Una domanda
Emanuela Cerutti - 04-08-2007
Non entro nel merito didattico e pedagogico delle Nuove indicazioni per il curricolo, se non per esprimere due sensazioni probabilmente superficiali: di déjà-vu, il che mi fa pensare all'enorme fatica dell'innovare anche in un settore che della ricerca e della sperimentazione dovrebbe fare il suo cardine; e di ancien régime, con quella connotazione di immobilismo che, secondo alcuni storici francesi, lo caratterizza.
Vero è, come mi diceva un collega qualche giorno fa, che alla fine quello che conta succede dentro le classi e dentro il lavoro quotidiano; perchè è lì che si mediano le grandi idee per adattarle alle situazioni concrete e diversissime che abitano la scuola. E che, quindi, anche queste indicazioni lasceranno il tempo che avranno trovato: verranno lette, interpretate, tagliate e cucite a seconda delle disponibilità e delle sensibilità che dirigenti e docenti avranno voglia di mettere, ancora una volta, in campo. Non riusciranno però, più di tanto, ad ovviare ai "reali problemi" quotidiani. Quelli per i quali non ci sono e forse non ci saranno mai indicazioni sufficienti, perchè, ripeto il forse, più che indicazioni, sarebbe bello avere risorse, opportunità, mezzi concreti per realizzarle.
Ed è proprio sulla concretezza che mi interessa porre la domanda. Una semplicissima domanda di metodo.
Se c'è una cosa chiara nel documento è la sua compattezza territoriale: la scuola alla quale si rivolgono è un continuum logico e cronologico. In particolare per il "primo ciclo" [nella sua articolazione di scuola primaria e secondaria di primo grado, pag.21] i traguardi disciplinari, o meglio i traguardi di sviluppo della competenza seguono una successione ordinata e precisa [al termine della scuola primaria ... al termine della scuola secondaria di primo grado] con tappe intermedie [ terza classe della scuola primaria; quinta classe della scuola primaria; terza classe della scuola secondaria di primo grado].
Un ciclone, nel senso di un grande ciclo che giustifica anche scelte all'apparenza tronche come quelle della riduzione dei contenuti storici, geografici, geometrici ... in realtà da ricollocare dentro una ripristinata continuità.
E' lecito a questo punto sapere che ne è degli insegnanti? E' lecito pensare che si trovino tutti dentro il ciclone, e abbiano pertanto gli stessi orari, gli stessi trattamenti economici, gli stessi titoli e riconoscimenti?
Basta quindi con la differenza tra maestra e professore: tutti professori o tutti maestri, tutti non solo dentro un unico Collegio dei Docenti, come già da tempo avviene, ma, finalmente, dentro un'unica, dichiarata e riconosciuta progettualità processuale, per cui chi viene dopo non potrebbe fare a meno di chi viene prima e viceversa.
Con, finalmente, uno stipendio degno delle responsabilità immense che alla scuola vengono affidate e che le indicazioni sottolineano a chiare lettere:
"La nostra scuola, inoltre, deve formare cittadini italiani che siano nello stesso tempo cittadini dell'Europa e del mondo." [pag.6]
O era solo per dire?

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