Maria Zammitti - ultimi interventi
Maria Zammitti - 14-05-2008
Gli insegnanti precari hanno bisogno di un lavoro stabile e sicuro per poter programmare il loro futuro. Proviamo a metterci nei panni di chi da 15 o 20 anni fa di "mestiere" il precario e dove lo fa? Nel settore più delicato, quello dell'Istruzione, dove si dovrebbero formare le nuove generazioni e dunque la nuova classe dirigente.
Ma sembra possibile e/o umanamente accettabile? Il precario non riesce a fare progetti di nessun tipo e quando li fa ne paga care le conseguenze, poiché ogni anno è un enigma, poi magari arriva l'agognato contratto dal 1 settembre al 30 giugno, ogni anno appeso ad un filo.
Si tratta, badiamo bene, nella grande maggioranza di persone che hanno un'età compresa tra i 35 e 50 anni, che hanno studiato per una vita e si sono abilitati all'insegnamento.
Maria Zammitti per Costituente democratica - 07-04-2008
Il sistema scuola è il primo a perderci quando permette la precarizzazione della sua componente più sensibile con uno spreco drammatico di risorse umane.
Gli insegnanti precari hanno bisogno di un lavoro stabile e sicuro per poter programmare il loro futuro. Proviamo a metterci nei panni di chi da 15 o 20 anni fa di "mestiere" il precario e dove lo fa? Nel settore più delicato, quello dell'Istruzione, dove si dovrebbero formare le nuove generazioni e dunque la nuova classe dirigente.
Ma sembra possibile e/o umanamente accettabile?
Per affrontare e risolvere il problema del precariato nella scuola chiediamo...
Maria Zammitti - 14-02-2007
Tra pochi mesi gli insegnanti precari saranno chiamati ad aggiornare il proprio punteggio nelle nuove graduatorie ad esaurimento. Questa circostanza sarà occasione per il ripresentarsi di una stortura che da anni affligge la loro vita professionale: ...
Maria Zammitti - 07-11-2006
Nelle scorse ore la V Commissione della Camera dei Deputati ha ritenuto opportuno rinviare a una successiva discussione in Aula l'approvazione dell'importante emendamento che manteneva in vigore la Graduatorie Permanenti degli insegnanti, di cui alla Legge 124/1999, oltre la data del 1 settembre 2010.
Questa scelta è estremamente contraddittoria e grave. Nei giorni scorsi, infatti, numeri alla mano, abbiamo dimostrato come l'abolizione del 'doppio canale' sia una scelta che comporta conseguenze disastrose per il destino di decine di migliaia di famiglie e che il piano di assunzioni, seppure venisse realizzato (circostanza su cui molti nutrono fondati dubbi), non risolverebbe il problema del precariato storico. Il documento che raccoglie i motivi della nostra preoccupazione è consultabile qui
Diversi esponenti della maggioranza ci avevano assicurato che il problema era stato risolto tramite un apposito emendamento. Adesso, invece, veniamo a sapere che la V Commissione ha gelato le speranze dei docenti.
Questa è davvero una lacerante e incomprensibile vicenda.
Tutta la maggioranza dice di voler salvaguardare il precariato storico. Tutta la maggioranza ha firmato o, comunque, sostenuto l'emendamento che salvava le graduatorie. Tutti ci dicono di stare tranquilli. Eppure, chissà perché, qualcuno (ancora non sappiamo chi) ha scritto quelle due righe che sdoganano dieci leggi sul reclutamento promulgate dal 1971 ad oggi e sono state create le premesse per una situazione pericolosissima. Il dibattito in aula, infatti, con la spada di Damocle della fiducia e dei tempi ristretti, porterà sicuramente qualche pessima sorpresa. Non vorremmo trovarci, tra dieci giorni, a constatare che il lume della ragione è stato perso o che, furbescamente, sono state create le premesse per uno scaricabarile di portata storica. Abbiamo già detto - e non consentiremo a nessuno di dimenticarlo - che la responsabilità dell'abolizione delle graduatorie pubbliche sarà tutta e solamente di questa maggioranza che ci sta togliendo qui e adesso un sistema di garanzie certe, storicamente collaudato, asserendo di volerci dare chissà cosa, chissà quando e chissà come (o magari dandoci un bel niente e basta).
Il Governo deve rendersi conto che questo atteggiamento è inaccettabile!
I precari della scuola hanno accolto, peraltro, con soddisfazione l'annuncio dello stato di agitazione, emanato dalle organizzazioni sindacali e collegato alla Finanziaria. Ed è proprio ad esse, adesso, oltre che al Governo, che ci rivolgiamo. Se è pur vero che le questioni della scuola vanno affrontate in maniera organica e complessiva, è anche vero che ci sono questioni sulle quali non si può transigere e che rappresentano la base di qualunque azione sindacale, la stessa, strutturale ragion d'essere dei sindacati: e cioè la sopravvivenza della gente. Lo ha ben detto Enrico Panini, Segretario generale della FLC-CGIL, in un comunicato che ha posto al centro delle rivendicazioni dell'annunciato sciopero generale, l'abolizione dell'articolo che elimina le Graduatorie Permanenti. Il comunicato è reperibile qui.

Ora ci aspettiamo che, attraverso qualunque forma ritengano opportuno, tutte le altre organizzazioni sindacali dicano, chiaramente, al Governo che il doppio canale è un sistema di garanzia irrinunciabile.
Ottenere le risorse per il contratto è una questione importante. Ma ancora più importante è salvare il futuro dei precari. Se le Graduatorie Permanenti non vengono salvaguardate altro che contratto! Decine di migliaia di famiglie verranno ridotte sul lastrico. Questa Finanziaria sta mettendo in discussione lo stesso diritto al sostentamento dei lavoratori.
I sindacati devono mantenere lo stato di agitazione fino a quando non saranno stati garantiti (tramite certezze scritte e non incongruenti e farfugliate promesse, biascicate di mattina e smentite di notte) i diritti dei lavoratori non di ruolo e, con essi, quelli alla sussistena materiale e morale delle loro famiglie, dei loro figli!
I 200.000 precari italiani attualmente in servizio - tre quarti dei quali, aldilà delle inconguenti rassicurazione del Ministro, perderanno, in malo modo, il loro posto di lavoro se questa norma passa - si aspettano che le procedure che portano allo sciopero generale vengano portate avanti fino a quando il Governo non avrà dato assolute certezze, scritte e inequivocabili, in questo senso.
Questo sciopero è innanzitutto nostro.
I sindacati siamo anche noi.
I sindacati siamo, prima di tutto, noi!
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