La memoria ... selettiva
Grazia Perrone - 30-10-2007
Dallo Speciale Il tempo e la storia



I nazionalisti - scrive Hugh Thomas - si dedicarono alla "pacificazione" sistematica del nord della Spagna soltanto dopo la conquista definitiva di Gijon Aviles. Il 21 ottobre 1937, dunque, segna la fine della guerra al nord e l'inizio del massacro. [1]

Non si ha un quadro esatto delle esecuzioni sommarie che ne seguirono ma alcune (e mai smentite) fonti parlano di undicimila uccisioni nel solo mese di dicembre 1937: tra i fucilati si registrano parecchie donne e 16 ecclesiatici [2] colpevoli - come gran parte del clero basco - di essersi schierati a favore della Repubblica contro il "golpista" Francisco Franco.

La condanna a morte fu comunicata agli interessati pochi minuti prima di essere eseguita, sicchè essi non ebbero nemmeno il tempo il tempo per prepararsi al passo estremo.

Tutti furono sepolti in fosse comuni, senza bare, senza funerale, senza registrazione anagrafica. Uno di essi era un frate carmelitano; gli altri sacerdoti i quali evidentemente - parafrasando le parole del Papa - " non erano abbastanza fedeli a Cristo e alla sua Chiesa ". [3]

I nomi più illustri erano: Joaquin Arìn, arciprete della parrocchia di Mondragòn, sessantenne, e padre Aristimuno, autore di importanti opere sulla civiltà basca.

Non mi risulta che - tra i 498 nuovi "beati" proclamati da papa Benedetto nell'anniversario della "marcia su Roma" - vi sia un solo prelato basco.

Le "omissioni" e le "coincidenze" storiche, in questo caso, pesano.

[1] cfr. Hugh Thomas - Storia della guerra civile spagnola - Einaudi - 1961 - capitolo 62° pagg. 507/514

[2] O forse 20 ... dal momento che altri quattro corpi non identificati, ma probabilmente di ecclesiatici, furono scoperti a Vera, in Navarra. Cfr. H. Thomas - opera già citata pag. 509.

[3] (...)"I nuovi beati spagnoli sono stati ricordati successivamente anche dal Papa durante la celebrazione dell'Angelus: "I 498 martiri uccisi in Spagna negli anni '30 del secolo scorso sono uomini e donne diversi per età vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa ", ha detto Benedetto XVI.(...)" da Repubblica

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 la Stampa.it    - 29-10-2007
Spagna, il martirio dei santi peccatori

La guerra ai rossi come nuova Crociata: un manifesto dei nazionalisti franchisti del 1936-39



Beatificazione di massa, decisa dal Papa, per 498 sacerdoti e laici uccisi nella Guerra civile. Ma davvero tutto può spiegarsi con i “crimini del comunismo”?


Nei tre anni (1936-1939) in cui infuriò la guerra civile spagnola la violenza non risparmiò nessuno e le efferatezze furono distribuite a piene mani da entrambi i contendenti. Perché ci si uccida tra spagnoli e spagnoli (ma anche tra italiani e italiani, tra francesi e francesi) occorre un surplus di ferocia rispetto alle guerre «normali» tra Stati. Fu così anche in Spagna. In generale, però, il «terrore rosso» fu - almeno in linea di principio - condannato e represso dalle autorità civili e militari, dalla direzione e dai quadri del Partito comunista spagnolo, così come dalle istituzioni dirigenti degli anarchici della Federazione anarchica iberica (Fai) e della Confederazione nazionale del lavoro (Cnt). Da parte dei franchisti, invece, il massacro dei «rossi» rientrava in una sorta di missione civilizzatrice come quella che aveva ispirato le crudeltà delle spedizioni coloniali in Marocco. Le truppe spagnole schierate con Franco avevano stroncato la resistenza marocchina mediante stragi e esibizioni dei cadaveri.

