Riparliamo di scuola 4
Roberto Renzetti - 01-12-2007
Parte quarta

Andando oltre si afferma che:

Indicare i processi di alfabetizzazione culturale comuni all'intero sistema scolastico italiano - in termini di conoscenze e di competenze - è compito del centro, cui compete stabilire i principali assi culturali del curricolo, le discipline che ad essi si riferiscono, le competenze da sviluppare. Spetta poi ad ogni istituzione scolastica meglio specificare gli obiettivi da raggiungere [...]

e la cosa o è detta molto male o risulta una contraddizione in termini perché se gli obiettivi da raggiungere sono definiti a livello di singola scuola, non si capisce bene come organizzarli in un progetto nazionale. Scrivono, in una seconda lettera al ministro, i portavoce del manifesto dei 500:

Per attaccare i principi della scuola pubblica la Moratti, si sa, aveva dichiarato guerra ai Programmi Nazionali e per farlo aveva cercato di accattivarsi quegli insegnanti che trovano comprensibilmente ingiuste le indicazioni pedagogiche o ideologiche in essi presenti. Anche voi ammiccate nello stesso modo: "Il programma descrive una lista di obiettivi definiti centralmente ed a prescindere da ogni riferimento alle realtà locali. Ad essi il docente deve riferirsi ed applicarli nel suo insegnamento. (...) Agli insegnanti si chiedeva di essere buoni esecutori di un testo elaborato altrove". Nella nostra prima lettera citavamo un passaggio dei programmi nazionali dell'85 per la scuola elementare: "E' opportuno che il fanciullo nel quinquennio della scuola elementare pervenga ad una visione sufficientemente articolata dei momenti significativi della storia connettendoli in un quadro cronologico a maglie larghe. In particolare saranno oggetto di approfondimento i fatti, gli avvenimenti, i personaggi che hanno contribuito a determinare le caratteristiche civili, culturali, economiche sociali, politiche e religiose della storia d'Italia, con specifico riferimento al processo che ha condotto alla realizzazione dell'unità nazionale, nonché delle conquiste della libertà e della democrazia". Potremmo scegliere molte altre citazioni simili. Con centinaia di migliaia di persone che hanno preso posizione per il ripristino dei Programmi dell'85 vi chiediamo una risposta: in che cosa questi passaggi sarebbero "costrittivi"? In che cosa si chiederebbe agli insegnanti di "essere buoni esecutori di un testo?". In che cosa non rappresentano proprio quel territorio culturale comune all'interno del quale si esercita la libertà di insegnamento? Viceversa voi scrivete che nella logica delle Indicazioni Nazionali trovano ascolto le "culture" locali, e le "specifiche esigenze delle famiglie e del territorio". Inoltre scrivete che le scuole definiranno queste "culture". Le scuole, vi chiediamo? Questo significa che programmi e "curricoli" verranno votati nei collegi docenti e nei consigli di istituto... Si tratta quindi di mettere ai voti le "identità culturali"? Si tratta di sottoporle alle pressioni dei dirigenti e di coloro che sanno imporsi? E quale fine riservate alle "identità" che perdono? Si "rifaranno" alla prossima occasione? E' questa l'idea di democrazia che coltivate, un misto di campionato calcistico e di imposizione dogmatica di qualcuno su altri? Voi scrivete persino che "...la professionalità è dunque fortemente valorizzata e responsabilizzata poiché la comunità professionale è chiamata ad assumersi... una peculiare idea di scuola". Solleviamo il velo di fumo: vi rendete conto di quello che scrivete? Molti insegnanti potrebbero quindi essere costretti a chiedere il trasferimento perché la loro scuola adotta un POF con una "peculiare idea di scuola" differente dai loro pensieri? Volete scuole con indirizzi pedagogici diversi, o anche scuole di cattolici, altre di islamici...? Scrivete poi che i curricoli definiti scuola per scuola dovranno basarsi "sulle risorse disponibili". Pensiamo che voi conosciate bene la situazione delle scuole: sempre meno insegnanti, tagli di fondi sempre più preoccupanti, mancanza di fondi per le supplenze, classi intasate di alunni, mancanza di insegnanti per i portatori di handicap, chiusura dei laboratori di recupero, abolizione delle compresenze... In questa situazione la vostra proposta non può che portare a due strade: o le famiglie verseranno contributi sempre più importanti, quelle che potranno permetterselo, oppure molte scuole abbasseranno il livello dei programmi per adeguarsi alle "risorse disponibili"! [...] Certo non vi sarà sfuggito che mentre voi scrivete queste cose il Parlamento vara le legge Bersani che decreta proprio la possibilità per le scuole (con famiglie di un certo tipo) di cercarsi finanziamenti privati... E' un fatto: i vostri documenti e i vostri principi vanno esattamente in questo verso.
Più oltre la Commissione si occupa di disquisire su contenuti e competenze, sostituendo i secondi con i primi. Se non si dice di più ci si spaventa perché la persona è teoria e pratica e la seconda senza la prima fa dei servi docili. Cosa volevate dire ? Affermate poi di mettervi in continuità con Berlinguer - De Mauro, ed addirittura con Moratti. Con ciò tutti coloro che per anni si sono battuti contro questa scuola sono messi ad un angolo per le liberiste aspirazioni dei democratici e clericali. Richiamare Berlinguer - De Mauro poi ? Quelli della riforma disgraziata dei cicli mai entrata in vigore ? Leggiamo dai 500 alcune cose che tale riforma prevedeva.
Per esempio ricordiamo che l'obiettivo di leggere e scrivere passava dalla classe prima alla "prima e seconda"; ricordiamo che alla fine della settima classe (le legge accorpava elementari e medie tagliando un anno) si prevedeva solo una "parziale autonomia nella gestione del processo di scrittura", mentre veniva eliminato lo studio delle principali strutture sintattiche; ricordiamo che veniva abrogato ogni riferimento a "testi di alto valore letterario" e alle "opere di fondamentale importanza per la nostra lingua" (come era invece nei programmi); ricordiamo che in matematica spariva dai primi cinque anni l'avvio ai numeri decimali (ognuno era libero di farlo o meno), spariva l'insegnamento delle proprietà delle operazioni, veniva banalizzato lo studio delle frazioni (ridotto a "comprendere il significato delle frazioni"), sparivano le espressioni alle medie, sparivano le semplici equazioni...; ricordiamo che in storia lo studio vero e proprio cominciava persino in quinta, al termine della quale non si arrivava nemmeno ai Greci (peggio della Moratti)! Per la settima (dopo la quale si andava alle superiori!) non si prevedeva nemmeno lo studio degli ultimi due secoli, ma si parlava invece di "formazione degli Stati regionali italiani", mentre si cancellava l'Unità d'Italia! In geografia, poi, spariva del tutto ogni riferimento allo studio sistematico dell'Italia, dell'Europa e del mondo e ognuno avrebbe potuto fare quello che voleva: è questa la strada che si vuole riproporre con i curricoli scuola per scuola?
E' a queste "competenze" generiche che vi riferite?
In una scuola in cui arrivano bambini da ogni parte del mondo e in cui i bambini, tutti, sono confrontati con una realtà sempre più planetaria, vi rifiuterete di ripristinare la storia del colonialismo e delle lotte per l'indipendenza, oppure l'influenza della storia araba o di altri popoli sulla nostra cultura, o, ancora, della geografia dell'Europa, dell'Africa, dell'Asia?
Lo ribadiamo: come si può parlare di multiculturalismo e non affrontare la Rivoluzione francese con i suoi principi di "égalité, fraternité, liberté", oppure le lotte per la liberazione dal fascismo e dal nazismo?


