Ci siamo ancora
Giuseppe Aragno - 01-05-2008
I nemici del paese vero, quello che pena, stenta, lavora e dispera, sono oggi tutti là, in un'assemblea di nominati senza alcuna delega che consenta rappresentanza, condotti in Parlamento da una legge elettorale incostituzionale e molto più fascista di quella del fascista Acerbo. La copertura legale necessaria a giustificare l'esistenza di uno scempio che pretende di essere Parlamento, verrà dai colpi alla Costituzione che questa assemblea autoconvocata pretenderà di far passare per leggi. Tutto questo accade nel completo silenzio della Presidenza della Repubblica, nel tripudio capitolino dei saluti fascisti, nel clima torbido e minaccioso segnato da trecentomila martiri venati di razzismo pronti a levarsi in armi contro la Repubblica, evocati da Bossi nel delirio d'una vittoria definita impropriamente elettorale.
Nell'aula stavolta davvero sorda e grigia di quello che fu il Parlamento della Repubblica, il campionario di clienti, parenti e portaborse è sconcertante. Siamo alla bancarotta della legalità repubblicana e al trionfo della sbandierata "meritocrazia" stile Confindustria, che pretende il trionfo della concorrenza e del merito nella scuola sin dalla prima elementare, ma presta a un Parlemento che somiglia sempre più alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, Colaninno, principe ereditario di re Roberto, rosso quanto il compagno D'Alema, fautore del Corporativismo alla Veltroni e padrone d'imprese in cinquanta paesi del mondo; uno che rappresenta in un colpo solo e senza delega - nessuno l'ha votato - le ragioni del capitale e quelle del lavoro, realizzando il sogno del fascista Bottai, al quale non a caso Veltroni ha dedicato una piazza di Roma prima di consegnare graziosamente la città alle squadre di Alemanno. Quale che sia la scuola in cui Colaninno ha fatto la prima elementare, è innegabile: nel bivacco dell'aula sorda non c'è entrato né per merito, né per delega. Il merito non c'entra. S'è trattato di opportunità negate ad altri. Il merito, con buona pace del meritevole Montezemolo, è stato letteralmente cancellato dalla nostra vita politica. Colaninno perciò è in buona compagnia. Sta con lui Annamaria Carloni, che nessuno s'è accorta fosse in Senato nei due anni di Prodi e c'è tornata, premiata per le prodezze ecologiche del marito Bassolino. Ci sono Paola Merloni, figlia di Vittorio, ex presidente di Confindustria, Giuseppe Cossiga, figlio dell'ex presidente della nostra sventurata repubblica, Diana De Feo, moglie di Emilio Fede, che da anni serve devotamente Berlusconi, Mariella Bocciardo, che di Berlusconi è cognata, Franca Chiaromonte, figlia di Gerardo, numero due di Berlinguer, Enrico Costa, figlio dell'ex ministro Raffaele, che intanto si accontenta di governare la Provincia di Cuneo, Anna Serafino, moglie di Piero Fassino, Linda Lanzillotto, moglie di Franco Bassanini, l'una margheritino, l'altro diessino, oggi finalmente riuniti sotto l'ala un po' incerta di Veltroni. Senza nessun voto, nominati per lutto pregresso, le mogli di D'Antona, Calipari, Fortugno e Coscione, la figlia di Guido Rossa e il figlio di Bachelet. In quanto a Sergio D'Elia, che il Veltroni del nuovo che avanzava non volle ricandidare per il suo passato di leader di Prima Linea, il posto l'ha preso la sua compagna Elisabetta Zamparutti.
L'elenco sarebbe lungo, ma gli esempi bastano. Ci vuole cuore per dirlo, ma è così: noi non li abbiamo votati, questo non è il nostro Parlamento e su ognuna delle leggi che approveranno peserà l'ombra di scelte illegali. A questo sfascio Berlusconi ha prestato la "dottrina" d'una destra reazionaria, pericolosa e razzista, D'Alema e Veltroni la legittimazione della Bicamerale, nata dal lontano bisogno di legittimarsi a loro volta, in quanto ex comunisti, presso i poteri forti. La corsa così si è fatta tutta a destra. Stringendo in una morsa una sinistra imbelle e suicida, senz'anima e senza identità, si sono sollecitati gli istinti peggiori del corpo sociale, le sue pulsioni profonde e inconfessabili; si sono assecondate le paure, suscitando fantasmi che hanno prodotto la "cultura" forcaiola delle squadre antistupro e anti-immigrato, l'oltranzismo cattolico pronto a rinnovate crociate, il revanscismo fascista degli increduli eredi dei "ragazzi di Salò". Come non bastasse, si è data per morta la lotta di classe e s'è agevolata così la destrutturazione del territorio nazionale, in nome di un federalismo che divideva invece di unire e apriva la via alla visione leghista degli egoismi locali.
Coloro che si accingono a governare - e quelli che fingono di opporsi - esercitano poteri che derivano da una delega mai ricevuta. A ben vedere, quella che viviamo non è semplicemente una sconfitta politica: è un disastro culturale e una catastrofe etica. Qualcosa che somiglia molto a un "golpe bianco".
Occorre avere il coraggio di dirselo: governeranno senza titoli e, quel ch'è peggio, governeranno contro di noi, contro la gente. E' tempo di organizzarsi e pensare a quali strumenti occorrono alla resistenza. Bisogna che gli ultimi tornino a parlare, è necessario strutturare politicamente, tutti assieme, le numerose e differenti disperazioni prodotte dalla globalizzazione della povertà e dalla crisi della democrazia borghese. Occorre affiancare i movimenti entrandoci, partecipando, sporcandosi le mani nelle lotte per l'acqua, la casa, la salute, l'ambiente, i diritti, recuperando nella concretezza della lotta i valori di un antifascismo che non è morto. Potrebbe nascerne un partito. Non importa quale. Sarà come lo costruiranno i nostri figli. A quelli della mia generazione, a noi che usciamo sconfitti dal palcoscenico della storia, tocca esserci per impedire che il filo della memoria risulti spezzato, per non rinunciare a difendere i valori per i quali abbiamo lottato e per consegnare infine nelle mani dei nostri giovani, con l'umiltà di chi ha perso e la decisone testarda di chi non si arrende, le ragioni della nostra storia.