Nella Spagna della guerra civile questa tecnica di combattimento divenne un progetto politico: «Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere...», diceva Gonzalo de Aguilera, l'addetto stampa di Franco, «il nostro programma consiste nello sterminio di un terzo della popolazione maschile spagnola. Così il paese sarà ripulito e ci difenderemo dal proletariato». La Chiesa spagnola appoggiò senza riserve questo tipo di guerra, interpretata come una nuova Cruzada contro gli infedeli. I franchisti presero l'abitudine di gettare i nemici nelle «discariche» delle fosse comuni; in Galizia, nelle Asturie, in Andalusia decisero anche di non registrare all'anagrafe i morti repubblicani, mettendoli così simbolicamente al bando dalla nazione. Non a caso usavano il termine limpieza, in cui c'è proprio la metafora del cadavere=rifiuto da smaltire. Contemplando questi scempi (ai quali si adeguarono anche i repubblicani), George Bernanos amareggiato osservava: «La guerra di Spagna è una fossa comune. La fossa comune dove imputridiscono i principi veri e quelli falsi, le intenzioni buone e quelle cattive». Oggi, quelle fosse comuni vengono riaperte insieme a ferite che il tempo non riesce a sanare. È una memoria inquieta quella della Spagna, una memoria che sta trovando un suo approdo legislativo con la «Legge sulla Memoria Storica» che condanna il franchismo e intende ridare dignità alle vittime attraverso la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni. Il provvedimento suscita tutte le perplessità che accompagnano da sempre la pretesa di uno Stato di sancire per legge una verità storica. In Spagna, però, si tratta ora di recintare una memoria pubblica fondata sulla libertà e sulla democrazia che non può non fare i conti con la dittatura e la tirannia del regime franchista.

In questo senso, tutto politico e molto poco ecclesiastico, bisogna leggere la scelta della Chiesa di beatificare 498 sacerdoti e laici uccisi dai repubblicani negli anni 30: una cerimonia di massa con più di un milione di fedeli che saranno trasportati a Roma. Perché questa imponenza, questo gigantesco rito collettivo? Certamente la violenza anticlericale fu parte integrante della ferocia di quella guerra: circa 6800 tra preti, frati, monaci e suore furono uccisi. Da dove scaturì quella rabbia?

Veramente tutto può spiegarsi con i «crimini del comunismo»? Puntualmente, in molti episodi di crudeltà, sembra piuttosto emergere l'utopia millenaristica e contadina del «mondo alla rovescia»: Cristi, Vergini, santi venivano decapitati, accecati, trascinati per i piedi lungo le strade, prima di ardere nei falò, o essere condotti nella stalla o nel porcile, camuffati con abiti burleschi, messi di sentinella con scope o bastoni. Altre volte il popolo si abbandonava a carnevalesche parodie di riti liturgici, processioni farsesche, pantomime di episodi evangelici. Ci fu molta spontaneità popolare accanto a una forte impronta di lotta di classe.

In questo senso c'è un episodio significativo da raccontare: il 12 agosto 1936, dal villaggio di Vallecas furono prelevati 300 detenuti franchisti per essere fucilati; arrivati in aperta campagna, furono divisi in gruppi di 12 e così fecero anche i miliziani: 12 fucilatori per 12 fucilati. A un certo punto la macabra sequenza si interruppe; uno dei prigionieri mostrò le sue mani callose da lavoratore; i fucilatori guardarono le mani dei fucilati, li riconobbero come fratelli di classe e li risparmiarono; in compenso, nel primo gruppo di 12 era stato riconosciuto il vescovo di Jaèn: quando fu dato l'ordine di fare fuoco, tutti e 12 i miliziani spararono sul sacerdote che cadde crivellato di colpi mentre gli altri 11 restarono illesi.

Si avvertì insomma il peso di una cultura popolare anticlericale profondamente radicata, dovuta alla particolare posizione temporale costantemente mantenuta dalla Chiesa cattolica spagnola, sempre identificatasi con il potere e con l'oppressione, sempre legata agli interessi dei proprietari terrieri e degli strati più ferocemente reazionari. Su queste complicità la «beatificazione di massa» può stendere il velo della santificazione ma non quello dell'oblio.

GIOVANNI DE LUNA

 dalla rete    - 29-10-2007
Beati franchisti: Ratzinger concede gli onori dell'altare a 500 "martiri" della guerra civile spagnola

Sempre più sul piede di guerra la Chiesa spagnola, alla vigilia della beatificazione di ben 498 nuovi martiri della guerra civile. La cerimonia si terrà il prossimo 28 ottobre a Roma, in piazza San Pietro, dove, per l’occasione, stando a quanto annunciato dai vescovi spagnoli, confluirà oltre un milione di pellegrini: una prova di forza che dovrebbe lanciare un forte segnale al governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero (Adista).

