Scusate le spalle
Pierangelo - 16-01-2008


Il motivo per cui il papa ha celebrato dando le spalle all'assemblea è spiegato qui.

Il motivo per cui da decenni si celebra "rivolti al popolo" è invece ben spiegato da padre Rinaldo Falsini, qui.

Evito di impelagarmi in dotte dispute sul sesso degli angeli o sull'anima degli animali.
Affronto quindi il problema solo sul piano pastorale.

Un motivo per cui c'è stata la riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II è stato quello di favorire la partecipazione attiva dei fedeli, di tutti i fedeli, alle celebrazioni. La liturgia eucaristica incomincia con l'esortazione Sursum corda (in alto i nostri cuori) alla quale rispondiamo "Sono rivolti al Signore". I cuori in alto e rivolti al Signore, non rivolti ad Est, non rivolti al celebrante, non rivolti all'altare, non rivolti al muro. Segue il prefazio, l'acclamazione del Santo, la grande preghiera eucaristica con all'interno i momenti clou dell'epiclesi e del memoriale, la dossologia finale conclusa dal grande Amen. Sono momenti bellissimi se uno è stato formato a comprenderne la bellezza. Di fatto sono sicuro che quei minuti sono spesso non con i cuori rivolti al Signore ma con la mente che si distrae e pensa alle vacche, interrompendo la distrazione solo nel momento del memoriale che ha una maggiore presa perché, c'è poco da fare, non si trova facilmente uno che ti ama così tanto da dirti màngiami e bévimi.

Se questo accade osservando tutto, dato che il celebrante è posizionato dall'altro lato dell'altare, figuriamoci cosa deve succedere se il celebrante (che non è trasparente) mi dà le spalle. A suo tempo le bigotte, che si annoiavano come noi e non conoscevano il latino, ammazzavano quei minuti con la preghiera individuale biascicata sottovoce contenuta in quei libriccini consunti. Ma la preghiera personale non è liturgia, che è invece azione collettiva della comunità riunita intorno a Cristo.

Domani comunque proverò a scuola a tenere una lezione "frontale" di spalle. Poi vi faccio sapere se riesco ad essere ugualmente chiaro e convincente.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Doriana Goracci    - 16-01-2008
Ha dato le spalle facendo messa durante un battesimo multiplo di neonati al Vaticano, quelli da salvare dalla "voragine" del peccato.L'offertorio e la liturgia eucaristica le ha proseguite con le spalle ai fedeli. Durante questa cerimonia di gennaio, dal dito di Ratzinger è caduto l'anello del Pescatore a terra, vicino all'altare che il cerimoniere gli ha prontamente ridato. Ha ridato le spalle ai suoi milioni di fedeli, ai cari studenti romani a cui non potrà più parlare, questa volta obbligato dalle circostanze. Dalle ore 22 in poi, presso la sede romana del Foglio si svolgerà oggi 16 gennaio, una serata di conversazione e meditazione laica sul carattere illiberale della contestazione del diritto di parola del professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nell'Universita' La Sapienza. Ci fu un'altra veglia il 15 giugno del 2007, quella del Movimento dell’Amore Familiare, veglia di preghiera per il Santo Padre e per il suo pontificato, rivolta in particolare alle famiglie. Grande partecipazione si preannuncia a questa serata-prima, una delle prime a "correre" e ad accorrere è la ministra Turco, che dice del suo baratto con Ferrara:«L'ho chiamato per chiedergli di pubblicare un mio articolo sul Foglio e lui mi ha proposto: "Livia, perché non sottoscrivi l'adesione alla veglia che abbiamo organizzato per il diritto alla parola?". Gli ho risposto subito di sì, senza esitare. E mi sorprendo di chi si sorprende della mia iniziativa. Il diritto alla parola deve sempre valere, per tutti». Saranno in parecchi a partecipare stasera, tutte splendide persone, assolutamente liberali: Antonio Polito, senatore del Pd, Daniele Capezzone, già segretario dei Radicali e deputato del gruppo misto, Barbara Palombelli, giornalista, Benedetto della Vedova, deputato di Forza Italia e presidente dei riformatori liberali, Alain Elkann, scrittore, Andrea Marcenaro, giornalista, Daniela Santanchè, deputata di «La Destra»...solo per citarne alcuni. Tutti pronti ad aprire il Dialogo. Chissà se la Santanchè saluterà gli studenti come fece nel passato...

