Anita - ultimi interventi
Umanità Nova - 26-01-2013
"Porrajmos" (in romanì, divoramento) è la parola con la quale lo studioso rom Ian Hancock ha definito lo sterminio nazista degli "zingari", mentre per i Sinti è il "Samudaripen": un genocidio pianificato che ha causato la morte di circa mezzo milione - in una forbice oscillante tra 300 e 800 mila, data la scarsa documentazione - di Rom e Sinti, solo in parte eliminati nei lager e ben più frequentemente uccisi in modo sommario nei territori occupati dai nazifascisti.
Uno sterminio quasi sconosciuto e praticamente ignorato durante il processo di Norimberga, anche se per percentuale di vittime (circa la metà delle popolazioni rom e sinti in Europa, anche se Simon Wiesenthal ipotizzò persino il 75%) non inferiore a quello della Shoah degli ebrei, anch'essi sterminati per motivi razziali.
Umanità Nova - 27-09-2006
Ovvero: lo sdoganamento dei fascisti

La partecipazione, peraltro applaudita, di Fausto Bertinotti, presidente della camera dei deputati alla Festa nazionale di Azione Giovani, l'organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale, appare a tutti gli effetti l'ultimo atto del processo di legittimazione di un partito "postfascista" come A.N. che mantiene nel proprio simbolo e nella sua dirigenza l'eredità di un passato mai passato. Ed oltre alla presenza del leader di Rifondazione Comunista, va segnalata nell'ambito della stessa festa tricolore anche quella del presidente dell'Arci Paolo Beni e della ministra Ds Livia Turco.

Ancora una volta la cosiddetta pregiudiziale antifascista della repubblica nata dalla Resistenza è stata così annegata nello spirito della cosiddetta pacificazione nazionale, dopo che questo ha cancellato la memoria di una guerra civile e sociale prolungatasi almeno dal 1919 al 1945, accomunando i morti dell'una e dell'altra parte al fine di azzerare ogni divisione e responsabilità.

Molti sono stati quelli che hanno lavorato più o meno scientemente in questa direzione, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, seppur in diverso modo e a diverso livello ed anche con diversa connotazione ideologica; basti pensare al cosiddetto "revisionismo storico" all'italiana che in realtà iniziò subito a modificare gli eventi connessi alla Resistenza affrettandosi a stabilirne la data di nascita (8 settembre 1943) e, soprattutto, quella di morte (25 aprile 1945).

Era infatti, per troppi, una pagina da chiudere quanto prima non solo sul passato, ma anche sul presente e sull'avvenire.

A far tornare inizialmente sulle scene della politica nazionale i fascisti, nel conflittuale dopoguerra italiano, fu Palmiro Togliatti. Di fatto, proprio il segretario del Partito Comunista Italiano che, nella sua veste di ministro Guardasigilli della neonata repubblica, pose la sua firma nel giugno '46 a quell'amnistia che assicurò impunità e scarcerazione a circa 10 mila fascisti della repubblica di Salò, compresi torturatori di partigiani e fucilatori di civili inermi.

Le indagini avviate invece sui tanti eccidi compiuti in Italia dai nazi-fascisti finirono invece sepolte negli "armadi della vergogna", da dove soltanto da poco stanno riemergendo.
Non casualmente il Movimento Sociale Italiano nacque a pochi mesi dalla generosa amnistia, nel dicembre dello stesso anno, raccogliendo nel nuovo partito innumerevoli esponenti del passato regime, anche con gravi responsabilità individuali, e una serie di formazioni minori clandestine.

Giudici più che indulgenti, formati e legati ideologicamente agli imputati, nel frattempo rimettevano in circolazione, tra il '46 e il '47, il grosso dello stato maggiore fascista e repubblichino; d'altra parte risultava evidente la continuità del ceto che esercitava le funzioni repressive statali incaricate, si fa per dire, di impedire il ritorno al passato: dei 369 prefetti soltanto 2 non avevano fatto parte dell'ingranaggio fascista; dei 135 questori e 139 vicequestori soltanto 5 tra quest'ultimi avevano avuto rapporti con la Resistenza; dei 1.642 commissari soltanto 34 avevano avuto dei contatti con l'antifascismo.

