Un problema globale
Lucio Garofalo - 12-01-2008
La questione dei rifiuti non riguarda solo Napoli e la Campania, anzi. Il problema non è semplicemente locale o regionale, e nemmeno solo nazionale, ma è di portata globale. Esso investe la natura e la struttura stessa di un intero modo di produzione, eccessivamente energivoro e consumistico, un sistema economico imposto a livello planetario che, per produrre merci di consumo su scala industriale e soddisfare le richieste di un mercato di massa in costante crescita (basti pensare, ad esempio, al mercato cinese in fase di netta espansione), brucia e divora ogni giorno ingenti risorse energetiche, alimentari ed ambientali che non sono inesauribili, generando una quantità abnorme di rifiuti, scarti, ciarpame, ma anche scorie e sostanze altamente tossiche che l'ambiente stenta a smaltire.
Lo stesso processo di smaltimento dei rifiuti è diventato una vera e propria merce, un "business", un affare d'oro che ha assunto proporzioni gigantesche, un'attività estremamente lucrosa e redditizia che consente l'accumulazione di colossali fortune economiche a vantaggio di organizzazioni economico-imprenditoriali di stampo criminale. Il problema mette dunque in luce tutti i limiti, i conflitti e le contraddizioni sociali e strutturali del sistema complessivo, ponendo seriamente in discussione la validità e la razionalità dell'attuale modello di sviluppo (e sottosviluppo) che possiamo definire tardo-capitalistico.
Le drammatiche vicende di questi giorni hanno fatto emergere dalle macerie sociali e dai cumuli di spazzatura, dove qualcuno intendeva tenerle sepolte, le gravissime responsabilità storico-politiche, locali e nazionali, che hanno condotto all'attuale situazione di esasperazione, rabbia e rivolta popolare. E' necessario spiegare e far comprendere all'opinione pubblica le ragioni che hanno spinto (e spingeranno) la gente a ribellarsi. Occorre contrastare con fermezza gli squallidi tentativi mediatici di disinformazione e di criminalizzazione di una giusta vertenza di massa. Altrimenti si rischia di tacere le reali responsabilità politiche (che sono criminali) assecondando il meccanismo di propaganda che punta ad affermare la linea (filo-camorrista) degli inceneritori come soluzione della "emergenza". Un problema esploso drammaticamente negli ultimi anni, ma che affonda le sue radici in tempi indubbiamente più remoti.
Pertanto, è ovvio che il problema riguarda tutti, non solo le popolazioni di Napoli e della Campania, non solo le comunità meridionali, e nemmeno solo gli italiani, ma tutti gli abitanti del pianeta. La questione non può essere ridotta ad un ragionamento circoscritto che asseconda gli istinti più egoistici e particolaristici, per cui nessuno vuole la spazzatura altrui, in questo caso l'immondizia di Napoli, ma è necessario vincere ogni campanilismo e localismo, per promuovere ed impostare, invece, un discorso di solidarietà, di educazione e di sensibilizzazione culturale, morale e civile, di natura sovracomunale e intercomunitaria. Oltretutto, la spazzatura in questione non appartiene solo ai napoletani, ma probabilmente proviene in gran parte da fuori, anche e soprattutto dal Nord Italia e dal Nord Europa. Per decenni il territorio di Napoli e della Campania ha ospitato (ed ospita tuttora) numerose discariche abusive, gestite come tutti sanno dalla camorra, discariche dove vengono riversati i residui e i veleni più nocivi e pericolosi, di tipo chimico e persino nucleare, provenienti dalle zone più sviluppate e industrializzate del Nord Italia e del Nord Europa.
Questa piaga decennale è una delle conseguenze e degli scotti che paghiamo a causa di un processo di sottosviluppo storico coloniale favorito dall'occupazione militare e politica del Regno delle Due Sicilie da parte dello Stato "unitario" italiano, sorto in seguito alle cosiddette "guerre di indipendenza" (o "guerre risorgimentali") che furono guerre di conquista e di rapina economica e culturale, condotte dalla monarchia sabauda con la complicità di alcune potenze europee (Francia e Inghilterra in testa), della massoneria anglo-francese e piemontese, nonché grazie all'apporto decisivo di squallidi e ambigui personaggi tra cui il pirata-massone-carbonaro Giuseppe Garibaldi, esaltato come "eroe nazionale" dalla falsa e mistificante mitologia filo-risorgimentale.
La soluzione estrema escogitata dal governo Prodi per rispondere al problema che ormai sembra essergli sfuggito di mano, è stata la nomina del "prefetto di ferro" Gianni De Gennaro (famigerato "manganellatore" responsabile della mattanza di Genova nel luglio 2001) in qualità di "Commissario straordinario per l'emergenza", dotato di superpoteri e delegato a "risolvere" il problema così come è stato abituato a fare finora, ossia ricorrendo alla brutalità poliziesca.
Insomma, se ancora ci fossero dubbi, la risposta adottata dal governo è precisamente una reazione di segno colonialista, che si traduce nell'invio dell'esercito guidato da un "uomo forte", così come fanno da sempre tutti gli Stati colonialisti di fronte ad una rivolta che esplode in una colonia. L'uso della forza e della repressione militare è esattamente nello stile, nella natura e nella storia dello "sbirro" De Gennaro. Infatti, come hanno riportato diverse fonti ufficiali di stampa, il premier Romano Prodi, al termine di un vertice tenuto a Palazzo Chigi e durato oltre tre ore, ha annunciato che per superare "l'emergenza" dei rifiuti in Campania "ci si avvarrà del concorso qualificato delle Forze armate per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza". Tradotto in altre parole, c'è da aspettarsi una nuova mattanza sociale, come quella vista a Genova durante le "roventi" giornate del G8?
Come ha scritto Franco Berardi, in arte Bifo, in un bell'articolo apparso su vari siti web, "la scelta di spedire De Gennaro a Pianura trasforma il governo dell'impotenza in un governo di polizia". A questo punto, con tale scelta scellerata cade anche l'ultima differenza che si poteva scorgere, benché faticosamente, con l'esperienza del governo Berlusconi.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 13-01-2008
Se fossi stato al posto di Prodi come avresti risolto questo gravissimo problema?


