Democrazia e indipendenza (sindacale)
Redazione - 12-05-2007
"Democrazia e indipendenza", dice Giorgio Cremaschi, aprendo i lavori dell'Assemblea nazionale della Rete 28 aprile a Milano. "Democrazia e indipendenza", ripete Gianni Rinaldini, invitato a dire la sua davanti ai più di quattrocento, tra delegati ed iscritti, che affollano la sala Di Vittorio della Camera del lavoro. Ma le parole del segretario generale della Fiom, nelle stesse ore in cui a Firenze va prendendo corpo il Partito nuovo fortemente voluto da Fassino e Rutelli, assumono un significato particolare poiché (a dirlo è Gianni Rinaldini) siamo di fronte all'inizio di un vero e proprio "terremoto politico" che apre scenari del tutto inediti per il sindacato abituato - da decenni - ad essere cinghia di trasmissione del Partito politico di riferimento.

Del resto Fassino nella sua relazione introduttiva l'aveva detto chiaramente: con la nascita del Partito democratico vengono a mancare le ragioni delle tre centrali sindacali. E allora la domanda è lecita: Quale sarà il destino delle tre grandi centrali sindacali italiane? Verranno omologate in un unico grande sindacato? E - se sì - in quale contesto? Oppure si riposizioneranno in base al mutato scenario politico?

Estremamente difficile rispondere, ora, a queste domande. Il contesto (collaborazione/concertazione o lotta/conflitto?) però, è ben delineato e sta tutto dentro logiche neoliberiste. Il segretario della Fiom Rinaldini, all'ultimo congresso della confederazione, proprio sul tema della democrazia (come sulla contrattazione) ha presentato una tesi alternativa a quella della maggioranza. (...)"La Costituente del partito democratico - ha spiegato - pone il sindacato di fronte a un bivio, tra l'essere collaborativo, oppure in grado di rilanciare i suoi valori e criteri fondativi. Parlare dunque di democrazia e indipendenza, significa rilanciare il sindacato come soggetto generale, capace di una proposta sociale, a partire dal lavoro. E il voto dei lavoratori - conclude Rinaldini - deve essere vincolante per un sindacato che si voglia democratico nella sostanza.

Ma non è solo la Cgil (o parte di essa) ad opporsi a questa corsa al centro che sembra affascinare tanti ex comunisti (e democristiani). Anche in casa della UIL c'è maretta. Stando, perlomeno, al documento che ci è pervenuto in redazione e che, volentieri, pubblichiamo.


Documento finale della riunione del 7 maggio 2007 "Umanitaria" - sala Brodolini - Via Daverio - Milano


Care compagne e compagni,

a nessuno di voi sarà sfuggito che giornali, televisioni e internet quotidianamente ci informano sull'evoluzione politica nel Paese Italia.
Si parla di semplificare il sistema, di ridurre il numero dei partiti, di realizzare ampie coalizioni.
Non a caso, sia a destra che a sinistra, abbiamo in stato di formazione avanzata la fusione tra Ds e Dl, e dall'altra l'idea del partito unico di centrodestra ispirato da Berlusconi e Fini, che fatica a decollare.
Tra gli altri, non è mistero, che anche Rifondazione, comunisti italiani, verdi e movimenti della sinistra radicale sperano di dar vita al Grande Partito alternativo della sinistra che suona un po' come il vecchio Psiup (partito socialista italiano di unità proletaria).
Oltre a questo c'è di più: nasce dai socialisti dello Sdi il progetto della Costituente Socialista.
Lo scopo è quello di riunire sotto lo stesso tetto tutte le famiglie socialiste per aderire al PSE.

Noi, socialisti della Uil, potevano restare indifferenti a questo richiamo?

