Pianura. L'innocenza perduta
Giuseppe Aragno - 12-01-2008
La giornata è livida. Il cielo non può essere indifferente e la pioggia sottile che viene giù invisibile è la sua maniera di partecipare alla tragedia corale che buona parte delle televisioni e dei giornali raccontano come impone il potere, oscurando la furia cilena delle forze dell'ordine, ingigantendo le pattuglie sparute di facinorosi per farne il simbolo d'una protesta che si fa di ora in ora più consapevole e civile e tacendo su veleni e milioni gestiti dalla camorra per conto di "civilissimi" imprenditori di mezza Italia nel silenzio connivente di politici buoni per ogni stagione.
- A Pisani non è facile andarci. I pullman tornano indietro prima della "Montagna Spaccata" o fanno inversione sulla collina dei Camaldoli; da Montesanto, i treni della "Cumana", passata la "Trencia" e si fermano a Pianura. Oltre non si va, ripetono cortesi e sconsolati gli immigrati dai loro banchetti variopinti, intrappolati tra file d'auto incolonnate e montagne di spazzatura imputridita. Sono certi: a Pisani è l'inferno, neanche a piedi si passa.

La via è lunga. Un saliscendi tra l'umido di campi intisichiti dal freddo e un velo vischioso d'acqua, fango e liquami che corre sul selciato sotto la suola delle scarpe. Blocchi di cemento, scheletri d'auto, grossi copertoni e un albero di traverso, chiudono la via in cima alla salita.
Poche parole tra sconosciuti, giunti chissà quando e come a rinforzare il presidio: - più siamo e più speranze abbiamo - e, dalla barricata una conferma: anche chi è a piedi non passa, la polizia controlla e non è facile giungere alla discarica. I più si fermano, ma c'è chi saluta a tira avanti. Duecento metri più in là, giù, in fondo alla strada, gipponi, blindati e uomini schierati in assetto antisommossa: finanzieri, carabinieri, questurini, fazzoletti al collo, armi e manganelli alla cintura, lacci alle ginocchia, parastinchi di cuoio, caschi e scudi pronti per l'uso. Sono lì, contro la gente, in una città assediata che ogni giorno fa i conti con la malavita. Lì, per affrontare cittadini inermi che rivendicano diritti: dignità, salute, igiene.


Hanno di fronte la città che è stanca di subire.
- Lo sanno anche loro - mormora qualcuno nel gruppetto che avanza - c'è una relazione certa tra l'affare-rifiuti e l'aumento dei morti per tumore al fegato e allo stomaco e delle malformazioni congenite del sistema nervoso e dell'apparato uro-genitale.
Il viottolo che s'infila nei campi aiuta a svicolare. Si va avanti, coi piedi nel fango e la fatica che cresce; si chiude l'ombrello che dà impiccio e si sente un inconfessato bisogno di avere le mani completamente libere. L'acqua filtra immediata tra i capelli, gocciola sul viso e sul collo, inzuppa maglioni e camicie, mentre una curva profonda gira larga e conduce lontano dal checkpoint dei guerrieri di Amato.
Quando finalmente ci si arriva, Pisani è una fila di donne pacificamente sedute su un muretto di fronte a reparti di polizia mimetizzati tra gli alberi, dietro camion e blindati schierati in armi contro cittadini inermi nella città sguarnita e consegnata alla malavita. La discarica è tutta manifesti e striscioni opposti ai manganelli e ha punti di raccolta messi su alla meno peggio per discutere e sentirsi uniti; ripari improvvisati, fatti di pali che reggono teloni e formano rudimentali tende. Ai reparti antisommossa la gente oppone parole rivolte a politici e imprenditori responsabili dello sfascio. Non altro che parole. "I soldi li avete presi, adesso raccogliete gli imballaggi!", ripete in coro un gruppo di ragazzi. "No alla discarica" fanno eco le donne dal muretto.. Poi tutti assieme: "'Regione spazzatura - congiura su Pianura". Intanto, qualcuno racconta: "Ieri hanno caricato all'improvviso, senza una ragione. E' uno schifo!". Qualche altro ce l'ha coi giornalisti che "coprono politici e imprenditori, soprattutto quelli settentrionali, che arrivano qui, mangiano finché possono e poi vanno via, Vedi se c'è chi tocca concretamente i Romiti e l'Impregilo che avevano l'appalto dello smaltimento dei rifiuti a Napoli. I magistrati proibiscono di usare certi siti come discariche e il governo firma decreti che li ignorano! Dove si vede questo? E, di rincalzo, un vecchio operaio: "Te lo dico io dove si vede: negli Stati fascisti. Prodi parla di brutta figura! Non si rende nemmeno conto che è in discussione il destino di una regione e di una grande città. Giocano col fuoco e fingono di non capire che una tragedia di queste dimensioni, una situazione ormai quasi pre-insurrezionale, non può essere lasciata in mano a uomini completamente discreditati. Bassolino è ospite fisso della televisione, parla a ruota libera, senza contraddittorio. La stampa cerca di farci passare per estremisti, ma non serve, la nostra lotta continua e non si fermerà".
Camorristi infiltrati ce ne saranno di certo, com'è certo che la Digos ha infiltrato i suoi agenti, ma la sproporzione di forze è lampante: la piazza è tenuta saldamente dai militari e il "nemico" è tutto lì: insegnanti e ragazzi delle scuole ormai sepolte sotto montagne di spazzatura, gente del popolo che tornando dal lavoro si ferma. Ora si vedono anche intere famiglie, qualcuna coi bambini e i vecchi. Assente, tranne qualche isolato militante che rappresenta se stesso, la sedicente sinistra alternativa, ci vuole faccia tosta per farsi vedere, c'è soprattutto gente che lavora o si "arrangia", che soffre, ma non vuole arrendersi per sempre al suo destino di emarginazione.


