Mi chiamo Gorka Lupiañez Mintegi
La Redazione - 08-01-2008
Nella Spagna "progressista" di Zapatero - a trent'anni esatti dalla fine della feroce dittatura franchista - si continua a torturare il dissenso nei commissariati. L'ultima denuncia - su peacereporter ... ... perché i media nazionali hanno altro per la testa - è quella di Igor Portu Juanena, classe 1978. E' in ospedale a san Sebastian. Arrestato alcuni giorni fa, con l'accusa di essere un militante di Eta, denuncia di essere stato torturato. Anzi lo denunciano le carte dell'ospedale. La tortura, dalla fine del franchismo, non ha mai abbandonato la democratica Spagna. Lo denuncia ogni anno Amnesty International: nei commissariati in territorio basco, catalano, e delle altre regioni spagnole, dove le vittime sono migranti o giovani disobbedienti appartenenti alle classi sociali subalterne. Un'eredità storica, politica, sociale che viene da lontano e che nessuno, nemmeno Zapatero, è riuscito a smantellare. Il motivo? Semplice ... morto Franco l'apparato repressivo dello Stato è rimasto, saldamente, nelle mani delle stesse persone. E' questo "il prezzo" che la democrazia (quella che "esportiamo" all'estero) ha dovuto pagare.

Grazia Perrone


Spagna: una denuncia per tortura contro la guardia civil


Mi hanno arrestato il sei di dicembre, verso le 6.30 del pomeriggio. Ero sulla strada, vicino a Berriz, e due Patrol della Guardia civil si sono fermate. Mi hanno chiesto i documenti e dopo un controllo di un'ora hanno guardato dentro il mio marsupio. Mi hanno arrestato.

Mi hanno buttato per terra, mi hanno sfilato i pantaloni e mi hanno lasciato solo con una maglia. Mi hanno legato le mani dietro la schiena. Mi hanno riempito di calci, molti calci. Uno diceva agli altri che mi slegassero, così che io potessi fuggire e loro fare un 'due a uno' riferendosi a Cap Breton ( dove sono stati uccisi da Eta due guardia civil in borghese ndr). Alla fine mi hanno fatto salire su una delle due Patrol, mi hanno messo con la faccia schiacciata al finestrino e una mitragliatrice alla tempia e così mi hanno portato, come dicevano, a La Salve, a Bilbao. Mi hanno proibito di aprire gli occhi.

Arrivati a La Salve mi hanno messo in una stanza. Mi hanno infilato un cappuccio fino al labbro superiore e ho potuto vedere qualche cosa: c'erano quattro persone, due in borghese e due in uniforme. Mi hanno dato un pugno. E colpito nei testicoli. Hanno iniziato a chiedermi di tutto, volevano che facessi dei nomi. Fra grida e colpi, uno di quelli mi ha messo la pistola alla tempia. Poi mi hanno portato in un'altra stanza e mi hanno detto che ero in stato di isolamento.
Mi hanno fatto uscire da lì correndo e mi hanno sbattuto in una macchina. Siamo partiti per Madrid. Mi hanno detto che a Madrid mi sarei accorto di cosa stava per succedermi. In macchina erano due davanti e due dietro, io in mezzo a loro. Quello di sinistra mi gridava e colpiva, quello di destra mi metteva un sacchhetto di plastica in testa la chiudeva, con le mani sul collo, provocandomi soffocamento.

Dopo un pedaggio hanno fermato la macchina, perchè uno di loro doveva orinare. Era ubriaco perchè' aveva celebrato la festa della costituzione fino a tardi. Quel guardia civil mi ha detto che nessuno sapeva che ero stato arrestato e che mi avrebbe potuto sparare un colpo. Mi disse anche che loro si dedicavano a torturare e interrogare, che avevano dei turni di quattro mesi e che solo per quello era obbligato a stare lì anche se non si sentiva bene quel giorno. Arrivato a Madrid, i colpi sono continuati e anche il soffocamento con la borsa di plastica.

