Pierluigi Nannetti - ultimi interventi
Pierluigi Nannetti - 29-06-2005
Premessa:
Gli USA stanno massacrando il popolo irakeno: ogni giorno, dopo che Bush ha dichiarato la fine della guerra, circa un anno e mezzo fa, muoiono 40 - 50 persone nell'indifferenza del mondo intero. Secondo Bush la "democrazia" sta avanzando ...
Pierluigi Nannetti - 11-04-2005
Quando viene affrontato il tema della revisione della Costituzione, c'è un punto fondamentale, che, generalmente, viene presupposto o viene del tutto dato per scontato. Si tratta della questione se il popolo, attraverso i suoi rappresentanti o direttamente (attraverso referendum), abbia o no un potere sovrano di apportare qualunque cambiamento alla Costituzione. La questione, secondo me, è inquinata dalla convinzione, ormai interiorizzata e assoluta, che la sovranità popolare sia un principio indiscutibile nelle democrazie moderne e che, dunque, ogni decisione sia possibile, basta che in qualche modo tale decisione sia conforme alla sovranità popolare e che questa si possa esprimere in maniera inequivocabile.
Ecco, è proprio questa indiscussa convinzione generale che impedisce di affrontare il tema della revisione costituzionale in modo adeguato.
Molti hanno affrontato la questione dal punto di vista del contenuto della riforma (meglio sarebbe dire distruzione) costituzionale, che l'attuale maggioranza politica ha intenzione di portare a termine, ed io stesso ho sostenuto, tempo fa, tesi come quelle ultimamente sostenute da G.Gentile, G. Perrone, G. Aragno e altri. Con questo mio ulteriore intervento, però, vorrei porre in primo piano la questione della scorrettezza giuridico – istituzionale del modo con cui questa maggioranza intende deformare la Costituzione.
Torniamo alla questione della sovranità popolare. Se stiamo alla forma, la Costituzione non solo afferma due principi prima ancora di riferirsi alla sovranità popolare, il principio democratico e quello cosiddetto lavorista ("l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro"), ma, quando attribuisce la sovranità al popolo, aggiunge che "il popolo stesso la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Nella sostanza ciò vuole proprio evitare l'eventualità, oggi molto più che una semplice ipotesi, di derive plebiscitarie e di equivalenti dittature di maggioranze.
La questione, come è facile capire, è di rilevantissima importanza proprio per quanto riguarda il tema dell'attuale revisione della Costituzione.
Pierluigi Nannetti - 05-01-2005
Mario Luzi ha subito e sta subendo una vera e propria aggressione squadristica, per aver espresso una sacrosanta opinione sulla vicenda del treppiede lanciato da un turista contro Berlusconi. Condivido pienamente l'opinione di Luzi, che ha visto ...
Pierluigi Nannetti - 28-10-2004
La convinzione che “il” comunismo sia crollato sotto le macerie del muro di Berlino del 1989 è ormai convinzione generale. Si tratta, al contrario, di una delle più incredibili deformazioni della realtà storica mai avvenute. E, quel che è più grave, una tale deformazione non si trova solo nel senso comune ma, perfino, negli scritti degli “addetti ai lavori”.
Eppure basterebbe riflettere almeno su un aspetto essenziale per capire l’enorme superficialità che sta dietro quella convinzione.
La prima confusione da eliminare è tra "socialismo in un solo paese" e "socialismo in un paese non capitalista", quindi "socialismo nella sola Russia". Il socialismo scientifico ha sempre sostenuto, fin da Marx, che il socialismo è storicamente possibile sulla base di due condizioni, necessarie entrambe. La prima è che la produzione e la distribuzione si svolgano generalmente in forme capitalistica e mercantile, ossia che vi sia largo sviluppo industriale, anche di aziende agricole, e mercato nazionale generale. La seconda è che il proletariato e il suo partito, nel corso di una rivoluzione, pervengano a rovesciare il potere borghese e ad assumere il potere politico. A tutti è arcinoto che, nella Russia del 1917, la prima condizione mancava del tutto, tanto che le polemiche interne tra bolscevichi e menscevichi, fin dall’inizio del secolo, riguardavano il ruolo da assumere nell’ambito di un’auspicata rivoluzione in Russia di tipo borghese capitalistica, ma non il carattere della stessa rivoluzione, che a nessuno sarebbe mai passato per la testa considerare socialista e finalizzata alla “costruzione del socialismo” nella sola Russia.
Sono note le vicende storiche che portarono il Partito Bolscevico ad assumere il potere in Russia nell’Ottobre del 1917. Meno noto è ciò che rappresentò per la Russia e per l’intero movimento comunista mondiale lo spartiacque databile intorno al 1925/26. E, poiché sosterrò che le vicende di quel biennio stravolsero completamente il significato dell’esperienza comunista legata alla Rivoluzione d’Ottobre, dovendo sostenere una tesi completamente controcorrente e poco nota, la debbo sostanziare con riferimenti ai testi (in particolare di Lenin), a costo di rendere la lettura un po’ più pesante.

