Pel di carota
Emanuela Cerutti - 16-02-2008
In una quinta elementare, nel quartiere di Pigalle, si sta lavorando sugli "eroi".
L'introduzione generale dell'insegnante sottolinea le caratteristiche di tali personaggi, le cui gesta sono degne di essere narrate, celebrate, ricordate: alte aspirazioni, abnegazione, coraggio, forza e intelligenza al servizio del bene comune.
I bambini ascoltano rapiti: nulla li affascina come la magia dello straordinario e la potenza di qualcosa che rappresenti per loro un sogno, degno e realizzabile.
Al momento della scelta individuale di un "eroe" da approfondire e presentare alla classe, le proposte si affollano in un braistorming tintinnante: Giovanna d'Arco e Aragorn, Artù e Robin Hood, Luke Skywalker e Harry Potter, Jean Moulin e Lucie Aubrac, Nelson Mandela e Martin Luther King popolano un Olimpo appena nato e già festeggiante.

Qualcuno tace. Qualcuno vorrebbe che Ronaldo o Zidane entrassero nel Gotha, ma non osa chiederlo. Qualcuno cerca di ricordare il nome di quel pompiere apparso in televisione dopo aver recuperato un bambino imprigionato nel fumo di un hotel a poche stelle ("Ma chi, Doctor House?", chiede sottovoce la compagna che mescola differenti possibilità di salvezza).

Wal porta sul naso lenti rotonde e sulla scheda personale tracce di un curricolo già faticoso per soli 10 anni d'età. A lui di essere un eroe non riesce proprio: sarà perché è piccolo di statura, o perché non ama troppo gli sport, o perché forse nel suo di hotel a poche stelle non se lo filano troppo. Però ogni tanto si incanta e là devi solo aspettarti la sua grande idea, così dice: mi è venuta una grande idea.

La grande idea questa volta sta tutta scritta fitta fitta nel buffo quadrillage del quaderno francese e si chiama "Pel di carota". Wal ha trovato il suo eroe e pensa, orgoglioso, che nessun altro lo ha scelto - ha ascoltato bene stavolta - e che forse avrà un 16 su 20, se l'orthographe non lo tradirà troppo.

Il modo in cui gli occhiali gli scivolano sul naso quando la maestra alza la voce per sgridarlo - mai che tu stia attento, ma ti pare un eroe? rifare o zero! - sarebbe comico se non fosse un modo per nascondere la delusione, umida e non calcolata.
Wal non è un eroe e non difende la sua posizione. Però non strappa il foglio, lo fa sparire dentro il bazar del suo casier sotto il banco e ricomincia.

Quella statua che andiamo a vedere a Firenze - mi chiede - com'è che si chiama? Quello va bene come eroe?
Perseo sconfigge il mostro marino e Andromeda ritrova il sorriso.

Non rlleggevo Pel di carota da secoli. Per la verità non l'ho mai amato: da bambini è difficile ammettere che tutti possano sentirsi in diritto di trattarti male, che la cosa accada o meno, ma soprattutto è inammissibile confondere i piani: la fantasia deve saper tracciare i suoi confini. Le cattiverie sono accettabili se stanno rigorosamente lontane dal mondo reale; quando lo popolano diventano incubi. A meno che.

Vado a cercare la biografia di Jules Renard e trovo scritto, tra l'altro:

Nelle sue opere e nel suo diario scrive tutto ciò che vive, per evitare di dirlo o di farlo trasparire. Scrive anche per « brillare » e non dubitare più di se stesso, visto che i suoi genitori non lo hanno mai amato. E presto alle sue inquietudini se ne aggiunge un'altra: la paura di tradire la verità usando parole non adatte o sovrabbondanti. Per buona parte della sua vita è ossessionato da una domanda: è preferibile l'esattezza di una frase o la bellezza poetica di un'immagine?"

A meno che, Wal. A meno che il tuo piccolo, tremendo eroe non sia che l'immagine del tuo sogno. Il tuo casier lo conserva per noi.
Meriti un 20 su 20 e un grazie.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Annamaria Tranfaglia    - 17-02-2008
Molto bello e stimolante. Brava.