Leadership, ti stimo molto
Andrea Tornago - 29-02-2008
Forse ormai basta un clic nel sito dell'ennesima associazione «scuola-impresa» per osservare l'unico orizzonte che tempo qualche mese resterà agli insegnanti e agli studenti italiani: un cielo azzurro aziendale con appena qualche nuvola leggiadra sullo sfondo, come ci suggerisce la grafica della società «Qui e ora» presentata mercoledì a Milano. Dagli inizi di marzo sarà in un istituto di Bergamo a diffondere la sua «concezione umanistica della leadership: Persona, Talento, Autenticità, Benessere interiore». Pare il caso di ricordarselo bene questo programma, mentre Roberto Formigoni chiede al futuro governo il «federalismo fiscale anche nella scuola», impaziente di dare l'istruzione statale definitivamente in pasto alle imprese.

Il duplice attacco che il mondo dell'azienda fin dagli anni novanta ha condotto contro la scuola e l'università rischia di concludersi con una vittoria travolgente e definitiva: non solo la lenta ma inesorabile introduzione di termini, simboli, rapporti e figure aziendali che ha eroso luoghi, discorsi e pratiche della costruzione del sapere; ora le imprese potranno anche entrare direttamente a scuola facendone una copia solo un po' più giocosa di se stesse, scoprendosi promotrici e finanziatrici della didattica e della ricerca, fornendo le sue «più avanzate esperienze aziendali in materia di sviluppo della leadership, gestione delle relazioni interpersonali e crescita degli individui».

Da anni Confindustria visita le scuole italiane rivelando agli studenti un assunto che vorrebbe risuonare promettente: «voi siete le risorse delle nostre imprese». Dunque perché aspettare che i futuri dipendenti escano dal mondo della scuola? Li si andrà a pescare prima, formandoli su imprescindibili manuali d'autostima, consolidando la loro capacità di leadership e di gestione delle risorse, insegnando come «capitalizzare» se stessi e gli altri, come ragionare in termini di efficienza e di immagine, come licenziare con il sorriso «per il bene dell'Azienda» e avere «tolleranza zero contro i disservizi» e le inefficienze. Certo questo scenario varrà per i licei, terreno fertile di manodopera manageriale, mentre gli altri istituti saranno direttamente territorio di conquista e predazione di pura forza-lavoro. Quello che è quasi certo è che si porterà a termine un processo che ha investito la scuola fino a culminare in una radicale assenza: la scomparsa di insegnanti e studenti, intesi come intellettuali in ricerca che costruiscono collettivamente il sapere e la sua soggettivazione politica attraverso il rapporto dinamico tra insegnamento e apprendimento. L'istituzione provvederà, con eguale efficienza, alla buona e pulita gestione degli «esuberi» e delle dissonanze, bocciando «con il sorriso» e con il supporto dello sportello psicologico sempre attivo, neutralizzando il conflitto con il richiamo alla collaborazione, sfoggiando come diamanti i «certificati di qualità» del suo servizio, il tutto cementificato dalla surreale e mistificante immagine di unità e collaborazione veicolata dai Siti d'Istituto.

Una scuola in cui aggirarsi posseduti dal tic ossessivo-compulsivo aziendale così ben interpretato da Giorgio Pasotti in un film del 2004, Volevo solo dormirle addosso, in cui il manager sigilla in ogni istante il suo vuoto interiore con l'inquietante chiosa: «Ti stimo molto».

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 oliver    - 07-03-2008
Alzare i muri non ha molto senso, per favore la confindustria non è un nemico ma una opportunità. Oliver