Marino Bocchi - ultimi interventi
Marino Bocchi - 22-01-2008
Memoria di che? Di un giorno d'inverno del '45 in cui una pattuglia a cavallo dell'Armata Rossa entro' ad Auschwitz e vide stracci striscianti nella neve, torrette vuote, perche' le SS se n'erano andate con i deportati sani, per farli crepare lungo l'inverno di freddo, fame e gelo, verso una Germania distrutta. Lo sapevano gli alleati che i nazi stavano sterminando milioni di persone. Per ragioni strategiche, di tattica militare, finsero di non leggere le foto scattate dagli aerei. Per poi riconoscere, dopo 63 anni, che si', lo sapevano, come ha ammesso il devoto cristiano Bush qualche giorno fa in Israele. Non se ne puo' piu' di questa memoria a tratti, che rammemora la Shoah e si scorda degli armeni, degli indios massacrati dai re cattolici, di Beziers distrutta e violentata, le donne, i bambini, i "puri" catari, da Simone di Monfort, uno dei tanti avventurieri sanguinari al servizio della Chiesa. E gli zingari? E gli omosessuali? E gli infiniti genocidi perpetrati dall'idolatria, dal fanatismo e dal capitalismo?
Marino Bocchi - 06-12-2007
Io insegno in una scuola dove i ragazzi stranieri sono circa il 30% del totale. Ho una quarta in cui gli extracomunitari sono il 50%. Faccio parte della commissione intercultura, abbiamo un sito che ho contribuito a creare , alcune mie studentesse indossano il velo, altre i costumi tradizionali dei loro paesi.

E mi fa indignare e ribollire il sangue leggere che un consigliere comunale di Treviso vorrebbe "usare metodi da SS" per gestire il problema dell'immigrazione. Ho paura, non ve lo nascondo, ed è un sentimento che mi porto dentro da alcuni anni.
Marino Bocchi - 15-11-2007
E' successo nella mia città, il 31 ottobre, il giorno prima delle vacanze. Una ragazza marocchina dell'Istituto d'arte Venturi arriva tardi in stazione delle Corriere. Abita nella Bassa modenese. Vede la sua corriera partire. Non puo' aspettare quella che partira' un'ora dopo. Al Venturi si fanno 40 ore settimanali. Troppe.

Correre, correre. .. per raggiungere quella maledetta corriera che sta svoltando verso il piazzale d'uscita. La raggiunge. Scivola. Finisce sotto le ruote motrici posteriori. L'autista non se ne accorge. Alcune mie alunne marocchine e non del Cattaneo, sono sue amiche, vedono a Sara Hamid spappolarsi il cervello. Basma, che era presente, me lo racconta singhiozzando. Altri testimoni filmano la scena, aggiunge scandalizzata. Al rientro dalla mia gita a Roma, Matteo, molto bravo e responsabile, un ragazzo d'oro, mi racconta che vuole organizzare un incontro fra i rappresentanti di classe perche', dice, sui cellulari girano filmati tremendi della ragazza stritolata.
Marino Bocchi - 27-10-2007
Figlio della mia generazione, sono stato educato alla cultura del nonostante, che come insegnanti ci affligge e tormenta, e ci fa arrossire di vergogna ogni volta che vogliamo dare un aiuto a qualcuno dei nostri studenti che non ce la fa, e allora scriviamo e imploriamo allo scrutinio che lui o lei si impegna, si affanna, nonostante le lacune insuperate, a volte insuperabili, in questa o quella disciplina. Tradotta in un sintagma burocratico, questa parola inflazionata ha perso il suo nobile e bel significato di origine, che rinvia ad un sereno epicureismo, ad una pacata accettazione del destino umano. Toglietela dal contesto professionale, dall'uso ipocrita e ingannevole con cui spesso la si impiega, a voler rinviare, procrastinare, nascondere, mediare sempre e comunque (perciò in altri decenni lo si sarebbe definito un termine esemplarmente democristiano) e vedrete che il nonostante ci rende più liberi nelle nostre autodeterminazioni, più flessibili nei nostri giudizi anche se piu' insicuri e instabili, più tentati dal rigore del dubbio che dalle molli certezze dei luoghi comuni acquisiti.
Marino Bocchi - 20-10-2007
Cari compagni della Rosa nel pugno che mi gratificate di esprimere l'essenza di qualcosa, in tempi invece così aridi di idee e così ricchi di effimere mode teoriche, brandelli di pensiero, slogan lanciati come sassi (si tratti pure dell'essenza del catto-comunismo, giuro che lo considero un riconoscimento che mi onora ed imbarazza), vi invito ad un giocherello un po' fatuo. Dunque immaginate, un giorno, di incontrare su uno scompartimento in treno un elegante signore americano, dal perfetto profilo anglosassone, molto compito e beneducato, di solida formazione scientifica (si capisce dall'eloquio sobrio e secco). Si sa come vanno queste cose. E' buona cortesia rendere piacevole il soggiorno ad un ospite straniero, a cominciare da una garbata conversazione nell'inglese imparato al Liceo e perfezionato in un Master, secondo quanto prescrive il moderno cursus honorum . All'istante il suo cognome non vi dice nulla. Watson e' un po' come se da noi ci si chiamasse Rossi e se non fosse per il banale rimando letterario al compagno di Sherlock Holmes quel cognome non lascerebbe traccia, ma proprio nessuna. Pensate dunque allo stupore, turbamento, emozione quando presto scoprirete che si tratta addirittura del James Watson artefice di una delle più importanti scoperte scientifiche del secolo, la struttura del DNA, per cui ha vinto il Nobel per la medicina del 1962. Insomma, un genio emerito, un vero, selezionato campione dei severissimi campus statunitensi in cui l'unica legge sovrana è la meritocrazia, dove si afferma solo chi veramente vale e non c'e' posto per sfaticati e fannulloni, perditempo e flaneurs. Ora immaginate che nell'unico posto rimasto vuoto dello scompartimento entri, poco dopo questa vostra sensazionale scoperta, un uomo vestito malamente, dall'aspetto trascurato e poco affidabile, di pelle scura, insomma un nero, come se ne incontrano tanti su tutti i treni del mondo. E che il dottor Watson vi sussurri all'orecchio, sconsolatamente: "Sono pessimista sul futuro dell'Africa. I test dicono che l'intelligenza degli africani non è uguale alla nostra" (Repubblica, 18 ottobre).
Marino Bocchi - 13-10-2007
"Per quanto sia la disposizione del mondo a giudicare male, rende più spesso onore al falso merito di quanto non sia ingiusto col merito vero" (La Rochefoucauld, Massime).

