E' l'ora di Fiorello...
Giocondo Talamonti - 27-02-2008
Siamo oramai tutti in balia degli effetti populisti inaugurati dal Gran Maestro del Popolo. Ci investono come una valanga, con danni incalcolabili, perché indifendibili sono gli obiettivi su cui si scaricano.
Ora, agli sfoghi di Grillo fa eco la voce di Fiorello, meno schierata ma altrettanto provocatoria, che s'unisce al coro di chi ha le scatole piene di politici di destra e di sinistra, ma anche dei tanti fuorusciti che corrono oggi senza meta.

Dice Fiorello: "Italiani, non votate fino a quando non si risolverà il problema dell'immondizia a Napoli. Strappate il certificato elettorale e obbligate i politici a fare il loro lavoro".
Ora, se tanti, magari i migliori, non andassero al voto, si aprirebbe per altri lo spazio sufficiente ad eleggere persone non meritevoli, con la conseguenza di aumentare il volume degli scarti, senza alcun beneficio per i rifiuti urbani.
Noi italiani siamo da sempre accomunati da un indefinibile richiamo per il rubbish (mondezza), solido e meno solido; ci sguazziamo come porcelli viziosi, purché nessuno, dico nessuno, si alzi a rimproverarci il gusto morboso. Sono cose nostre.

Mi sono sempre chiesto che idea abbiano i tedeschi di noi italiani che paghiamo milioni di euro per bruciare le ecoballe nostrane nei loro inceneritori dai quali esce elettricità che strapaghiamo. Sicuramente penseranno che non vogliamo aver niente a che fare con l'immondizia e che possiamo toglierci il lusso di sborsare soldi per tenerla lontana. Come in passato, non hanno capito niente: noi con i rifiuti ci viviamo anzi, ci conviviamo armonicamente.
Quindi l'appello di Fiorello è destinato a cadere nel vuoto, inascoltato, disatteso e se qualcuno accetterà di strappare il certificato sarà solo per aumentare il volume di mondezza nel quale ci rivoltiamo gaudenti.

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