Solidarietà con il Prof Cini, i 67 docenti e gli studenti della Sapienza
L' ASS. " Per la Sinistra Unita e Plurale" di Firenze esprime la più profonda preoccupazione per l'inqualificabile campagna di criminalizzazione messa in atto nei confronti del Prof. Cini e dei suoi colleghi da parte dei più alti rappresentanti istituzionali del Paese e dal consueto coro mediatico, e dichiara la più incondizionata solidarietà ai docenti che, in coerenza con la funzione che svolgono, hanno giustamente e con pieno diritto manifestato la loro valutazione sull'inopportunità di un intervento del Pontefice in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università della Sapienza.

Molti sedicenti laici si sono indignati per una pretesa censura al Pontefice, mentre non si sono minimanente preoccupati della inqualificabile canea suscitata per contestare una libera valutazione espressa, peraltro con ragione, dal Prof. Cini, dai suoi colleghi e dagli studenti.

Non c'è stata alcuna censura, né tentativo di censura. Il rettore ha invitato il Papa, un gruppo di docenti ha esercitato un sacrosanto diritto di esprimere il loro disaccordo, e così gli studenti.

Certo, le istituzioni scolastiche ed universitarie possono, anzi devono essere luogo di confronto con tutti ed anche ovviamente con esponenti, anche al massimo livello, delle diverse confessioni religiose (ma anche di organizzazioni che professano l'agnosticismo o l'ateismo), ma non possono consentire a nessuno di trasformare una cerimonia istituzionale della vita universitaria qual è l'inaugurazione dell'anno accademico, in una manifestazione egemonizzata dall'intervento di un autorevole invitato quale il Pontefice romano.

La giusta manifestazione di dissenso, espressa peraltro in forma assolutamente civile e rispettosa, non intendeva impedire la presenza del Pontefice nell'Università e, tanto meno, impedire che il Pontefice potesse parlare nell'Università; il dissenso era riferito alla specifica circostanza della partecipazione del Pontefice in occasione di una celebrazione che rappresentava un momento eminente della vita universitaria, e che tale doveva rimanere senza commistione tra sacro e profano.

Il principio di laicità dello Stato, principio supremo del nostro ordinamento costituzionale, non può esaurirsi in un'affermazione astratta, come vorrebbero i tanti "laici" addolorati per l'offesa al Pontefice. Laicità significa, anzitutto, distinzione tra la sfera religiosa e quella statuale, significa uguale trattamento di tutte le confessioni religiose e rispetto anche delle scelte di agnosticismo e/o ateismo, significa che lo Stato deve rispettare l'autonomia delle confessioni religiose, ma anche che le confessioni religiose, tanto più se maggioritarie, devono rispettare l'autonomia ed il pluralismo che deve caratterizzare le istituzioni statali. Significa anche che, se i rappresentanti istituzionali, per opportunismo o per una cultura subalterna, non sono in grado di garantire la laicità dello Stato e, in particolare, delle Università o delle scuole, la società civile deve esigere un comportamento coerente, così come hanno affermato i docenti e gli studenti della Sapienza nei confronti di un Rettore palesemente inidoneo.

Non si può difatti manifestare a parole preoccupazione per i frequenti e pesanti interventi delle gerarchie ecclesiastiche ed in particolare di questo Pontefice sulle scelte politiche nazionali e nel contempo, con comportamenti come quelli del Rettore della Sapienza, attribuire al Pontefice e quindi alle gerarchie della Chiesa Cattolica ruoli rilevanti nella vita istituzionale del Paese.

Peraltro, questa vicenda non è un episodio isolato, ma rientra in una subalternità culturale che risale, senza soluzione di continuità, al periodo in cui la religione cattolica era la Religione di Stato. Nelle scuole, in molti uffici pubblici, rimangono i crocifissi. Lo Stato ha addirittura immesso nei ruoli statali (nemmeno con la Religione di Stato si era mai verificata una situazione del genere) gli insegnanti di religione cattolica, che sono assunti dalle gerarchie cattoliche e ad essi sottoposti per l'idoneità del loro insegnamento, ma vengono pagati dallo Stato. Nelle cerimonie pubbliche è prassi diffusa la partecipazione delle "autorità religiose e militari", dove per autorità religiosa si deve intendere il rappresentante della religione cattolica, e così via.

