Osservare : il primo passo per tutelare
Giuliana De Tata - 20-06-2007
L'insegnamento della Geografia nella scuola contemporanea si carica ogni giorno di più di valenza formativa,per il forte imprinting all'innovazione metodologica , l'efficacia delle tecnologie che la sostengono e la capacità intrinseca ai contenuti stessi disciplinari di interpretare i fenomeni, e non solo quelli di stretta pertinenza,bensì anche quelli che a vario titolo ne invadono il campo per l'accentuata propensione all'interdisciplinarità.
Disciplina ancella delle "materie letterarie", tra cui, a pieno titolo, e già nella definizione, campeggia lo studio della lingua italiana, seguito a ruota da quello della storia, la geografia riesce a ritagliare, da tempi immemorabili,solo sparuti e stringati spazi nel tempo-scuola riservato a detti insegnamenti, quale prodotto di una logica lineare quanto superficiale che non riconosce, non conoscendolo, il valore formativo della disciplina, per il fatto di ritenerla un cumulo di nozioni da quiz televisivo, e come tale, terreno riservato a cultori dell'enigmistica.
La storia della geografia come scienza nasce da lontano, ha subito numerose fasi evolutive nel corso del tempo ed oggi si propone ad addetti ai lavori e non, come depositaria di conoscenze chiave nell'interpretazione del reale e nell'articolazione di progetti capaci di coinvolgere il futuro dell'intera umanità.
Pur tuttavia, un limite alla geografia in quanto disciplina scolastica va riconosciuto: ha bisogno di supporti metodologici e strumentali per essere stimata come veicolo di conoscenza e soprattutto come codice interpretativo di fatti, fenomeni, accadimenti umani e non solo, altrimenti difficilmente spiegabili.
L'osservazione è il primo ed ineliminabile strumento metodologico da offrire agli allievi che approcciano lo studio disciplinare. Osservare vuol dire far cadere sotto la propria vista, organo di senso, tutto, tutto ciò che per ventura o per scelta viene a trovarsi nel raggio d'azione dell'osservatore, vicino o lontano poco conta, perché gli occhi dove non arrivano direttamente, arrivano indirettamente, tramite una stampa, una diapositiva, un filmato, un CD-Rom, una rappresentazione grafica o cartografica, una pagina internet.
Si badi bene che non si tratta solo di un vedere sensoriale, perché la mente è una macchina fotografica e pertanto fa:"clik!!!" ogni volta che un paesaggio, un ambiente degradato, una rappresentazione o una tabella cade sotto il suo...obiettivo, tanto da rimanerne fortemente ...impressionata. E' la memoria allora ad attivarsi, sollecitata dallo scrigno delle emozioni aperto dalle proprietà del fenomeno che si sta osservando, per bellezza o singolarità o per l'interesse e la curiosità che è riuscito a sollecitare.
L'intelligenza fa il resto, a vario titolo e nelle sue varie espressioni: ...."intelligenze multiple", secondo Gardner.
Chiedere "a caldo" le impressioni degli allievi a breve distanza dall'inizio della fase osservativa, è quantomai interessante , e tutto passa attraverso la curiosità per uno specifico elemento di un paesaggio, per un dato impressionante espresso in una tabella, per l'abbigliamento "diverso" dell'aborigeno raffigurato, per il frutto prodotto in un angolo sperduto di mondo ...ed è già conoscenza.

