D - anno scolastico 2011-2012
La Redazione - 20-08-2012
E' cominciata così, con gli auguri di buone vacanze indirizzati dal Prof. Profumo al personale docente, a studenti, genitori, ricercatori, impiegati del personale amministrativo, tecnico e ausiliario e infine ai dirigenti. Al prof. Profumo è sfuggita evidentemente in questi mesi la portata, la qualità e lo spessore del dissenso che l'ha accompagnato passo dopo passo, errore dopo errore, imposizione dopo imposizione, in un'esperienza che si è segnalata soprattutto per i limiti culturali e l'autoritarismo.
Profumo stranamente non ha sentito il disagio insopportabile e l'inimicizia profonda di buona parte del mondo a cui ha rivolto gli auguri. Non così avventata è stata, andando in vacanza, la sua collega Fornero, che non si è azzardata a inviare i suoi auguri a pensionati e lavoratori massacrati.
Claudia Fanti - 02-07-2012
Con il permesso dell'autrice della dichiarazione di voto che incollo qui, sono fiera di poter rendere onore alla sua voce coraggiosa, sapiente e onesta. Molti oggi cercano di mascherare la situazione reale di tante scuole, le quali hanno tentato di difendere negli anni tempo scuola e scuola a misura di bambini e bambine, però essi non possono nascondere la verità a chi ha esperienza e vero merito.
Claudia Fanti - 12-06-2012
Relativamente alla Bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali ho inviato alla Commissione alcune annotazioni critiche di metodo e di merito.

1) Mi pare che la "consultazione" abbia tempi, forme, modalità di coinvolgimento e discussione inadeguati a tal punto da risultare poco credibile per poter suscitare un dibattito approfondito e sentito; in particolare il questionario (a tre risposte imposte) rivolto alle scuole viene percepito come un proforma...

Cosimo De Nitto - 29-05-2012
Mentre leggevo l'articolo "Nessun abuso nell'asilo di Rignano. Gli imputati assolti con formula piena", la mente mi è tornata alla lapidazione mediatica cui maestre e bidella di quella scuola sono state sottoposte anni fa e per molto tempo. Cosa hanno provato a passare per mostri. Ricordo l'abominio e il disprezzo suscitato contro il più esecrando dei delitti, quello di chi viola dei bambini innocenti. Non c'era spazio per il dubbio. La giustizia sembrava troppo lenta e cauta con i mostri, occorreva un rogo purificatore di delitti, veri o presunti non importava, e soprattutto di coscienze. Si aveva terrore a sostenere che forse bisognava aspettare la giustizia, si rischiava di passare per simpatizzanti dei mostri, difensori di una categoria nella quale c'è tanto marcio, forse è tutta marcia. Un clima contro la scuola, contro gli insegnanti, a generalizzare si fa presto, a strumentalizzare ancora più presto, soprattutto da parte di coloro (Brunetta, Gelmini, Tremonti &C.) che si preparavano a sferrare un attacco alla scuola pubblica senza precedenti. Complici buona parte dei media, quasi silenzio da parte di chi avrebbe dovuto strillare, ribellarsi a tale abominio.
Alessandro Montesi - 26-05-2012
Li ha citati anche Monti nel suo primo discorso al Senato: uno strumento per «identificare i fabbisogni» in relazione alla «valorizzazione del capitale umano». Ma cosa sono e come funzionano i test Invalsi? Sopratutto, perché i dati scuola per scuola non sono pubblici, ma solo le medie regionali? Riguardano quasi tre milioni di studenti e sono indispensabili per capire a che punto è la scuola italiana, ma le ombre non mancano. A cominciare dalla trasparenza, visto che solo poche scuole pubblicano i risultati ... Una seconda questione riguarda la presenza di un corpo ispettivo esterno alla scuola.
Claudia Fanti - 24-05-2012
Le prove strutturate Invalsi nella scuola primaria come possono dar conto di alcunché quando proprio gli/le insegnanti di classe attenti alle sfumature e ai cambi repentini di atteggiamento dei loro studenti ogni giorno hanno più di una sorpresa sui cosiddetti livelli di apprendimento?
Molti di noi pensano che la scuola né formi né istruisca proprio quando è fatta della triade "programmi, programma, test"; tale triade ci sembra "utile" soltanto al fine di far rientrare risultati parziali ed estemporanei in schemi prestabiliti. Perché questa mania di etichettare, di mettere nero su bianco ogni respiro, puntando il dito sulle difficoltà, sulle mancanze, sulle lacune?Non ci sono forse i lavori quotidiani a rendere già conto dei risultati raggiunti da ognuno/a in base alle proprie risorse e ai percorsi intrapresi? Si è sicuri che prove strutturate in tempi e modalità decise da altri che non siano gli/le insegnanti possano portare alla conoscenza effettiva dei livelli delle scuole?
Gennaro Tedesco - 23-05-2012
Il nostro territorio sia come docenti che come allievi non può che essere il distretto planetario. Anch'io in passato ho prodotto lavori che partivano dal livello locale. Ma adesso è nostro dovere fissare la nostra attenzione e quella dei giovani sulla dimensione planetaria e cosmopolitica.
Prima di ogni altra priorità, è necessario portare il mondo a scuola non solo tra gli allievi, ma anche e forse soprattutto tra i docenti e gli attori sociali che non sono solo i genitori.
Proprio e soltanto la cosmopolitizzazione delle conoscenze e delle competenze può creare la necessaria dialettica non solo epistemologica ed educativa, ma anche e soprattutto sociale.
C. De Nitto, V.Pascuzzi - 22-05-2012
Gentile Ministro,

le considerazioni che seguono si riferiscono alle prove Invalsi che si sono appena concluse.

Intervista puntuale. Il 15 maggio scorso - proprio il giorno prima delle prove Invalsi al superiore - il Corriere della Sera pubblicava una intervista a Roberto Ricci (Invalsi). Significativo il titolo tra virgolette «Misurare la scuola serve a migliorarla» e anche il sottotitolo con due frasi anch'esse virgolettate: «Gli insegnanti non abbiano paura dei test», «E' l'Europa che ci chiede di misurare la scuola».
I ragazz* di Villa Roth occupata - 21-05-2012
Abbiamo preferito tacere per qualche ora. Non volevamo scrivere un'ulteriore inutile lettera di sgomento, tristezza o vicinanza per la morte di una ragazza innocente. Né volevamo lanciare slogan o proclami più o meno ideologici sulla vicenda di Brindisi. Per noi Melissa rimarrà per sempre ragazza, e la rabbia per i suoi occhi strappati via alla vita non è esplosa in grida o giudizi dissennati. Non abbiamo voluto farlo per il rispetto del dolore, di quella soglia oltre la quale non vogliamo andare per "restare umani" (che è un imperativo difficilissimo da mantenere nell'Italia di oggi).
Redazione - 19-05-2012
Attentato: iniziative spontanee :

Dopo il vile attentato di Brindisi la popolazione reagisce e nascono spontanee le inziative. Qui un elenco provvisiorio.

