We can
Giuseppe Aragno - 16-02-2008
E' un tempo nuovo. Nuovi di zecca sono Veltroni e Berlusconi, nuova - e segno del tempo nuovo - è la caccia alle streghe che a Napoli ha chiarito in maniera esemplare cosa intende per "difesa della vita" la premiata ditta "Ruini & Ferrara". Spinta dalla denunzia, naturalmente anonima, di un fantomatico aborto fuorilegge, la polizia, con sorprendente e inconsueta alacrità, s'è riversata in forze, sirene spiegate, al secondo Policlinico che, come tutti ben sanno, è una pericolosa roccaforte del crimine organizzato.
"Dovere d'ufficio", hanno poi spiegato l'ineffabile Vittorio Russo, il Pubblico Ministero che ha autorizzato l'impresa, e Giandomenico Lepore, Procuratore Capo della Repubblica, che recita maluccio la comica finale - "atto doveroso, vista la denuncia fatta dalla polizia" - e non sente il bisogno di spiegare alla gente per quale misterioso dovere d'ufficio un aborto "sospetto" scateni la corsa di quelle "volanti" di cui spesso in città si cerca invano traccia. Resta così, motivato e inquietante, il dubbio che, tra le novità del nuovo che avanza, ci sia anche questa solerzia delle forze dell'ordine pronte a intervenire in maniera pesante contro cittadini incensurati e inermi, in quella che assume i connotati sempre più netti di una guerra unilaterale e senza preavviso dichiarata dalla classe dirigente ai diritti e alla democrazia.
"Dovere d'ufficio", ripetono i magistrati, ma le richieste di aiuto, frequenti e puntualmente inascoltate, fanno parte dell'esperienza comune di chi fa scuola in terra di camorra. "Spacciano davanti alla scuola, basta poco per prenderli", ripete ostinato il telefono, ma i "blitz" all'americana, sempre uguali a se stessi, sempre spettacolari, "cinematografici" e immancabilmente efficaci, quelli non scattano mai.
Questo è lo stato dell'arte, mentre il baraccone della disinformazione se ne sta zitto o costruisce menzogne.



Nelle vie di Napoli, a Gianturco, a Pianura, Bagnoli, nei quartieri sepolti dalla spazzatura, come nelle strade di Roma presidiate per qualche ora dalle donne che lottano in difesa della 194, ovunque nel paese la gente si organizzi in comitato per capire e dire la sua, là, violenta e immotivata, scatta la repressione.
Si vota ancora una volta senza diritto di scegliere i parlamentari. "We can", ripete accattivante Veltroni, per incantare i serpenti e smentire chi afferma che la politica è scollata e lontana dalla società. "We can, noi possiamo" ripete per suo conto Berlusconi. E insieme, i magici pifferai, hanno una ricetta per tutti: ricchi e poveri, imprenditori e disoccupati, pensionati e precari, giovani e vecchi, immigrati e operai. Per tutti una promessa. A te il salario, a lui il profitto, tu col sindacato, lui con Confindustria, insieme alla guerra, ma tutti per la pace e per la patria che come sempre è sacra. Quando muore un soldato, tuttavia, non capita mai che sia figlio di un parlamentare. Nel mare di chiacchiere e retorica, cerchi invano un principio morale, un progetto di società, un sistema di valori. Nulla. Solo mercato, come comanda il capitale.
"We can. I care". Noi possiamo, io ho un sogno. Non è chiaro per nulla che sogni faccia chi sogna, e qualcuno delira, ma i "novisti" ne sono certi: chi sogna americano sogna meglio. Barak Obama e Hillary Clinton sono la spiritualizzazione del nuovo. Certo, vinca l'uno o l'altra, le guerre preventive continueranno e tutti e due rivendicheranno per gli USA il diritto d'intervenire a mano armata ovunque un popolo opponga resistenza a un'aggressione. Tutto questo è vero, ma uno è nero, l'altra è donna e la politica ormai si fa coi simboli. Chi coglierà nel segno? Chi incanterà i serpenti? Chi farà sognare un paese senza aspri conflitti, senza gravi ingiustizie, che va alla guerra per ragioni di pace, tutto fede, speranza e carità? Berlusconi o Veltroni? Il vecchio rifatto o il rifatto già vecchio, rimesso prontamente a nuovo per l'occasione? Vinca chi vinca, la gente che vive di stenti continuerà a stentare.
In quanto al "vecchio", che dire? Dalle colonne del "Manifesto" giorni fa, Ida Dominijanni e Marco D'Eramo si preoccupavano d'una "deriva identitaria della partita elettorale americana", come se da noi il nuovo incombente non avesse imparato per tempo a mettere a frutto tutte le identità: sessuale, etnica, culturale e religiosa. Tutte, quella religiosa anzitutto e, se serve, integralista, come hanno ben compreso a Napoli Lepore e Russo, che, sulle ali dell'entusiasmo per una "legislatura costituente" benedetta da Montezemolo e Bagnasco, hanno inviato otto poliziotti nel reparto ginecologico d'un ospedale pubblico ed è andata così: invece di sequestrare la documentazione clinica, in un "eccesso di zelo" i questurini hanno messo sotto torchio una donna sofferente nel corpo e nell'animo, appena uscita dalla sala operatoria dopo un raschiamento e, non contenti, hanno interrogato le incolpevoli degenti e sequestrato un feto.
Nell'Europa delle banche unite un regime può nascere tranquillamente ed ha via libera, purché tenga buono il Vaticano con le radici cristiane del vecchio continente e salvi la faccia, lasciando in vita simulacri di istituzioni democratiche svuotate di contenuti concreti. E' questa certezza d'impunità ad animare la logica golpista che, da Genova 2001, regola la vita politica del nostro paese.



Qui a Napoli, nei cortei contrastati dalla violenza poliziesca e da sporadici colpi di mano della destra neofascista, che le televisioni ignorano, la gente più avvertita scandisce in maniera ritmata uno slogan: "Gente, gente, gente, non stateci a guardare, scendete in piazza a protestare". Piaccia o meno, per la prima volta nella storia della Repubblica il cambiamento non passa, non può passare, per comizi elettorali viziati da dubbi di costituzionalità e dall'annunciato monopolio di due partiti che non hanno radici nella storia del paese. Chi paga i prezzi della normalizzazione non ha nulla da sperare da questa farsa elettorale; fa male dirlo, ma i giovani privati della possibilità di costruire un progetto di vita, gli uomini e le donne ai quali si negano diritti e speranze, non hanno scelta ed è necessario che ascoltino l'invito che giunge da chi lotta: "Gente, gente, gente, non stateci a guardare, scendete in piazza a protestare".


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 Stefano Collatina    - 17-02-2008
Mi limito ad osservare che il "nuovo" a destra è rappresentato anche da un vecchio arnese come Giuliano Ferrara e che con i "nuovi" di Veltroni si è schierato anche Enrico Panini, segretario nazionale della Cgil scuola, che finisce così col sostenere lo stesso partito del teodem Fioroni. Non lo so se protestando in massa otterremmo finalmente un cambiamento che parta dal basso, ma sono convinto che dovremmo avere il coraggio e la dignità di ascoltare l'invito che viene da Napoli.

 oliver    - 20-02-2008
A proposito del controllo o caccia alle streghe a Napoli da laico convinto spero che un giorno questo paese riesca a convincersi della necessità di nuovo e di separazione netta tra chiesa e stato.