Contro tutto questo, contro il diritto di dire no, contro la gente che protesta, si muovono d'un tratto, per una carica brutale, le "forze dell'ordine", braccio armato di istituzioni forti coi deboli e deboli coi forti, com'è abituata a vederle una città che sa di non essere protetta e che è ora aggredita.
Manganellate alla cieca, contro le mani alzate in segno di pace, colpi assestati per provocare risposte, violenze che si fanno incalzanti in attesa che finalmente compaia il gruppo coi passamontagna e volino i sassi.
Sono queste le immagini che passeranno poi sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali.
Queste, in attesa che ci scappi quel morto che solo dio sa quanto si spera di poter filmare.


- Camorra, sibilerà stasera Bruno Vespa, che ieri vedeva ovunque "anarchici insurrezionalisti" e anni fa agitava lo spettro dei soliti, pericolosi "cattivi maestri".
Quale camorra e quali camorristi lo sanno solo lui e chi lo paga. I quattro incappucciati, puntuali e inafferrabili che tirano sassi o lanciano petardi ogni volta che c'è da sollevare polveroni? E chi c'è dietro? La camorra o gli invisibili "colletti bianchi? Vespa non se lo chiede. Il re delle chiacchiere esclude dai suoi sproloqui serali ogni ragionamento su quella sorta di Giano bifronte che per un verso governa, per l'altro sgoverna, sulla classe dirigente e sul circo mediatico di cui egli stesso, del resto, è degno rappresentante. Aveva ragione l'operaio di Pianura: si vuole farli passare per estremisti. Ecco l'insistenza sul manipolo di teppisti, ecco il silenzio sugli affari loschi, sui veleni gestiti dalla camorra per conto dai "civilissimi" imprenditori settentrionali rappresentati da Montezemolo che, per suo conto, si rifiuta di espellere dalla "Confindustria gli associati che violano le regole sulla sicurezza. "Non siamo un'ente morale" tiene a dire lapidario. E può farlo, senza che si intervenga con la forza delle leggi dello Stato su quella della legge del profitto che ormai regola tutto, persino la vita dalle discariche abusive del terzo mondo campano.
Nell'obiettivo rimangono così manipoli di giovinastri in passamontagna e, nell'ombra come sempre, il disastro ambientale, la truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, la frode nelle pubbliche forniture, che i magistrati imputano, ci sarebbe di che riflettere, al'Impregilo guidata dai Romiti - Paolo e Piergiorgio, figli di Cesare, l'ex Fiat oggi targata Montezemolo - e al presidente della Regione, Antonio Bassolino, pomposamente chiamato governatore, come fossimo California o Massachusset. Bassolino, ieri commissario straordinario per l'emergenza, oggi uomo fidato del clan Berlusconi-Veltroni.
Camorra, ripete ad ogni piè sospinto il salotto buono di Bruno Vespa, allarmato per la protesta democratica delle gente che si riappropria di se stessa e ripete il percorso di altre lotte.