Preghiamo di segnalare nei commenti altre iniziative.
Gennaro Tedesco - 16-05-2012
Oggi nella Scuola si tende a identificare le ideologie educative con l'Educazione. Ma è proprio l'Educazione che nelle Scuole non esiste e tanto meno viene praticata. Al suo posto, appunto, ci sono sostituti ambigui, demagogici e pericolosi che si travestono e si spacciano per Educazione. Uno per tutti, per la sua forza devastante e dirompente, è il costruttivismo. Anche quando non conosciuto e neanche praticato consapevolmente nelle aule, anzi, più precisamente, nei laboratori d'apprendimento delle nostre Scuole, esso si riconosce per il suo presenzialismo tecnologico e per la sua retorica tecnologistica. Tale presenzialismo e tale retorica sono innanzitutto rielaborate, trasmesse e imposte dalla nave ammiraglia ministeriale che cannoneggia tutti quei "residuali" docenti che non si vogliono riqualificare e riconvertire al Verbo trinitario e sacramentale della così detta Rivoluzione informatica e elettronica.
Girolamo di Michele - 10-05-2012
Lo scorso maggio gli studenti del secondo anno di istruzione superiore (licei e istituti tecnici e professionali) sono stati sottoposti alle prove dell'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI). Lo scopo di queste prove di "valutazione esterna" in italiano è di "accertare la capacità di comprensione del testo e le conoscenze di base della lingua italiana". Per verificare queste capacità e conoscenze è stato chiesto agli studenti di leggere dei testi e rispondere a un certo numero di "domande a risposta chiusa" . Uno dei testi era il racconto di Mario Rigoni Stern "Sulle nevi di gennaio". Rigoni Stern, forse per essere un salice nano nella foresta della letteratura, è un autore che non sempre si riesce ad affrontare a scuola: c'era quindi da rallegrarsi del fatto che, dovendo fare un test di misurazione, gli studenti avessero occasione di incontrarlo. Ma l'allegria ha ceduto il posto ad altri sentimenti, una volta esaminate le domande preparate dagli esaminatori, e le risposte indicate come "esatte".
Gennaro Tedesco - 28-04-2012
Naturalmente mi rendo conto delle difficoltà e dell'eventuale sofisticazione di quello che sto per dire, ma mi sembra necessario .
Se riconfermiamo la necessità di una didattica della geografia e della storia interdisciplinare e anche laboratoriale che sia eminentemente ermeneutica, allora credo che dovremmo cominciare a porci di fronte ai nostri oggetti di studio e di applicazione insieme ai nostri allievi da una prospettiva non immediatamente oggettivistica, ma intersoggettiva, "analitica" e narrativistica .
Giocondo Talamonti - 25-04-2012
Il travaglio della Liberazione e della Resistenza è passato attraverso infiniti sacrifici ed esempi individuali, offerti sull'intero territorio nazionale dai partigiani combattenti con il concorso fondamentale della popolazione italiana.
Se ai primi va il merito di aver affrontato il nemico con il coraggio della disperazione nel fermo proposito di recuperare con le armi la libertà di un paese occupato, la partecipazione dei cittadini inermi al medesimo disegno è, se possibile, ancor più eroica.
Costoro hanno saputo contrastare la presenza nemica senza armi e a sprezzo della vita, animati solo dal desiderio di consegnare ai propri figli un paese libero su cui costruire il loro futuro.
Claudia Fanti - 24-04-2012
Nelle Indicazioni (che tra poco verranno riviste e forse modificate), Decreto Ministeriale 31 Luglio 2007, l'articolo 3 recita così: "Nella prospettiva della revisione degli ordinamenti degli studi vigenti per la scuola dell'infanzia, per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo grado, le istituzioni scolastiche verificano altresì - anche attraverso le pratiche di ricerca/azione - l'efficacia e le modalità di attuazione delle Indicazioni contenute nel documento allegato, utilizzando a riguardo tutti gli strumenti di flessibilità previsti dal D.P.R. 275/1999, con particolare riferimento agli articoli 4, 5 e 6. " Ebbene credo di poter dire con certezza che la tanto decantata "ricerca/azione" è rimasta spesso nelle righe dell'articolo e lì si è fermata. Non per mancanza di volontà di dirigenti e insegnanti, bensì a causa della caterva di impegni collaterali da sbrigare, non ultimo quello relativo alla stesura e revisioni continue negli anni di POF che devono essere condivisi dal collegio, ciò unitamente al lavoro meticoloso con il quale si è stati impegnati a "leggere" i risultati delle prove Invalsi, a prenderne nota per "porre rimedio" alle lacune che alcuni insegnanti hanno creduto di ravvedere nel proprio lavoro didattico in classe.
Gennaro Tedesco - 20-04-2012
Pare che adolescenti e giovani del Bel Paese abbiano sempre meno interesse, stimoli e attenzione non solo verso la storia, ma anche verso la geografia e l'economia. Non credo di possedere ricette taumaturgiche e miracolose e tanto meno consigli mirabolanti per riportare i nostri rampolli ad improvvise e repentine passioni geografiche o per vederli improvvisamente trasformati in protagonistici atleti tutti protesi ad una corsa ad ostacoli per acquistare e poi studiare immensi volumi di economia .
Ma qualche modestissimo contributo di esperienza acquisita sul campo come docente, studente e viaggiatore incallito per le infinite vie del mondo, credo di poterlo fornire senza alcuna pretesa di esaustività.
Fabio Cardini - 13-04-2012
L'insegnante ha un ruolo determinante nel processo di apprendimento degli studenti, processo che cresce all'interno di un legame che è insieme cognitivo e affettivo, basato cioè sulla trasmissione di contenuti ricchi di emozioni e sulla stima e la fiducia, sulla percezione che l'adulto è interessato sinceramente all'allievo. Il docente non si prefigge come scopo quello di portare semplicemente avanti la didattica, ma è mosso dall'idea che un buon insegnamento è qualcosa da costruire continuativamente assieme agli studenti ed è sempre unito a un attento sistema educativo nel quale la relazione affettiva con gli allievi occupa un posto di primo piano. Porre al centro la relazione affettiva significa saper ascoltare in modo empatico e comunicare in modo autentico, coinvolgendosi e partecipando al percorso formativo di ciascuno. Significa sviluppare e curare quelle competenze motivazionali che nella pedagogia della condivisione trovano espressione in quella che si è soliti chiamare intelligenza del cuore.
Claudia Fanti - 08-04-2012
Il nostro tempo di maestre nel tempo accelerato in cui viviamo è speciale. I nostri incontri con bambini e bambine sono ancor più speciali dentro un tempo cornice che vorrebbe co-stringerci. Noi e loro siamo speciali e dobbiamo liberarci dalla morsa e dai tentacoli di chi vorrebbe un'adultizzazione tramite voti, misure, competenze subito spendibili e oggettivamente rilevabili.
La fretta del mondo in cui viviamo con i suoi oggetti frenetici tende ad accelerare il nostro procedere e a gonfiarlo di contenuti in una misura che conserva in sé l'ansia del sentirsi inadeguati, insufficienti, impreparati alla vita e ignoranti in relazione alle conoscenze in ogni campo del sapere.