Si trattava dello stesso apparato che continuava a schedare i "sovversivi"; nel casellario del Ministero dell'Interno su 13.716 sorvegliati per ragioni politiche 12.491 risultavano di sinistra; questi almeno i dati ufficiali, dato che l'attività di schedatura e controllo era capillare, sistematica e larghissima.
La comparsa del MSI, fortemente avversata a livello popolare, fu quindi possibile grazie a consistenti assensi e complicità politiche. Innanzi tutto va sottolineato il beneplacito dei Liberatori, ossia delle autorità politico-militari britanniche e statunitensi già da tempo impegnate nell'arruolamento in chiave anticomunista di innumerevoli dirigenti del nazismo e del fascismo; quindi non si può tacere la connivenza sia dei vertici della Democrazia Cristiana, in esecuzione delle volontà della Chiesa di Pio XII apertamente favorevole ad una totale riabilitazione dei fascisti, che quella della dirigenza del PCI, tutti interessati a favorire la creazione di un'estrema destra politicamente ben individuabile, isolabile e ricattabile, utilizzando a tal fine anche la minaccia di scioglimento per "ricostituzione del partito fascista".

L'appoggio, anche finanziario, da parte delle gerarchie cattoliche a favore dei fascisti ebbe come principali sostenitori la curia romana, l'Azione Cattolica, l'organo dei Gesuiti La Civiltà Cattolica e i Comitati civici di Luigi Gedda.
Ovviamente anche il padronato vide con favore tale riorganizzazione antioperaia e anticomunista; lo stesso Enrico Mattei, ex-partigiano bianco ed esponente di punta nel neocapitalismo italiano, avrebbe paragonato i fascisti ad un taxi di cui servirsi, pagando, finché potevano risultare utili per il mantenimento del comando nelle fabbriche.
Ad entrambi i due maggiori partiti democratici, DC e PCI, non era sicuramente estraneo l'intento di volersi sottrarre reciprocamente una fetta considerevole di potenziali elettori fascisti che, senza un partito, avrebbero potuto confluire nella Democrazia Cristiana in nome dell'anticomunismo o nel Partito Comunista per ostilità verso la democrazia borghese e l'occupazione Usa.

In tale ambiguo clima di pacificazione nazionale, nel gennaio del '47 il PCI giunse a promuovere manifestazioni pubbliche a Perugia e Roma, con la partecipazione di Ezio Maria Gray, già ministro fascista ed in seguito dirigente missino, a fianco di esponenti partigiani. Nel 1951, fu quindi lo stesso Togliatti ad intervenire presso le autorità per consentire - contro la mobilitazione partigiana e popolare - un comizio del segretario missino De Marsanich, già sottosegretario agli Affari esteri ai tempi del duce.

La legittimazione istituzionale e l'accesso in Parlamento, furono presto debitamente ripagati dal MSI.
La prima occasione fu l'elezione del sindaco, democristiano, di Roma nel '47, in cui i voti missini si rilevarono decisivi; negli anni seguenti il MSI appoggiò i governi regionali in Sicilia e Sardegna e le giunte comunali in mano alla DC in diverse città del centro-sud.
Nel '52, vi fu l'allora clamoroso "abbraccio di Arcinazzo" tra il dirigente democristiano Andreotti e Rodolfo Graziani, il maresciallo-governatore responsabile delle stragi di libici ed ex-capo dell'esercitò di Salò, appena scarcerato.

I voti missini risultarono ancora determinanti: nel '53 ci fu l'astensione a favore del monocolore tecnico di Pella, ex podestà fascista di Biella, che come capo del governo fu il primo a trattare col sindacato filofascista CISNAL. Nel '57 il MSI salvò il governo DC-PSDI-PRI guidato da Segni e, subito dopo, condizionò pesantemente il governo monocolore DC Zoli; simili favori furono ricompensati con l'autorizzazione del trasferimento a Predappio dei resti di Mussolini. Nel '59 il MSI sorresse un altro governo Segni e nel '60 si arrivò all'appoggio missino al governo Tambroni, ferocemente repressivo e antioperaio, finché non fu cacciato dalla rivolta popolare ormai dilagante da Genova a tutta Italia. L'Osservatore Romano intanto approvava la collaborazione democristiana con i fascisti sostenendo che questi erano in fondo dei buoni cattolici.