La giornata è livida, come a Melfi, a Vicenza e nelle valli dello scontro per la Tav. Napoli non è la spazzatura e non è la camorra. è una città che lotta e tacere non serve: l'emergenza vera è lo stato comatoso della democrazia. A certificarne la morte è giunto, non a caso, nel silenzio inqualificabile della sinistra di ogni colore, Gianni De Gennaro, gestore della violenza di Stato a Genova nel 2001.
- Camorristi, si insisterà stasera, presenti Maroni, Bassolino, Pecoraro Scanio e qualche loro degno compare. Camorristi fa comodo a tutti. In strada, però, c'è padre Zanotelli - anche lui un criminale? - che afferma senza equivoci: "abbiamo una classe politica che non sa prendere decisioni, che non vuol prendere le vere decisioni! Ed è penoso che si mandi qui a Napoli De Gennaro!".
Camorristi fa comodo a politici e imprenditori, ma chi sono i camorristi? Al presidio di Pisani le telecamere di Vespa trovano Doriana, veterinaria che abita a Pianura, una donna bruna e dignitosa, che dà voce a migliaia di donne di un paese sventurato, ma non vinto, non piegato, non ancora privato del suo orgoglio civile. Una donna che lotta e chiede conto di quando, di come e di dove, replicando con grande civismo e fermezza: "Ma lei, Vespa, che dice? E lei, ministro, sa di che parla?".
Nel salotto buono, l'uomo delle veline non fa in tempo a zittirla e si schiuma rabbia, mentre Bassolino impallidisce e Pecoraro Scanio balbetta, poi sbotta ed accusa: il governatore, Romiti, le imprese che prendono soldi e non danno servizi...
Camorristi! ripete Vespa, perché la velina così dice, questo è il messaggio che deve passare. Camorristi. Pisani però è la città che ha capito e non ci sta, il cerino che potrebbe accendere l'incendio. Vespa non lo sa, è storico incerto, ha studiato a malapena il gossip sulle donne dei capi, ma ignora i fatti che fanno la storia; qui a Napoli le armate di Hitler si trovarono per la prima volta contro una grande città in rivolta e non ebbero scampo; dopo quattro giornate di scontri sanguinosi, lasciarono il campo agli anglo-americani, giunti in città dopo la liberazione, senza sparare un colpo, guidati, accompagnati e, in qualche modo, rassicurati da una pattuglia di partigiani armati. Qui a Napoli, Vespa dovrebbe saperlo, perfino la ferocia dell'Inquisizione uscì mortificata e sconfitta.
Napoli si batte. Sa farlo, ma a Pisani c'è oggi l'Italia che si ribella e non ci sta. Dalle lotte nascono nuovi leader, questa è la storia, ed è sempre più chiaro: c'è una classe dirigente incapace e corrotta che intende salvare se stessa affondando il paese. C'è però anche un Paese che ha cuore e dignità. Il tempo dirà chi avrà avuto ragione.
Ora si lotta.





interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Maria Merlo    - 12-01-2008
Bravi, voi di Fuoriregistro. Meglio di tanta gente strapagata che ci racconta frottole e s'è venduta l'anima. Questo significa fare informazione. E forse, a questo punto, in uno Stato che diventa di polizia, sarebbe meglio dire controinformazione.

 Barbara Pianta Lopis    - 13-01-2008
grazie, geppino.
Barbara - Napoli

 Renato Cavedon    - 13-01-2008
Ora si lotta. E' giusto, è sacrosanto.
Ma, nel frattempo, il pattume di queste settimane e delle prossime dove lo mettiamo?

 red    - 13-01-2008
Segnaliamo da Peacereporter uno spezzone di una nota scritta da Alessandro Ursic.

(...)"Svolta nell'emergenza rifiuti a Napoli. Gianni De Gennaro, l'uomo scelto da Prodi per porre fine alla crisi, ha capito come far valere anche in Campania la fama di duro guadagnata durante il G8 di Genova: cumuli di monnezza a caso verranno portati nelle caserme di polizia e lì saranno picchiati a sangue, così la prossima volta i rifiuti ci penseranno due volte, prima di riversarsi nelle strade e intasare tutto. Il piano B prevede uno smaltimento in varie fasi. All'inizio, l'immondizia verrà gettata nel Vesuvio: ammorbando il vulcano col fetore, si limita anche il rischio che un giorno si risvegli. Proteste al progetto sono giunte da Amelia, la strega che ammalia, notoriamente proprietaria di una stamberga alle pendici del Vesuvio grazie a un mutuo subprime. Quando lo spazio all'interno del cratere sarà esaurito, si pensa di trasformare in discarica le rovine di Pompei, l'unico luogo in Campania dove non ci sono abitanti che possano opporsi allo smaltimento. Nel caso non bastasse, si pensa già alla “soluzione finale”: erigere un muro alto 100 metri attorno alla Basilicata e gettare tutta la monnezza lì, ché tanto quella regione non ha peso politico. (...)"