Giocondo Talamonti - 05-04-2012
Ma come mai questa Europa distratta non ci chiede perché non investire in cultura, in saperi, in abilità; come mai nella globalità dei mercati questa Europa distratta non ci impone di creare un numero sufficiente di figure che consentano la crescita industriale; come mai questa Europa non ci chiede conto di quanto abbiamo fatto in tema di orientamento, organizzazione scolastica, formazione, ricerca, innovazione e lavoro? Come mai?
Possiamo serenamente sperare in una disposizione che ci liberi da ladri, da mafiosi, da truffatori e approfittatori?
Andrea Tornago - 24-03-2012
Dallo Speciale brace brace brace

Ex cava Piccinelli - San Polo - Brescia

La testimonianza di un ragazzo di San Polo: "Non potevamo sapere, non è segnalata"

Il servizio è andato in onda venerdì 23 marzo su Radio Popolare nella trasmissione ...
Gennaro Tedesco - 24-03-2012
Per Croce il periodo che va dai primi del'9OO agli albori della prima guerra mondiale rappresenta il migliore della storia d'Italia e l'artefice, meglio il demiurgo, di questa "prosperità" è Giovanni Giolitti.
Ma nel vedere solo le"luci" dell'età giolittiana, poi, Croce non può spiegarsi gli avvenimenti successivi, il fascismo, che giudica come un male nel corpo sano della nazione. Ma naturalmente le ombre che Croce non vuole o non può scoprire nel periodo giolittiano, altri storici hanno "scoperto" al suo posto: Gramsci, Candeloro, Carocci. Ma guardiamo più da vicino la politica giolittiana.
Goffredo Fofi - 19-03-2012
A 88 anni Adele Corradi, un'insegnante che fu stretta collaboratrice a Barbiana di don Lorenzo Milani nei suoi ultimi anni di vita (dal 1963, quando aveva 39 anni) ha scritto delle memorie, brani lunghi o brevi che evocano una vicenda molto nota, perché su don Milani si è scritto moltissimo, in chiave agiografica e talvolta, molto quando era in vita, denigratoria.
La Corradi ha voluto essere assolutamente sincera, ha voluto dare di don Lorenzo l'immagine il più possibile rispondente al vero, e occorre subito dire che è riuscita a farlo: il don Milani che narra, quello che lei ha conosciuto, è, con quello delle lettere, il don Milani che resterà; con la sua grandezza e con le sue contraddizioni ma modello di un rigore di cui pochi italiani sono stati capaci e di cui, negli ultimi decenni, anche in ambiente religioso e in ambiente scolastico, sembra essersi perduto, speriamo transitoriamente, il seme.
Gennaro Tedesco - 17-03-2012
Si intende produrre e portare avanti un modello possibile e alternativo del mondo antico e mediterraneo alla luce di una didattica dialettica della Storia interdisciplinare al centro della quale venga posto il ruolo protagonistico e attivistico degli allievi nelle scuole secondarie di secondo grado . La società del mondo antico viene rivisitata con gli occhi del problematico presente degli allievi e dei docenti in un continuo flusso e riflusso tra il passato e il presente . Strategie mediterranee , classi sociali , ideologie , tecnologie , economia , politica e letteratura al servizio di una didattica ermeneutica , problematica e transazionale .
Cosimo De Nitto - 15-03-2012
La povertà linguistica, di cui la scrittura è solo parte, non è un fenomeno che trova soluzione nella lamentazione del tipo: non ci sono più i giovani di una volta, non si scrive più la lingua di una volta, i giovani non sanno più scrivere, i giovani non sanno più parlare, i giovani non sanno più pensare ecc., basta riflettere su quanto siano in aumento fenomeni come la disgrafia, disortografia, dislalia, discalculia ecc. che oggi sono studiati come vere e proprie patologie.
Il problema è molto complesso, difficile e la via per prenderlo in carico e cercare di risolverlo è quella, per esempio, che persegue il Giscel con il suo prossimo Convegno nazionale a Reggio Emilia il 12-14 aprile prossimo che ha per tema "L'italiano per capire e per studiare: educazione linguistica e oltre".
Claudia Fanti - 12-03-2012
L'amministratore e i suoi funzionari possono stravolgere ogni possibilità di miglioramento annichilendo, bloccando sul nascere e a volte a un passo dal traguardo qualsivoglia atto pedagogico agito in basso e questo accade con una ricorsività che lascia senza fiato, perciò l'azione del salvataggio spetta a noi. Noi possiamo neutralizzare le assurdità ricorrenti con la nostra visione pedagogica, con i nostri pensieri in situazione. Ma dobbiamo avere il coraggio, la passione, la caparbia convinzione che noi valiamo e che ciò che sosteniamo nell'esercizio della nostra professione è da difendere con ogni mezzo. Prendiamo l'iniziativa de "L'urlo della scuola" del prossimo 23 marzo. E' un bellissimo modo di mettere le orecchie a chi non vuol sentire. Auguro a tutti noi e al Paese che la giornata sia un successo, ma anche se non lo fosse (e mi dispiacerebbe alquanto!), credo che il fatto che tanti docenti, genitori, studenti, ricercatori abbiano lavorato insieme, riflettuto, scritto, comunicato all'esterno, sia un valore del quale essere fieri.
Giocondo Talamonti - 03-03-2012
Attualmente, il compito di suggerire ai giovani che escono dalla scuola dell'obbligo quale percorso formativo intraprendere, è affidato alle cure materne delle insegnanti di lettere, spesso all'oscuro di strategie di mercato, le quali prendono come unico riferimento le inclinazioni del ragazzo, dedotte dai giudizi acquisiti in sede di scrutinio di classe.
Più che di 'orientamento', questa operazione può essere definita di 'smistamento'. La confusione è amplificata dalle famiglie, le quali, prive anch'esse di informazioni utili a ipotizzare i campi di maggior sviluppo occupazionale, decidono di far intraprendere ai propri pargoli indirizzi di studio condizionandoli alla scelta fatta dal vicino di casa, o dall'amichetto del cuore.
Cosimo De Nitto - 03-03-2012
Lo spettro della dispersione scolastica si fa sentire molto di più in Italia, quasi il doppio della Francia e della Germania. Questi paesi, infatti, investono nella scuola molto più di noi, che con la Gelmini abbiamo somministrato una cura da cavallo, tagliando le già magre e insufficienti risorse di ben 8 miliardi in tre anni. Rossi D'Oria e Profumo, sollecitati nella loro sensibilità, hanno deciso, bontà loro, di investire 30 milioni di fondi europei per aiutare le quattro regioni più disgraziate: Sicilia, Campania, Calabria, Puglia.
Certo togliere 8 miliardi in tre anni e poi aggiungere 30 milioni in due, sempre fondi europei, non è la stessa cosa e non c'è la benché minima compensazione. Andiamo più nello specifico e seguiamo Rossi D'Oria che nell'articolo "Scuola, è allarme abbandoni. Uno su cinque senza diploma. Italia tra i peggiori d'Europa", pubblicato su Repubblica lunedì 27 febbraio scorso...

Cosimo De Nitto - 25-02-2012
Sono passati i fatidici e molto massmediati 100 giorni dall'insediamento del governo Monti e dei suoi ministri. Non ci vuole un analista particolarmente fine per farci capire le differenze col precedente governo. In particolar modo abissale appare la differenza tra i due ministri della pubblica istruzione. Le differenze tra l'Avv. Gelmini, che ha preso l'abilitazione a Reggio Calabria, e il Prof. Profumo, Rettore del Politecnico, Presidente del CNR sono talmente evidenti che rendono inutile ogni paragone, a prescindere dai neutrini.
Dopo 100 giorni, data ragione di ciò, si apre una riflessione sui contenuti della nuova guida del Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, che, per taluni aspetti, fa ripensare quel paragone di cui sopra e quell'evidenza non appare poi più così netta, marcata.
Cosimo De Nitto - 23-02-2012
"Ce lo chiede l'Europa" è divenuto un ritornello buono per una canzonetta di Sanremo. Ce lo sentiamo ripetere come un tormentone senza fine per giustificare provvedimenti altrimenti ingiustificabili per la loro iniquità sociale.

