Marco Mayer - ultimi interventi
Marco Mayer - 24-05-2006
Con la costituzione dei gruppi unitari dell'Ulivo alla Camera ed al Senato il Partito Democratico è entrato nel vivo, ma il processo appena avviato appare ancora molto fragile. In questo momento è ancora forte il rischio che prevalga una logica di potere (oligarchica e "spartitoria") tra DS e Margherita con il conseguente emergere di veti incrociati ed il continuo risorgere di patriottismi di partito. Il punto centrale è che il Partito Democratico per avere successo deve aprire un nuovo orizzonte culturale. Ma su questo fronte l'elaborazione è ancora molto scarna e carente. Il pericolo maggiore è che il dibattito resti confinato nelle formule vaghe e si fermi alle enunciazioni di principio. Cosa c'è dietro le etichette? Com'è possibile passare dall'idea al progetto politico? In questo saggio Marco Mayer entra nel vivo dell'analisi e della ricerca politica. Il testo passa in rassegna ed analizza criticamente i principali temi politico-culturali che la costruzione del Partito democratico dovrà affrontare: l'immagine che emerge è quella di un cantiere difficile e impegnativo, un'agenda densa e stringente non solo per i partiti, ma anche per la società civile. All'orizzonte si profila un'operazione politica e culturale di grande spessore da iniziare subito a partire da Firenze e dalla Toscana, operazione che non può essere delegata all' "incontro/scontro" tra gruppi dirigenti ristretti ed autoreferenziali.
Marco Mayer - 28-01-2006
Le ultime vicende del gas (con la creazione di una holding regionale controllata dall'ENI) hanno un valore paradigmatico. Ancora una volta in Toscana si affronta il tema della privatizzazione dei servizi creando un "regime misto" nel quale, accanto alle aziende private ed alle banche, resta una rilevante componente pubblica. Nascono così una miriade di imprese miste che operano in una terra di nessuno: esse non rispondono né a stringenti logiche di mercato né ai principi ed alle regole della amministrazione pubblica. In pratica si privatizza la natura giuridica e si cedono quote di capitale, ma si conserva un regime sostanziale di monopolio perché non si può (o non si vuole) liberalizzare. Questo aspetto è grave perché quando non c'è concorrenza i processi di privatizzazione non producono alcun vantaggio per i cittadini consumatori né in termini di diminuzione dei prezzi né di sana competizione sulla qualità dei servizi. Nonostante questa ovvia constatazione, in Toscana privatizzare senza liberalizzare è una politica sostenuta con particolare zelo dai DS (ma non solo dai DS).
Marco Mayer - 04-01-2006
1) Il percorso costituente

