Vittoria Menga - ultimi interventi
Vittoria Menga - 22-10-2012
Sulla "Repubblica" del 14 ottobre 2012 è apparsa una interessante riflessione di Stefano Bartezzaghi, che analizza i cambiamenti psicologici e comportamentali indotti dalle nuove tecnologie. Così come nel dopoguerra la tv ci ha cambiato la vita, oggi il multi-tasking ci impone tempi e modalità nuovi, ai quali nessuno può sottrarsi, pena sentirsi out. La velocizzazione e il fare più cose contemporaneamente (sincronia) sono modalità naturali e spontanee per le ultime generazioni, meno per le generazioni precedenti. Ma il problema è questo: si tratta di un progresso, di una modalità mai realizzata prima, che ora lo sviluppo tecnologico rende possibile? Quando usiamo termini come "velocità", "efficienza", "sincronia", in generale essi assumono una connotazione positiva. Pensiamo ad un vantaggio e quindi associamo questi concetti all'idea di progresso.
Vittoria Menga - 28-01-2012
Siamo nel periodo dell'anno che vede il pullulare di iniziative per il giorno della memoria. Giustamente cerchiamo di non dimenticare quella banalità che ha reso il male un compagno quotidiano, accettato e quasi normale per tanti contemporanei di quella tragedia. Mi chiedo se basti riflettere sulle azioni che riguardano il passato. Chiediamoci che cosa può fare danni enormi, oggi, senza suscitare nessuna critica, nessun rigetto o nessuna ribellione. Io penso che il silenzio diventi consenso o forse incapacità di individuare il veleno che passa attraverso i canali mediatici, capaci di produrre assuefazione.
Vittoria Menga - 16-02-2011
C'è fame di educazione. Se i giovani sono inadeguati, non possiamo buttarli via. Non serve il rimpallo delle responsabilità tra scuola e famiglia. Serve un'alleanza forte tra scuola, famiglia e tutti gli adulti educatori. Quando c'è una guerra, ognuno deve dare il meglio di sé per contribuire a salvare il maggior numero di vittime potenziali. Il problema è che molti adulti non hanno capito che c'è una guerra in corso, e se qualcuno dà l'allarme non sempre viene ascoltato.
Vittoria Menga - 27-10-2010
Sul sussidiario.net Cominelli offre una versione buonista della nuova pedagogia che introduce nella scuola parole come "eccellenza", "merito", "competizione", "efficienza". Egli abbina la valorizzazione dell'eccellenza alla personalizzazione del curriculum, per evitare la deriva economicistica ed aziendalistica. Gli fa eco Rosario Mazzeo il 23 settembre 2010 con l'articolo "Perché promuoviamo gli studenti ma bocciamo le persone?". Non importa se di talenti quest'alunno ne ha di più e quell'altro di meno, secondo Mazzeo siamo tutti "portatori sani di talenti" e quindi la scuola dell'eccellenza deve essere quella che coltiva i talenti di tutti, anche se sono diversi e diversamente sviluppati. A questo punto possiamo essere tutti d'accordo (lo sarebbe anche don Milani): si tratta di rispettare l'uguaglianza nella diversità.
Ma questa versione buonista di parte cattolico-progressista siamo sicuri che corrisponda alle linee-guida del Ministero?
Vittoria Menga - 11-10-2010
Per crescere insieme nel rispetto della diversità il clima più favorevole è quello sereno e collaborativo dell'accoglienza, perché ognuno ha una ricchezza da offrire, anche fuori dagli standards. Basti pensare alle scoperte di Howard Gardner sulle varie forme di intelligenza che in ognuno di noi si manifestano in combinazioni sempre originali e imprevedibili. I tempi di ognuno sono diversi e i sentieri a zig-zag irriducibili e del tutto personali. Viene in mente Heidegger. La vita, come la filosofia, non consiste nel raggiungere mete, risultati e verità, ma è un insieme di percorsi, di itinerari.
Vittoria Menga - 16-04-2010
Negli anni '90 un vento nuovo attraversava la scuola italiana. Il protocollo d'intesa tra Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero della Sanità per frenare la diffusione tra i giovani di droghe e AIDS fece nascere il Progetto giovani e i C.I.C. (Centri di Informazione e Consulenza). Per la prima volta la scuola usciva dalla tradizionale chiusura e autoreferenzialità per collegarsi al territorio e ai temi del sociale. Gli esperti di educazione sessuale, educazione alimentare e educazione stradale potevano essere accolti nelle classi e presentare progetti di intervento e di collaborazione. Chi, come me, insegnava in quegli anni, sentì pronunciare con sempre maggiore frequenza e insistenza la parola "protagonismo". I giovani, fino ad allora ricettori passivi del sapere, dovevano esere aiutati a diventare protagonisti del proprio percorso formativo.
Vittoria Menga - 29-03-2010
La frattura intergenerazionale, sottolineata e analizzata da tanti studiosi stranieri e (in misura minore) italiani, a mio parere passa attraverso un "ethical divide" assai più che attraverso il "digital divide" di cui si parla spesso. Si parla di riforme, di innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione, nella scuola e nell'informazione per intercettare l'attenzione di quel pubblico (under 30) che sembra allergico alla carta stampata e poco disponibile alla comunicazione orale. A scuola zelanti ministri promettono di investire (sic) per l'acquisto di L.I.S., lavagne digitali e computer, mentre l'e-book sta rivoluzionando anche l'editoria scolastica. Siamo sicuri che questo risolva i tanti problemi sul tappeto?
Vittoria Menga - 22-02-2010
Parla solo se interrogato: una volta questa frase era considerata il paradigma dell'autoritarismo scolastico e dell'antidemocrazia. Vecchi tempi, che nessuno può rimpiangere. Ma il «nuovo» che avanza non si può dire che allarghi il cuore. Oggi la nuova religione è l'aziendalese, che recita così: non tematizzare un problema, se prima non hai trovato la soluzione. I managers non hanno tempo da perdere con inutili seghe mentali. Il pensiero critico e problematico fa perdere tempo. Vuoi essere disfattista e ripiegato su te stesso? Continua a piangerti addosso.
Vittoria Menga - 11-05-2009
Far diventare gli insegnanti addestratori per i test Pisa-OCSE: questo è il progetto imposto dall'alto da chi ha in mano le leve del potere politico e di quello economico. Intanto procede la manipolazione delle coscienze dal basso. Gli insegnanti sono privi di autorevolezza come "maestri di senso" agli occhi dei giovani, perché i mass-media forniscono gli unici modelli autorevoli. Scuola e famiglia sono ridotte a cenerentole e a un "porta a porta" umiliante come quello di chi vuole vendere un prodotto inutile che non ha mercato e che costa tanta fatica (vedi studio e cultura).
Vittoria Menga - 19-04-2009
Ho spiegato di recente la storia dell'assolutismo nella Francia del '600 e le strategie messe in atto da Luigi XIV per accentrare tutto il potere nelle sue mani. Tra queste strategie, famosissima e originale rimane quella di far trasferire la nobiltà a Versailles, nella grande reggia opportunamente realizzata per ospitare una grande corte. L'intento di sradicare la nobiltà dai territori che possedeva da generazioni e portarla a corte, dove, indifesa e indebolita, sarebbe stata più controllabile e facilmente risucchiata dai meccanismi di fidelizzazione, si concretizza in un gigantesco sistema di rituali, convenzioni, gerarchizzazioni, concessione di privilegi o emarginazione e penalizzazione di quanti non si conformano alla volontà del re.
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