Spero nel lieto fine
Monica Capezzuto - 09-01-2008
Giro e rigiro tra i media e mi ritrovo sempre a fare i conti con l'emergenza rifiuti, che tale non è perchè si protae da oltre un decennio. E' la normalità, dunque.
E di seguito i soliti commenti accusatori, poco obiettivi e molto qualunquisti di chi vive fuori da qui e ci indica come "Vergogna d'Italia".
E ad ogni lettura, ogni commento, ogni giudizio poco lusinghiero, mi sento - da napoletana - sul banco degli imputati, anche se sono consapevole che non è mia la colpa, che sto - stiamo - pagando le colpe di DECENNI di politiche ambientali scellerate: per anni ci hanno devastati, saccheggiati e usati come tappeto sotto al quale anche l'attuale e figlio di emigranti Nord, ha nascosto e smaltito "con i saldi" le proprie "munnezze tossiche".
Sono stanca di tutte queste chiacchiere; di questo continuo accanimento mediatico che affonda il coltello nella piaga di una città moribonda, stremata dall'avvilimento e dalla sporcizia. Stanca di continuare a difendermi. Non è nascondere la testa nella sabbia: la situazione la conosco bene in tutta la sua devastante drammaticità.
D'accordo. Ammettiamolo pure. Abbiamo perso. Tutto. Anche quell' orgoglio di essere napoletani scritto sui muri ormai "sgarrupati" e sommersi da cataste di rifiuti. Ma ora basta puntare l'indice accusatore. Basta calpestarci. Lavoriamo , produciamo, paghiamo le tasse come tutti, anche se non facciamo rumore. Superiamo una volta per tutte i soliti, obsoleti stereotipi dei napoletani - e in generale dei meridionali - fannulloni e parassiti.
E' vero: i problemi sono tanti; i trascorsi gloriosi di una città che ha dato i natali a scrittori, attori e filosofi persi nelle pieghe della memoria.
E tanti - troppi - vanno via, scoraggiati. Lo fanno per offrire un futuro migliore ai propri figli.

Forse è doloroso ma è la scelta più logica.

Avrei avuto vita facile al nord. Rapidamente sarei stata immessa in ruolo - qui è penosa anche la situazione docenti precari (ma questa è un'altra storia) - e, smessi i panni di una precaria qualunque, avrei vissuto una vita pulita e ordinaria, magari in una tranquilla cittadina a misura di uomo. Soluzione semplice, per giunta col lieto fine.
E' facile voltarsi e lasciare tutto nelle mani di chi non vuole il bene della città.
Dunque ho scelto. Ho scelto di restare qui, in trincea. Per cercare di cambiare qualcosa; portare il mio contributo - con tanti impegnati in prima linea - al riscatto della città. Non scendo in piazza - dove ormai i facinorosi hanno contaminato l'aria più dei rifiuti - ma combatto tutti i giorni contro la dilagante inciviltà e i tanti diritti negati .

Qui, anche un semaforo rosso, una precedenza a destra e il proprio turno in coda rispettati sono battaglie vinte.
Ho scommesso. Ho scelto di crescere mia figlia in questa terra, tra i rifiuti di oggi, le tradizioni di ieri e la speranza di un lieto fine. Anche qui.

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 ilaria ricciotti    - 09-01-2008
Brava Monica e grazie di esserci!
Se in molti agissimo così!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 monica    - 12-01-2008
Grazie Ilaria.E sapessi come è difficile difendere la scelta fino in fondo, contro le cassandre che vorrebbero affossare definitivamente la città. Nel mio piccolo ce la metto tutta, ma dovrebbero farlo tutti.Tutti coloro che amano la propria città, non dovrebbero fare spallucce davanti ai piccoli soprusi di ogni giorno: dovrebbero ribellarsi, non dire "Ma chi ve lo fa fare, non ne vale la pena. "Solo così potremmo diventare una forza e vivere in modo più civile. Ovviamente anche lo stato dovrebbe fare la sua parte, inviando più controlli come deterrente.Ma si sa. Per attirare l'attenzione delle istituzioni siamo dovuti annegare nei rifiuti.
http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/

 mario fiore    - 13-01-2008
Complimenti per il coraggio. Sono convinto che sia la scelta giusta, anche se molto difficile.
Hai tutta la mia (nostra) stima e solidarietà.