Transustanziazione
Giuseppe Aragno - 28-03-2008
Se ne sono accorti all'improvviso gli uomini di Veltroni. Quali? Quelli che, se squarci il velo del "siamo il nuovo che avanza", sono in larghissima parte gli uomini di Prodi, i protagonisti del disastro dell'Unione, il vecchio più vecchio dell'Italia politica. Il 13 e il 14 aprile, sostengono questi campioni della trasparenza, non andremo a votare. Non sono impazziti, no, non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di una dichiarazione d'astensione. E' che hanno scoperto l'acqua calda: non andremo a votare - scrive con parole rubate alla teologia cattolica, quel miscredente di Paolo Flores d'Arcais su "Micromega" - non lo faremo, perché "andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà - esso solo - la transustanziazione dei voti in seggi".
Caspita: transustanziazione! Se lo dici sillabando, fa impressione. Ed è quello che si vuole ottenere: impressionare. Non avendo argomenti per convincere, si cerca di provocare negli elettori di sinistra uno stato d'animo di apprensione e turbamento. Alla legge elettorale naturalmente né il teologo ateo, né altri della sua parrocchia, hanno mai seriamente pensato nei quasi due anni di governo Prodi. Altro c'era da fare e di molto più serio: anzitutto pugnalare nella schiena una sinistra "leale" e realista. Più realista del re. Ora che l'agguato è riuscito, ecco il dito puntato su chi s'è nauseato allo stesso tempo della legge e di chi non ha pensato a cambiarla.
E' una litania, un rosario recitato con l'arte delle bigotte: parliamoci chiaro, chiedono ora i chierici del berlusconismo democratico, dopo aver preso in prestito Follini, aver ceduto Dini, confermato Di Pietro e messo alla porta Diliberto perché non è compatibile con Colaninno, Caleari e compagnia cantante. Paliamoci chiaro. E lo dicono, conservando gelosamente tra i dirigenti quel modello di chiarezza e trasparenza politica che risponde al nome di Antonio Bassolino. Il ragionamento di Veltroni e compagni, in bilico tra le impennate di Di Pietro, che votò con Berlusconi in difesa di Bolzaneto, e l'estremismo liberista della Bonino, ha l'astuzia bizantina del trasformismo e la malizia stalinista dei comunisti pentiti: c'è un abisso, ripetono ossessivi, tra il valore reale del nostro voto, dopo che l'avremo infilato nelle urne, e quello che gli abbiamo idealmente assegnato concependolo nel segreto della cabina elettorale. Noi, sostiene il "nuovo che avanza" , sceglieremo seguendo uno stato d'animo, esprimendo un'adesione morale, consegnando una delega a quella formazione politica che si impegna a rappresentare il nostro sistema di valori, ma la scelta servirà a ben altro, perché non si tratta di un voto, ma di un fenomeno religioso che la dottrina vaticana chiama transustanziazione. Più che un voto, per Veltroni, Fioroni e Paolo Flores D'Arcais, andiamo ad esprimere un atto di fede. Con sottigliezza teologica, ci spiegano da giorni che se, nonostante le sue malefatte, noi sceglieremo malauguratamente di votare per la Sinistra Arcobaleno perché ci pare più vicina al nostro sentire, meno lontana dalla nostra storia personale e più facilmente distinguibile da tutto ciò che detestiamo nella politica e nella vita quotidiana, se commetteremo questo scellerato errore e voteremo con scienza e coscienza, beh, sia chiaro allora: faremo i conti con i misteri teologici e dalle urne il risultato del nostro voto verrà fuori rovesciato. E' una verità sconvolgente e val la pena di ricordarla: dal momento che Veltroni e compagni, berlusconiani di sinistra, per quasi due anni hanno ostinatamente "dimenticato" di cancellare la legge elettore voluta dai berlusconiani di destra, accade che, se ci fosse una forte astensione, se a votare andasse anche solo la metà degli aventi diritto, il vincitore conquisterebbe comunque alla Camera dei deputati una forte maggioranza assoluta. Gli basterebbe una percentuale anche inferiore di molto al 30 per cento. Questo serve naturalmente a Veltroni per lanciare l'allarme: se alla Camera la coalizione capeggiata da Berlusconi, con Fini, Bossi, e compagni prenderà un voto in più di quella capeggiata da Veltroni, potrà formare un governo forte che metterà a rischio la democrazia. Veltroni non lo dice, ma la stessa cosa accadrebbe se il voto in più lo avesse lui. Alla Camera si potrebbe formare un governo forte, che comprenderebbe tra i suoi uomini di spicco quel gentiluomo di Bassolino, una "novità" come D'Alema, che anni fa legittimò Berlusconi con la Bicamerale e che nei Balcani ha stracciato la Costituzione repubblicana, un teodem come Fioroni che ha calpestato nella forma e nella sostanza il dettato costituzionale, regalando alle scuole private i soldi della scuola statale, e Walter Veltroni che a Roma ha trattato i rumeni in una maniera a dir poco forcaiola e che, dopo aver preso per lunghi anni lo stipendio dal Pci, paragona Berlinguer a Pol Pot. Questo senza contare che in politica estera vige la regola dell'unanimità bipartizan, per cui - Berlusconi, Prodi o Veltroni conta assai poco - abbiamo continuato e continuiamo ad essere alleati degli israeliani che macellano nobilmente i palestinesi e ce ne andiamo in giro per il mondo ad esportare armi, cannonate e democrazia. Indifferenti e feroci. Tutto questo per i chierici della transustanziazione