Credo che tutti conveniamo sul fatto che sia piuttosto arduo distinguere, in assoluto, il "vero" dal "falso", in questo come in tutti gli altri ambiti del "giudizio", posto che ogni epoca e ogni cultura hanno elaborato i loro propri criteri. E qui si pone la domanda cruciale: puo' un insegnante valutare secondo criteri di "merito" che non corrispondano a quelli della cultura dominante, delle "mode", del quadro storico-sociale in cui vive? Puo' un insegnante, per esempio, ritenere che non sia un vero motivo di merito il comportamento dello studente che si omologa ai precetti attuali che gli richiedono di essere ambizioso, competitivo, insomma, "vincente"? Orientando quindi il suo stile cognitivo, il suo orizzonte mentale in direzione della logica liberista dell'Homo homini lupus?
Marino Bocchi - 05-10-2007
Sono un fannullone. Come i miei gatti. Come la mia cagnolina strappata al canile. Come erano fannulloni, pigri, ciondolanti e voraci gli orsi avvelenati nel Parco d'Abruzzo perchè andavano nei campi coltivati a caccia di miele e mele. Sono un fannullone come i miei amici Sinti, i miei amici Rom, che tanto disturbano l'onesta e proba laboriosità dei cittadini di Pavia, così ben rappresentati da quel vero leghista che è il sindaco Ds di quel luogo. Sono un fannullone perchè credo che l'ozio attivo, l'ozio che attiva il pensiero, sia lo stato privilegiato tramite cui si raggiunge la sapienza, come pensavano gli antichi (Aristotele, per fare un esempio). Ma soprattutto sono un fannullone perché sono un insegnante e perché credo che tutti gli insegnanti, se presumono di fare i maestri (io non lo sono, anche se vorrei diventarlo, anche solo per un giorno, magari l'ultimo) debbano esserlo. Sono talmente fannullone da credere che la fannulloneria dovrebbe essere praticata, appunto insegnata, a scuola....
Marino Bocchi - 27-09-2007
Soffia un vento idiota, riprendendo un bel verso del poeta Dylan. E' lo stesso vento idiota che muove le vele dirette all'approdo del Partito democratico e quelle, apparentemente contrarie, che agitano le piazze dei Vaffa di Beppe Grillo. Il vento idiota che promuove la societa' civile come alternativa alla politica e ai partiti. Come se la societa' civile non fosse invece l'esatto riflesso di questi partiti, di questi dirigenti politici che li governano, che ci governano.
Marino Bocchi - 29-03-2007
Da oggi le mie alunne conoscono un po' della storia di Renato Curcio. E' nato quasi per caso. Me ne andavo a scuola in bici, stamattina presto, insieme al mio amico Carlo, che e' un genovese dai bicipiti forti, da me molto invidiati, quando, passando presso un'edicoletta, ho letto sulla locandina del Resto del Carlino, che il nostro sindaco Ds di una giunta di centro-sinistra, si diceva molto indignato per la presenza di Curcio ad un circolo culturale, prevista per sabato prossimo.
Marino Bocchi - 21-03-2007
Magari ci fosse ancora la poesia.
Avremmo ancora Pasolini. Avremmo ancora Faber.

Magari ci fossero ancora le Artemisie, adesso saremmo qui a ricordarne l'anniversario, dato che si celebravano nei mesi di marzo-aprile ad Efeso, ma erano di carattere orgiastico e dev'essere per questo che sono state rimosse dalla nostra cattiva coscienza.

Se ci fosse ancora la poesia, Totò, guardando le nuvole, direbbe ancora a Ninetto della straziante e meravigliosa bellezza del creato e Ippolit continuerebbe a chiedere a Miskin: "Principe, voi avete detto una volta che la bellezza salverà il mondo: principe, quale bellezza salverà il mondo?".
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