Cronaca di un sabato mattina
Gianfranco Amodeo - 03-12-2007
Non vuole essere una profonda analisi sul ruolo degli insegnanti o dei responsabili. Solo cronaca.
Il sabato entro verso le 12. Ma arrivo sempre una mezzoretta prima. Passo sempre, come prima cosa, nella stanza dei server della mia scuola, per vedere se tutto è ok. Sono sempre molto sereno nel fare ciò dato che ho un collaboratore molto bravo e pratico, nonchè un collega coscenzioso e tenace. Ah, dimenticavo, nella mia scuola ho la mansione di network administrator. Lavoro che cerco di svolgere al meglio, pensandolo come servizio collettivo piuttosto che come lavoro da fare in quanto retribuito (sono 60 ore/anno prelevate dal fondo d'istituto, circa 350 euro!). Dimenticavo che sono circa 300 pc, otto server, fibra ottica, wifi, rame e chi più ne ha più ne metta. Sembra la Fiat)
Trovo i due un pò preoccupati. Stanno lavorando sul server dell'amministrazione, in cui hanno montato un nuovo streamer tape per fare i backup. Il server ovviamente è aperto e sconnesso: l'amministrazione è ferma. prima il backup veniva fatto con dischi da 100 mega. Ora l'unità regge nastri da 40-70 Gb. Un passo enorme in avanti.
Ma il fetente non vuol sentirne di funzionare. Va bè, rimbocchiamoci le maniche. Notiamo che è una stupidaggine, cosa che avviene o si fa sempre di sabato verso le 12. Tutti già pensiamo al weekend, server compreso. Insomma il nastro parte. Non so se per merito mio o perchè il server ha avuto terrore di me o perchè ai miei colleghi è venuta l'illuninazione giusta.
Mentre stiamo collegando il server per rimetterlo in esercizio, sento dall'altoparlante della scuola che comunica, essendo la mia classe assente, che devo fare una supplenza in una prima, credo E o G, non ricordo bene.
C'è ancora da fare due cose sul server, abbastanza importanti: la prima è decidere la nuova politica di backup (completo, incrementale, misto) e cancellare il vecchio scheduling. E' importante anche perchè è sabato ed il backup completo è consuetudine farli di domenica, con macchina sgombra.
Decido di dire se mi possono sostituire per la supplenza, ma l'incaricato mi dice che non è possibile. Mi mandano a chiamare dalla presidenza, per farmi un cazziatone, credo. Ci vado, ma prima che il dirigente o qualcuno che stava li inizino a parlare, li invito a venire nella stanza del server per vedere cosa stiamo facendo. Scende il vicepreside, alquanto apparentemente imbarazzato, ma ribadisce che devo andare a fare la supplenza, dato che, pur essendoci colleghi liberi, non possono farla per complicati problemi di regolamento.

A questo punto incomincio a veder nero. So perfettamente che molto probabilmente è mio dovere di servizio andare dove mi si dice di andare. e che quindi la supplenza (meglio dire bidellonaggio) ha il sopravvento. Ma mi accorgo di non essere ormai tanto lucido, reduce anche come sono da un venerdì passato a letto con la febbre.
Vado in presidenza e comunico di non sentirmi bene. Me ne torno a casa, nel mio letto.

Guai a mettersi in mezzo. Guai a dare una mano, specialmente per 350 euro all'anno. Molto meglio essere allineati, coperti, anonimi e compiacenti. Si evita pure, ma non ne sono affatto sicuro, di far parte della schiera di insegnanti affetti da patologie psichiatriche (vedi studio Getsemani).

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 Pierangelo    - 03-12-2007
Te lo dico da docente di materie tecniche. Se abbiamo scelto di fare gli insegnanti, piuttosto che lavorare nelle aziende (dove abbiamo lavorato nel passato), non è stato certo per ripiego, ma perché ci intrigava il poter lavorare con e per i giovani e perché nulla vale quanto "la libertà di insegnamento" rispetto al bacio della bandiera aziendale, che poi quando non servi più dei baci si dimentica.

Fare supplenza è una palla, concordo con te. Ma noi non stiamo in quell'edificio per occuparci di backup, server, streaming tape e stronzate varie, che si rivolgessero a una ditta e pagassero quel che c'è da pagare, mica 350 euro. Siamo lì per stare coi ragazzi.

Il burnout è prima, se il momento gratificante è con le macchine, piuttosto che con le persone.

 Giovanni Amodeo    - 04-12-2007
Ti posso assicurare che in classe ci vado più che volentieri. Del resto ho scelto di stare a scuola dopo anni di lavoro in un'azienda petrolchimica. Il punto è che le mie competenze pensavo potessero far risparmiare soldi da spendere meglio, ad esempio nelle attività di recupero o nell'acquisto di materiale didattico o altro ancora.... Il punto, ancora, da mettere in evidenza è sul ruolo che devono avere coloro che sono stati scelti per svolgere mansioni particolari, spesso messi in difficoltà da regolamenti troppo rigidi e spesso applicati in modo poco trasparente.
Non sempre uno si "rifugia nell'hardware" per nascondere il proprio burn-out!

 VM    - 06-12-2007
... perchè non vieni da noi?!
Qui quello che fai tu, più una serie interminabile di altre cose, è fatta sempre da uno stesso collega, ed è sempre lui a essere sostituito, ogni volta. E quante volte!
Ci uscirebbe lo stipendio per un'altra persona (cosa che mi sembra più giusta) e lui potrebbe dedicarsi alla didattica (cosa che mi sembra altrettanto giustissima e necessarissima)... e invece no.
O tempora, o mores!
Cioè, temporeggi o muori!
(scusa il tu: mi è venuto spontaneo)