Nulla da festeggiare ...
Grazia Perrone - 01-01-2008
1050 morti sul lavoro; 1.050.378 (oltre un milione!) di infortuni; 26.259 nuovi invalidi civili. Si tratta - come scrive l'ultimo editoriale di Altrenotizie - di (...)"Donne e uomini, italiani e stranieri che non festeggeranno più nessun nuovo anno, che non cresceranno, che non vedranno crescere i loro figli, che non vivranno una vita di coppia, che non arriveranno alla pensione, che non produrranno reddito per sé e per la società. (...)".

E ancora ...

I giornalisti uccisi nell'anno appena trascorso, nel mondo, (secondo quanto riportato da Pino Scaccia nel suo blog) sono stati 106; quelli attualmente detenuti per aver scritto cose sgradite al potere: 207. E potrei continuare a lungo.

Mi perdonerete dunque se, con questi numeri, non me la sento di festeggiare.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Repubblica.it    - 02-01-2008
Un uomo assiderato nel suo sacco a pelo in piazza Mastai a Trastevere. Un altro trovato senza vita davanti ad un centro commerciale all'Olgiata

Il freddo fa tre vittime in pochi giorni: a Roma due barboni morti nella notte. A Capodanno il corpo di un 31 enne rinvenuto alla periferia di Modugno nel Barese

Un'associazione francese: "Si muore per violenza, logoramento, umiliazione"

ROMA - Due senza tetto sono stati trovati morti questa mattina a Roma a causa del freddo. Il primo, dell'apparente età di 45-50 anni, forse di origine polacca, è stato trovato senza vita all'alba di stamani, a piazza Mastai, nel cuore dello storico rione Trastevere. In tasca aveva un foglio di ricovero del vicino ospedale Fatebenefratelli, grazie al quale è stato possibile identificarlo e ricostruire che era stato dimesso dall'ospedale il 12 dicembre scorso.

Il secondo 'clochard' è stato trovato stamane in un giaciglio di fortuna che aveva realizzato davanti all'ingresso di un centro commerciale all'Olgiata, una zona residenziale alla periferia nord della capitale. I carabinieri hanno accertato che si tratta di un italiano di 70 anni, senza fissa dimora, abbastanza conosciuto nella zona. Proprio in seguito ad una segnalazione dei carabinieri, l'uomo era stato recentemente ricoverato in un centro di assistenza, ma, dopo qualche giorno, volontariamente, come spesso capita in questi casi, se ne era allontanato e aveva fatto perdere le sue tracce.

Dall'inizio dell'anno, dunque, il freddo ha già fatto tre vittime. La mattina di Capodanno, infatti, il cadavere di un uomo di 31 anni, originario di Messina, era stato scoperto alla periferia di Modugno, in provincia di Bari, in un cunicolo di un sottovia che l'uomo utilizzava da tempo come rifugio per la notte.

"Non è il freddo che uccide le persone della strada. E' lo sbocco complesso delle difficoltà della vita sulla strada: violenza, logoramento, umiliazione, disumanizzazione", ha detto alcuni giorni fa il presidente dell'associazione francese Collettivo dei morti sulla strada, Christophe Louis.

Per i senzatetto, sottolinea l'associazione, la speranza di vita è appunto fissata sui 50 anni, in un paese, la Francia, in cui è più di 80: 77,2 per gli uomini, 84,1 per le donne. E i Sdf, come li chiamano in Francia, ovvero 'Senza domicilio fisso', muoiono in estate e in inverno: il freddo non è che uno pericoli che i barboni si trovano ad affrontare quotidianamente. Ci sono la cattiva alimentazione, l'assenza di cure, il logoramento del corpo a causa del vagabondaggio, un sonno discontinuo per timori di aggressioni, la violenza. "Per strada - ha sottolineato Louis - la gente si consuma, si logora, giorno dopo giorno".

