Telegiornale
Giuseppe Aragno - 14-03-2008
Pil: incremento zero punto sei. Montezemolo parla di crescita zero.
Finanza. Saliscendi d'indici: il Mibtel a Francoforte va sotto di uno virgola cinque, uno e sette a Milano Piazza Affari e a Londra è in caduta verticale a meno due e settanta. Non è recessione, ma la paura è forte. Trichet, prontamente intervenuto, ammonisce l'Italia: occorrerà tagliare le pensioni.

Tommaso Padoa Schioppa, uno e trino (crescita, risanamento ed equità), presenta la Ruef col rapporto deficit - conti pubblici incrementato al due punto quattro, a fronte di un aumento di due punto sette per cento dei prezzi al consumo e con gli investimenti, che non sono incidenti stradali, scesi dello zero e cinque per cento. Chi sa leggere trema. Non è recessione, ma la paura è forte. Almunia, prontamente intervenuto, ammonisce l'Italia: occorre ridurre il costo del lavoro.

Mancano numeri certi per l'incremento di rendite e privilegi, Emma Marcegaglia, però, un numero vestito da donna, dà i numeri con Luca Cordero di Montezemolo quando si parla di sicurezza sul lavoro - non penalizziamo le aziende, è questione di fare formazione! - e preferisce i numeri certi della Banca d'Italia che ora si scrive Bankitalia con la Kappa come fossimo al cellulare: le entrate sono salite al centocinque per cento e appare evidente che l'uno e trino ha sbagliato di grosso col suo centoquattro. Tradotto in numeri monetari, l'errore è di ben otto miliardi di euro che si potevano usare per alleviare le condizioni delle benemerite aziende, senza che i soliti comunisti piantassero grane su pensioni e salari, perché i consumi scendono paurosamente di zero punto sei, calando dall'uno e quattro allo zero e otto per cento. Non è recessione, ma la paura è forte e Guidi, prontamente intervenuto ammonisce l'Italia: occorre insistere sulla flessibilità

Il tesoretto s'è perso nel Dpef ed è vero: la Pf - la pressione fiscale - non dovrebbe aumentare oltre il quarantatre e tre per cento del Pil. Prosegue, tuttavia, l'erosione del potere d'acquisto e si registra un decremento dello zero punto sei o addirittura dello zero punto sette nell'andamento dei consumi. Tommaso Padoa Schioppa, uno e trino (crescita, risanamento ed equità) - ritiene che non sia recessione, ma la paura è forte e ammonisce l'Italia: occorre legare i salari alla produttività.

Sui conti pubblici il ministro fa il poeta, citando Seneca delle "Lettere a Lucilio": "Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare".
Chissà, occorrerebbe forse fargli dono d'una bussola, o quantomeno d'un astrolabio; occorrerebbe regalargli un dizionario che gli consenta di tradurre i suoi numeri in parole. Scoprirebbe così che dietro il Pil, il Mibtel, la Reuf e Bankitalia, dietro l'ideologia del mercato e la filosofia del profitto, c'è un disastro: uomini e donne che diventano inesorabilmente poveri; scoprirebbe che, dietro l'esaltazione invasiva del mercato, c'è una generazione di disoccupati sfruttati, dietro il fondamentalismo del Prodotto Lordo che deve crescere ad ogni costo, c'è la tragedia dei costi sociali delle ripetute crisi e una domanda cui occorre dare una risposta seria: chi paga la crescita mancata, la pazzia tecnocratica di Trichet, l'incapacità politica di Almunia, le distorsioni prodotte dall'Europa delle banche e dei banchieri? L'ideologia dei ricchi esclude che tocchi alla rendita e al profitto.

Il paese che raccontano Riotta e soci è una fotografia truccata e truccati sono i programmi di Berlusconi e Veltroni. Nel 1968, l'anno colpevole di tutti i guai del mondo d'oggi, Robert Kennedy, noto e pericoloso sovversivo di fede comunista anarchica, ebbe l'animo di dire che dietro il Pil c'è il sistema di valori dei ricchi e, senza far ricorso a titoli teatrali da avanspettacolo della serie "I care, we can", spiegò lucidamente che nel calcolo del Pil occorre mettere le spese dell'antifurto che usiamo per difenderci dai ladri e quello delle galere che teniamo aperte per ingabbiare la disperazione. Il Pil cresce quanti più uomini schieriamo in armi per esportare la democrazia a colpi di cannone, quanti più carri armati, aerei e sommergibili acquistiamo; il Pil cresce ogni volta che investiamo risorse per tenere in piedi la baracca cilena di Genova e dintorni; il Pil cresce quando tagliamo salari e pensioni e ignoriamo il diritto alla salute e allo studio. Il Pil, sostenne Kennedy, rivoluzionario rosso e sovversivo di statura mondiale, non tiene conto dei criteri di equità nella distribuzione della ricchezza, non si occupa del funzionamento della giustizia, non misura la produzione di beni spirituali, non s'interessa della poesia, dell'intelligenza, del senso civico e della solidarietà. Il Pil trasforma tutto in numeri e non ha una sola parola da spendere per tutto ciò che ci fa uomini e rende la vita degna di essere vissuta.
Voterei chi, chiedendomi di farlo, presentasse un programma ispirato a questa filosofia economica: rendere la vita degna di essere vissuta. Tutti quelli che mi chiedono un voto mi raccontano, invece, una storia fatta di numeri che ignorano gli uomini.
Nanerottoli senz'anima.

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 Aurora Garra    - 17-03-2008
Non sono abituata a provare invidia, ma provo invidia ed ammiro la tua lucidità e lungimiranza: ho visto ed ascoltato quello che tu dici nel tuo articolo nell'apertura di questa sera di report, una delle poche trasmissioni che valga la pena di vedere. ti leggo e mi rinfranca l'idea che esistono persone come te, schiette ed oneste. Persone, giornalisti, semplicemente ricchi di passione ed appassionati difensori di persone e non di numeri. Ciao, Geppino. Aurora