La maggioranza di centro-sinistra che sostiene il primo ministro spagnolo sta infatti per approvare la legge della memoria storica, che riconosce le vittime del regime franchista e dichiara "illegittime" le sentenze pronunciate durante la dittatura. La proposta, fieramente avversata dall'opposizione del Partito Popolare, che teme possa riaprire "vecchie ferite", costringerà, tra le altre disposizioni, tutte le istituzioni pubbliche e private a rimuovere i simboli e le decorazioni risalenti al periodo della dittatura, sotto la pena di vedersi sospese sovvenzioni e aiuti pubblici.

Il portavoce della Conferenza episcopale spagnola, mons. Juan Antonio Martinez Camino, ha negato recisamente che la coincidenza della beatificazione di massa con il dibattito sulla legge della memoria storica sia stata voluta: "La Chiesa - ha dichiarato - lavora secondo il suo proprio calendario, che non è dettato da nessuno, tanto meno dal calendario politico". La beatificazione, ha aggiunto, "non è un gesto contro nessuno, non si cercano colpevoli, né si vogliono discutere questioni storiche o politiche". Tuttavia, malgrado le sue rassicurazioni, non è passato inosservato che il 28 ottobre cadrà il 25.esimo anniversario della storica vittoria che consegnò nel 1982 ai socialisti di Felipe González il governo della Spagna.

La Conferenza episcopale spagnola ha precettato la quasi totalità dei vescovi per la kermesse di piazza San Pietro - per il momento, già in 72 hanno annunciato la loro presenza, e ciascuno di loro è stato incaricato di assicurare una significativa partecipazione da parte della propria diocesi. La cerimonia sarà presieduta dal prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il card. José Saraiva Martins e si svolgerà alla presenza di Benedetto XVI, che ha promesso un messaggio di ringraziamento e sostegno per i presenti. Presentando l'evento, i vescovi spagnoli hanno voluto sottolineare che si tratta della proclamazione del numero più alto di beati della storia: un "avvenimento straordinario", spiega ancora mons. Camino, dal punto di vista "quantitativo" e "organizzativo", oltre che "pastorale", ma, ha aggiunto, in nessun modo pensato "per coltivare alcuna megalomania".

Con la cerimonia del 28 ottobre, saranno quasi mille i martiri della guerra civile spagnola riconosciuti dalla Chiesa (977, per la precisione, di cui 11 santi), ma la Conferenza episcopale spagnola non si vuole fermare qui: sarebbero circa 10.000 le richieste di beatificazione arrivate dalla Spagna, praticamente i quattro quinti di tutte le circa 12.700 cause di beatificazione attualmente pendenti in Vaticano.

La particolare interpretazione della storia spagnola è ben spiegata dalla scelta dell’espressione "martiri del XX secolo" per identificare i 498 nuovi beati, "vittime dei totalitarismi" che dominarono l'Europa nel '900: "La persecuzione religiosa che la Spagna soffrì nel ventesimo secolo", spiegano i vescovi, si riflette ancora oggi nel "fondamentalismo laicista" del governo socialista. La preghiera che verrà recitata durante la cerimonia invocherà la liberazione "dai nuovi totalitarismi, come quelli che, sotto diversi segni ideologici, trascinarono nella tragedia interi popoli nel secolo passato". D'altra parte, la Chiesa spagnola era già stata accusata di memoria selettiva lo scorso agosto, quando l'arcivescovo di Valencia, mons. Agustin Garcia Gasco, aveva annunciato piani per costruire un "megasantuario" dedicato - ancora una volta - ai "martiri del '36". Le organizzazioni per la memoria storica, naturalmente, hanno sottolineato come la Chiesa non abbia mai pensato di rendere onore alle vittime di quel regime franchista che aveva apertamente sostenuto. (a. s.)


FONTE







 Redazione    - 31-10-2007
I martiri ... "dimenticati" in due articoli pubblicati sulla stampa spagnola.

Il primo


Il secondo