Ovviamente l'Europa, secondo i "ce lo chiede l'Europa", si guarda bene dal chiederci che i salari, gli stipendi e le pensioni in Italia vanno aumentati di gran lunga, che bisogna aumentare gli investimenti nella formazione, nella ricerca, nella cultura, che bisogna sconfiggere la dispersione scolastica, che bisogna dare lavoro ai giovani e alle donne, che bisogna eliminare la corruzione... No, queste cose non ce le chiede l'Europa, secondo i "ce lo chiede l'Europa".
Gennaro Tedesco - 20-02-2012
Dopo tanta teoria, poco e mal studiata e soprattutto non metabolizzata, su una intercultura di cui nelle Scuole ma anche in non poche Università si conoscono solo le maldestre interpretazioni di sporadici e non sempre sperimentali maestri, senza rimandare studenti e docenti alle fonti originarie e originali e senza mai aver visto e praticato un extracomunitario nel suo luogo e contesto d'origine oltre che nel "territorio", per usare un'espressione alla moda di sapore "federalista" (giacchè nel Bel Paese, fortunatamente in questo caso, tutto si riduce a vuoto propagandismo) credo che sia giunto il momento di tentare di "carnalizzare" , rendendoli meno ectoplasmatici dei ragazzi extracomunitari intravisti nelle nebbie e nelle brume gassose delle elucubrazioni e sofisticazioni di non pochi docenti e dirigenti, alcuni punti dell'approccio interculturale nelle Scuole della Repubblica.
Claudia Fanti - 20-02-2012
Non appassiona per nulla tutto questo vociare di valutazione di sistema.
Cade male, molto male. Sì, perché la scuola spesso è più avanti. Ci si è già accorti da tempo che la valutazione per fungere da stimolo al miglioramento deve farsi il più possibile discreta. Deve camminare in punta di piedi come una ballerina. Da tempo immemorabile abbiamo capito che rifarsi a modelli stranieri non ha senso.
Vorrei farvi immaginare "addirittura" una scuola che non dà voti, che non assegna punteggi, che non scrive bravo o bravissimo su quaderni o elaborati.
Seguitemi, per una volta, nell'osservazione di un bambino che entra in prima classe e con le sue maestre e i compagni lavora per tutta la durata della scuola elementare, libero da un giudizio esterno a lui sconosciuto.
Cosimo De Nitto - 15-02-2012
I modelli sociali che questa cultura sottende sono aberranti, incompatibili con un paese civile in cui ci siano uomini e donne che hanno dignità, senso dell'onore e del pudore, amore per un lavoro onesto, magari faticoso, ma che non costringe a "vendersi".
Berlusconi, come in uno spot pubblicitario, ha costruito un sogno in cui si vedono giovani belli, felici e gaudenti, con auto di lusso, elegantissimi, nei posti più belli della terra e con il mondo ai loro piedi. Il suo target erano i giovani, l'eterna giovinezza, il potere sugli altri con la seduzione. Era, ed è ossessionato dalla gioventù, anche quella precoce al limite dell'adolescenza.
Claudia Fanti - 14-02-2012
E' vero che molti insegnanti hanno una pregiudiziale nei confronti di un sistema di valutazione nazionale. Verissimo! Ma forse hanno ragioni da vendere, visto il modo in cui ogni "novità" piove come una meteora sulle loro teste senza che esse (le teste) siano mai state consultate! D'altra parte, che il corpo docente sia unicamente chiamato a eseguire, è una consuetudine tutta italiana che ha radici molto antiche. Viene in mente il mitico Maestro di Vigevano! Si sperava che nel terzo millennio qualcosa cambiasse. E' vero anche che l'Europa chiede di "allinearsi".
Per ora si dice che verrà abbandonata in un primo momento l'idea della premialità dei docenti e che sull'argomento spinoso verrà avviata una consultazione tra rappresentanze (?) di docenti.
Claudia Fanti - 11-02-2012
Francamente non capisco dove condurrà il sistema di valutazione che si va profilando all'orizzonte prossimo.
Mi si consenta il dubitare del successo pratico su vasta scala dell'iniziativa. Mi interesso di altro, di ciò che riguarda il rispetto dei modi di apprendere di bambine e bambini.
Cosimo de Nitto - 11-02-2012
Se fossi un poeta, ma poeta non sono, potrei dedicare un'ode alla carta igienica per l'alta funzione sociale, civile e sanitaria che essa svolge. Mi rendo benissimo conto che trattare questo argomento fa inorridire di sdegno i palati, e gli odorati fini, che la vita la vedono sempre dall'alto dei massimi sistemi, dall'iperuranio delle idee, dei raffinati costrutti della mente e della scienza. Ma provate a pensare cosa succederebbe se non si avesse, all'occorrenza, un rotolo di carta igienica. Sarebbe tragicamente sconveniente e imbarazzante, mortificante della dignità dell'individuo.
Andrea Tornago - 10-02-2012
Dallo Speciale brace brace brace



Rifiuti radioattivi nel quartiere San Polo di Brescia: è riemersa dagli archivi un'ordinanza del 1994 che documenta come l'Asl e il Comune sapessero della presenza del Cesio già quattro anni prima della messa in sicurezza del sito. Quattro anni in cui lavoratori e semplici cittadini hanno continuato a frequentare un'area esposta ad alta radioattività, quasi 500 volte superiore al fondo naturale.
Cosimo de Nitto - 08-02-2012
Chi confonde i voti numerici con il merito, peggio ancora con la meritocrazia, come ha fatto la Gelmini, è un/una contaballe. Scegliere voto numerico, giudizio, descrittori sintetici, ecc. è una scelta di strumento che non c'entra niente con la valutazione, con il merito e assolutamente niente con la meritocrazia.
Per valutare il "merito" bisogna stabilire, fra l'altro, se prendere anche in considerazione la base di partenza, oppure no. Questo è il tema del contendere.
Claudia Fanti - 02-02-2012
Non credere signore che noi non ti capiamo quando ci parli con quel tono pacato, sereno, distaccato, a volte rotto da qualche cedimento che fa tanto umano.
Tu e l'altro potere che è quello dei media che ti danno voce concedendo a volte un contraddittorio dove tu non sei più e non potrai sentire, siete le due facce della medaglia di una sirena moderna che usa le parole come un refrain inestinguibile, martellante per ottundere le coscienze, per annichilire la capacità di discernere dei tanti che stanno lì appesi a una speranza di cambiamento.
E dite e dite e dite sempre le stesse cose fino a farle entrare non soltanto nel lessico quotidiano, ma addirittura nel sogno di un cambiamento agognato: quello di un' Italia più giusta.
Cosimo De Nitto - 02-02-2012
Quando il linguaggio segue l'evoluzione del quadro politico.
Prendete ad esempio l'espressione così in voga in questa era montiana-forneriana: "flessibilità in uscita". Non si tratta di una flessibilità qualsiasi, cioé di una capacità di flettersi (piegarsi) in generale, ma solo in uscita. Magari uno sprovveduto potrà pensare che si tratti di qualcuno molto alto, che ha un uscio di casa troppo basso ed è costretto a flettersi-piegarsi per poter uscire. E invece no. "Flessibilità in uscita" sta, lo giuro sul mio onore, per "licenziamento".
Giocondo Talamonti - 31-01-2012
I temi della tolleranza e della comprensione nel contesto di ogni moderna democrazia non possono cancellare la memoria degli eventi drammatici legati alla discriminazione razziale nazista; anzi, il riproporli, nella loro crudezza, alla sensibilità dei giovani di oggi, indica la strada per evitare altri errori e per trasmettere i valori della vita e della fraternità nelle differenze etniche ed ideologiche.
Cosimo De Nitto - 28-01-2012
Caro ministro Profumo, come pensa che reagiranno i suoi studenti di ingegneria del Politecnico di Torino, del quale è (ancora?) Magnifico Rettore, alla notizia che Lei è per l'abolizione del valore legale del titolo di studio? Come pensa di "motivarli" allo studio, a spendere sempre più soldi, a affrontare disagi di ogni tipo (specie i fuori sede), a studiare con applicazione fatica rigore, sapendo che alla fine del percorso di studi c'è una laurea che non vale niente? Con l'abolizione del valore legale dei titoli di studio, pensa che aumenterà o diminuirà il numero dei laureati in Italia?
Claudia Fanti - 28-01-2012
Quante volte si legge che i ragazzi sono un problema: qualunque sia il modo in cui lo si dice, la sensazione che i bambini e i ragazzi avvertono è quella di essere un problema. Effettivamente tutto ruota intorno al "problema" giovani, dai più piccoli ai più grandi! E', la nostra, una civiltà di vecchi che pensano sui e intorno ai giovani, anziché pensare con i giovani. Anziché lasciarli liberi di farsi male con i propri pensieri e di metterli alla prova. La nostra è una civiltà della sicurezza: le emozioni fanno male, le esperienze fanno male, il dolore vero fa male (meglio quello rappresentato in tv!), parlare della morte fa male, il sapere "difficile" fa male, la filosofia fa male, la storia fa male, perfino le fiabe fanno male, il compagno "difficile"fa male... la vita va tenuta in naftalina.
Andrea Tornago - 27-01-2012
Dallo Speciale brace brace brace