Non c'è quindi da stupirsi se un Rettore invita il Pontefice, e non c'è nemmeno da stupirsi se il Pontefice si ritiene legittimato ad intervenire frequentemente sulle scelte della politica del nostro Paese. Inquietante, semmai, è la dichiarazione di qualche giorno fa del cardinale Ruini ("a Roma c'è un solo popolo e questo popolo sta dalla parte del papa"): una gravissima lesione del pluralismo e una mancanza di rispetto verso chi non la pensa come lui, e che viene addirittura cancellato dall'esistenza.

Purtroppo, la laicità nel nostro Paese è fortemente compromessa dal quotidiano comportamento accomodante e passivo di tanti laici "responsabili". Ben vengano dunque i dissensi scomodi del Prof. Cini, dei suoi colleghi e degli studenti.

l'Ass."Per la Sinistra Unita e Plurale" di Firenze esprime loro un ringraziamento ed incondizionata solidarietà.

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 prof. Salvatore Miraglia    - 27-01-2008
L’Università “La Sapienza” di Roma, che pare debba la sua “esistenza” al Papa Bonifacio VIII e che nei suoi primi secoli di vita venne sostentata attraverso atti di munificenza di ricchi prelati, per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2008 ha detto “NO” alla presenza del Papa. Pur rispettando, come sempre, il pensiero altrui non posso esprimere solidarietà, come “politicamente” enfatizzato dall’Associazione per la Sinistra Unita e Plurale”, al Prof. Cini e al gruppo di studenti autori del dissenso. Si legge, nell’articolo, che hanno giustamente e con pieno diritto manifestato la loro valutazione sull’inopportunità di un intervento del Pontefice. Io mi chiedo: perché non è stato dato risalto a quel gruppo che giustamente manifestava la valutazione sull’opportunità della presenza del Papa? Qual è la ragione per la quale il prof. Cini, i suoi colleghi e un gruppo di studenti hanno ritenuto inopportuno la presenza del Papa? Va bene il pluralismo religioso che troppo spesso viene sbandierato ai quattro venti, va bene il laicismo dello stato e della scuola (ma non c’è un concordato tra stato e chiesa?) ma mi pare che la religione di maggiore “importanza” e rilevanza dello Stato italiano sia appunto il Cristianesimo. Il Papa, come ha ampiamente dimostrato con la pubblicazione di quanto avrebbe detto in quella sede, è anche, ricordiamolo, il Capo dello Stato Vaticano. Basta solo questo concetto perché doveva essere presente in quella inaugurazione. Se al posto del Papa ci fosse Napolitano o Putin, o Bush o Gheddafi… sarebbe successa la stessa cosa? Io non credo. Il Papa, è sempre rispettoso delle coscienze altrui. Il libero arbitrio è stato sempre un concetto a favore dell’uomo. Il confronto, mi hanno insegnato, è sempre un arricchimento per chiunque. Ma forse quelli de “La Sapienza”, lo “Studium urbis” certamente non ha fatto onore alla loro “sapientie”. Hanno mostrato solo arroganza e presunzione. Presunzione della cultura che in questo caso non c’è stata. Il pluralismo religioso è stato solo un pretesto.
C’è un detto che dice: “la lingua batte dove il dente duole”, perché l’articolista, avanzando l’ipotesi della “subalternità culturale” (emerge ancora una volta il termine cultura) prende spunto per puntare subito il dito contro l’insegnamento della religione cattolica, gli IdR e tutto il can can che se n’è fatto.
No, la laicità dello Stato non viene compromessa se riusciamo a mettere ordine nelle idee e nei pensieri, se non facciamo come i parlamentari dello Stato italiano quando una parte accusa l’altra di immobilismo o di pseudo democrazia dello Stato. Una volta tanto le “etichette” politiche lasciamole fuori dai nostri contesti. A me piace parlare da uomo libero
Io sono per il confronto, comunque e ovunque, e a non aver paura di qualunque contradditorio.
Salvatore Miraglia


