Bolzaneto. Giustizia non sarà fatta
Gennaro Carotenuto - 14-03-2008
Per 44 imputati, accusati da 200 testimoni di vessazioni e torture a Bolzaneto, dopo il G8 di Genova nel luglio 2001, sono stati chiesti 76 anni di carcere. Pare tanto, ma è meno di niente perché di questi 76 anni, qualora giungessero a sentenza, si sa già che non sarà scontato neanche un giorno.

Dunque abuso ci fu a Bolzaneto, ma solo d'ufficio, un reato che estinguerà per prescrizione nel 2009 e per il quale comunque andrebbe scontato l'indulto di tre anni. Quindi nella richiesta di condanna si possono descrivere delle torture, affermare che a Bolzaneto sono stati sospesi i diritti umani di centinaia di persone, e poi farsi un'alzata di spalle.

La richiesta più forte è quella per l'ispettore di polizia
penitenziaria Antonio Biagio Gugliotta. Hanno chiesto 5 anni e 8 mesi per abuso d'ufficio e abuso d'autorità. I capi, come Alessandro Perugini, il più alto in grado a Bolzaneto, per il quale sono stati chiesti tre anni, sono già stati tutti promossi. Belle carriere che non dovevano essere interrotte, e non lo sono state, da una notte di follia, una notte cilena.

Del perché sia stata sospesa la democrazia in Italia come neanche al tempo di Scelba, come neanche al tempo delle BR, è oggi domanda troppo scomoda per essere posta.
La verità (la verità che chiedevamo su Genova) è che di quel movimento torturato non importa più nulla a nessuno. E' passato, sconfitto, non più funzionale a nessuno, né di qua, né di là. C'era un movimento forte e multicolore, sinistra e cattolici insieme che si saldavano laddove per molti, troppi, era meglio che si dividessero. E' stato sconfitto con la forza e non con le idee, ma è stato sconfitto.

Meglio così, per la casta che in qualche caso lo ha usato ma non ha mai smesso di temerlo perché più di qualunque altro movimento mise in dubbio, con idee e progetti, la primazia della politica politicante. La stessa che salva i torturatori.

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