Siamo entrati in un palazzo. Mi hanno denudato e mi hanno messo una mascherina sugli occhi, mi hanno fatto fare flessioni. Mi hanno punto tre volte sul collo, sulle scapole e sulla colonna. La terza volta ho sentito un gran male in tutta la colonna vertebrale. Questa cosa l'ho raccontata a quello che diceva di essere il medico forense e lui mi ha risposto che avevo dei punti rossi in quella zona. Mi hanno toccato con qualche cosa che sembrava carta e mi dicevano che tutto ciò era un preparativo per mettermi gli elettrodi. Il medico forense mi ha visitato tutti i giorni. In un giorno e mezzo mi avevano già obbligato a fare migliaia di flessioni. E intanto mi colpivano la testa con una guida telefonica o con un manganello foderato di gomma. Mi mettevano la borsa di plastica sulla testa e mi soffiavano dentro fumo di sigaretta fino ad asfissiarmi.

Gli interrogatori erano continui. Mi chiedevano continuamente delle cose. Chi mi interrogava dopo un po' si stancava e forse a ogni ora cambiavano il personale. Lo capivo dalle voci diverse.
C'erano delle volte che rispondevo delle cose senza senso, e non riuscivo nemmeno a terminare le frasi. Quando succedeva troppo spesso, mi lasciavano riposare un po'. Mi mettevano una doppia coperta sul corpo e mi davano dei pugni sopra di questa. Da quello che mi è parso un giorno e mezzo dopo il mio arresto hanno iniziato a farmi la banera, mi hanno legato su un materasso di gommapiuma e mi hanno messo la testa nell'acqua gelata. Poi hanno iniziato con quello che chiamavano l'acquapark: dicevano che glielo aveva insegnato il servizio segreto israeliano. Mi tenevano fermi i piedi, le braccia e la testa, mentre ero sdraiato su un materasso. E poi mi buttavano acqua in continuazione nella bocca e nel naso. Quando non ce la facevo più, avrei dovuto respirare, ma proprio in quel momento mi buttavano altra acqua in faccia e soffocavo. Ho cercato di aggrapparmi a qualcuno e da quel momento invece di tenermi loro, mi hanno messo del nastro adesivo alle ginocchia, alle caviglie.


Al secondo giorno e mezzo di arresto in quelle condizioni, dopo l'acquapark e dopo avermi buttato enormi quantità di acqua fredda addosso hanno cercato di mettermi un bastone nel culo. Non ci riuscivano, allora mi hanno gettato a terra a pancia in su, mi hanno afferrato le gambe, le hanno alzate e in questa posizione mi hanno messo il bastone.
Nei giorni in cui sono stato detenuto in isolamento mi hanno sottoposto a più di 50 sessioni di borsa di plastica per asfissiarmi, ho fatto più di 10.000 flessioni, due volte la banera, l'acquapark molte volte, la simulazione di elettrodi due volte. Manganellate e colpi innumerevoli.

Siccome non volevo mangiare, una volta mi hanno messo in bocca della brodaglia, a forza. Hanno sparso del colacao sul pavimento e mi hanno obbligato a leccarlo per terra.

Mi hanno tirato più volte i capelli e i peli del pube. Mi dicevano che mio padre sarebbe stato oggetto delle loro attenzioni, che mia madre era morta di infarto, che mio fratello e sua moglie erano stati arrestati e che a mio nipote lo avevano violentato con un bastone.

Ho fatto tre dichiarazioni, tutte preparate. Mi dicevano che non c'erano problemi, che se mi dimenticavo un pezzo, ci sarebbe stato uno di loro lì a suggerirmelo. Mi hanno detto che sarebbe stato presente un avvocato , ma che non avrei potuto vederlo. Io non so se l'avvocato ci fosse o no.
Alla fine della terza dichiarazione mi hanno portato in cella e mi hanno detto che potevo riposare. Ma quindici minuti dopo mi hanno riportato in un' altra stanza dove c'era qualcuno che non era mai intervenuto prima. Mi disse che aveva un obbiettivo: farmi uscir fuori tutto quello che non avevo detto prima. Iniziò con sberle in faccia e mi provocò molte piaghe dentro la bocca. Mi legò i testicoli e il pene con una corda e poi la tirava. Poi si mise a tirare i genitali anche con la mano. A un certo punto iniziai a sanguinare dal pene.

