Servizio minimo
Fuoriregistro - 06-05-2008
Il prossimo 15 maggio gli insegnanti francesi sono chiamati ad astenersi dal lavoro per protestare contro la politica educativa del Ministro Xavier Darcos, che, dicono, non prevede risorse sufficienti per permettere alla scuola di compiere degnamente il suo dovere e che non pare avere realmente a cuore il successo di tutti gli studenti. Recentemente, però, un'altra ragione si è aggiunta a sostegno dello sciopero e ha il sapore dell'indignazione. Il Ministro, infatti, ha deciso che i maestri e le maestre saranno sostituiti, il prossimo giovedì, da impiegati pubblici provenienti da altre amministrazioni, pagati con le trattenute in busta paga dei grévistes.
Numerose le voci che si levano contro questo Servizio minimo fortemente voluto dal Ministro preoccupato per le famiglie e intenzionato a dare vasta eco all'iniziativa, probabilmente per evitare le imbarazzanti situazioni verificatesi a gennaio quando, come ricorda impietosamente qualche telegiornale, si sono viste 5 persone attivate per una sola, piccola alunna. Tra le molte ci giunge, e volentieri diffondiamo, quella di Bertrand Delanoë, sindaco di Parigi, come tale chiamato in causa dalla decisione ministeriale per quanto riguarda la sua città. Volentieri la diffondiamo: è un buon esempio di concretezza unita a dichiarazioni di principio, mix generalmente utile alla governabilità, soprattutto in regime di concorrenza.
Red



Parigi, 5 maggio 2008

Comunicato stampa

di Bertrand Delanoë


Xavier Darcos ha nuovamente annunciato, sabato 3 maggio, la sua intenzione di rivolgersi ai Comuni perchè organizzino l'accoglienza dei bambini nelle giorniate di sciopero degli insegnanti.

Vorrei dunque ricordare al Ministro il contenuto della lettera da me inviatagli il 18 gennaio scorso a proposito di tale "servizio minimo". Su tale argomento gli proponevo, allora, un dialogo approfondito e un serio lavoro, a partire naturalmente dalle legittime preoccupazioni delle famiglie. A tutt'oggi, purtroppo, quella proposta non ha ancora avuto risposta.

Ora, come gli dicevo in tale occasione, il sistema previsto dal Governo, al di là di questioni di principio, inevitabili, dal momento che si tratta dell'esercizio del diritto di sciopero da parte dei suoi dipendenti, pone un certo numero di problemi molto seri, soprattutto di responsabilità e di organizzazione, che concernono la presa in carico dei bambini accolti con "servizio minimo" durante il tempo scuola: posto che l'Educazione Nazionale è responsabile degli alunni durante le ore d'insegnamento, che succede se il Comune le si sostituisce? E' il Comune stesso a diventare giuridicamente responsabile? E se anche il Direttore della scuola sciopera, da chi viene a dipendere il personale? Aggiungo che l'organizzazione di una tale opreazione presupporrebbe una previsione precisa, e purtroppo utopica, del movimento di sciopero all'interno delle 659 scuole di Parigi e del personale supplente da destinare a ogni Istituto.

Come già accaduto lo scorso gennaio, esprimo il mio disappunto per questa improvvisazione eretta a sistema, testimoniata dall'assenza di dialogo sia con i comuni sia con il personale interessato.

Per quanto le compete, la città di Parigi eserciterà pienamente le sue responsabilità, assicurando, conformemente ai suoi compiti, il buon funzionamento della ristorazione scolastica nella giornata del 15 maggio.

Anzichè preoccuparsi di affrontare le ragioni che hanno spinto il personale dell'Educazione Nazionale a mobilitarsi - e purtroppo oggi come oggi non ne mancano, viste le massicce soppressioni di posti e alcune riforme pedagogiche azzardate - il Ministro tenta di dividere la collettività. Nessun risultato positivo potrà essere raggiunto perseguendo modalità che oppongano gli insegnanti in sciopero ai genitori e i pubblici dipendenti alla classe politica, ma evitando, in sostanza, di assumersi le proprie responsabilità.

Osservo, d'altronde, che il Ministero ha recentemente deciso di sospendere le lezioni in due giornate a Parigi: sabato mattina 29 marzo [*] e venerdì 9 maggio [**], creando qualche problema alle famiglie che non necessariamente faranno il ponte.

La città di Parigi non può dunque dar seguto a questa iniziativa tattica che condurrebbe a trasferire le difficoltà dello Stato sulle spale dei Comuni, senza nulla risolvere dei problemi che suscitano l'attuale movimento sociale.



[*] lezioni sospese per consentire il dibattito dei docenti sulle proposte di riforma
[**] lezioni sospese per permettere il lungo ponte tra due festività (8 e 12 maggio)


Traduzione a cura di Emanuela Cerutti


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