Un pallottoliere per Fioroni
Direttivo Nazionale C.I.P. Comitati Insegnanti Precari - 13-08-2007
Senti un po' da quale pulpito viene la predica. Fioroni, il ministro dell'istruzione, rimprovera a destra e a manca la disaffezione per la matematica. A sentir lui, i docenti non sanno insegnarla e gli studenti non la studiano. Ma nel suo dicastero non va meglio: lì due conti semplici semplici non riescono proprio a farli. Lo sanno bene gli spezzonisti, i precari che più precari non si può.
Di loro il governo Prodi si è avvalso l'anno scorso per coprire le decine di migliaia di spezzoni orari che non bastano a costituire cattedra. Per tanti laureati, specializzati e pluriabilitati è stato un mezzo di sopravvivenza professionale ed economica. Per la scuola una soluzione funzionale e transitoria, ma anche dignitosa equa e trasparente. Troppo semplice per durare.

Ed ecco che nel DPEF per il 2008/11 e nel recentissimo regolamento per le supplenze si sancisce l'attribuzione degli spezzoni orari come straordinario ai docenti in ruolo. Ciò comporta un aggravio di spesa stimato tra il 25 ed il 50%. Infatti, se il compenso annuo per un'ora di lezione dei supplenti è di circa 1.000 euro, quello straordinario spettante ai docenti in ruolo può anche superare i 1.500 euro. Questo divario è imputabile alla retribuzione più alta e più continua di questi ultimi. I docenti in ruolo, infatti, godono di un livello retributivo più alto derivante dalla progressione della carriera e dalla continuità lavorativa che comprende i mesi estivi. I contratti dei precari, invece, sono limitati al solo periodo di servizio effettivo e la retribuzione, anche quando il precariato è ventennale, corrisponde sempre al minimo salariale dovuto ai neo assunti.

Ma c'è di più. L'incentivazione allo straordinario, oltre a produrre un danno per l'erario, accresce il cannibalismo professionale a tutto danno della qualità dell'offerta formativa. Inoltre questa attribuzione di straordinario risulta palesemente illegittima come ha chiarito la sentenza n.622/2007 del giudice del lavoro di Potenza. In essa si ribadisce la priorità dell'art.37 del contratto di lavoro sull'art.22 della legge 448/2001 (prima finanziaria Berlusconi) che, nata per risparmiare, ha fatto spendere di più e procurato solo disfunzioni per l'amministrazione scolastica.

Se l'arte del buon governo sta nell'adottare soluzioni semplici, magari definitive, a problemi complessi, allora la scuola ne è esclusa. Almeno quella italiana.

Così, per errori di calcolo e di scelta, il governo dissipa le risorse del tesoretto. E, per farlo, ripropone addirittura i provvedimenti del governo precedente, incrementando l'ingordigia dei più favoriti a danno dei diritti e delle aspettative dei più precari del comparto scuola.


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