No. Infatti, senza alcun pregiudizio e raccogliendo le sollecitazione di molti compagni, ci siamo ritrovati, per un primo confronto informale il 7 maggio u.s. all'Umanitaria, proprio nel locale dedicato a Giacomo Brodolini, ministro del lavoro socialista.
Anche la scelta della sede non è stata casuale.
Ci siamo incontrati per valutare se le nostre "idee" possano trovare il giusto "contenitore" politico che sappia indirizzare le scelte politiche, economiche e sociali del Paese.
Noi crediamo che la Uil possa, e debba, partendo dal vissuto del territorio, giocare un ruolo non indifferente in questa fase dove, si è comunque compreso, che per attuare riforme necessarie al Paese (e alle persone ) occorre una vera forza socialista e riformista.
Si apre finalmente uno spazio tra il centrismo del Partito democratico e la sinistra radicale. E' lo spazio naturale dei Socialisti, che senza rinnegare la grande Idea del Socialismo, si propongono di governare per il cambiamento.
Ci siamo posti un'altra domanda.
Che senso avrebbe oggi essere socialisti in Europa, se non lo si è prima in Italia?
Ricominciamo da qui.
Dal contenuto degli interventi (e dall'entusiasmo) dei numerosi compagni e compagne presenti alla riunione, sono emerse indicazioni ben precise che meritano tutta la considerazione e il rispetto.
E' emersa una gran voglia di dire, di fare, di costruire idee, percorsi e progetti.
Ma non vogliamo, come in passato, consegnarli ad altri.
Vogliamo portarli avanti in prima persona, e con le persone che la pensano come noi.
Vogliamo essere protagonisti attivi del cambiamento (in meglio) della nostra società. Dove, purtroppo, convivono anziani sempre più soli e sempre meno autosufficienti; giovani, sempre meno giovani, che non lavorano o sono precari; lavoratori che hanno perso il lavoro e non lo ritrovano; lavoratori sfruttati e sottopagati che muoiono come mosche cadendo dai tetti.
Per non continuare a morire, bastano le telecamere?
E che dire dell' accoglienza ai migranti? Che deve essere normata con regole chiare e ben definite, che indichino sì diritti esigibili, ma soprattutto doveri a cui non si può sfuggire.
Nessuna differenza nella remunerazione tra cittadini italiani e migranti per lo stesso lavoro, se vogliamo evitare che il lavoro diventi sempre più "nero" e "pericoloso".
Dobbiamo farli lavorare "in sicurezza" con una preventiva e adeguata informazione e formazione ai compiti che andranno a svolgere.
Dobbiamo fare in modo che imparino la nostra lingua, l'educazione civica e il rispetto per le donne.
Principi elementari della buona convivenza su cui costruire il diritto di cittadinanza dei migranti. Ai quali, come ai cittadini italiani, non si può rifiutare una casa dove vivere dignitosamente con i propri cari. Ai quali non si può rifiutare il diritto all'istruzione e alla salute. Con i quali non si può non essere solidali.
Per le fasce più deboli nessuna "tassa" sulla malattia e sulla "cultura".
Crediamo in una scuola pubblica di qualità che investa sui giovani, sulla formazione e sulla ricerca.
Vogliamo una pubblica amministrazione sempre più efficiente ed efficace, ma non a costo zero.
Una PA che valorizzi le professionalità e le funzioni dei suoi lavoratori considerandoli una risorsa per il Paese, e non un costo. Una Pa che selezioni la propria classe dirigente, che elimini gli sprechi e le disfunzioni.
Abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa (ci segue solo il Portogallo) e i costi della politica più alti che altrove; il numero dei partiti e dei contratti ormai non si contano più.
Il tema della previdenza deve essere affrontato con misure che consentano soprattutto ai giovani di traguardare la loro vita lavorativa sapendo che i periodi scoperti dai contribuiti possano in qualche modo essere colmati attraverso forme innovative di previdenza.
Così come va affrontato il tema della mobilità dei cittadini e delle merci dotando il Paese di infrastrutture necessarie e di una legislazione che favorisca il potenziamento dell'uso del trasporto collettivo a tariffe compatibili, a tutto vantaggio del decongestionamento del traffico urbano e della riduzione dell'inquinamento.
Noi della Uil amiamo parlare al cuore della gente, vogliamo riaffermare la centralità del lavoro e della dignità del lavoratore, così come sancisce la nostra Costituzione, a partire dal primo articolo, frutto della proposta socialista.
Tutto ciò che manca, aggiungetelo voi.
Noi non abbiamo la pretesa di poter risolvere da soli tutti i problemi come se avessimo la bacchetta magica, ma sappiamo che una componente socialista all'interno della Uil rappresenta una grande opportunità per realizzare quelle Riforme che servono a migliorare la vita delle persone e a ridistribuire al meglio la ricchezza.
Ai compagni della Uil, sopiti da tempo (e non per colpa loro), occorre fare delle proposte, metterli in grado, a loro volta, di proporre.
Ora, più che mai, occorre al nostro interno un ambito di discussione autenticamente socialista, e "aperto" a tutti coloro che pensano occorra sostenere un'idea di partito che:

non perda di vista le tematiche del lavoro e dei diritti sociali.
ponga la soluzione ai problemi legati alla precarietà del lavoro e degli anziani e dei non autosufficienti che rappresentano una parte rilevante e crescente della popolazione.
consideri una seria politica di sviluppo economico legato ai processi produttivi e alla partecipazione dei lavoratori ai processi di democrazia economica.
avanzi una seria politica fiscale e di recupero del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, ormai erosi, anche attraverso la detassazione degli aumenti contrattuali.

Per realizzare tutto ciò, si è condivisa la scelta di creare un gruppo per la "costituente socialista aperta" all'interno della Uil, di cui i partecipanti alla prima riunione rappresentano solo il primo nucleo del "comitato fondatore" con il compito preciso di promuovere iniziative, momenti di confronto e di dibattito all'interno e all'esterno della Uil, a Milano e in Lombardia, soprattutto con lo scopo di aggregare i compagni, sensibilizzare l'opinione dei lavoratori, avvicinare i giovani e le donne alla vita politico-sindacale della nostra Organizzazione.

Il documento è stato condiviso dai compagni presenti alla riunione e inviato, per conoscenza, a tutte le strutture della Uil.

Sarà nostra cura informarvi sulle prossime iniziative.

Chiunque voglia saperne di più, prenda contatto con noi.

Fraternamente

Inoltrato da:

Giuseppe DORIA Roberto MONTICELLI Teresa PALESE

socialistiperlauil@tiscali.it

Milano, 9 maggio 2007



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