Se io oggi lo nomino, lui il papa, non credo di farlo invano. Lui non viene più, amareggiato, come tutti, tranne quattro fanatici arrabbiati. E allora:

"Fà che non ci sbattano da una porta all'altra a sentir parlare di libertà di parola.

Fà che nessuno ci metta in cinta e ci troviamo a dover chiedere un farmaco abortivo a un amico farmaco-obiettore di sua santità.

Fà che si moltiplichino questi straordinari, che sembravano persi, donne e ragazzi, che fanno resistenza a chi si proclama portatore di pace.

Fà che non sembri mai una preghiera, un appello, una civile e discreta protesta ma un grido forte di sdegno e disprezzo, per chi parla di dialogo in casa altrui, senza chiedere permesso, ma come un muezzin lucido e impazzito, ad assoldare tutte le migliori voci del mondo per parlare di diavolo e peccato.

Fà che io possa riapprezzare l'arte nelle chiese nei musei nei palazzi italiani, che io scorga la luce come lampo negli occhi delle modelle che stavano lì, in un'osteria a dare una mano all'artista affamato.

Fà che io possa scegliere di non ascoltarlo, lui e suoi amici, mentre distratta apro la radio e so delle sue gesta e dei misfatti altrui.

Fà che rinuncino del tutto alla carità, cosicchè gli stati si assumano responsabilità in nome dei diritti umani e di nessun dio, che trovino la giustizia e il buon senso nell'agire come tutte quelle donne e quegli uomini del mondo, che non hanno mai pensato di essere martiri od eroi, e forse invece un po' lo sono per aver vissuto, nell'eterno regno dei papi e di quelli che fanno veglie dicendo di amarlo.








 Alberto    - 20-01-2008
Prima di scrivere certe cose bisognerebbe informarsi meglio.
Nella città dove vivo c'è una piccola bellissima chiesa disegnata dal Brunelleschi dove non è possibile celebrare la messa con il volto verso il popolo. Invece di chiuderla il parroco ha scelto di celebrare la liturgia eucaristica con le spalle al popolo ma legge la liturgia della parola con le spalle all'altare.
Nessuno si scandalizza. Tutti capiscono, tutti partecipano. Tutti, durante la liturgia eucaristica, anche il sacerdote, sono rivolti verso la croce. Pregare così tutti insieme vuol dire volgersi tutti verso di lui, verso Gesù. Guardarlo come si guarda un amico; non si voltano le spalle agli amici.
Certo, in una grande cattedrale le cose sarebbero diverse; e bene fece allora il Concilio vaticano II a prescrivere di volgersi verso il popolo e di pregare in lingua nazionale.
Ma le regole sono per l'uomo, non l'uomo per le regole. Così, in certi casi (come nella nostra piccola bellissima chiesa) la regola si può eccezionalmente non osservare. Lo fa il mio parroco, lo ha fatto il papa alla Sistina. Tutto qui. Non credo di poter leggere altro, dietro al gesto del papa, se non un ragionevole senso di opportunità.
Potrei anche dire che una messa non è una lezione ma una preghiera assieme; potrei dire che prima di giudicare la fede altrui bisognerebbe pensarci due volte; e altro ancora. Ma mi fermo qui.
Un cristiano dovrebbe essere misericordioso. Nelle tue parole non leggo misericordia, Pierangelo. Perché?
Correggimi se mi sbaglio.
Alberto