 Chiarotti Ubaldo    - 13-01-2008
basta per favore non parlate anche voi dei rifiuti di NAPOLI NON SENE PUO' PIU'
prima le case abusive vicino alle discariche; poi le sanatorie per le case abusive; ora gli ex quartieri abusivi che non vogliono le discariche vicino a casa!
Per favore basta!
ignoriamoli sino a quando non si saranno decisi a trovare loro stessi una sistemazione per iloro rifiuti!
A Modena abbiamo l'inceneritore quasi in centrocittà;perchè non possono averlo anche loro senza mandarli a noi?
basta

 Sergio Lanzoni    - 13-01-2008
L'analisi non fa una piega. Dalla formazione al suo smaltimento, indubbiamente il rifiuto urbano o industriale è fonte di guadagno per molti soggetti privati, pubblici da soli o in accordo con associazioni criminali. Non occorre comunque scomodare il risorgimento per nascondere l'inettitudine o la malafede di una classe politica che in molte zone d'italia è stata incapace di avviare, in quindici anni, un piano di raccolta differenziata, unico capace di ridurre, in modo significativo, il problema rifiuti. In quelle zone, la Campania fra tutte, è mancata la democrazia, il controllo o semplicemente l'attenzione, non dei politici di professione, ai quali purtroppo non possiamo più fare affidamento, ma della popolazione, che per ignoranza, paura e a volte interesse immediato, ha "lasciato fare" pregiudicando il proprio futuro e quello dei figli.

 Patrizia Rapanà    - 13-01-2008
Caro Ubaldo, spero di sbagliare, ma a chi ti legge qualche dubbio viene. Tu sei sicuro che l'inceneritore in centro città incenerisce solo la spazzatura? Viene il dubbio che se ne vadano in fumo anche la sensibilità e l'intelligenza politica.
Ignoriamoli, scrivi. Ignoriamo chi? Guarda che è il nostro paese ad uscire male da questa vicenda. Tutto il paese, Modena compresa.