A quattro mesi dalla relazione di Arpa Lombardia in cui si legge: "Non si può escludere l'assenza di contaminazione da Cesio 137 della matrice acque sotterranee" dell'ex cava Piccinelli di via Cerca 45. a Brescia, ancora non sappiamo se tale contaminazione sia effettivamente avvenuta.
Claudia Fanti - 18-01-2012
Tralasciando ciò che l'istituzione ci impone con i suoi ritmi e le sue circolari, oltre che con progetti spesso piovuti dal territorio che la stessa assume anche per motivi economici, vorrei entrare subito nell'argomento che preme e cioè il rapporto fra il soggetto insegnante e il soggetto bambino/a.
Ci troviamo dinanzi a sfide che ogni anno, proprio nella quotidianità, nella pratica, potrebbero mutare anche repentinamente: cambio di classe, supplenze tappabuchi, compresenze che saltano, trasferimenti, sostituzioni di insegnanti in classi abituate in un certo modo. Non sempre si ha la fortuna di avere un ciclo di cinque anni con gli stessi bambini. E anche quando si è tranquilli di averlo, ci sono gli inserimenti di alunni che provengono dall' esterno, magari stranieri che non parlano la nostra lingua. Queste sono le situazioni "normali" e differenti. A volte, sempre più spesso, nelle classi ci sono bambini che presentano qualche disagio, ribelli. L'insegnamento, quindi non è uno, così come non lo è l'apprendimento.
E' sicuramente un lavoro tormentato fino alla fine della carriera e anche non compreso.
Claudia Fanti - 14-01-2012
Non mi pare che la proposta che sta circolando sulla stampa di ridurre il percorso prima delle superiori a 12 anni sia risolutiva della dispersione. Affrontare la dispersione è un tema che non riguarda le riforme di sistema (che francamente hanno mostrato tutta la loro fragilità e dannosità e che per poterle valutare occorrerebbero 20 anni), bensì le modalità in cui si insegna e si apprende nel contesto. Poi per i ragazzi ci sarebbe bisogno ovviamente di una rete di protezione sociale anche esterna alla scuola. Altro che spedirli fuori un anno prima. A fare che cosa?
Giocondo Talamonti - 13-01-2012
Niente di meglio dei numeri per valutare l'entità di un fenomeno.
Il riferimento è alla presenza degli extracomunitari nella nostra città: circa 14.000, vale a dire il 15% circa della popolazione residente (20.000 nell'intera provincia). E' un piccolo esercito che la mobilità dei popoli, il richiamo economico, il clima, l'accoglienza hanno attratto, nonostante le restrizioni delle leggi in tema di immigrazione e a dispetto di posizioni antiesterofili sostenute da alcuni partiti nazionali. La storia personale di ognuno di essi è quasi sempre tinta di tristezza, di fatti di miseria e privazioni, improntati al dolore per l'abbandono della propria terra.
Debora Billi - 07-01-2012
In Grecia ci sono già bambini che hanno fame, e malati che non hanno medicine. A pochi mesi dall'inizio della crisi, a pochi chilometri dalle nostre coste.

Quando ho letto questa notizia pensavo fosse l'esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile.

Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane "sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche' i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve", mentre gli insegnanti delle scuole intorno all'istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come "propaganda", si e' visto costretto a riconoscere la gravita' del problema.
Francesco Di Lorenzo - 30-12-2011
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012



In Italia, ascoltando il neoministro, si potrebbe dire, dal punto di vista generale, che il 2011 è iniziato male ed è finito peggio, con timidi segnali di speranza solo negli ultimi giorni di dicembre. Tali segnali, è chiaro, dovranno essere confermati dai fatti.
in Australia, una ricerca dell'Università di Sidney sostiene che la bocciatura scolastica non porta nessun beneficio. Naturalmente la ricerca non servirà a convincere i duri e puri che pensano di salvare la scuola con le bocciature. Darà, però, un po' di ossigeno a tutti gli altri, quelli che negli ultimi tre anni erano guardati a vista e indicati come degli zombi. Arriva sempre il momento della riscossa. E a fine anno una piccola rivincita, è benaugurante.
Claudia Fanti - 29-12-2011
Mentre il governo in carica si affanna per riportarci almeno a galla, noi della scuola non sappiamo quale sia il nostro destino e quello delle nostre fatiche per reggere l'impatto del tempo tiranno in cui viviamo.
Eppure a qualcuno di noi piace ancora pensare a un futuro auspicabile nel quale sarà possibile insegnare e apprendere nel rispetto di ogni singolarità, umanità. Un rispetto che tenga conto dei volti delle persone che ci guarderanno dai banchi, nei corridoi spogli, nelle aule, nei laboratori. Ecco, mi piacerebbe che quando si scrive o ragiona di scuola, lo si facesse senza definire per categorie la cosiddetta utenza: i giovani, le famiglie, i disabili, gli stranieri...mi piacerebbe che si decidesse di "vedere" le persone e le loro infinite modalità di approccio all'esistente, al sapere, al quotidiano vivere.
Coordinamento Scuole Elementari di Roma - 22-12-2011
A seguito dell'assemblea del 24 novembre 2011 e del presidio al Ministero dell'Istruzione del 19 dicembre 2011, il Coordinamento Scuole Elementari di Roma ha deciso di sostenere un ricorso collettivo per l'assegnazione del numero delle ore di sostegno necessarie agli alunni diversamente abili e per il rispetto del tetto massimo di 20 alunni per classe in presenza di alunni diversamente abili.
I genitori interessati al ricorso devono, al più presto, richiedere negli Uffici di Segreteria della scuola l'accesso agli atti: l'avvocato ha detto che è molto importante che la data del protocollo sia entro dicembre.
Claudia Fanti - 19-12-2011
Quando sento parlare in ogni dove di patto intergenerazionale con la ragione che dovremmo cedere a qualsiasi ricatto-manovra in silenzio, mi arrabbio e mi indigno: si fa presto a falsificare la storia del dopoguerra quando la memoria è corta. Il '68 perché esplose? Perché negli anni '70 anche noi giovanissimi di allora eravamo precari? Perché molti fra noi erano costretti a lavorare in nero con compensi da fame come ora? Perché i figli dei disgraziati erano espulsi dal percorso scolastico molto più di ora? Quanti furono che poterono permettersi l'accesso all'università? Quanti soprattutto al sud (ma non solo), fra i giovani, furono costretti a lavorare all'estero? Magari alla catena di montaggio di un'industria tedesca per poi tornare con un po' di spiccioli da convertire in studio? Quanti fra noi avevano il riscaldamento in casa e mangiavamo proteine?
Gennaro Tedesco - 15-12-2011
Più che porre sacrosante domande e dare risposte che comunque sarebbero passionali, vorrei tentare di fornire alcuni flash, alcune istantanee, alcune impressioni personali sull'evoluzione della società adolescenziale, giovanile e studentesca nella scuola e nell'extrascuola.
Non molto tempo fa ho sperimentato con i miei alunni della media l'ascolto di musica leggera italiana e straniera in classe per tastare i loro interessi e i loro gusti, per farmi un'idea sul campo dell'evoluzione del loro immaginario collettivo nella sfera paraletteraria, musicale e del ballo.
Andrea Tornago - 12-12-2011
Dallo Speciale brace brace brace



