Le cose non dette
Gemma Gentile - 19-04-2008
Il "piano" che prevedeva "l'assassinio" della sinistra italiana era già pronto da un pezzo ed era noto agli stessi interessati. Ma essi, invece di reagire, denunciando le mire in atto da parte del PD, e invece di approfittare dell'occasione offerta loro con la manifestazione del 20 ottobre contro la precarietà, hanno preferito far cadere i legami con i movimenti che avevano protestato con loro, per scegliere la via di inseguire i "carnefici". I partiti di sinistra si sono comportati come "vittime" che, di fronte alla pistola che vuole uccidere, invocano pietà, sperando di convincere il "carnefice" a desistere, né d'altra parte mi meraviglia tale comportamento, vista la condotta e i risultati dei partiti della sinistra cosiddetta radicale nel governo Prodi...

Il riassetto del mondo, perseguito dalle forze liberiste, prevede una razionalizzazione globale dei sistemi nei vari Paesi che porti alla ristrutturazione delle istituzioni, in modo che esse si semplifichino e possano far passare più agevolmente le misure necessarie per conseguire i propri affari e per allungare meglio le loro mani su tutto quanto è statale, sui beni comuni, sui servizi dello stato sociale e, naturalmente, sulla scuola. Funzionale a tali disegni è la spinta verso modifiche costituzionali che prevedano: 1) il Presidenzialismo e il Federalismo e 2) l'espulsione dai parlamenti dei partiti comunisti o comunque di sinistra radicale. Tutte cose che in Italia erano previste dal secolo scorso dal piano Gelli.
Al primo provvedimento in Italia già si era lavorato durante il governo Prodi, infischiandosene del risultato referendario del 2006, tanto che è approdato mesi fa alla Camera, proveniente dalla commissione Affari costituzionali, un testo unico targato Ulivo-AN, che prevede, tra l'altro, un aumento dei poteri del Presidente del Consiglio (fiducia del Parlamento a tale figura e non al Governo, nomina e cambio dei ministri a discrezione del Presidente del Consiglio, senza passare per il Parlamento) e la modifica del Senato in Senato federale (con senatori eletti dai Consigli regionali e dal Consiglio delle autonomie locali e di età superiore ai 18 anni). Per poter far passare tale disegno, e magari peggiorarlo, poteva giovare l'accordo con la controparte e l'eliminazione dell'impaccio a sinistra, in modo da raggiungere una maggioranza parlamentare tale da evitare il ricorso al referendum popolare.
Infatti, riguardo al secondo provvedimento citato all'inizio, Veltroni ha pensato di imitare l'esempio europeo che lo avrebbe portato più vicino alla meta (americana) e ha trovato "a fagiolo" ciò che emergeva l'anno scorso dalle elezioni francesi. La Francia era già più avanti nel disegno autoritario liberista (apparente contraddizione in termini...) perché il gollismo aveva già conferito il carattere di Repubblica presidenziale al Paese. Qui le elezioni politiche del 2007 sono state anticipatrici di ciò che è successo da noi oggi e tale coincidenza è accaduta non per puro caso, ma perché Veltroni ha perseguito lo stesso disegno elettorale di Ségolène Royal, con cui si è incontrato (confrontare la stampa dell'epoca), ma ritenendo di poter conseguire un risultato migliore con l'accordo con il centro (Bayrou in Francia, Casini in Italia). Poiché Casini non si è mostrato disponibile, ha poi ripiegato per un accordo di massima con lo stesso avversario per il cambiamento bipartisan delle istituzioni.
Tutti i nostri politici sapevano che Ségolène Royal non è riuscita a strappare voti a quel centro su cui ha puntato, ma ha contrastato l'avversario Sarkozy fagocitando, in nome del "voto utile" i consensi della sinistra, la quale ne è rimasta "annientata" o comunque catapultata fuori dal parlamento.

Queste osservazioni aggiungono qualcosa per ricostruire il lucido disegno al servizio dei poteri forti perseguito dal PD, quando ha scelto di correre da solo, per chi ancora nutrisse qualche dubbio e stesse ancora a lacrimare sul "povero Veltroni" che ha perso contro il "nano", senza tentare minimamente di ragionare con distacco su ciò che è accaduto e perché.
Contemporaneamente permettono di fare qualche luce in più sulla sinistra, che ha preferito ripiegare in un'autentica rotta (tra l'altro ben poco dignitosa, quando si è messa ad inseguire il "carnefice"), pur di non denunciare quanto stava accadendo e tentare, almeno nell'ultimo scorcio, di distinguersi dalle forze di governo e collegarsi alle forze che dovrebbero costituire il suo elettorato: cioè alle donne e agli uomini delle fabbriche, della scuola e a tutti coloro che si richiamano ai movimenti per la pace, contro la precarietà, contro il razzismo, contro la TAV, contro la privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni, per i rifiuti zero, per un rapporto diverso con la natura e contro lo specismo, ecc.

Il futuro ora riparte dalla resistenza che sapranno opporre i lavoratori e i movimenti. Le difficoltà tuttavia non possono essere nascoste. Partiti parlamentari che possano difenderci nelle aggressioni, che possano essere portavoce del dissenso all'interno delle istituzioni sarebbero utili. Ma vorranno e sapranno i reduci dei partiti comunisti e di sinistra assumersi la responsabilità di ripartire dalla società per risorgere? Sapranno comprendere e sostenere i bisogni degli sfruttati nelle fabbriche, dei precari, delle donne e degli uomini che ogni giorno subiscono ingiustizie e rischiano la vita in un mondo sempre più alienante e cinico, a misura dei dominatori?

Una cosa è certa per noi che viviamo nella scuola: o, dopo lo tsunami abbattutosi sulla scuola statale, ad opera dei vari governi che si sono succeduti, puntiamo sulla "nostra" autonomia e riusciamo a tirar fuori gli artigli usati gli scorsi anni per organizzare una resistenza allo sfascio nelle scuole e riempiendo le piazze, collegandoci alla rete dei vari movimenti di difesa dei cittadini e dei beni comuni e ai lavoratori oppure non lamentiamoci più, perché sarà un inutile lamento.

Napoli, 16.04.2008


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