 Alberto    - 28-01-2008
A me pare che il discorso di Miraglia, nella sua chiarezza e durezza, sia addirittura riduttivo. Brutalmente parlando: per molta gente il pensiero è libero e tutti sono liberi di pensare, a patto che si pensi quello che vogliono loro.
Ho vissuto questo clima, con disorientamento e dolore, quarant'anni fa; oggi, diversamente da allora, sono nelle condizioni di oppormi a quelli che, pur riempiendosi la bocca di parole come libertà, pluralismo e progressismo, per dirla con le parole di Leonardo Sciascia "sono cattolici: cattolici vecchi, fanatici, funerari".
Mentre la Chiesa è riuscita (con mille contraddizioni e attraverso un percorso secolare) a rinnovarsi veramente nel nome di Cristo, riconoscendo e rigettando vecchi catastrofici errori, questi signori sono depositari della verità e decidono loro chi e come e dove deve e può parlare, in nome di un bigottismo che, seppure ateo, tale resta.

 Paolo Gallana    - 28-01-2008
E' necessario osservare la realtà con sguardo sereno e privo di pregiudizi.
Il prof. Joseph Ratzingher è oggi la guida spirituale dei cattolici, in virtù di questa funzione assume il ruolo di Papa. E' stato invitato ad inaugurare l'anno accademico di una delle tante Università italiane, certamente una delle più importanti. Non mi preoccupa ne mi scandalizza. Così come non mi scandalizzerei se il Dalai Lama, guida spirituale dei Buddisti, fosse invitato a pronunciare un suo intervento nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico della stessa o di altra università italiana. E non mi scandalizzerei neppure se un altro eminente studioso fosse invitato a pronunciare un intervento sulle ragioni dell'ateismo o dell'agnosticismo oggi. Ai loro interventi, in base al contenuto espresso, ognuno è libero di dare l'importanza che ritiene. Il problema vero è un altro: l'incapacità che oggi abbiamo di confrontarci serenamente su questi come su altri temi.
Paolo Gallana

 Giuseppe Aragno    - 28-01-2008
Sono ateo. Non so, non m’interessa se, come sostiene Alberto con una forzatura gesuitica del linguaggio e della logica, mi porto dentro con l’ateo anche il “bigotto”: nutro seri dubbi in proposito ma lascio alla sottigliezza dei chierici l’onere della dimostrazione. Per quanto mi riguarda, mi fermo al dato della storia. Vorrei ricordare alla scandalizzata pletora di neoguelfi, di cui si fa portavoce Miraglia, che Bonifacio VIII fu poco più che un bandito da strada. Uno che, approfittando del titolo di Papa, ottenuto in maniera così sospetta, che Dante ne fece il simbolo della “simonia”, mise insieme illecitamente un’enorme ricchezza, in aperto dispregio del messaggio di Cristo e delle sue parole sugli aghi, le crune i ricchi e il paradiso.
Eletto, dopo le dimissioni di Celestino V, pensò bene di arrestare il suo predecessore e di rinchiuderlo nella fortezza di Fumone, di proprietà della sua famiglia. Lì, l’ex papa morì prigioniero del suo successore e, sebbene manchino prove certe di una diretta partecipazione di Bonifacio VIII, finì probabilmente assassinato, come dimostra l’ampio buco che presenta il suo cranio. Se non assassino, mandante e feroce carceriere.
Ultimo papa a sostenere apertamente il primato della Chiesa sui nascenti Stati dell'Europa medioevale e sui loro sovrani, tentò di renderci tutti vassalli della Chiesa e, a tal fine, creò l’università di Roma: perché i chierici piegassero le scienze alla dottrina teocratica. Aggiungo che, tra le sue imprese gloriose, rimane, ad eterna onta della Chiesa, la distruzione di Palestrina, consegnatagli pacificamente dai Colonna nel 1299 e rasa al suolo completamente, arata dalle truppe papaline e cosparsa di sale, com’era toccato a Cartagine secoli prima per mano dei romani. Gli storici non hanno dubbi: tanta ferocia non aveva ragioni militari, ma dava sfogo semplicemente all’odio del “Santo Padre" per i suoi avversari, i principi Colonna. Lascio perdere la truffa della vendita delle “indulgenze” e giungo ad oggi. Come ieri, i papi fanno politica e trascinano Cristo nel fango. In quanto capi di Stato, rispondono all’opinione pubblica delle loro scelte politiche e ancora si attende che spieghino la firma del concordato con Mussolini, assassino di Matteotti, di Amendola e ben presto dei fratelli Rosselli; ancora si attende che ci spieghino le ragioni per cui levarono la bandiera con la svastica quando Hitler venne a Roma; ancora si attende che ci dicano cosa facevano mentre a Roma, nel ghetto, le SS razziavano ebrei. Ancora, e mi fermo solo per farla breve, si attende che ci dicano perché ricevono in Vaticano macellai e dittatori e consentono che belve come Pinochet possano ricevere la benedizione della Chiesa. Chiudo qui, domandando ai solerti neoguelfi chi dia diritto a Ratzinger e compagni di interferire nelle scelte dei parlamentari cattolici delle Repubblica, in nome, ancora una volta, come ai tempi di papa Caetani, di un preteso primato della Chiesa. Chiudo e lo dico chiaramente: indisponibile a un dialogo su principi etici che pretendano di sottrarsi al giudizio della storia.