Sono due i nomi illustri di imprenditori bresciani che compaiono nelle intercettazioni dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Franco Nicoli Cristiani: uno è Mauro Papa, amministratore della società «Ecoeternit» che gestisce una discussa discarica di amianto a Montichiari. L'altro è Alessandro Faustini, proprietario del «gruppo Faustini» di Brescia, una potenza nel campo dei rifiuti e della pavimentazione stradale.
Nicoli Cristiani e l'imprenditore bergamasco Locatelli, entrambi arrestati per smaltimento illecito di rifiuti e corruzione, si incontrano con Mauro Papa il 14 ottobre 2011 al ristorante «il Lorenzaccio» di Brescia: il vicepresidente del Consiglio regionale vuole favorire la formazione di un cartello di tre imprese che avrebbero dovuto spartirsi una grossa fetta del mercato dei rifiuti in Lombardia.
Doriana Goracci - 12-12-2011
E' un' Italia così, che reagisce "compostamente" a Torino, alla notizia che una ragazza di sedici anni denuncia un falso stupro da parte di due stranieri e si organizza un corteo organizzato dai suoi familiari per protestare contro la violenza, con la gente del quartiere, ignari della menzogna, e "degenera in un vero e proprio assalto a un campo rom alla periferia di Torino. Dieci-quindici minuti di violenza e paura, con qualche decina di persone, alcune armate di bastoni, che invadono il campo alla cascina Continassa, fanno fuggire i Rom, spaccano tutto quello che trovano e poi, con le stesse fiaccole usate per il corteo, danno fuoco alle baracche. A fermarli è il fratello della ragazza che, accompagnato dai Carabinieri, li avvicina mentre fiamme e fumo si alzano dalla cascina. Li convince a desistere e qualche minuto dopo le autobotti dei vigili del fuoco, fino a quel momento bloccate dai manifestanti violenti, entrano nel campo e cominciano a spegnere le fiamme. I violenti si allontanano alla spicciolata; il corteo, che era partito da piazza Montale si disperde e delle 400-500 persone che vi avevano aderito per esprimere solidarietà alla ragazza e protestare contro la violenza non vi è più alcuna traccia"
Claudia Fanti - 08-12-2011
Mi permetto di attaccare senza preamboli questo mio breve scritto.
Mi riferisco all'incontro di ieri, 7 dicembre, al Cnr, che vedeva l'introduzione del Ministo Profumo.
In particolare mi riferisco alla questione del merito di scuole e prof.
E' incredibile. Ma è questo il problema dei problemi?!
Impensabile che si voglia vendere fumo mentre i giovani insegnanti non trovano posto, gli edifici invecchiano; mentre gli alunni aumentano e al contempo scarseggia tutto dentro aule, bagni, corridoi, biblioteche, segreterie, dentro le nostre tasche, nelle nostre menti bombardate di spread, tasse, nuovi e vitali problemi insorgenti...e nonostante ciò lavoriamo con senso del dovere.
Posso osare col dire che è volgare e iniquo?
Cosimo De Nitto - 02-12-2011
Ho ascoltato il discorso della Merkel al Bunderstag. Tralascio tutto quello che poi i giornali e commentatori più o meno interessati riportano e riporteranno. Mi ha colpito il suo richiamo alle "persone" nella crisi. C'è voluta la lady d'acciaio per sentire la parolina magica, lei così algida, così dura e inflessibile.
Persone.
Non le nomina nessuno, così presi da formule, cifre, statistiche, principi astratti pacchetti, vecchi ingordi e giovani vittime della loro ingordigia, equità sospetta e ipocrita, sviluppo che non si capisce cosa sia e in che cosa consista.
Persone.
Gennaro Tedesco - 18-11-2011
Come ridefinire, anzi trasformare radicalmente e necessariamente i programmi e i curricoli delle nostre Scuole, ma in questa trasformazione indispensabile, ineludibile e indilazionabile includere anche la nostra sgangherata e obsoleta Università? Mi pare di capire che il pendolo programmatorio oscilli dalla pletoricità delle discipline alla limitatezza culturale dei programmi. Come uscirne?
Cosimo De Nitto - 15-11-2011
La società consumistica consuma anche le parole. Le usura, ne cambia il significato veicolando messaggi altri, che suscitano emozioni e sentimenti, i quali spesso poco riguardano il significato originario, che ne risulta a volte stravolto e comunque molto piegato nel senso. In questo periodo parole molto consumate sono: "spread" e "sacrifici". Queste due parole si sono disancorate dal loro significato originario abbastanza neutro, tecnico addirittura, e si sono caricate di senso altro, a forte connotazione sociale e di principio. Parole-mantra, si potrebbe dire, che evocano sentimenti e immagini ancestrali, di paura e di rabbia. Paura che quel poco che si ha diventi niente e non consenta di sopravvivere oggi; paura per ciò che accadrà ai propri figli. Rabbia perché si ha la convinzione che i "sacrifici", ormai sinonimo di ingiustizia, discrimineranno ancor più chi possiede ricchezza, mezzi e privilegi e chi, al contrario, non ne possiede e insieme a quel poco che ha dovrà rinunciare anche a quei diritti che si è faticosamente conquistato nel tempo.
Reginaldo Palermo - 12-11-2011
In attesa del formale conferimento di incarico per la formazione del nuovo Governo incominciano già le ipotesi e le illazioni sui nomi dei futuri possibili ministri.
Per quanto riguarda il Ministero dell'Istruzione sono circolati nelle ultime ore i nomi di Rocco Buttiglione e Maurizio Lupi che sembrano ormai fuori gioco dal momento che se il Governo sarà presieduto, come è ormai quasi certo, da Mario Monti non si sarà certamente posto per i politici.
Un altro nome che è stato fatto è quello di Francesco Profumo, presidente del CNR.
Più consistente appare invece la candidatura di Giorgio Vittadini, già fondatore della Compagnia delle Opere...
Collegio dei Dirigenti provincia di Arezzo - 10-11-2011
La situazione della scuola "reale" è da tempo preoccupante. Dopo gli ultimi tagli, accorpamenti e nuovi dimensionamenti, la sua destrutturazione appare evidente.
Di questo passo, a breve, la scuola pubblica, chiamata costituzionalmente a svolgere l'insostituibile funzione educativa e formativa delle nuove generazioni, sarà privata di ogni possibilità di futuro.
La pervasività dei guasti non appare ancora all'opinione pubblica nella sua profonda portata, ma chi vive nella scuola (nelle presidenze, nelle aule, nelle segreterie e negli uffici dell'amministrazione), chi è a contatto con la condizione giuridico-normativa, organizzativa e finanziaria e con la gestione quotidiana del sistema sente che gli scricchiolii e le crepe sono sempre più vasti.
Gennaro Tedesco - 02-11-2011
Attraversiamo tempi in cui media e giornali, oltre a tanti politici non proprio aggiornatissimi sul mondo della Scuola - che continuano a immaginare come un eterno Liceo del quale magari si ricordano ancora perché da essi frequentato oltre mezzo secolo fa - propongono ad un'opinione pubblica frastornata e confusa dalla moltiplicazione infinita, ripetitiva e ossessiva di riforme inconcludenti, una Scuola e una Università irriformabili, nozionistiche e acritiche. E purtroppo tale presentazione negativa delle nostre due massime Istituzioni formative è aggravata da due fattori concomitanti: dalla formidabile e devastante crisi economica che si avvia a diventare nella Repubblica italiana anche istituzionale e politica e dall'ideologia sanfedistica di larghi strati popolari del Bel Paese.
Gennaro Tedesco - 27-10-2011
Di fronte alla crisi economica incalzante e dilagante, l'Europa saprà rinunciare alle tentazioni neo-imperialistiche per incamminarsi su vie alternative ed innovative?
Fino ad ora la storia, soprattutto, quella più recente, ha risolto tali ciclopiche e globali crisi con le guerre, le dittature e cicli ricorsivi di contrazione e sviluppo all'interno delle economie capitalistiche.
E' anche vero che fino ad ora l'Europa ha espresso solo il potere dei mercanti e dei burocrati. Ora sarebbe finalmente il momento dei cittadini, ma soprattutto dei suoi lavoratori. A questo punto, e concludiamo, inevitabilmente , se si vuole per davvero dare un corso diverso al movimento della storia, dovremmo finalmente assistere alla rapida riorganizzazione e immediata ricostituzione di un forte e consapevole fronte di lavoratori europei, accomunati dall'esigenza di porre un limite alla ripresa e al rilancio di ideologie imperialistiche .
Gennaro Tedesco - 20-10-2011
Si può comunicare la Storia ad adolescenti e giovani senza ricorrere a un saggio monografico di stampo accademico o a un manuale? Mi sento di rispondere affermativamente a questa domanda per tanti motivi. Il primo di questi è "filosofico", perché la "verità" ha tante facce quanti sono i soggetti che la vivono, la comunicano e la ricevono in un processo interattivo, ciclico e ricorsivo. E gli approcci, le forme e i modi della comunicazione non solo storica nella nostra epoca globalizzata, policentrica, poliedrica, frammentata e frammentaria che ha posto al centro dei suoi interessi e del suo divenire la pervasività informativa e informatica non sono più riducibili esclusivamente al saggio monografico o al manuale onnicomprensivo di storia o ai libri di testo.
Attraverso quali sottili linee e margini di confine delle varie discipline oggi assurdamente compartimentate e parcellizzate possiamo sperare di trovare dei sentieri trasversali atti a introdurci nel mondo della Scuola e dell'Università opportunamente deterritorializzate, denazionalizzate e despecializzate alla riconquista dell'uomo non a una dimensione, ma interculturale, multilaterale e multidimensionale?
Leonardo De Franceschi - 18-10-2011
Dallo Speciale Il tempo e la storia