Le resistenze al Partito Democratico verranno un po' da tutte le direzioni; le più pericolose saranno certamente le "resistenze di potere" e le "resistenze "culturali". Per prevenire le prime non si può che immaginare una difficile leadership "collegiale" che trasformi le rivalità di potere in ricchezza di contributi e pluralità di ruoli. Le "resistenze culturali" sono insidiose, sottili e molto difficili da neutralizzare. Alla radice c'è un atteggiamento mentale che potremo definire "chiusura integralista", ma anche "ricerca compulsiva di un assoluto" che si accentua di fronte alla perdita del senso di appartenenza. Il virus dell'integralismo colpisce tutti gli ambienti, nessuno è immune: credente o non credente. Si pensi alla "saccente presunzione intellettuale" di alcuni settori DS, certo non inferiore all' "arroccamento narcisistico"che si respira in alcuni segmenti del mondo cattolico.
L'integralismo - è più di un rischio: è un pericolo mortale per il Partito Democratico perché ne
contraddice i presupposti fondativi. Per prevenire il diffondersi dell'integralismo ed evitare le sue
conseguenti devastanti c'è un solo rimedio: il Partito Democratico deve assumere - senza se e senza ma - i valori fondamentali del liberalismo politico e colmare rapidamente il deficit di cultura liberale che tuttora condiziona negativamente le diverse componenti dell'Ulivo (socialdemocratiche, cattolico-popolari, ambientaliste,ecc.). Ma il modo migliore di superare gli ostacoli che si frappongono (e che già si intravedono all'orizzonte) è avere in mente un percorso chiaro, una vera e propria "road map" ben definita, sul piano degli obiettivi, delle procedure e dei tempi. Allo scopo di contribuire a questa definizione propongo un'agenda/calendario articolata in dieci punti. Eccoli:
a) L'orizzonte del Partito Democratico - pienamente legittimato dalle primarie - è ormai un'idea largamente condivisa nella Margherita e nei DS (come ben testimoniano le convention di Milano e di Firenze);
b) Come trasformare l'idea in un progetto politico? Per fondare un nuovo partito servono un nome ed un simbolo; questi ultimi esistono già (e il simbolo ovviamente è l'Ulivo), ma non bastano. La volontà dei fondatori deve tradursi in due atti fondamentali, il Manifesto politico-programmatico e lo Statuto;
c) Subito dopo le prossime elezioni politiche si dovrà iniziare la redazione di questi due atti fondamentali avviando in tutto il paese un grande processo costituente;
d) Contemporaneamente gli eletti DS e Margherita daranno vita ai Gruppi Unitari dell'Ulivo in tutte le assemblee elettive a livello nazionale, regionale e locale;
e) Il Partito Democratico sarà al tempo stesso "partito degli eletti" e "partito degli elettori" (o se si vuole "partito delle primarie"). Il processo costituente non può pertanto limitarsi ai confini delle istituzioni elettive, ma costituire una grande occasione di mobilitazione democratica e di dibattito culturale in tutto il paese;
f) Questo dibattito si articolerà in due momenti fondamentali:
- i congressi straordinari dei partiti fondatori, congressi che, per il loro significato di "nuovo inizio", assumeranno un rilievo storico;
- una convenzione capace di aggregare e mobilitare (a partire dai comuni) i cittadini che intendono aderire al nuovo Partito, ma non provengono dalle file dei partiti (le primarie dimostrano quanto alto sia il potenziale per nuove adesioni);
g) Per avviare il processo è indispensabile costituire un "Comitato Costituente" a cui affidare la redazione delle bozze del Manifesto e dello Statuto: redazione particolarmente complessa perché tocca il profilo identitario, i valori fondanti, i contenuti programmatici ed il modello partecipativo e organizzativo del nuovo partito (pluralista, federale e partecipativo);
h) Il "Comitato Costituente" dovrà elaborare le sue prime proposte entro la fine del 2006 e lavorerà in modo aperto ed "interattivo" sollecitando i più ampi contributi da parte della società politica e della società civile;