 Roberto Renzetti    - 28-01-2008
Gentii signori,

un docente ha l'obbligo di documentarsi su vicende di tale spessore. Provo a dire qualcosa sperando di aiutare su questa strada e ponendomi a disposizione di ogni domanda.
La lettera dei docenti del Dipartimento di Fisica era diretta al Rettore ed era del 23 novembre. Tale lettera era stata preceduta da un'altra lettera (Marcello Cini, 14 novembre) aperta su "il manifesto" diretta sempre al rettore. Tali lettere sono di "lavoratori dell'università" che in uno spirito di libertà d'espressione ritengono che sia inopportuna la visita del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico di una università laica. Se qualcuno ritiene che dei professori non possono dirigersi al Rettore per manifestare un disaccordo, vuol dire che nelle loro scuole accettano sempre senza fiatare qualunque scelta del dirigente scolastico. E' così ?
Questo avviene in un Paese in cui la Chiesa interviene pesantemente su ogni aspetto della vita civile attraverso l'imposizione del suo magistero di fede. Due giorni prima il Papa aveva bacchettato tutti gli amministratori della Regione Lazio andati ad omaggiarlo, alla fin fine, per rivendicare soldi per il Gemelli. E' di oggi la sua ennesima sortita contro la scienza questa volta darwiniana ("L'uomo non è il frutto di un azzardo - né di un fascio di convergenze, né di determinismi, né di interazioni fisico-chimiche; è un essere che gode di una libertà che, tenendo conto della sua natura, trascende quest'ultima e ciò che è il segno del mistero d'alterità che la abita") in sintonia con un suo libro creazionista pubblicato in Germania e con la solita tesi che la natura se non si sottopone alla morale dell'alterità (sottinteso: cattolica) è disordine, caos.
Liberi i cattolici di sostenere tale tesi, come gli ebrei le loro ed i mussulmani eccetera. E gli insegnamenti universitari non possono pensare di essere appaltati proporzionalmente alle credenze religiose, per cui oggi abbiamo il papa e domani il rabbino. Il fatto è che scienza e fede (perché questo è scritto nelle lettere non a caso di fisici) non hanno la medesima struttura e non possono convivere: da una parte vi è la verità e dall'altra il continuo dubbio e revisione di ogni concetto.
Parliamo dell'inaugurazione dell'anno accademico che è un rito certamente vecchio ma altrettanto certamente d'indirizzo, come l'inaugurazione di un anno giudiziario.
Il papa precedente è venuto all'università di Roma ed ha avuto pure una laurea honoris causa in giurisprudenza. Alcuni studenti hanno protestato, alcuni docenti non sono andati e FINE.
D'altra parte è stato ricordato che il Papa è un capo di Stato ed OGNI capo di Stato che si muova in Paesi in cui esiste la libertà d'espressione e di manifestazione è soggetto sempre ad ogni contestazione senza che ciò non vada al di là della normale dialettica democratica.
Il togliere la parola al Papa che si è sbandierato in modo osceno da ogni media è folle perché il Papa può andare quando vuole ma alcuni ritenevano di dover dire con molta semplicità che ciò era INOPPORTUNO. Crede qualcuno che vi siano libertà di espressione più libere di altre ? Vi è poi la garanzia che sia Prodi che Amato avevano dato della completa tranquillità della visita del papa alla Sapienza ("abbiamo accolto Bush!" ha detto Amato) ed anche qui Bagnasco ha fatto il furbetto dicendo che era stato sconsigliato dalle autorità italiane... Ma voi sapete come me qual è il vero problema: il Papa deve andare solo in posti dove vi è gente che lo accoglie festante. Del dialogo a lui non interessa e non gli interessa neppure con le chiese che Giovanni Paolo II definiva sorelle e che lui ha battezzato come figlie.