Martedì scorso a Roma, si è tenuto un interessante convegno sulla giolittiana Guerra di Libia (1911-12) di cui quest'anno ricorre il triste centenario, amabilmente rimosso dai media, televisione in testa... La guerra immaginata. L'avvento della civiltà mediale e la Guerra di Libia (1911-1912), questo il titolo, si inserisce nell'ambito di una ricerca che poggia sulla scommessa, tutt'altro che agevole, di coinvolgere l'Esercito nel sostegno a un progetto universitario di storiografia del cinema e dell'immaginario mediale, basato anche sui materiali visivi contenuti negli archivi dello Stato Maggiore. Solo il tempo potrà evidenziare la portata dei risultati di questo progetto ma, a giudicare dal convegno, che auspicabilmente ne rappresenta solo una prima tappa, valeva la pena di fare questa scommessa.
Elena Duccillo - 14-10-2011
Alzi la mano chi non è stato mai impropriamente usato dietro insistenza, imposizione o cortese favore in compiti che esulano dal proprio status di docenti.
"Ma che venissero gli ispettori ministeriali! Che ce lo dicano loro come possiamo tenere la scuola aperta e gli alunni in classe senza avere gli organici minimamente sufficienti per permettere la frequenza!". Queste parole echeggiano alle ammonizioni bonarie di chi tenta di far comprendere che di abuso si tratta.
Le soluzioni adottate per tirare la coperta corta fanno un baffo all'olandese volante Hendrik Johannes Cruijff ritenuto il miglior fantasista di tutti i tempi.
Andrea Tornago - 12-10-2011
Dallo Speciale Aufklärung