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 pierof    - 04-05-2008
Gli italiani hanno votato, viva gli italiani, non ti piace il risultato riprova la prossima volta. Non si può continuare a pensare che in Italia ci sono milioni di imbecilli........ continuando così ci si può fare solo male e nessuna autocritica!
Il tuo linguaggio è vecchio e senza speranza.
Dagli anni 90 in poi l'Italia è in declino e più povera, si sono eliminati tutti i nemici e infine il voto ( la gente) ha eliminato gli ultimi giapponesi.
Una domanda: ti dispiace che in parlamento non ci sia Pecoraro " Stranio" e suo fratello? E che dire di Diliberto che vorrebbe portarci qualche tomba????'
Pensa.....

 Michele Tabano    - 04-05-2008
Se un paese si sceglie per governanti Caldoroli e Bossi non è abitato da un popolo di geni e basta leggere il tuo commento per capirlo.

 oliver    - 07-05-2008
Quando manca la cultura della governabilità ma prevale quella dell'ideologia il rischio dell'annientamento è dietro l'angolo. E' inutile scagliarsi contro un'istituzione che esiste per tutti. Buon deserto!!!!

 Giuseppe Aragno    - 09-05-2008
Una volta tutti credevano che il sole girasse attorno alla terra, ma non era assolutamente vero. Se gli astronomi avessero seguito il sottile ragionamento di Oliver, si sarebbero detti: è inutile e ideologico negare una verità vera per tutti. Quell'eretico di Galilei si sarebbe così risparmiato un processo del Sant'Uffizio, ma oggi saremmo tutti più ignoranti di ieri.