Qualcuno ha detto che alla Columbia University è stato invitato a parlare il Presidente dell'Iran. Vero. Ma non era un'inaugurazione perché negli USA non c'è (almeno con il senso sacrale che ha da noi) e, soprattutto, quel signore è stato violentemente contestato DENTRO la sala. Lo hanno deriso in modo provocatorio quando, ad esempio, ha detto che in Iran non esiste l'omosessualità ma anche con cartelli e slogan di ogni tipo. E comunque quel signore è andato ed ha parlato. Immaginate questo alla Sapienza?
Chi parla di libero dibattito delle opinioni non sa o fa finta di non sapere cosa è l'inaugurazione di un anno accademico: un discorso secco senza possibilità di ribattere o chiedere. Ed il giorno dopo cosa sarebbe accaduto nei nostri media generalmente proni ? "Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università di Roma". Spiacente, accetterò sempre il titolo che il Papa viene a fare una lezione all'Università ma che venga ad inaugurare NO. Tra l'altro ascolterei con vivo interesse una lezione aperta al tanto auspicato dialogo di cui si parla (avrei qualche domandina non per il Papa ma per il prof. Ratzinger). Inoltre, si rifletta un attimo, la situazione simmetrica non si è mai data e non si darà (Napolitano che va ad in augurare l'Anno Accademico alla Lateranense o alla Gregoriana anche se, contrariamente alla Sapienza, sono pagate da tutti noi).
Il discorso del Papa quale era? Qui vi è stato altro imbroglio, altra malafede e molta maleducazione da parte del Vaticano e dei soliti media sdraiati. Andate a rileggere tutti i giornali che precedono l'evento. Il Papa doveva parlare della moratoria della pena di morte appena approvata all'ONU (senza attiva partecipazione vaticana che ha ancora la pena di morte ammessa nel suo catechismo). Poi ha dato alle agenzie di stampa il giorno prima dell'evento, il suo discorso che altri avrebbero letto. Il discorso era un discorso ancora sulla scienza che deve sottomettersi all'alterità (alla morale cattolica, ndr) se non vuole cadere nella confusione e nel disordine. Poi, due giorni dopo, Bagnasco ha letto alla CEI il vero discorso del Papa che era quello della MORATORIA SULL'ABORTO da legare diligentemente, elegantemente e furbescamente alla moratoria sulla pena di morte.
La si pensi come si vuole in termini di fede, tutti devono ammettere che non è tollerabile che un Paese sia così dipendente da un Paese straniero che interviene su ogni questione (DICO, omosessuali, Contraccezione di ogni tipo, procreazione assistita aborto, divorzio, programmi d'insegnamento), con la maggioranza dei politici servilmente inginocchiati. Non possiamo essere o pretendere di essere uno Stato liberale che però non può legiferare in modo liberale come tutto il resto dell'Europa dei 15 (a parte l'Austria e l'Irlanda).
In definitiva si è scatenato un attacco mediatico contro questi scienziati che lascia allibiti e che prevede una qualche riflessione che vada al di là del fatto specifico. Si tenta di tornare al papa Re ?
Roberto Renzetti
PS. Di seguito l'indirizzo al rettore della lettera di Cini e di quella dei 67 docenti.
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La lettera aperta di Cini a il manifesto del 14 novembre 2007:
Se la Sapienza chiama il papa e lascia a casa Mussi

Marcello Cini


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esimo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
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L'intestazione della lettera dei 67:
Roma, 23 Novembre 2007

Al Magnifico Rettore
Prof. Renato Guarini
Sapienza, Università di Roma
P.le Aldo Moro, 5
00185 Roma


e p.c. Al Presidente dell'AST, Prof. Guido Martinelli
Al Preside della Facoltà di Scienze MFN Prof. Elvidio Lupia Palmieri
Al Direttore del Dipartimento di Fisica Prof. Giancarlo Ruocco
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