Un Paese di ignoranti?
Maurizio Tiriticco - 05-05-2008
Ho sempre detto e scritto - ma lo dicono persone ben più autorevoli di me - che un Paese avanzato, che condivide il suo avvenire con altri Paesi avanzati nel contesto di una società complessa, deve essere guidato da un gruppo dirigente che abbia per lo meno due caratteristiche: una competenza diffusa ed una visione lungimirante. Altrimenti, se il gruppo dirigente è costituito sulla base del gioco delle poltrone, dei voti raccolti alle elezioni, degli equilibrismi tra chi ha vinto di più e chi di meno, non c'è scampo! E non ci resterà che andare a quella deriva di cui i nostri Stella e Rizzo denunciano tutti i preoccupanti segnali.
Un Paese complesso non si può più permettere di distinguere la competenza politica dalla competenza professionale. Oggi un politico è tanto più tale - nel senso della efficienza e della efficacia della sua azione - quanto più è a conoscenza del settore che è chiamato a dirigere: per esperienza diretta, perché lo ha studiato, perché ha prodotto pubblicazioni mirate, ed altro ancora! E si tratta di una competenza che non si improvvisa con qualche frettolosa audizione, ma che si matura nel corso degli anni. Nella democrazia semplice di un Paese povero, forse, potevano essere sufficienti l'intelligenza, l'onestà, uno spirito di servizio, perché i problemi, forse, erano altrettanto semplici. Oggi tutto è estremamente più complicato, ed altrettanto intelligente e competente deve essere un gruppo dirigente! A meno che non voglia costituirsi ad aeternum come una irremovibile casta!
Da quanto apprendiamo dalla stampa in questi giorni a proposito del cosiddetto totoministri, tutto sembra andare nella direzione contraria a quella auspicabile! Per quanto riguarda quello che io mi ostino a chiamare il nostro Sistema educativo nazionale di istruzione e formazione - e non semplicemente scuola - non fruiamo affatto di segnali confortanti. Sembra che il nostro popolo che una volta era fatto di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori, di trasmigratori, oggi non sia più capace di esprimere una persona in grado di assumerne la guida. Sarebbe il caso che qualche epigono della destra che fa parte dell'attuale maggioranza ricordasse al neo Presidente del Consiglio dei Ministri che in uno storico discorso del 1935 Qualcuno - con la Q maiuscola - aveva ricordato agli Italiani - con la I maiuscola - di quale pasta siamo fatti!
A parte l'amara ironia, in effetti abbiamo tanti uomini di cultura che potrebbero assumere la responsabilità di un ministero che si deve occupare di tutto ciò che riguarda la formazione, l'educazione, l'istruzione, dalla scuola dell'infanzia all'università e alla ricerca, anche perché oggi - e tanto più domani - tutta la nostra popolazione, compresi gli immigrati che saranno sempre più numerosi, è tenuta a formarsi, educarsi, istruirsi dalla nascita e per tutta la vita! Quale altro ministero, oltre al nuovo Miur, è più invadente, pervasivo, totalizzante? Dovrebbe essere un ministero chiave, ma forse ciò può realizzarsi solo in un Paese normale, che capisca che la cultura e l'istruzione, oggi, nella società della conoscenza in cui il lavoro è sempre più immateriale, costituiscono le fondamenta della ricchezza di un Popolo!
Un certo Adam Smith nella seconda metà del '700 individuava nel lavoro la ricchezza delle Nazioni. Tutti gli Adam Smith di oggi - da Baudrillard a Chomsky, da Derrida a Feyerabend, da Morin a Tourain, anche se non sono economisti e partono da approcci diversi - individuano tale ricchezza nel sapere, nella conoscenza, nella intelligenza critica di tutti e di ciascuno, quindi nell'istruzione diffusa! Amministrare un Miur oggi farebbe tremare le vene e i polsi a chiunque! Forse è per questo che è così difficile individuare una candidatura di tutto rispetto? Mah! Non vorrei che lo scollamento tra gente comune e politica, quel fenomeno che alimenta i tanti Masaniello che ogni tanto ricicciano nella nostra storia, comportasse anche uno scollamento tra cultura e politica! E i vaffa che fanno tanto colore nelle piazze difficilmente troverebbero voce nei chiusi cenacoli della cultura! Anche se all'arroganza dei politici non dovrebbe corrispondere il silenzio degli intellettuali!
Io nel mio piccolo lo grido da sempre! Vorrei un ministro a cui non si debba insegnare l'abc del suo dicastero! Perché i tempi sono stretti e l'educazione non può attendere! Tra un anno ci sarà la nuova tornata di Pisa e non vorrei che continuassimo a stupirci dell'ignoranza dei nostri quindicenni! Che sono i cittadini di domani! Un popolo di ignoranti? Je suis l'Empire - diceva il poeta - à la fin de la Décadence! Certamente, non siamo all'inizio della fine, ma è anche vero che il buon giorno si vede dal mattino!

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 sonia cartosciello    - 12-05-2008
Esimio Professore,
come è amaramente vero tutto ciò che afferma: per la nostra democrazia è già tardi per affermare una politica che consideri prioritario nonché ineludibile il diritto-dovere all'istruzione, alla formazione, ad una scuola che sappia coniugare l'eredità del passato con le esigenze del mondo moderno, dei paesi emergenti, si figuri con l l'attuale neogoverno e il neo ministro. Quale attenzione è stata data alla scuola affinché potesse diventare il luogo in cui intelligenze, creatività, competenze ed altro ancora si potessero sviluppare e liberare ? E la classe docente, benché frammentata, quando mai è stata coinvolta nella costruzione di riforme cominciate e mai concluse se non per battere la testa al muro per capire come andava costruito un PSP o un portfolio? Quando mai è stato ci è stato riconosciuto il senso del dovere, della fatica, di quell'umanesimo che esprimiamo e che "vuole" valorizzare la persona in quanto tale e che, ogni giorno, tra mille difficoltà, ci spinge a favorire un clima di convivenza civile, di cittadinanza, di prossimità, di appartenenza . E a fronte di una sempre più scoraggiante e deficitaria politica scolastica ci si arroga ancora del barbaro coraggio di proclamare che i giovani sono il nostro futuro. I giovani sono il nostro presente!!! Meritano oggi, dunque, senza deleghe né deroghe, quelle attenzioni che continuiamo a rimandare ad un domani imprecisato. Da qualche parte ho letto " Triste è la scuola di Pinocchio , perché lì non vi sono libri" ed io aggiungo triste e pericolosa perché laddove non c'è educazione, cultura, istruzione non può esserci libertà e,condividendo la sua preoccupazione per i nostri qundicenni, ritengo, con sempre maggiore convinzione, che dove non c'è libertà c'è sopraffazione e violenza. Quali speranze?
Ossequiosamente
Sonia Cartosciello