E si può proseguire con aumento di depressione o di arrabbiatura (2). Vi è un indirizzo di fondo che emerge: la scuola pubblica deve essere dequalificata, anche se si utilizzano espressioni che sembrerebbero affermare il contrario. Deve emergere in essa un indirizzo culturale dato dalle autorità. A margine, ma loro non lo dicono, si tagliano i fondi in modo intollerabile, si immette in ruolo qualcuno solo perché vi è un esodo dall'insegnamento (e comunque gli immessi in ruolo sono molti meno di coloro che vanno in pensione se si sono fino ad ora perse circa 40 mila cattedre a fronte dell'aumento del numero di alunni). Si chiudono e si accorpano scuole. Si tagliano (e da qui si capisca come funzionano i cattolici con i quali abbiamo a che fare) tutti i sostegni all'handicap (se si tiene conto che le scuole confessionali non vogliono handicappati, si capisce il senso profondo di questo mondo di interessi). A fronte di tutto questo vi sono ancora gli intollerabili privilegi dei professori di religione, che sono solo 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo (a scapito degli altri, magari mamme di quella famiglia che al family day non è rappresentata), grazie a una rapida e ridicola serie di concorsi di massa inaugurati dal governo Berlusconi nel 2004 e proseguita dall´attuale (senza che Alba Sasso, che si era sbracciata durante il governo Berlusconi - Per risolvere il problema degli insegnanti di religione, si vanno a intaccare i diritti degli altri insegnanti -, abbia detto nulla). Costoro, scelti dal Vescovo al di fuori di ogni graduatoria, hanno stipendi più alti degli insegnanti ordinari anche se possono avere un solo alunno per classe. Non solo: lor signori non perderanno mai il posto perché, per grazia divina che solo a loro è dovuta (ed a chi altri sennò), potranno passare ad altro insegnamento. La cosa è anticostituzionale ed i nostri politici l'accettano come voto di scambio. Ma nessuno prende i forconi.


Note

(2) Il documento completo delle indicazioni nazionali si trova a questo indirizzo



Qui la prima parte

Qui la seconda parte

Qui la terza parte


continua

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