Vetrina di pensieri
Aurora Leone - 29-07-2002
Onda Media, un nome una garanzia.

È il giornale dei ragazzi della scuola media di Cicciano (paese tristemente entrato negli onori della cronaca per la triste vicenda di Silvestro Delle Cave). Ricordo come se fosse ieri, 10 anni fa in un freddo pomeriggio di febbraio, la sua inaugurazione con le autorità locali, un giornalista, i docenti, il preside e, soprattutto, tantissimi ragazzi, forse, anzi sicuramente, attirati dal rinfresco finale preparato con cura da tutte le ragazze della redazione a casa della madrina della festa, Angela,un’ex alunna affetta da paresi spastica che ostinatamente non voleva frequentare il solito centro “ghetto” e che continuava ad avere la scuola media come punto di riferimento, nonostante avesse avuto venti anni.

Iniziò con una sottoscrizione per poter pagare le fotocopie l’avventura che ha portato Onda Media a riconoscimenti importanti e ad un cospicuo premio in denaro.

All’inizio erano fotocopie e dattiloscritti, poi venne il tempo della composizione e della stampa tipografica, ma i contenuti sono sempre stati quelli scelti dai ragazzi: i loro problemi, le loro ansie, le loro aspettative. Ma la cosa che distingue Onda Media dagli altri giornali scolastici è lo spazio dedicato ai ragazzi in difficoltà. Sarebbe troppo facile fare un giornale, raccogliendo gli articoli scritti da chi è nato con la penna in mano; la cosa più difficile è riuscire a metterla tra le mani a chi non riesce neanche a tenerla… in tutti i sensi, anche quello metaforico.

Rendere i più deboli protagonisti di una “piccola vetrina di pensieri” era questo lo scopo principale del giornale, dando voce a chi, normalmente, è negata la possibilità di esprimersi per superficialità, per mancanza di sensibilità o per fretta…

… E vennero i computer! Ho potuto iniziare a sperimentare un’idea che avevo in mente già da molto tempo. Siccome i portatori di handicap, nonostante tutte le belle leggi sull’integrazione, vengono spesso tenuti in disparte dai compagni e dai docenti, occorreva renderli protagonisti, dando loro il primato sull’uso del computer. E così una cerebrolesa divenne “l’istruttrice” per i compagni di classe nel campo informatico.

Tutti i ragazzi della scuola la guardavano con ammirazione e lei, conscia di ciò, si sentiva importante…

Ora il computer lo usano tutti i ragazzi o quasi… Qui da noi la stragrande maggioranza dei ragazzi lo usa solo a scuola, quando viene data loro questa possibilità…

Allora bisognava escogitare qualcosa per restituire ai diversamente abili un qualche primato.

…E venne la madre delle reti a darmi una mano.

Fatto il sito del giornale, occorreva qualcosa di più immediato, che consentisse ad un ragazzo tetraplegico di inserire gli articoli velocemente e a ciò ha pensato la Repubblica con il progetto Repubblic@scuola ed un software americano usato all’occorrenza.

Ed ecco L., divenire il nostro webmaster, che inserisce username e password (lui è l’unico dei ragazzi che la conosce), entra nella redazione virtuale ed è pronto a pubblicare gli articoli suoi e quelli dei compagni, ad immettere immagini nell’archivio del giornale. L’anno prossimo imparerà qualcosa del linguaggio html, quel tanto che basta a dare agli articoli un’immagine professionale!

E’ lui che gestisce le operazioni di pubblicazione del nostro giornale in rete ed è sempre lui che ricerca su internet le immagini necessarie per rendere gli articoli più appetibili ai coetanei, divoratori di immagini. Quando, finalmente ha chiesto la complicità di qualche compagno prima e di tutta la classe poi, si è rinnovato il miracolo… Lui era la guida per i compagni, l’unico e invidiato… custode della chiave per entrare in redazione! Non il più bravo, come capita nelle migliori società!

Ora vogliono confinare questi ragazzi nei ghetti? Come vorrebbero le ultime… “conquiste” delle amministrazioni pubbliche, sollecitate dal più retrogrado e becero perbenismo!

La società civile può e deve convogliare tutte le capacità, e sono tante, alternative alle tradizionali verso ciò che si prefigge. Il rendimento? Va bene… La produttività? Va bene! Ma che non diventino questi obiettivi il paravento di un nuovo oscurantismo ideologico che passerebbe purtroppo sulla pelle di esseri indifesi e già duramente provati dalla natura!


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf