Una sentenza storica a favore dei buoni scuola
Gianni Mereghetti - 08-07-2002
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato pienamente legittimi i buoni scuola statali a favore delle famiglie povere. Con questa sentenzasi dà alle famiglie disagiate la possibilità di scegliere liberamente la scuola a cui iscrivere i figli, diritto che senza questo intervento spetterebbe solo a chi ha i soldi per farlo, come accade nel nostro paese. Si tratta di una sentenza storica, con la quale la legislazione americana dimostra clamorosamente di conoscere il significato della libertà scolastica, molto più di altre legislazioni che si dicono libertarie e si ritengono avanzate, quando in realtà non fanno che riperpetuare l'ingiustizia di un indistinto egualitarismo. Noi italiani siamo stati appositamente tenuti all'oscuro di questa sentenza, quando invece ci farebbe bene sapere che i buoni scuola non sono un’ingiustizia, ma un diritto, come ha sentenziato la Corte Suprema Statunitense, respingendo il ricorso di alcuni insegnanti dell’Ohio che ritenevano illecita l’iniziativa dello Stato di mettere anche le famiglie povere nelle condizioni di esercitare la libertà di scelta della scuola. Poveri noi, ancora imbrigliati nelle maglie dell’ideologia, quando sarebbe così semplice riconoscere che lo stato deve intervenire economicamente per togliere l’ingiustizia vigente in forza della quale i ricchi possono mandare i loro figli nella scuola che vogliono, i poveri no!


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 Emanuela Cerutti    - 08-07-2002
Non dimentichiamo però i dati raccolti nel 2001 in Lombardia: "Guardando alla composizione per fasce di reddito delle famiglie che hanno ottenuto il buono scuola, si evince che una minoranza di famiglie agiate, in cui è presente non più dell’1 per cento della popolazione scolastica complessiva, ha ricevuto un contributo pubblico superiore a quanto stanziato sotto la voce "diritto allo studio" dalla Regione per i suoi 980mila studenti: i privilegiati sono 11mila ragazzi e ragazze di istituti privati a cui sono andati oltre 15 miliardi di contributi. Ma anche guardando alla distribuzione per classi di reddito delle famiglie che hanno ottenuto il voucher si nota che la maggioranza di esse può essere tranquillamente annoverata tra quelle agiate o decisamente ricche."(da cgil lombardia)

 Gianni Mereghetti    - 08-07-2002
Io credo, ma posso sbagliarmi, che lei confonda diritto allo studio con parità scolastica.
Il diritto allo studio è un intervento che l'ente pubblico fa per rimuovere gli ostacoli economici che rendono difficile o impediscono ildiritto all'istruzione. Il dirittob allo studio deve essere esercitato a favore di tutti gli studenti in difficoltà, qualsiasi scuola frequentino.
Garantire la parità scolastica non è diritto allo studio, ma come dice la sentenza della Corte Suprema Americana è garantire il diritto costituzionale della libertà di scegliere la scuola.
Ma noi non siamo in America evidentemente!