L´ex direttore del Manifesto: "Meglio l´intervento americano della liberazione a colpi di teste tagliate"

 

"Jena" apre agli occupanti Usa e nella sinistra scoppia il caso

 

 

 

La risposta a un lettore nella rubrica delle lettere: "Parlo a titolo strettamente personale"

 

ALESSANDRA LONGO


ROMA - «Tra un Iraq liberato a colpi di teste tagliate e un Iraq occupato dagli americani, io scelgo la seconda ipotesi». Pagina dieci dell´edizione de «il manifesto» di ieri. Riccardo Barenghi, ex direttore del quotidiano comunista, titolare dell´affilatissima rubrica di prima pagina firmata "Jena", risponde a un lettore indignato per la gestione governativa del sequestro Baldoni. Ed è un piccolo caso tutto a sinistra perché le parole di Barenghi, pronunciate «a titolo strettamente personale», non sono affatto sulla linea "scontata" che ci si aspetterebbe. Affiora un disagio inedito, una posizione borderline, che fa ammutolire molti colleghi della redazione di via Tomacelli: «Se la liberazione dell´Iraq - scrive ancora Barenghi - deve passare attraverso decine, centinaia di iracheni fatti saltare in aria da altri iracheni o supposti tali, o decine di stranieri sequestrati e decapitati, io non so quanto questa liberazione sia sul serio una liberazione...». Di qui la "scelta" a favore di un Iraq occupato dagli americani, nata da un dubbio che si è fatto strada man mano che la mattanza continuava: «E se le teste continuassero a tagliarle anche senza gli americani? ».
Al "manifesto", poca voglia di aprire un dibattito, forse lo faranno i lettori: «Riccardo può rispondere quel che vuole nella sua rubrica», liquida Valentino Parlato. Una storica commentatrice del giornale trova scorretto e un tantino sgradevole fare le pulci all´opinione di un collega: «Non mi metta di mezzo. Con lui non voglio litigare ma sono totalmente contraria a quel che ha scritto. Ma che cavolo vuol dire?».
Viene però il dubbio che lo «strettamente personale» dell´ex direttore del "manifesto" possa essere il segnale di un turbamento nuovo, una reazione fuori schema alle troppe semplificazioni, all´eccessivo «manicheismo», come lo chiama Barenghi. Tutti i buoni da una parte, tutti i cattivi dall´altra. Vittorio Agnoletto, ora europarlamentare per Rifondazione, ha il giornale sotto gli occhi, le frasi sottolineate: «Sono amico di Riccardo, ma quegli ultimi capoversi della sua risposta non coincidono con nessun filone di pensiero a sinistra. Da più di due anni abbiamo rifiutato di subire lo slogan: "O state con Saddam o state con gli americani". Adesso è lo stesso: non scelgo tra i tagliatori di teste e gli americani. C´è una terza via da perseguire ed è quella di aiutare il popolo iracheno, la società civile che non è fatta di assassini, ma di gente come l´allenatore di calcio iracheno ad Atene, di intellettuali perseguitati da Saddam, di resistenti veri. Che la scelta sia tra barbarie e ordine non è vero, Riccardo ha sbagliato, il suo è uno scivolone che mi sembra provocato da una posizione subalterna alla propaganda della destra. Davvero gli americani sono la civiltà? E le torture di Abu Ghraib? No, la verità è che questa guerra ha rafforzato il terrorismo e non viceversa».
Una provocazione, una «posizione importante, che fa pensare», la definisce Pierluigi Castagnetti, capogruppo alla Camera della Margherita: «Io non mi chiedo se siano meglio i tagliatori di teste o l´Iraq occupato dagli americani. Io ho un´altra domanda che mi accompagna: «Questa occupazione non sta oggettivamente togliendo ogni credibilità al governo provvisorio iracheno e così facendo allontanando la possibilità di un effettivo controllo della situazione?». «Partiamo dalla realtà - dice il diessino Fabio Mussi - l´Iraq è diventato ormai la Disneyland della guerra e della guerriglia e l´occupazione ha alimentato enormemente la violenza. Nello stesso giorno in cui sequestravano Baldoni, a Kufa e Najaf morivano cento iracheni. Barenghi parla di Iraq "liberato". L´equivoco sta nell´aggettivo. Chi sono questi liberatori, quelli che buttano le bombe a Sadr-City? Io non ho lo stesso dubbio di Barenghi. La mia domanda piuttosto è questa: «Perché mai siamo finiti lì, in quell´inferno, in una guerra insensata, sciagurata, di occupazione? Una guerra che pagherà tutto l´Occidente, una guerra che vede screditati i nostri valori fondanti, la libertà e la democrazia».
Meglio l´Iraq liberato dagli americani che l´Iraq liberato dai tagliatori di teste? Il verde Alfonso Pecoraro Scanio trova «originale» la risposta al lettore. «Forse chi aveva pensato che i tagliatori di teste fossero dei resistenti all´occupazione può provare disagio, turbamento. Ma io non ho mai creduto che questi terroristi assassini fossero legati ad una qualche forma di resistenza irachena. Non ci può essere una resistenza che ammazza i pacifisti». Scusi Pecoraro, ma il dubbio avanzato da Barenghi che senza gli americani il sangue scorrerebbe lo stesso, magari di più? «Nessuno ha intenzione di abbandonare il Paese a se stesso. Il problema è passare dagli occupanti ad un controllo internazionale».
Scegliere: Gino Strada, fondatore di Emergency, non lo vuole fare perché, secondo lui, non ha senso: «In Iraq - dichiara a "La Stampa" - si confrontano due terrorismi, quello americano e quello di matrice islamica». Scegliere: «E´ l´eterno problema - dice Marcello Veneziani - La storia dell´uomo ci insegna che di solito si opta per il male minore. In questo caso è la libertà dimezzata dell´occupazione. Trovo molto rispettabile la posizione di Barenghi, è frutto di una vera autonomia intellettuale».