non conta. Conta la legge elettorale che non consentirebbe scelte e tutto ridurrebbe ad una sorta di referendum tra due diverse concezioni del berlusconismo. Quella "originale" di Berlusconi e quella riveduta e corretta da Veltroni. Con l'attitudine tipica di chi negli ultimi anni ha imparato ad agitare lo spauracchio del terrorismo come arma di ricatto, si pone davanti a chi vota lo spettro di un futuro decennio berlusoniano e si caricano i toni, si usano le tinte fosche, si confondono le idee. Quello che non si dice è che Berlusconi ha già vinto due volte e due se n'è andato. Quelli che l'hanno sostituito - Veltroni e compagni per interderci - non hanno fatto nulla per non farlo rimpiangere e gli hanno anche lasciato le televisioni e il conflitto d'interesse. Votate in coscienza, ripete la parrocchia dei chierici veltroniani e però ricordate: darete il Paese in mano a Berlusconi. E' un vostro diritto, per carità, c'è libero arbitrio, però confessate di essere indifferenti ad una vittoria di Berlusconi e alle sue conseguenze, Non fate finta di non sapere niente, perché, sia chiaro, sareste disonesti e immorali. Naturalmente la predica prosegue con gli arzigogoli sulle vergogne del voto al Senato che Veltroni e soci hanno lasciato com'era. Il nocciolo della velata scomunica rimane comunque la verità per fede: un solo voto di meno a Veltroni e avremo mandato al potere Berlusconi. In causa ci sono naturalmente quelli che pensano di non votare, ma soprattutto gli sciagurati che hanno in animo di votare la lista arcobaleno di Bertinotti. Per carità, voto legittimo. Persino Flores d'Arcais ci ha pensato più volte. Persino a lui è saltato in mente talvolta ch'è venuto il tempo di smetterla col ricatto del tipo "finirete per far vincere Berlusconi". Lui però poi ci ha ripensato. E con lui tanti altri: ognuno Saulo, tutti folgorati sulla via di Damasco, tutti più o meno accecati. Tanto può la fede, tanto la teologia, tanto il mistero della transustanziazione. E il mondo s'è oscurato. C'è il rischio, si dice, che Berlusconi cambi la Costituzione. E ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. C'è il rischio che Berlusconi colpisca il fondamento antifascista della nostra Costituzione. Come se occorresse ancora farlo, come se gli storici diessini alla Sergio Luzzatto non avessero liquidato l'antifascismo col comunismo, come se Violante non avesse sostenuto la parificazione tra partigiani e "ragazzi di Salò", come se le scelte dei governi di centrosinistra non avessero cancellato interi articoli della Costituzione, come se la modifica del Titolo V della Carta costituzionale, con cinque voti di maggioranza l'avessero fatta Fini e Berlusconi, come se la riforma istituzionale di Veltroni non smantellasse la Costituzione, come se la legge elettorale che Prodi e Veltroni non hanno cambiato non fosse peggiore della legge Acerbo. C'è il rischio! Ci vuole davvero coraggio, E coraggio occorre ai chierici della transustanziazione per gridare all'allarme per la morsa clericale e oscurantista. Non è facile capire se avremo di nuovo il Sant'Uffizio ma, per quanti sforzi si facciano, non è dato ricordare un solo intervento laico degli uomini di Veltroni e non ci sono dubbi: se il papa tedesco ne sentisse il bisogno, il berlusconismo di sinistra troverebbe mille argomenti per dargli ragione. In quanto all'impunità e ai privilegi che sarebbero prerogativa dei progetti di Berlusconi, i casi Forleo e De Magistris hanno sgombrato il campo dalle illusioni e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Il 13 e il 14 aprile chi non si sentirà rappresentato sceglierà legittimante di non votare; la gente di destra voterà legittimamente per la destra e i centristi faranno le loro scelte tra i molti centri. Checché ne pensino i cattolici alla Fioroni e i laici della transustanziazione, la sola scelta che per gente di sinistra appare davvero incompatibile con la democrazia è il voto "utile": quello dato a Veltroni invece che alla Sinistra Arcobaleno.

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 Giovanni Carlo D'Addabbo    - 31-03-2008
Sono ufficialmente ancora capogruppo DS del comune di Casamassima, amministrato da una amministrazione di sinistra che dovrà essere rinnovata il prossimo 13 aprile per naturale scadenza del mandato. Non mi sono emozionato per le 3 mozioni che hanno portato alla scissione tra PD e Sinistra Democratica. Ero preoccupato. Ho sperato in Veltroni e, con titubanza e preoccupazione, l'ho votato in quella specie di primarie. La speranza è l'ultima a morire! Poi il valzer degli incontri per la riforma elettorale che indeboliva quel che restava del governo Prodi, forse il migliore dei governi possibili, date le condizioni al contorno. Non ho più voluto entrare nel gruppo consiliare PD che non si è più ufficialmete costituito, quando Veltroni, senza sentire la base che lo aveva votato, ha deciso di andare da solo alle elezioni. Non ho aderito né al PD, nè alla Sinistra Arcobaleno, nè ai Socialisti. Resto a casa a riflettere. Non c'è più nessuno che ponga la questione morale, nè che indichi un percorso per una riforma elettorale, nè che assicuri che il referendum si svolgerà regolarmente. Oltre 2/3 degli eletti sono già individuati, 1/6 lo decideranno i potenti dopo il voto. Forse voterò PD, ma quanta amarezza!