Lo dissi al medico forense e dissi anche che avevo i testicoli tumefatti e li vide. Prima di entrare all'Audiencia Nacional mi dissero che dovevo ripetere quello che avevo detto nelle dichiarazioni, se no me ne sarei accorto. Non risposi al giudice e gli raccontai le torture.

Quando arrivai in prigione dissi al medico del carcere che avevo molte piaghe in bocca, ma quello non volle nemmeno guardare.

Angelo Miotto


* Gorka Lupianez Mintegi è stato arrestato il sei di dicembre e di lui non si è saputo più nulla per quattordici giorni. Questa è la denuncia che ha presentato il suo avvocato di fiducia, dopo aver raccolto il racconto di Lupianez nel primo degli incontri resi possibili dalle autorità. Il detenuto aveva con sè una pistola ed è accusato di far parte di Eta.


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 da peacelink    - 09-01-2008
Dacci oggi le nostre botte quotidiane. Pestaggi di stato. Legali

Tra il 2 e il 3 marzo 2003 picchiarono alcuni migranti. Assolti per "causa di giustificazione".


"Io la sfondo e sfondo anche voi". Poche parole ma che riassume i fatti di quella notte. Tra il 2 e il 3 marzo 2003 il Cpt di via Mattei fu teatro di un pestaggio punitivo dai contorni drammatici. Gli agenti in servizio quella notte entrarono nelle celle e nella saletta comune e pestarono a sangue, lanciando poi dei lacrimogeni, i migranti detenuti. Nel pomeriggio alcuni detenuti avevano protestato per la brutalità della repressione del tentativo di fuga di due migranti. Dopo aver atteso che la situazione si calmasse la carica è partita. Le parole di prima sono state pronunciate da uno dei responsabili della sicurezza nel cpt quella notte. I migranti si erano offerti di aprire volontariamente la porta se i picchiatori avessero fermato il loro comportamento violento. La risposta è stata appunto quella riportata. Sono passati quattro anni e, escluso unn breve intervallo, l'autore di quella frase è ancora in servizio nel cpt bolognese. Solo che ora è il massimo responsabile dei flussi in entrata e in uscita.

Il mese scorso è arrivata la sentenza di primo grado. La sentenza accoglie la ricostruzione dei fatti effettuata dai migranti. Come dichiara a MeltingPot l'avvocato Simone Sabattini "infatti le conclusioni del processo avrebbero dovuto essere molto diverse, tant'è che tutti si aspettavano una condanna. Nella prassi giudiziaria quotidiana per arrivare ad una condanna serve molto molto meno". E invece è arrivata l'assoluzione. Il giudice ha assolto gli imputati per "causa di giustificazione". È stato affermato che è legittimo e nei poteri della polizia pestare a sangue e massacrare delle persone disarmate e inermi. Una sentenza che legittima anni di soprusi e violenze nei lager italiani, sempre più fuori da ogni principio umano. Situazioni che hanno spinto alcuni migranti a suicidarsi (come è accaduto a Modena per due volte alcuni mesi in sole 48 ore). Ora tutto questo riceve anche una "causa di giustificazione". Meno di un anno fa ci fu l'annuncio che questo governo avrebbe programmato il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea. Un anno dopo si è superato ogni limite. "Il silenzio è uguale a morte", dov'è oggi il ceppalonico? Dove sono i "garantisti per tutti" (parole del presidente di un partito di pochi mesi fa").

Causa di giustificazione. Botte, lacrimogeni, manganelli, calci. "Io la sfondo e sfondo anche voi".

Alessio Di Florio


 Anna Maria Merlo    - 12-01-2008
L'ho già scritto per un altro articolo, ma desidero ripeterlo. Bravi, voi di Fuoriregistro siete davvero bravi. Meglio dei "grandi nomi" strapagati che ci raccontano frottole e si sono venduta l'anima. Così si fa informazione, anzi, in uno Stato diventato di polizia, sarebbe meglio dire che così si fa controinformazione.

 Silvia    - 07-02-2008
¡Pero qué espanto!
¿Es ésta la "paz" que el estado central pretende de Euskal Herria? ¿O se trata, acaso, de la rendición incondicional de la dignidad de un pueblo antiguo y noble donde los haya?

¡Salud!

Silvia