 Gemma Gentile    - 13-01-2008
Grazie di cuore anche da parte mia, Geppino! Non solo hai centrato le vere problematiche di questo dramma, ma hai trovato le giuste parole per descrivere e dare cuore, anima e dignità a questa rivolta che il potere cerca di celare e di infangare quando non può nascondere. Ogni giorno i mass media, ridotti a diffusori di veline, gettano su questa gente, che lotta per non farsi annullare, quel fango che ricopre i loro padroni, responsabili di stragi e sofferenze di popolazioni inermi e pagati per tutelarli.
Quando, di fronte al parere di autorevoli scienziati che hanno dichiarato disastrosa e non praticabile la riapertura della discarica di Pianura e a quello dell'Organizzazione mondiale della Sanità su tutta la situazione dello smaltimento dei rifiuti in Campania, nel cui suolo sono state sotterrati illegalmente i veleni di tutto il Nord industriale ed europeo, si risponde militarizzando la regione con un'ordinanza che conferisce pieni poteri a De Gennaro che ha la possibilità di considerare i siti di interesse miltare per cui può imporre, armi alla mano, di sversare dove vuole, anche in deroga alle norme che difendono la sicurezza ambientale e dei cittadini, si può affermare che qualsiasi sogno di democrazia è ormai solo una pia illusione per chi crede ancora alle favole.
Ciò che sta succedendo è davvero troppo ed è insopportabile anche per una come me che ne ha viste tante! Come si può accettare di essere trattati come popolo colonizzato? Condivido con Geppino che per fortuna a Napoli si è risposto con la lotta, che però non è solo sua, ma di tutto il Paese.
Gemma - Napoli

 Olindo Celani    - 15-01-2008
Non ti ringrazierò anche se la tua analisi è corretta, perchè?
1 - Dov'era la società civile quando scaricavano rifiuti in discariche non controllate?
2 - Perchè rifiutarre le discariche controllate in atteva di tempi migliori?
3 - Qual è il significato delle aggressioni nei confronti dei pompieri e della polizia?
4 - Perchè rifiutare la costruzione di Termovalorizzatori con continue proteste?
5 - I problemi campani non possono essere scaricati agli altri che in modo intelligente e con grande lungimiranza si sono organizzati sapendo che questo problema può diventare incontrollabile.

 Silvana    - 16-01-2008
Hai ragione, la situazione "monnezza" non è lo specchio di Napoli, nè della Campania ma di un intero paese che ha una classe dirigente di infimo livello e di inesistente virtù civica. Anche l'affondo su Vespa, sulla patetica ipocrisia mediatica e sulle versioni di regime che offendono intelligenza e sensibilità non solo dei napoletani e mistificano i fatti è condivisibile. Ma per il dopo?Come pensi si possa evitare per il futuro di riprecipitare in questa indecenza non solo igienico-ambientale?
Silvana

 Camillo Coppola    - 22-01-2008
Apologia di reato

In questi momenti di catarsi come lo fù piazzale Loreto,mi affiora spontaneo il ricordo pluriventennale dello assessore regionale Ciro Cirillo.
Erano i tempi della grande abbuffata post terremoto,
dei collaudi dei magistrati,della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e del suo ruolo di liberatore dell'assessore regionale.
I tempi del processo ad Enzo Tortora e delle brillanti carriere fatte proprio dai quei magistrati.
In quelli più recenti la cacciata per Iicompatibilità ambientale di Agostino Cordova, forse per spianare il RISORGIMENTO di NAPOLI ?
E' una lotta tra torme di CASTE, chi vince vince l'osso siamo noi.
I peggiori e i più subdoli sono quelli che si autodefiniscono RIFORMISTI... Ipocriti.
Ma il discincanto renderà la vita diffcile anche a loro.
Il tempio è andato a casa dei mercanti.

Sui rifiuti occorre una legge di unificazione nazionale,onde evitare l'eccesso di latrocinio.