Giulia Maninetti - ultimi interventi
Giulia Maninetti - 10-04-2006
C'è uno strano progetto che sta riuscendo a passare quasi inosservato nei siti delle varie scuole superiori, contemplato anche dal programma della Riforma Moratti: incentivare i rapporti fra scuola e famiglia, attraverso un sistema d'informazione preciso e ineccepibile.
Nella tradizione del nostro paese e nel nostro patrimonio etico-antropologico la famiglia ha già un ruolo centrale nella vita di un individuo e l'ingerenza che ha nel percorso scolastico e nella formazione dello stesso è innegabile. L'ambiente economico e culturale in cui si cresce è determinante e diventa un fattore discriminante che si riflette anche nella vita scolastica. Compito della scuola sarebbe eliminare gli ostacoli e le differenze di ordine economico e sociale fra gli studenti, metterli tutti sullo stesso piano e dare a tutti la stessa possibilità.
Già, perché ci si pensa poco e, proprio ora che si sta cercando pressantemente di far tornare alla ribalta il ruolo e il valore della famiglia intesa nel senso più tradizionale del termine, risulta molto impopolare, ma a volte questa "istituzione" sociale altro non è che un impedimento, un ostacolo alla realizzazione personale dell'individuo. E la scuola non sta facendo altro che incentivare questi impedimenti.
La tecnologia aiuta. E così nascono siti con scopi puramente commerciali che rispondono al bisogno delle scuole di attirare iscritti e rimanere sul mercato, come in un sistema aziendale, occhieggiando al bisogno di controllo delle famiglie.
Giulia Maninetti - 28-01-2006
Clem manca. Mancano insegnanti, o forse sarebbe meglio dire maestri, come lei, che pur non avendo spazio in una scuola autoritaria e meritocratica, un'idea di scuola, di didattica alternativa ce l'avevano.
Leggo avidamente e con spasmodica curiosità le testimonianze su di lei, cercando, però, di soffermarmi sulle sue parole, di somatizzarle, con la speranza di ritrovare, anche nella realtà scolastica di oggi, qualcosa dei suoi insegnamenti, un'eredità che sembra atrocemente essere andata perduta.
Clementina Calzari Trebeschi è stata un'insegnante sia di scuola media che di scuola elementare, e poi all'allora istituto magistrale "Gambara". Lì non ha potuto finire l'anno perché è stata uccisa nella strage di piazza Loggia, ma il segno che ha lasciato nelle sue allieve è profondo. Clementina non era soltanto un'insegnante di lettere, era anche una delle fondatrici del Sindacato Scuola CGIL, insieme a Livia Bottardi Milani, suo marito Alberto Trebeschi, la sorella Lucia e altri e una militante attiva del movimento rivoluzionario di quegli anni.
Incontriamo Lucia, la sua gemella, alla Fondazione Calzari Trebeschi, e parliamo fitto per un'ora e mezza di lei, di Clem e del loro lavoro di insegnanti. Ci racconta della scuola degli anni '60, quella che avevano frequentato loro, una scuola che non agevolava nulla, dove tutto doveva essere faticoso, di una pesantezza e una stupida rigidità. Non era un diritto, stare a scuola, era un privilegio che dovevi duramente conquistarti ogni giorno. La selezione era feroce e gli insegnanti avevano un atteggiamento fortemente autoritario, miravano a una scuola meritocratica, che mettesse in graduatoria gli studenti, distinguendo i più bravi dai meno bravi. Lucia la ricorda come una scuola che «non insegnava a pensare perchè bisognava riprodurre il pensiero degli insegnanti». Non c'era nessuna possibilità di evasione, di pensiero proprio, autonomo.
Giulia Maninetti - 22-10-2005
Le equazioni chimiche, l'Orlando furioso, i versi di Lucrezio e l'apparato digerente: tutte nozioni, tutto "mandato giù" a memoria. Così prende otto, o nove forse, se sorride un po' di più e porta la cosiddetta ricerchina. Nessuna preoccupazione per i genitori, ansiosi per il suo futuro, e così la lasceranno uscire quando vuole e lei non avrà problemi. Lisa ha 17 anni, frequenta il quarto anno di liceo ed è brava a scuola, è brava senza studiare nemmeno troppo, le piacciono le materie che studia ma non il modo in cui gliele insegnano.
A volte ha l'impressione che gli insegnanti atrofizzino la sua curiosità: vedere i suoi compagni lobotomizzati guardare il professore e annuire, la demoralizza. Nella sua classe c'è la gara al voto, sono tutti pieni di un'invidia e di una competizione incomprensibile. Chi studia di più, avrà il voto più alto, chi dice più cose, sarà il più premiato dai professori, e chi ha il voto più alto, diventa il migliore; e non importa se ha capito o no, non importa se l'argomento gli interessa o meno. E il suddetto Migliore studia tutte le materie allo stesso modo, e per loro va bene così. Che il suo studio non sia consapevole è ormai irrilevante: primeggia, e questo basta.
"E la cosa più assurda -dice Lisa - è che gli insegnanti sembrano incoraggiare questa competizione che a volte diventa addirittura crudele".
Lisa è sfortunatamente capitata in prima fila, ma vicino alla finestra e, talvolta, durante la spiegazione stanca di un professore annoiato, il suo pensiero vola fuori, da tutt'altra parte, tra le righe di quel bel libro letto l'ora prima, alla ricerca di quella creatività e quello spirito d'iniziativa che la scuola le ha un po' spento. Le tornano ripetutamente in testa le frasi di un libro letto qualche anno prima e tanto amato...
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