 Lucio Garofalo    - 15-01-2008
Rispondendo ad Ilaria, penso che le responsabilità politiche e morali (ma anche penali) siano molteplici, vaste e complesse, di tipo locale, regionale e nazionale. Senza dubbio Prodi non è l'ultimo ma nemmeno il primo colpevole. Poiché la gestione del problema è stata affidata ad un livello di natura commissariale, le responsabilità dipendono anche e soprattutto, ma non solo, dal governo nazionale. Inoltre, poiché la cosiddetta "emergenza" dura da anni, esattamente da oltre un decennio, è chiaro che le responsabilità non sono da ascrivere solo al governo Prodi, bensì anche ai governi precedenti (tra cui il primo governo Prodi).
Fatta questa premessa, dico una banalità quando affermo che sono convinto che i principali responsabili del disastro sono gli amministratori locali, dal momento che la gestione di un problema come quello dei rifiuti e del ciclo dei rifiuti, è di ordine territoriale? Pertanto, le principali e più gravi responsabilità vanno ascritte agli esponenti di maggior spicco delle amministrazioni locali in Campania, vale a dire Jervolino in qualità di sindaco del Comune di Napoli e Bassolino nella triplice veste di commissario straordinario dell'emergenza, sindaco della città partenopea e governatore della regione.
Precisate le responsabilità storico-politiche e morali (che, ripeto, sono molto più vaste e complesse rispetto a quelle sopra enunciate), la soluzione al problema è una sola: la raccolta differenziata. Gli inceneritori non risolvono affatto la questione, ma la aggravano ulteriormente introducendo altri fattori di inquinamento e devastazione ambientale, sociale e di corruzione politico-economica. I sistemi di incenerimento rappresentano un'imperdibile occasione per lucrare e fare affari d'oro, a cominciare dalle ditte appaltatrici che si occupano della costruzione degli impianti, che sono ovviamente gestiti dai clan camorristici. Aggiungo che i profitti non sono solo appannaggio del sistema imprenditoriale criminale, ma anche del circuito dell'economia cosiddetta "legale". Sta di fatto che i mass-media stanno cercando di imporre, con menzogne ed inganni ripetuti, la logica degli inceneritori quale unica soluzione possibile e praticabile, mentre la strada da percorrere è soltanto una: quella della raccolta differenziata. Da proporre attraverso campagne capillari di educazione civica e ambientale e di sensibilizzazione morale (nelle scuole e dappertutto), ma anche con il ricorso a strategie "repressive" e "coercitive" (ovvero multe e sanzioni amministrative), se necessario. Sempre meglio delle infiltrazioni camorriste, dell'inquinamento ambientale, sempre meglio della corruzione politica, dello scempio e della devastazione del territorio, sempre meglio del pericolo sanitario costituito dalle malattie epidemiche e dalle affezioni tumorali...

 Olindo Celani    - 15-01-2008
Questo articolo fa emergere un problema che non può essere disgiunto dall'aumento della popolazione e dalla mancanza d'acqua. Separarli è un errore, la terra piccola e indifesa non riuscirà ad impattare la spremitura che è in atto. Tutti, ma soprattutto coloro i quali continuano ad invitare a fare figli spacciandoli per dono della divina provvidenza, dovrebbero decidere di essere un pò più realisti e meno demagogici, questo piccolo pezzettino di terra ha risorse limitate e un'atmosfera cosi sottile che in tempi relativamente brevi ci porterà al collasso. Bisogna iniziare campagne informative serie e documentate non nascondere la testa sotto la sabbia.

 ilaria ricciotti    - 15-01-2008
Perchè di raccolta differenziata si parla soltanto ora e non se ne è parlato prima? Se non ci hanno pensato i governi potevano persarci gli intellettuali e gli ecologisti! Non credi Lucio?
Poi vorrei porti un'altra domanda: hai ragione quando parli di raccolta differenziata come soluzione, ma ora i rifiuti che a quintali si trovano per le strade, secondo te, dove dovrebbero andare a finire?

 Lucio Garofalo    - 17-01-2008
Riflettendo sulle possibili tecniche da adottare per risolvere l’angosciante problema che turba un pò tutti (chi per un motivo chi per un altro, chi perché inquisito e sotto inchiesta, chi perché sepolto da cumuli di pattume, e via discorrendo) ho pensato che, se la raccolta differenziata è il metodo più intelligente, facile, ecologico ed economico per smaltire i rifiuti, la vera rivoluzione da compiere in futuro investe il modo stesso di produrre beni di consumo, ridimensionando il tenore di vita vigente nelle “opulente” società occidentali, eccessivamente consumistiche e distruttive. Ovvero attuando una drastica riduzione della produzione degli avanzi, dei residui, del ciarpame, che in tal modo è più facile da recuperare e valorizzare in termini di materiale riciclabile.
Per quanto riguarda la questione che mi poni rispetto all'immediato, so solo che non è giusto che altrove, ad esempio sul Formicoso in Alta Irpinia (una bellissima zona piena di verde, ancora pulita, pura e incontaminata) o in altre splendide comunità montane, si aprano o riaprano mega-discariche per accogliere le tonnellate di immondizia che le popolazioni di Napoli (giustamente) non vogliono e/o non possono più accettare. Tu, allora, mi rilancerai la domanda da un milione di euro: in quali posti destinare i cumuli di monnezza che seppelliscono Napoli e dintorni? Io, di rimando, insisto che non è giusto insozzare ed avvelenare zone e paesaggi che sono ancora belli da vivere e da vedere. La soluzione più equa sta forse nel vecchio e sempre saggio adagio che recita: un pò per uno non fa male a nessuno... Ma niente mega-discariche, né in Irpinia né altrove!