Pierluigi Nannetti - 06-10-2004
Mi pare lodevole l’intenzione di chi sostiene che il Parlamento debba fare leggi che non siano solo e semplicemente compatibili con la Costituzione, ma che ne attuino concretamente e finalmente i principi, specialmente per ciò che riguarda i diritti dei lavoratori, che negli ultimi anni sono stati alquanto trascurati. E non solo dall’attuale governo: i Co.co.co., la flessibilità (che significa semplicemente precarietà) etc. sono state invenzioni del precedente governo.
Le condizioni generali, di vita e di lavoro, dei lavoratori dipendenti sono talmente peggiorate, che c’è chi ritiene addirittura che sia nuovamente in agguato un rigurgito di lotta di classe!
Le tesi che prevalgono, a destra e a sinistra, consistono nel sostenere che la migliore soluzione di ogni problema sociale sarebbe data dal mercato; perfino il rapporto tra pubblico e privato sarebbe risolvibile con un’efficiente regolamentazione dello stesso mercato. Destra e sinistra si distinguono solo per gli strumenti, che vorrebbero utilizzare, ma non per le convinzioni di fondo sulla bontà di “Sua Maestà”: il Mercato.
Ecco perché a nessuno interessa riesumare la Costituzione e i suoi principi.
Invece è molto interessante conoscere esattamente quello che la Costituzione sostiene in materia di diritti dei lavoratori, anche perché tutti quelli che assumono funzioni di governo debbono giurare fedeltà alla Costituzione; ed una ragione ci sarà.
Così si può scoprire che, secondo la Costituzione, il rapporto tra pubblico e privato non va letto sull’efficienza dello stesso mercato, ma va inquadrato dal punto di vista della tutela del lavoro e della preminenza dell’interesse pubblico su quello privato.
I primi 4 articoli enunciano principi molto forti, principi che non hanno avuto mai piena attuazione, così come del resto è accaduto a quegli articoli, che non si limitano ad enunciare principi generali, ma che entrano anche nel merito e nei dettagli.
Se la Costituzione ha da essere attuata, ciò dovrebbe essere vincolante soprattutto per quelle parti che indicano al legislatore, in maniera abbastanza precisa, che cosa deve fare. Ad esempio proprio per quegli articoli che trattano del sistema economico e dei diritti dei lavoratori.

Pierluigi Nannetti - 25-09-2004
Condivido pienamente quanto sostenuto la scorsa settimana da G. Aragno. Vorrei aggiungere che la riforma costituzionale, che questa maggioranza si appresta a fare, é da considerare illegittima, perfino nel caso in cui venga rispettato l'art.138. Mi ...
Pierluigi Nannetti - 20-09-2004
Incredulità, rabbia, orrore. Chi non ha provato questi sentimenti di fronte alla tragedia della scuola dell'Ossezia?
Qualcuno ha anche detto, del tutto giustamente, che il mondo e' pieno di orrore e che molti orrori, che non hanno visibilita' mediatica, tendiamo un po' colpevolmente a dimenticarli.
Io vorrei aggiungere che tutti noi abbiamo avuto notizia, almeno una volta, che il rapporto annuale della FAO prevede, nella migliore delle ipotesi, piu' di 400 milioni di morti per fame entro pochi anni. E' una cifra spaventosa e molti saranno proprio bambini. C'e' qualcuno che vuole sostenere che cio' fa meno orrore dello sterminio dell'Ossezia?
Si accomodi pure. Oppure qualcun altro vuol sostenere che nessuno ha responsabilità per i 400 milioni, mentre i 600 della scuola hanno uno o alcuni precisi colpevoli? E sarebbe proprio cio' a fare la differenza e a generare orrore in un caso e solo tristezza nell'altro? Si accomodi pure. Se vogliamo venirne a capo in maniera non sfacciatamente superficiale, dobbiamo superare il livello della pura emotivita' e cercare di dare spiegazioni razionali, perche' e' solo su tale base che e' possibile proporre soluzioni o tentativi di soluzione. Invece, purtroppo, abbondano reazioni solo emotive e, dunque, inconcludenti. Non citerò nessuno, perché non voglio nemmeno ignorare l'alto senso di umanità e di partecipazione che generalmente accompagna tali espressioni di dolore. Esse, spesso, sono associate a dichiarazioni, del tutto giustificate, di disprezzo per chi ha ideato ed attuato un cosi orrendo crimine; pero' dolore e disprezzo, che, purtroppo, fanno perdere i contorni oggettivi di ciò che accade e ne rendono piu' difficile la comprensione.

Pierluigi Nannetti - 28-01-2002
SCUOLA PUBBLICA, SCUOLA PRIVATA E COSTITUZIONE

La Costituzione enuncia i principi fondamentali, che riguardano l’istruzione e l’educazione, negli articoli 33 e 34, che così recitano:

Art. 33 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è ...
Pierluigi Nannetti - 30-10-2001
Il Collegio dei Docenti dell’ITC “Cattaneo” di San Miniato, convocato il 12 ottobre 2001 per deliberare sull’organizzazione didattica e sulla assegnazione delle funzioni obiettivo, si rifiuta all’unanimità di procedere a tale operazione in nome di ...
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