Chi Sace acconsente
Redazione - 02-05-2007
Una perfetta sconosciuta - scrive Nigrizia nel suo editoriale di Maggio - Gestisce miliardi di euro. Pubblici. Ma, se alzi la mano e chiedi informazioni, tutti abbassano la testa e affrettano il passo. Silenzio. O quasi.

E ancora ...

(...)"Nigrizia, in questo numero, s'interessa di Sace, la società, di proprietà del ministero dell'economia e delle finanze, che si preoccupa di assicurare le imprese italiane che fanno lavori all'estero. Soprattutto in paesi a rischio.

Anche in Africa, quindi. Per anni, le Ace occidentali - e la Sace con loro - hanno sostenuto i regimi corrotti del Sud e trasformato i crediti vantati dalle imprese occidentali verso lo stato povero in debiti di quest'ultimo verso il paese di provenienza dell'impresa. Classico esempio di "rischi pubblici per profitti privati".

Ma ciò che sorprende di più è la cappa di omertà che aleggia su questa società. Provate a chiedere al suo unico azionista, il ministero, informazioni su Sace. Informazioni elementari, non segreti inconfessabili. Alza le braccia. Vi rimanda di giorni per la risposta. Impotente. «Noi stessi incontriamo ostacoli nell'avere le notizie che chiediamo», si scusano dagli uffici del Tesoro.

Nigrizia ha incontrato membri del Cda, alcuni tra i più alti dirigenti di Sace...Tutti cortesi. Parole tirate a lucido. «Siamo cambiati», giurano. Poi, però, quando entri nel dettaglio, il linguaggio si fa ispido. Fino ad azzerarsi. «Tuteliamo la privacy dei clienti», si difendono. Ma una società a capitale interamente pubblico non ha un minimo obbligo di trasparenza? Non deve rendere conto al parlamento, nei dettagli almeno essenziali, come si muove, quali sono i beneficiari delle sue coperture assicurative, quali operazioni vanno a incrementare i debiti del sud del mondo? Oppure è legittimo che questa società si comporti come un qualsiasi club privato miliardario, che riempie il bilancio di numeri solo per coprire la vera sostanza del business?

Alle pagine 30-32 di questo numero troverete un servizio sulle "banche armate", frutto della relazione annuale del presidenza del Consiglio sulla vendita dei nostri sistemi d'arma nel mondo. Lì, gli obblighi di pubblicità e trasparenza esistono, grazie alla legge 185. Non sono, forse, sufficienti a sopire tutti i brontolii di chi sostiene le campagne contro la vendita di armi. Ma è almeno possibile esercitare un minimo controllo democratico. Qui, no. Solo sorrisi e pacche sulla spalla. Eppure, proprio le grandi holding armiere (vedi Finmeccanica) si servono come pane quotidiano delle Ace. L'Eni (vedi il caso Nigeria), idem.

A che porta dobbiamo bussare per avere ciò che ci serve? E, soprattutto, non sarebbe ora che si ponesse fine al silenzio pubblico che avvolge questa società e che alimenta solo l'analfabetismo democratico?


Riteniamo superfluo ogni commento. Red

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