i) Il "Comitato Costituente" potrebbe essere composto da sessanta membri, così ripartiti: 20 espressione dei DS, 15 della Margherita, 15 di personalità indipendenti e/o di altre formazioni politiche che intendano partecipare come co-fondatori alla nascita del Partito Democratico. Con un'analoga composizione (perché il progetto politico non sia verticistico, ma realmente radicato nel territorio) si formeranno i "Comitati per il Partito Democratico" in tutte le città e i comuni italiani.
l) Il 2007 sarà dedicato all'esame ed alla più ampia discussione delle bozze del Manifesto e dello Statuto; nella seconda metà 2007 si terranno i congressi dei partiti fondatori e la convenzione dei non iscritti. Se i tempi saranno rispettati - dopo due anni di intenso lavoro costituente - nella primavera 2008 il Partito Democratico potrà finalmente tenere il suo primo congresso.
Se il percorso tratteggiato appare realistico e convincente è il momento giusto per muoversi. Senza aspettare le "direttive romane", la nostra città e l'intera regione possono proporsi come eccellenti luoghi di sperimentazione politica e avviare sin d'ora la costruzione del Partito Democratico della Toscana. Una volta Firenze era laboratorio politico innovativo; da molti anni, invece, la politica ristagna, ridotta a manovra di potere e confinata nella grigia routine dei suoi ristretti apparati. Tutto sembra ridursi al Palazzo, circondato dall'indifferente apatia della gente e dei ceti intellettuali. Le primarie sono state, tuttavia, un'eloquente riprova che anche a Firenze un' "altra politica" è possibile. Perché perdere l'ennesima occasione? Cosa aspettano i DS fiorentini, la Margherita e le varie associazioni "uliviste" a convocare gli "stati generali dell'Ulivo" da cui far scaturire il Comitato "Firenze per il Partito Democratico". Molto numerosi saranno i cittadini interessati a partecipare; e la sfida del Partito Democratico è una straordinaria opportunità per essere all'altezza delle migliori tradizioni politiche e civili della città e della regione.
La costruzione del Partito Democratico a Firenze e in Toscana si colloca in una fase molto delicata. I dati negativi che caratterizzano l'andamento strutturale dell'economia indicano l'esaurimento di un ciclo virtuoso che ha consentito di raggiungere elevati standard di reddito e di qualità della vita. Ma durante questa fase espansiva la politica si è progressivamente ripiegata su stessa; nelle istituzioni e nei partiti ha prevalso la logica della rendita di posizione: come ha recentemente ricordato il presidente Martini "ci siamo seduti sul bagaglio della cultura di governo di cui abbiamo lunga tradizione." In Toscana il dibattito politico ristagna, la vita dei partiti appare molto gracile e priva di dinamismo, a partire dai DS (ma il discorso vale per tutto il centro sinistra, per non parlare dell'opposizione). La stasi e l'involuzione della politica pesano negativamente sulla società toscana proprio nel momento in cui la crisi ed i crescenti processi di globalizzazione reclamano il coraggio di scelte fortemente innovative. Per rilanciare le attività imprenditoriali e riacquisire competitività, per affrontare le questioni sociali legate ai nuovi flussi migratori ed all'invecchiamento della popolazione, per promuovere la ricerca e l'innovazione la politica deve fare la sua parte ed i partiti non possono limitarsi a gestire i precari equilibri di un ceto politico immobile e autoreferenziale. In questo contesto l'obiettivo di costruire il Partito Democratico della Toscana si presenta come una occasione irripetibile per reagire alla crisi ed invertire la rotta. La straordinaria esperienza delle primarie non può essere archiviata come un momento episodico e isolato: nel passaggio strategico "dalle primarie al Partito Democratico" si delinea una grande opportunità per Firenze e per la Toscana. E nella fase di stallo che caratterizza la situazione politica della Toscana alla Margherita spetta un ruolo propulsivo di primo piano. Per la Margherita è questa l'occasione irripetibile per mobilitare vaste energie sociali ed intellettuali che sono ai margini della vita politica, per stimolare il dialogo e l'incontro tra percorsi culturali e storie politiche diverse, per ridare senso e spessore alla politica nel suo più autentico e nobile significato.
Marco Mayer - 21-06-2005
Segnalo:

UNHCR
Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
COMUNICATO STAMPA


19 giugno 2005

RAPPORTO STATISTICO UNHCR: RIFUGIATI AL LIVELLO PIÙ BASSO DAL 1980, RIMANE ALTO IL NUMERO DI SFOLLATI E APOLIDI

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha annunciato oggi che durante il 2004 il numero complessivo dei rifugiati nel mondo è diminuito del 4 per cento,scendendo a quota 9,2 milioni, la cifra più bassa da quasi 25 anni. Il rapporto statistico annuale, pubblicato dall'Agenzia a ridosso della Giornata Mondiale del Rifugiato - che sarà celebrata il 20 giugno - mostra tuttavia come il numero degli sfollati e degli apolidi resti alto.

Dal rapporto di 90 pagine emerge che, nonostante il calo del numero dei rifugiati, che ha toccato il livello più basso dal 1980, il numero totale di persone che rientrano nella competenza dell'UNHCR - cifra che include anche richiedenti asilo, rifugiati rimpatriati, apolidi ed una parte degli sfollati di tutto il mondo - è aumentato nel corso del 2004 da 17 a 19,2 milioni di persone.

"Dietro ogni numero c'è un essere umano" ha dichiarato António Guterres, il nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insediatosi mercoledì scorso. "Se da un lato possiamo rallegrarci del fatto che vi sia stata una riduzione nel numero di rifugiati ed un aumento in quello dei rifugiati rientrati nei propri paesi d'origine, dobbiamo allo stesso tempo ricordare che ognuno di questi 19,2 milioni di uomini, donne e bambini ha subito il trauma dell'esodo forzato e che nel mondo vi sono ancora diversi milioni di sfollati interni che al momento non ricevono assistenza".

La diminuzione del numero complessivo di rifugiati per il quarto anno consecutivo si può in gran parte attribuire ad un livello di rimpatri volontari praticamente senza precedenti. Complessivamente, dalla fine del 2001 più di 5 milioni di rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d'origine - 3,5 milioni dei quali nel solo in Afghanistan.

Nel 2004, 1,5 milioni di rifugiati hanno fatto volontariamente ritorno nel proprio paese, con un incremento di circa 400mila unità rispetto all'anno precedente. La cifra relativa ai rimpatri avvenuti nel 2004 comprende 940mila rifugiati rientrati in Afghanistan e 194mila in Iraq. Anche l'Africa ha visto tornare in patria un consistente numero di rifugiati, dei quali 90mila in Angola, altrettanti in Burundi, 57mila in Liberia, 26mila in Sierra Leone, 18mila in Somalia, 14mila in Ruanda e 13.800 nella Repubblica Democratica del Congo. In tutto, sono 27 i paesi che nel corso dell'anno hanno visto rimpatriare più di 1.000 persone.

Durante lo scorso anno il numero di persone 'di competenza' dell'UNHCR è cresciuto di poco più di 2 milioni di unità, toccando quota 19,2 milioni. Tale aumento è stato determinato principalmente dalla crescita del numero di sfollati interni, apolidi e di altre categorie di migranti forzati, passato dai 5,3 milioni della fine del 2003 ai 7,6 milioni della fine del 2004.

Il numero di sfollati di cui si occupa l'UNHCR è aumentato in parte a seguito di due nuovi sviluppi verificatisi nel 2004: la nuova responsabilità dell'Agenzia di assistere 660mila degli 1,8 milioni di sfollati del Darfur ed un incremento nella stima governativa del numero di sfollati in Colombia - aumentato di 240mila unità toccando quota 2 milioni.

Il numero di apolidi e altre categorie di migranti forzati in simili difficili condizioni che rientrano nel mandato dell'Agenzia nel 2004 è aumentato a 2.053.000 persone, dalle 912mila dell'anno precedente.
Tale incremento è dovuto per la maggior parte all'importante sforzo compiuto dall'UNHCR per migliorare l'accuratezza dei dati relativi agli apolidi.

Tuttavia, una parte significativa della popolazione mondiale degli apolidi non è ancora stata identificata in modo sistematico, nonostante gli sforzi messi in atto dall'Agenzia per accrescere la conoscenza a livello internazionale di questa numerosa, ma spesso trascurata, categoria di persone che vivono senza essere riconosciuti cittadini da alcuno stato.

Marco Mayer - 04-06-2005
Con una lettera aperta ad alcuni colleghi docenti ho avviato una dicussione all'interno del nostro corso di laurea. Il tema è molto sentito tra gli studenti e forse qualcuno di voi è interessato a partecipare al dibattito. Ecco il testo della mia lettera e la prima risposta

Cari amici,

l'altra settimana a Siena ho ascoltato un'appassionata testimonianza di Antonio Cassese sul Darfur: un milione e mezzo tra profughi e sfollati, più di 100.000 morti. Una tragedia ed un crimine contro l'umanità di cui i grandi mezzi di informazione ci hanno parlato anche se a fasi alterne.
Nessuno può dire non sapevo.
Dal giorno della conferenza di Cassese mi è rimasta dentro una domanda: perchè decine (e talora centinaia) di migliaia di persone si sono mobilitate per l'Iraq e non c'è stata nessuna iniziativa per il Darfur?
Per la verità a Londra qualcuno ha tentato, ma ha raccolto un centinaio di persone o poco più.
Non ho risposte a questa domanda, ma sento che come studiosi abbiamo il dovere di indagare il fenomeno e cercare delle risposte.
Che ne pensate?

Marco Mayer
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