In una sua circolare l'allora ministro della pubblica istruzione, il DC Ermini, invitava i provveditori "a celebrare nel giorno 25 di aprile l'anniversario della nascita di Guglielmo Marconi". [1]

Interessante ricordare che tra i collaboratori di Tambroni e tra i sostenitori di un governo autoritario vi era tale Giovanni Baget Bozzo, allora a capo del gruppo "Ordine civile" e ancora oggi ben noto per le sue posizioni di destra e per essersi pronunciato a favore dell'abolizione del 25 aprile come Festa della Liberazione.
Nel maggio '62 il MSI non si lasciò sfuggire la possibilità di fornire nuovamente il proprio decisivo contributo alla elezione di Segni a presidente della repubblica.
Intanto finanziamenti al MSI, alla CISNAL e agli gruppi di estrema destra affluivano copiosamente e senza mistero dal mondo dell'imprenditoria, sia pubblica che privata.

Tutto questo, mentre ovunque in Italia gruppi fascisti di ogni risma imperversavano con attentati, aggressioni e provocazioni collegate ad una serie di trame eversive occulte miranti al colpo di stato, che vedevano intersecarsi l'azione di settori fascisti, servizi segreti, ambienti militari, poteri occulti e strutture segrete della Nato. Tali piani, dopo alcuni tentativi di golpe più o meno credibili, determineranno, come è risaputo, la cosiddetta strategia della tensione e le stragi di stato degli anni Settanta.
Anita - 11-12-2004
Dopo acquisti e programmi per le feste la notizia è di quelle che fanno venir voglia di buttare via tutto.


" VICENZA - Una ragazzina di 14 anni, di Nanto (Vicenza), si è tolta la vita impiccandosi ad un albero poco distante da casa. Il suo corpo ...
Anita - 29-08-2004
Un pò disperata e un pò stordita, vi chiedo se possibile di pubblicare questo articolo del Manifesto di oggi [28 agosto]. Come siano andate le cose forse non lo sapremo mai ed esempi di pacifisti assassinati li abbiamo già.
So che in Irak muoiono tanti che nessuno ricorda, ma quando ci si sente copliti da vicino, per affetti e storie comuni, la guerra sembra ancora più assurda e crudele.
Grazie


Grazie a te per la porta che hai aperto a domande e tentativi di risposte. I commenti sono aperti a contributi e segnalazioni in tal senso [red]


Il video scomparso, la trattativa mai partita, il sequestro misterioso

Per giorni hanno circolato versioni differenti sulla dinamica dell'agguato, sulla morte dell'autista e traduttore Garheeb, persino su un video che documentava la morte mai esistito. Eppure la verità era nota a molti.

SARA MENAFRA

Dall'inizio alla fine la storia del rapimento e della morte di Enzo Baldoni, il pubblicitario e giornalista milanese giustiziato giovedìnotte è stata circondata da misteri e versioni differenti. E anche ora che l'unico obiettivo rimasto è ottenere la restituzione del corpo di Baldoni, i dubbi rimangono.

L'agguato

Il primo è quello relativo al momento del rapimento. Per i giorni immediatamente successivi al sequestro del 19 agosto tutti, compresi gli uomini del Sismi, sembravano convinti del fatto che Enzo Baldoni si fosse diretto verso Najaf da solo con il suo autista. La Croce rossa, non ha mai smentito questa versione dei fatti. Poi, il 23 agosto, un'altra giornalista indipendente, la gallese Hellen Williams, pubblica sul sito www.eletroniciraq.net una ricostruzione di quanto accaduto. La stessa Croce rossa oggi ammette che nei fatti è la stessa versione contenuta nella relazione consegnata alla sede centrale da Paolo De Santis, il medico della Cri che aveva organizzato la missione verso Najaf.

