto si amplifica: una lucertola diventa un coccodrillo, un gatto un leone, ogni zingaro un mariuolo.Tutto perché, nell'anarchia totale in cui viviamo, dove i controlli - pari alle primule rosse - latitano, la gente si sente minacciata, gli animi ormai sono esacerbati, si cercano pretesti per ribellarsi, per far sentire la propria voce in ogni modo, anche quello peggiore.
Ma siamo tutti delle vittime: della mentalità, della politica del "Facimm ammuina e alluccam", cioè dell'idea che soltanto urlando, sfasciando tutto, distruggendo alla radice le cose infrangendo regole e schemi di vivere civile consolidati nei secoli si possa ottenere giustizia,lavoro. La lotta paga, è vero, ma come? Chi lo paga il conto alla fine?

Non so se tutto ciò che sta accadendo in questi giorni sia inaspettato o meno: i sintomi del disagio sociale ci sono tutti. Da tanto. Li respiri camminando per le strade, parlando con la gente, vedendo che i semplici gesti del vivere civile lasciano sbigottiti chi li riceve.
Se non si è dentro, non si può sapere. Se si vive Napoli attraverso i giornali non è quella reale. Se non si è napoletani, non si puo capire che il tempo è scaduto. Che la gente - anche quella peggiore - è stufa di una classe dirigente che li ignora, che quei mezzucci che prima si usavano per gli sfizi ora si usano per sopravvivere, che non c'è freno al declino, che ormai si sta raschiando il fondo del barile.
Napoli non esiste più: sepolta tra vecchie tradizioni, speranze deluse, rabbia cieca e sorda. Lo scollamento dalla base della classe dirigente è pressocchè totale: non ci ascoltano più. Non esistiamo più.
E allora "alluccamm", urliamo, urliamo la nostra disperazione con tutto quel poco di fiato che ci è rimasto, perché ci vogliono immolare, perché ora stiamo pagando NOI, i cittadini onesti, la stragrande maggioranza dei napoletani, lo scotto di tanti anni di sfruttamenti, connivenze, raggiri e ruberie.

Perchè neanche più nelle case siamo al sicuro.
Perché ci vengono a rubare i figli fin dentro le culle.
Perché vivere è un lusso e sopravvivere è una necessità.

E intanto la classe dirigente corrisponde un salario accessorio al personale T.I. del Comune di Napoli che opera a supporto del Sindaco, del Vicesindaco e degli Assessori del Comune di Napoli, mentre glissano sugli arretrati del rinnovo del contratto, mentre altri soldi se ne vanno in Germania, mentre il cardinale leva alta la propria isolata voce, mentre i politici guardano la città attraverso i finestrini delle loro auto blu ma non si degnano di vedere oltre.
E incedono tra la folla che chiede un sussulto di dignità, ma mentre vanno avanti, incuranti, il loro passo somiglia sempre più a quello di Maria Antonietta mentre si recava al patibolo.

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 oliver    - 29-05-2008
Ti ringrazio per aver scritto delle cose sensate, il livello di odio ha raggiunto il culmine tra i meno acculturati con l'aggressione di Ponticelli, addirittura la manifestazione delle mamme è stata accompagnata dai loro figli che hanno poi scritto nei loro temi il racconto di quei momenti. Chi soffia sul fuoco? una destra retriva priva di idee e una lega che ha tutto l'interesse di far prevalere l'odio convinti che il loro mondo sia una "fortezza" ricca e quindi non inquinabile dalla presenza di cittadini che loro malgrado producono il 6% della ricchezza.
Ma quello che più mi sconcerta è il livello di confusione delle classi più povere che hanno determinato la vittoria dell'ignoranza e degli interessi di parte. oliver