La scuola e l'università si sono «quotate in borsa» verso la fine degli anni '90 pensando che non ci fosse più posto nel mondo per un'istituzione svincolata dal mercato. Catapultare sul mercato uno dei servizi essenziali della società non ha avuto ripercussioni esclusivamente economiche: ha prodotto la sistematica introiezione dello schema formale dell'economia di mercato (credito/debito) fino a farne il nuovo rapporto di produzione del sapere. Ora che l'economia europea e mondiale stanno implodendo in una crisi senza precedenti, scuola e università non si trovano a soffrirne solo per la penuria di risorse dedicate alle attività di insegnamento e ricerca, ma per l'impossibilità di pensarsi autonome rispetto a questo mondo in crisi.
Gennaro Tedesco - 12-10-2011
Ho seguito e seguo su Repubblica e su altri quotidiani nazionali tutti i brillanti e dotti interventi sulla nostra Scuola. Indubbiamente interessanti e lungimiranti, infarciti di buoni sentimenti e di splendidi propositi, denotano, però, un solo difetto : non fanno i conti con la realtà "prerivoluzionaria" della nostra Scuola .
Qui non ho lo spazio e il tempo per descrivere nei dettagli la situazione non solo scolastica, ma anche universitaria del Bel Paese. Ma alcune brevissime analisi e considerazioni si possono e si debbono elaborare e proporre al pubblico dibattito senza ipocrisie di alcun genere.
Giocondo Talamonti - 08-10-2011
Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno. La storia di questa comunità fu sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un'immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.
La Legge 14 giugno 2011 istituisce la Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall'incuria dell'uomo, con ricorrenza proprio il 9 ottobre.
Gennaro Tedesco - 07-10-2011
Una "Cittadinanza e Costituzione" veramente ambiente di apprendimento e pratica sociale non può che essere legata alle dinamiche culturali, interdisciplinari e metodologiche : la storia del mondo e non la storia della nazione, della regione, del territorio, della provincia, o dell'Europa o dell'Occidente come nucleo fondante dal punto di vista epistemologico e politico oltre che educativo .
Cosimo De Nitto - 29-09-2011
La crisi per tutte le caste dei ricchi e privilegiati è un'occasione, un'opportunità per accentuare le insopportabili e ingiuste differenze sociali, scaricando i costi su chi non ha voce e forza per difendersi. I pensionati, chi ha bisogno di assistenza e solidarietà, i disabili, i lavoratori e le lavoratrici, i precari, i giovani, i disoccupati...
Ci dicono Confindustria, economisti a vari livelli, giornalisti ossequiosi e zelanti, direttori di giornali, ministri e cortigiani di vario tipo che per uscire dalla crisi ci vogliono "subito riforme strutturali". Alla fine questo plurale si riduce al singolare e l'unica "riforma" che sanno invocare è quella che vede penalizzati i pensionati di oggi e quelli che verranno, se mai ce la faranno. Insomma se c'è la crisi la colpa è di quei "parassiti" dei pensionati che hanno la spudoratezza di vivere più a lungo e, poiché non è troppo elegante accorciare loro la vita, gli si accorcia la pensione, gli si allunga la vita lavorativa cercando di raggiungere il più possible il traguardo finale e ottimale che sarebbe quello di far coincidere la fuoriuscita dal lavoro con la fuoriuscita dalla vita, che consentirebbe il massimo risparmio.
Corrado Mauceri - 28-09-2011
Ieri l'altro, concludendo la Festa regionale di SEL, Nichi Vendola nel suo appasionato intervento ha, tra l'altro, affermato la centralità della scuola pubblica, contestando la dissennata politica dei tagli alla scuola pubblica, attuata da questo Governo (sarà bene ricordare che i tagli per circa nove miliardi sono stati disposti nel 2008, cioè prima dell'esplosione dell'attuale crisi finanziara)

Questo passaggio dell'intervento è stato molto applaudito dall'affollata platea; Vendola ha anche proposto con forza l'esigenza di un profondo rinnovamento della politica che deve trovare il suo fondamento nella chiarezza delle scelte e nella coerenza dei comportamenti; condividendo in pieno questa esigenza, vorrei da Vendola una risposta a queste domande.
Claudia Fanti - 27-09-2011
Non ci sono più parole per definire lo sfascio economico, morale, valoriale a cui stiamo assistendo praticamente impotenti.
Questo è un Paese nel quale riescono a campare soltanto gli ammalati di potere, delirio di onnipotenza, menzogna, i giornalisti lacchè che scrivono articoli divertenti (per loro) sulle "cazzate" del Cavaliere, mentre l'Italia per gli ultimi, per i "disgraziati" si fa dare gli alimenti base per la sopravvivenza dalla Comunità europea!
Gli unici spazi di giornalismo-documentario vengono pressati, minacciati, palesemente accerchiati. Come si può mandar giù tutto? Come si può credere che questa in cui viviamo sia un'effettiva democrazia? Che cosa è la democrazia? Ci vogliamo ripensare in modo serio?
Corrado Mauceri - 26-09-2011
... che oggi, a fronte di un Governo irresponsabile, la scuola pubblica si difende anche con le occupazioni

Ieri l'atro i giornali locali hanno dato ampio spazio ad una lettera aperta di alcuni Presidi fiorentini che continuano a non voler capire che gli studenti sono cittadini al pari di tutti gli altri e che pertanto hanno pieno diritto di manifestare, nel modo che ritengono più opportuno ( anche con le occupazioni), la legittima protesta contro la politica dei tagli alla scuola pubblica.
Giuseppe Licandro - 19-09-2011
Primo giorno di scuola in un liceo del profondo Sud. Il docente della prima ora entra in classe e ha l'infausta sorpresa di trovarsi di fronte trentadue alunni, stipati dentro un'angusta aula, che lo guardano attoniti: parecchi di loro sono in piedi, perché mancano molte sedie e vari banchi!

Alla fine, ci si arrangia alla meno peggio: qualcuno recupera un paio di seggiole in altre classi e si ammassa attorno ai compagni già seduti, qualcun altro si rassegna ad ascoltare in piedi la lezione, in attesa che la direzione scolastica provveda a fornire l'occorrente. All'inizio, si respira un'aria surreale, ma dopo meno di mezz'ora... non si respira proprio più! Bisogna spalancare porte e finestre, altrimenti si rischia l'asfissia! Si tratta del solito caso di malfunzionamento di una scuola meridionale? No, perché stiamo parlando di una delle tante "classi pollaio" che la Riforma Gelmini ha prodotto: il fenomeno riguarda tutta la penisola, come testimoniano le recenti sentenze del Tar del Lazio e del Tar del Molise che hanno accolto i reclami, rispettivamente, del Codacons e di alcuni genitori molisani.
Doriana Goracci - 17-09-2011
Sabra e Shatila, raccontatela anche a scuola la storia di queste giornate.

Da Wikipedia:

"Sabra e Shatila sono due campi di rifugiati palestinesi alla periferia di Beirut. Vengono ricordati per il massacro di un numero di arabi palestinesi stimato tra diverse centinaia e 3500, perpetrato da milizie cristiane libanesi in un'area direttamente controllata dall'esercito israeliano, tra il 16 e 18 settembre del 1982 ..."

Claudia Fanti - 13-09-2011
Tralascio di riferirmi ai tagli impietosi: ognuno che per un qualsiasi motivo e con un qualsiasi ruolo alberghi nella scuola li conosce bene. Voglio invece dire di scuola, di come la vorremmo, di quella buona che è stata ed è ancora in parte...essa è rimasta sconosciuta ai ministeri, i quali, ovviamente, come ogni ignorante che si rispetti, hanno gettato via il bambino con l'acqua sporca. Il non conoscere, anzi avere la presunzione di sapere a priori ciò che accadeva, e a volte ancora accade nelle realtà, li ha indotti nel grave errore di far politiche dissennate che hanno colpito soprattutto dove non dovevano, facendo trionfare viceversa la superficialità, il buon sensismo, la meccanicità dell'insegnamento, un cattivo utilizzo dei tempi, la fretta, sistemi di valutazione tranchant (comodi per la velocità, ma assolutamente riduttivi e inutili per fronteggiare la dispersione) e via dicendo.

Vorrei quindi fingere che i ministeri e i loro tagli a risorse e Programmi non siano mai esistiti e vorrei parlare della scuola dell'utopia che resiste ancora (per quanto?).
Tavolo regionale Toscana per difesa scuola statale - 10-09-2011
Con viva sorpresa di tutti la Vice-Presidente ha risposto che Regione Toscana non ritiene di impegnarsi in sede di conferenza Unificata per contrastare la politica dei tagli agli organici, perché non ritiene che ci siano prospettive concrete e che peraltro la Regione non può impegnarsi, in quanto istituzione, in una mobilitazionr contro i tagli (ed aggiungiamo noi) per la qualità della scuola.
Andrea Tornago - 02-09-2011
Dallo Speciale brace brace brace



Sono 116 profughi che vengono dalla Libia pre-rivoluzione. Deportati da Lampedusa a Montecampione, e abbandonati vicini agli impianti di risalita. Hanno problemi di salute, freddo, isolamento. Non hanno cure adeguate né contatti con il mondo. E tra poco, lassù, arriverà l'inverno.