Nel racconto della Williams Garheeb - l'autista, traduttore e volontario che guidava l'automobile su cui viaggiava anche Enzo Baldoni - si chiama Ali, ma per il resto il racconto è chiarissimo. L'auto di Baldoni è stata colpita sulla via del ritorno da Najaf venerdì mattina, mentre guidava il convoglio di ritorno da Kufa dove tutti, giornalisti e volontari, avevano passato la notte dopo essere stati a Najaf. Le automobili si trovavano tra Al Lattifija e Mahmoudija. «Fermarsi avrebbe significato di sicuro essere uccisi», racconta la giornalista. Arrivati al check point successivo l'automobile con Ali-Garheeb e Baldoni non c'è più. Eppure per giorni la storia dell'agguato è stata raccontata in modi diversi. Lo stesso De Santis, il medico che guidava la spedizione il 20 agosto, per telefono aveva spiegato. «Non vedo più Baldoni da venerdì mattina, non so dove fosse diretto». E invece De Santis non solo non poteva non sapere che Baldoni guidava il suo stesso convoglio, ma ha raccontato tutto nella relazione consegnata a Roma.


>>>continua...
Anita - 01-07-2004
Vi segnalo questo articolo di Marina Boscaino letto sul'Unità di oggi [ieri, ndr]. Il punto di domada ce l'ho messo io, perchè sono stordita. A me sono successe solo piccole "pubblicità": l'editore con gli album di figurine o il circo che fa spettacolo in zona. O il gruppo teatrale che propone cose anche belle. Non so se scandalizzarmi o no insomma. A dirla tutta non so bene mettere un discrimine. In fondo esiste qualcuno che non tira l'acqua al suo mulino?
Ciao e buone vacanze a voi
Anita


Due anni fa circa, leggendo «No logo» di Naomi Klein, rimasi particolarmente colpita dal capitolo dedicato all'invasione subdola e implacabile dei marchi nella scuola americana. Quel capitolo - Il [i]branding dell’istruzione - analizzava il lavoro minuzioso e puntuale che gli esperti del marketing americano hanno portato avanti nell’ultimo decennio per creare una breccia - che, con il tempo, è diventata un’autostrada a dodici corsie - all’interno di quel mondo, per sua natura protetto, che è la scuola; nell’ambito della quale trascorrono buona parte della propria giornata i giovani, che le multinazionali individuano come il motore delle tendenze che influenzeranno i mercati.
Il problema fu, più di dieci anni fa, come penetrare in quel mondo. La Klein analizzava le strategie attraverso le quali è stato possibile negli Stati Uniti realizzare un business di incalcolabili proporzioni: affinando tecniche seduttive nei confronti dei giovani, insinuandosi nelle mense scolastiche, promuovendo una giornata dedicata ad una delle due più famose bibite gassate, convogliando pubblicità attraverso cartoni animati, concorsi, premi annuali. Alla base dell’operazione stava un’impropria equazione tra accesso delle aziende a scuola e apertura alle moderne tecnologie: negli anni Novanta, quando le scuole - soprattutto quelle pubbliche - si trovarono ad affrontare drammatici tagli di bilancio, i costi per fornire un’educazione moderna avanzavano in modo esponenziale e diventava dunque naturale per gli istituti cercare ed accettare fonti di finanziamento alternative. D’altro canto i genitori hanno ritenuto che un computer in più nella scuola valesse bene un annuncio pubblicitario, che comunque i figli avrebbero visto sulla metro, sul giornale, in Tv. I comitati studenteschi erano impegnati a combattere contro le alte rette universitarie o a difendere altri diritti civili come l’individuazione di sanzioni rigide contro le molestie sessuali a scuola. E gli insegnanti e gli intellettuali americani, preoccupati per la propria presa di coscienza postmoderna, erano per lo più indisponibili a partecipare a discussioni politiche, che avevano come obiettivo l’affermazione della superiorità di un modello di apprendimento pubblico rispetto ad un altro, aziendale. E così gli studenti americani sono diventati vere e proprie “cavie da marketing”.


