La dittatura soffice
Michele Bonicelli - 17-12-2007
Quando pensiamo ad una dittatura ci vengono in mente immagini di stadi pieni di oppositori, di arresti e torture, di giornale e partito unico. Per questo respingiamo istintivamente l'accostamento tra l'odierna "democrazia" italiana e un termine così forte. Eppure, se guardiamo in modo più approfondito la realtà possiamo scorgere alcuni tratti distintivi che dovrebbero preoccuparci. Innanzitutto l'informazione. Viviamo in una società della comunicazione e il fatto che l'Italia sia a poco a poco sprofondata al 79° posto nella specifica classifica mondiale sulla libertà di stampa redatta dalla "House of freedom" è già molto significativo. Siamo messi peggio della Mongolia e al pari del Botswana.
Ma pochi si curano di questa situazione, le edicole sono piene di giornali e la TV strabocca di notizie. Certo ma quali notizie? La notizia dei risultati dei test PISA 2006 che hanno visto la retrocessione della nazionale degli studenti quindicenni dal 26° al 37° posto è scivolata tra i media come una perturbazione estiva. Nel 2003 la Germania si era piazzata al 18° posto e questo aveva dato vita ad un profondo dibattito tra scuole, governo e famiglie con l'effetto di farla risalire quest'anno al 13°. Non che si debba essere vittime dell'ansia da prestazione ma pensate cosa sarebbe successo se lo stesso fosse accaduto alla nazionale di calcio. Pagine di dibattito, ore di discussione. Ma l'istruzione non è apparentemente un problema, ovvero lo è ma la dittatura soft lo risolve nel modo più efficace: non parlandone. E' molto più comodo puntare il dito sul bullismo o sui cellulari. Ma discutere seriamente sul perchè di questo disastro educativo generale, sul fallimento dell'autonomia scolastica che permette risultati assolutamente disomogenei, è troppo doloroso e potenzialmente destabilizzante, meglio nascondere i dati sotto il tappeto. In questo insabbiamento ci stanno tutti i colpevoli: Partiti, Sindacati, Intellettuali e Boiardi di Stato che naturalmente ben si guardano da sputare nel piatto dove mangiano, esattamente come fecero sotto la dittatura fascista quando dovettero giurare fedeltà al regime nel 1931.
Irricevibili, ancorchè significative, le poche dichiarazioni dei politici sui risultati dei test PISA: per Elisabetta Gardini , portavoce di FI ed ex soubrette che si è fatta notare in questa legislatura per "essersi sentita stuprata" causa condivisione del bagno con Vladimir Luxuria !!!, "stiamo scontando gli anni di barricate contro la Moratti". Ancora peggio l'ex capo scout e specialista di medicina interna Beppe Fioroni: "dico solo che le rilevazioni Ocse sono del maggio 2006, per questo non replico". Perchè evidentemente dopo un anno e mezzo delle sue illuminanti circolari sull'aria fritta le cose sono molto migliorate. Infine Alba Sasso, che dovrebbe intendersene un po' di più dei personaggi sopracitati, comprensibilmente estranei al mondo scolastico, se la prende con le scuole private che raggiungono risultati peggiori di quelle pubbliche. Della serie: con qualcuno dobbiamo prendercela.
Però nessuno parla, tranne un breve accenno del Sole 24, del dato più inquietante e cioè dell'abisso tra i risultati del nord, con il Friuli vicino alle medie di Canada o Giappone (tra i primi 5 al mondo) e la Sicilia, più di 100 punti sotto, a livello di Turchia o Uruguay. E non mi si venga a tirar fuori la questione economica perchè gli organici e le spese delle scuole meridionali sono forse anche maggiori di quelle del nord, oberato inoltre dalla presenza di 11% di alunni extra-comunitari. Allora c'è proprio qualcosa di marcio a livello organizzativo e dell'autonomia che permette di sguazzarci dentro. Risultato? Meglio non parlarne così il problema è già risolto.
Ieri [venerdì scorso - ndr] sono stato a Vicenza per la manifestazione contro l'allargamento della base USA Dal Molin. Eravamo in 80-100 mila ma la notizia non è stata riportata da nessuno dei grandi media televisivi o giornalistici. Anche qui il problema non esiste, desaparecido, perchè Napolitano è appena stato a Washington a rassicurare gli amici yankee, un po' come faceva 50 anni fa con Kruscev dopo i fatti ungheresi.
Proprio nella figura di questo burocrate buono per tutte le dittature e finito a fare il presidente della Repubblica si può fotografare quel misto tra asservimento e omertà che ha trasformato l'Italia in una dittatura soft. Sarà proprio lui la vestale bipartisan che celebrerà tramite il patto di ferro Veltroni-Berlusconi la fine del pluralismo.
Chi ha letto "Gomorra" e "La casta" potrà avere ulteriori elementi per giungere a queste conclusioni.
Ma no, dai, cosa dici, l'Italia è una solida Democrazia!!
In verità anche sul funzionamento del sistema elettorale basta scavare per trovare del marcio. Se avete seguito l'affaire Deaglio qualche dubbio sulla trasparenza delle elezioni dovrebbe esservi venuto. Ma si sa quelli sono facinorosi. Però quando leggete che Luca Ricolfi, docente universitario e direttore della rivista di analisi elettorale "Polena" (ebbene sì, esiste anche di questo in Italia) afferma testualmente nel libro "Nel segreto dell'urna (analisi delle elezioni politiche 2006): "non sappiamo ancora chi ha vinto le ultime elezioni politiche" beh, qualche dubbio sulla democrazia italiana potrebbe anche venirvi.
Veramente se guardiamo cose vanno le cose in USA o in Russia ci sentiamo subito in buona compagnia... e si sa: mal comune, mezzo gaudio.
Comunque avanti tutta! Tanto è Natale, i TIR hanno ripreso a inondare i supermercati di merci inutili, abbiamo 400 canali televisivi, che dicono tutti le stesse cose, e chissenefrega se dalle basi italiane partono bombardieri tanto vanno a massacrare dei terroristi. Quando abbiamo mangiato noi hanno mangiato tutti; e dove è poi tutta questa dittatura? Occhio non vede...cuore non duole.
Buon natale
Miha

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