 Doriana Goracci    - 02-01-2008
ASSOLUTO DEGRADO


Chissà se qualcuno parlerà di lei, lassù, al Campidoglio, gli Amanti dell'Africa...Leggo oggi che Kebe Peinda Gotha, 41 anni, è morta prima che l'anno finisse, nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio. Il 7 dicembre scorso si era data fuoco per protesta a Roma davanti al Campidoglio mentre il presidente del suo Paese, il senegalese Abdoulaye Wade stava visitando la sede del Comune. Mi viene in mente la signora Segolene, nata a Dakar, quella che viene chiamata zapatera francese, ripenso a Grillo che proponeva: " uno scambio tre per uno ai francesi: Bindi, Turco e Santanchè per Ségolène Royal". Sembrano battute volgarotte, lo sono, come ce ne sono di più eleganti, anche nei contenuti, che circolano quì a Roma. Alla fine dell'anno, il signor Marco Daniele Clarke, assessore, ha segnalato che a pochi metri dal ministero degli Affari Esteri,si vedono da un po' di tempo camper di nomadi, protesta e dichiara : "uno spettacolo di assoluto degrado".
Sembra che la politica maschia e rude, non abbia tempo, in certi casi per donne stranieri omosessuali, ha tempo per fare altri conti come ad esempio che gli immigrati hanno spedito per le feste a casa 4, 4 miliardi, che la cifra è raddoppiata in 2 anni, che l'Italia è terza nella Ue, che in testa sono i trasferimenti verso Romania e Cina, che questo è quanto emerge ufficialmente attraverso il flusso dichiarato da banche e principali money transfer, che resta il sommerso dei piccoli intermediari e dei soldi ai parenti.

Quale atroce depressione ha portato Kebe a togliersi la vita con il fuoco? Quale solitudine sconsolata per non credere più alla lotta e alla vita?

Non è mai stato del tutto chiaro il motivo del tentato suicidio, ricordo anche che quel giorno vidi per caso le immagini raccapriccianti in televisione, non avevo visto mai in diretta riprese del genere. Kebe Peinda Gotha aveva chiesto invano di incontrare il capo dello Stato senegalese recandosi all'albergo romano dove Wade soggiornava. Secondo alcune fonti, ad assistere al tentato suicidio c'erano anche il marito e i suoi tre figli. Il gesto, secondo una spiegazione fornita da Alì Baba Faye, senegalese ed esponente della Sinistra democratica nel nostro paese, era diretto contro rappresentanti del partito democratico del paese africano in Italia, di cui peraltro la donna è attivista di rilievo a Brescia. L'occasione è stata la presenza a Roma, proprio in Campidoglio, del presidente senegalese Abdoulaye Wade, che peraltro è imparentato con la donna. "Da Brescia era venuta ad incontrare il presidente - ha spiegato Faye - ma alcuni senegalesi devono aver dato indicazioni per non farla entrare. Da lì è nata la sua rabbia". Nella sala della Protomoteca capitolina era in corso quel giorno un incontro tra il presidente Wade e la comunità senegalese romana e italiana.

Fu il brigadiere Aliberti che raccontò : ''Tutto è cominciato quando abbiamo visto questa donna salire la scalinata di Michelangelo. Io e un poliziotto siamo saliti dietro di lei perchè diceva che voleva buttarsi, abbiamo cercato di calmarla, ma si è gettata a terra sulla scalinata. Poi è arrivato suo marito e l'abbiamo riaccompagnata sulla piazza. Dopo essere stata accompagnata in piazza del Campidoglio, la donna è sparita e poi dopo circa un'ora - ha aggiunto il brigadiere - ho visto nuovamente la signora che si avvicinava alla stessa scalinata. Era tutta bagnata, non sapevo però il motivo. Mi sono reso conto che aveva un accendino in mano e in una frazione di secondo si è data fuoco. Subito mi sono diretto al nostro mezzo, ho preso l'estintore e ho spento le fiamme. Era una torcia umana''. Le sue condizioni apparvero subito gravi, il 70% del corpo risultò ustionato.

Il 20 dicembre i medici avevano sottoposto la donna a un delicato intervento chirurgico per limitare i danni.

Prima che l'anno finisse è morta.

 ilaria ricciotti    - 02-01-2008
Quando si leggono certe cifre è vero che non si ha voglia di festeggiare, ma piuttosto si è incavolati contro i gestori di quel potere, causa di tanto dolore. Nonostante ciò bisogna andare avanti, lottare perchè le cose cambino e soprattutto non bisogna rimanere invischiati in quel pessimismo che caratterizza molti di noi adulti.
I giovani devono sapere come stanno le cose, ma debbono anche sperare in un mondo migliore, e noi adulti non abbiamo il diritto di deluderli e di tarpare i loro sogni sul nascere.

 repubblica Bari    - 04-01-2008
Sul sagrato di una chiesa si è cosparso di benzina e ha appiccato il fuoco. Ha scritto in tre lettere di essere sconvolto dall'idea di non dare un futuro ai suoi figli

"Mi vergogno dei debiti"

E si dà fuoco davanti ai familiari


BARI - Il conto corrente dell'agenzia di viaggi, la Jales di via Amendola 170/13, in rosso. Il nome della società, ritenuta "a rischio elevato", finito sul bollettino dei protesti quindici giorni prima di Natale. L'impossibilità di far fronte ai debiti a testa alta, le rate del mutuo da pagare per non perdere la casa. Un matrimonio che credeva naufragato. E la vergogna, nelle giornate di festa diventata un macigno.
Vittorio G., un operatore turistico barese di 42 anni, ieri ha deciso di farla finita. Si è dato fuoco. Sotto gli occhi di moglie, fratello, mamma. Sordo alle suppliche, alle promesse, alle urla.