>>> continua...
Anita - 26-04-2004
Vi sottopongo una notizia saputa da poco e presente sul sito della Cisal Scuola.
Vorrei saperne qualcosa più, dal momento che non ho trovato grande eco nè sulla stampa, nè in Internet.
Qual è la data prevista?
Quale la formulazione della ...
Anita - 06-04-2004
Li abbiamo ricevuti a scuola e li giro: posso essere utili. Ciao e buone vacanze!

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BOZZA DI DELIBERA DEL COLLEGIO DEI DOCENTI SU
ADOZIONE CRITERI PER INDIVIDUAZIONE TUTOR



Il Collegio dei Docenti del Circolo didattico / Istituto Comprensivo / Scuola media statale ………………………………., nella seduta del…………………., con all’o.d.g. l’individuazione dei criteri per il conferimento della funzione tutoriale,

Vista la legge n°53 del 28 marzo 2003;
Viste le disposizioni contenute nel Decreto legislativo sulla definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’Istruzione, approvato il 23 gennaio 2004,
Visti gli artt. 24, 25, 27 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro,
Visti gli artt. 3,4,5,6 del DPR 275/ 99, Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, che attribuisce alle istituzioni scolastiche autonomia nella definizione dei tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività, nell’impiego dei docenti e nelle modalità organizzative coerenti con il Piano dell’Offerta Formativa;
Vista la CM n.29 del 5 marzo 2004
Considerati i bisogni formativi degli alunni che frequentano la scuola, che è inserita in un contesto territoriale ……………………………………………… ;
Tenuto conto dei vincoli e delle risorse degli allegati al Decreto citato,

ESPRIME
parere contrario all’attivazione della figura del tutor in quanto lesiva della pari dignità professionale dei docenti ed in contrasto con la dimensione cooperativa e collegiale del lavoro nella scuola.

CONSIDERATO
- che il contratto nazionale di lavoro definisce in modo unitario la funzione docente e considera di competenza di ogni insegnante i compiti affidati dal Dlgs approvato il 23/1/04 alla funzione tutoriale (assistenza tutoriale gli alunni, rapporto con le famiglie, orientamento, cura della documentazione, coordinamento delle attività didattiche ed educative);
- che è prerogativa delle istituzioni scolastiche autonome adottare le forme più efficaci di organizzazione didattica e professionale delle attività per assicurare lo svolgimento dei suddetti compiti e funzioni

DELIBERA
di non indicare alcun criterio per l’individuazione del docente cui assegnare la funzione tutoriale e di affidare ai Consigli di classe/team docente, nella loro collegialità, la progettazione e l’attuazione delle attività previste dall’art.7 comma 5 del citato decreto legislativo.
L’espressione di voto favorevole alla presente delibera vale anche come dichiarazione di diniego a fronte di un eventuale conferimento della funzione tutoriale da parte del dirigente scolastico.

APPROVATO ……….



>>> continua...
Anita - 27-03-2004

Riporto un comunicato che ho letto su Cgilscuola.
Il Manifesto fa risalire la paternità dell'affermazione ad Enrico Panini, ma credo che chiunque, cittadino italiano, potrebbe rivendicarla.
Quelli che sono stufi delle menzogne, dei sotterfugi, dei fili del burattinaio, degli accordi sottobanco che fanno parte della politica.
E che fanno un pò comodo a tutti. Tutti.
Ho scioperato anch'io, senza grande clamore, ho semplicemente detto no.
Una giornata con i mei bambini, una specie di vacanza, che pagheremo alla fine del mese, mio marito ed io.
La seconda, per di più, questo mese, in due.
Anche se appare poco. Anche se gli scioperi minori non fanno così tanta notizia. Anche se le scelte dei singoli non fanno mai troppa notizia.
Ma sono convinta che siano le più importanti, e le più autentiche, o forse dovrei dire libere.
Quelle che danno senso a tutto il resto.


>>> continua...

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