Raffale arrivava da un'altro istituto e l'anno scorso frequentava la quarta classe, sì e no per 4 giorni al mese. Quando c'era, a stento rispondeva:"presente" all'appello. Rifiutava il dialogo con tutti gli insegnanti, non giustificava le assenze ed inutili erano risultati gli inviti (scritti) alla famiglia, per far luce su un caso scolastico ma soprattutto umano, che si configurava come un classico caso di dispersione. Un giorno, fortunato perché Raffaele era presente, accennavo al "terziario informale", settore economico tanto diffuso nelle aree meno sviluppate del pianeta e facevo come di solito dei paralleli con analoghe attività ...commerciali praticate anche in Campania e, in specie, in particolari quartieri di Napoli. Molti chiedevano dettagli e riferivano esperienze anche colorite e divertite, qualcuno mostrava sana e civile irritazione nell'apprendere che tali attività, chiaramente illegali, sfondano il varco della legittimità quando confluiscono di fatto nell'economia terziaria, ad esempio all'atto del deposito in banca dei proventi delle stesse attività. Raffaele all'improvviso si alza e viene a sedersi accanto alla cattedra, con fare confidenziale e comincia a raccontare (più a se stesso, mi pare che a me ed ai compagni) di come è organizzato un grande mercato clandestino nel paese in cui egli vive, vicino a Caserta. Racconta per filo e per segno di chi gestisce l'organizzazione della vendita, di quali sono i criteri di assegnazione dei posti ad ambulanti scrupolosamente selezionati, dei canali attraverso cui provengono le merci (falsi di ogni genere, dagli occhiali alle borse, ai dvd, ai cd-rom, a radio e televisori, per non parlare di oggetti di bricolage di ogni fatta). Nel racconto Raffaele si scalda, si appassiona, mostra competenza e si esprime con correttezza formale senza cedimenti dialettali. Lo lascio parlare a raffica, senza mai interromperlo, anzi incoraggiandolo con l'attenzione e rassicuranti cenni del capo. Né io né i compagni di classe abbiamo osato chiedere come facesse a sapere tante cose, ma di sicuro la lezione è stata a dir poco interessante per le informazioni dal vivo che l'hanno arricchita.
A Raffaele, a lezione conclusa, un invito a prendere coscienza delle sue buone capacità ed un rinforzo per una partecipazione più assidua ed attiva.
Raffaele ha proseguito per il resto dell'anno scolastico così come aveva cominciato; è stato respinto e quest'anno non si è più iscritto.
Troppo facile e semplicistico pensare che non aveva nulla da imparare tra i banchi e che forse ora starà magari lavorando e guadagnando tanto nel terziario informale che mostrava di conoscere dal vivo: queste sono valutazioni che lasciamo a chi deve occuparsi di problematiche sociali ed occupazionali. Per chi si occupa di Geografia, la considerazione possibile va nel verso di un riconoscimento a questa disciplina di riuscire a bucare le resistenze più ferree all'impegno scolastico, grazie alla sua attitudine a leggere il presente, il reale, che si connota di valenza esistenziale e si fa propositivo nella progettazione del futuro.
E'altissima la funzione etica della Geografia; non più e non meno di altre discipline, penserà qualcuno, ma si tratta comunque del compito più alto a cui si possa tendere. La lettura del reale, la decodifica, con gli strumenti del geografo, dei fenomeni e naturali e umani, consente di riflettere sulle dinamiche che regolano il rapporto uomo-ambiente, sui comportamenti che gli uomini mettono in atto per appropriarsi delle risorse messe a loro disposizione dalla natura e sulle scelte economiche conseguenti, consapevoli o meno che siano. Le frane che flagellano i pendii appenninici in Italia facendo scivolare a valle case ed opifici, dopo un inverno piovoso, uno tsunami che devasta isole meravigliose quanto lontane, in cui in epoche recenti è stato effettuata una deforestazione selvaggia per far posto ad infrastrutture turistico-alberghiere, l'allarme smog perdurante nelle nostre città afflitte da troppe emissioni gassose, il volto di una città, Caserta, completamente trasformato dall'escavazione dei Colli Tifatini forati da una miriade di cave che producono depositi di polveri dappertutto e persino nei polmoni dei cittadini, un deposito scandaloso (Lo Uttaro) di rifiuti a ridosso dell'abitato di tre grossi comuni, sono solo alcuni dei fenomeni che direttamente i indirettamente cadono sotto l'osservazione geografica e sollecitano occhi e sentimenti sulle responsabilità connesse al viverre quotidiano delle comunità. Con un inesorabile lavoro quotidiano, formiamo cittadini consapevoli, all'occorrenza pronti a denunciare aggressioni al diritto fondamentale ad una buona qualità della vita.

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 Virginia Mariani    - 21-06-2007
Bisogna dirlo a 'sto Fioroni che con i tagli nella scuola media riduce il tutto a tre ore tra storia e geografia! Che delusione!