Lo ha schiacciato, come ha scritto nelle tre lettere lasciate ai familiari, il non essere in grado di dare pane e dignità e futuro alla consorte e ai due figli, 8 e 12 anni. E in questi giorni di festa, racconta chi lo conosceva bene, si è sentito ancora più solo, senza appigli, con il buio totale davanti. Lanciato un "messaggio nella bottiglia" - un disperato e allucinato sms alla compagna, storie di fuochi e di stelle comete - si è tolto la vita davanti alle persone a lui più care, sul sagrato della chiesa Sacra Famiglia di via Martin Lutero, a pochi passi dalla sua ormai ex casa al quartiere Stanic. Si è cosparso di benzina e ha appiccato il fuoco. La moglie che era riuscita a trovarlo e a raggiungerlo, seguita dal cognato e dalla suocera, non è riuscita a impedirgli di distruggersi. E non sono serviti i tentativi di soffocare le fiamme a mani nude, ustionandosi le dita. Vittorio G. è morto.

L'uomo, quando era ancora buio, si è messo alla guida della sua vecchia macchina. È andato sotto al condominio dove abita la famiglia - lasciata sei mesi fa, accampandosi a dormire prima nella traballante agenzia di viaggi e poi dalla nonna paterna - e ha attuato il piano ruminato per giorni. Sceso dall'auto, ha imbucato le lettere indirizzate a moglie, mamma e fratello: "Non sono stato in grado di darvi una vita dignitosa". Ha guidato fino alla chiesa del rione. Si è fermato. Ha poggiato sul cruscotto dell'auto la patente, una foto del padre, il passaporto. E alle sei ha inviato un sms alla consorte, la donna che credeva perduta. "Una stella cometa mi porterà via. Oggi toglierò una vita alla Terra", ha scritto, lasciandole intuire dove era diretto.

La moglie ha capito che stava per succedere l'irrimediabile. Ha chiamato il cognato ed è corsa sul sagrato della parrocchia, raggiunta dalla suocera. Per fermare l'uomo sull'orlo dell'abisso, con i vestiti impregnati di benzina e gli accendini nelle mani, non sono bastate le promesse, le lacrime e, dopo, il gettarsi addosso a lui e al fuoco. Pochi minuti più tardi è toccato ai poliziotti delle Volanti coprire il corpo. E rimettere assieme i frammenti di una esistenza andata a pezzi. I debiti. Il mutuo. I tre assegni scoperti, roba da 8.307,40 euro, 400,50 e 199,90. Trenta-quarantamila euro che non aveva. Il disamore. "Non era in balia degli strozzini né della rata "impazzita" per la casa - dicono in questura - Un uomo della sua età, pieno di energie e di progetti, poteva farcela a rimediare".

LORENZA PLEUTERI

 Grazia    - 04-01-2008
E' vero ... Ilaria ... noi adulti non abbiamo il diritto di tarpare i sogni dei/le nostri/e figli/e (perché è di loro che stiamo parlando ... no?) sul nascere.

Ma è verò, però, (come dicono i "commentatori" alla Vespa) che - quella attuale - sarà la prima generazione a stare peggio di quella precedente.

E qualche domanda - e perché no? - qualche responsabilità politica bisogna pur indicarla.

Ed è quello che, nel suo piccolo (leggasi la splendida nota di Giuseppe Aragno), questa rivista si propone di fare.

Bentornata tra noi e ... splendido 2008

 ilaria ricciotti    - 05-01-2008
Ti ringrazio per gli auguri , che naturalmente contraccambio, ma, cara Grazia, ancora non capisco perchè ogni volta che uso qualche congiunzione avversativa nei confronti di un articolo, debba subito essere ripresa e soprattutto interpretata in modo diverso da quanto scritto.
Alla faccia del "benvenuta tra noi!"
Purtroppo la comunicazione tra noi lascia molto a desiderare!