un - anno scolastico 2005-2006
una maestra - 11-08-2006
È possibile che il disperato universo degli insegnanti minacciati di percosse dai genitori ed insultati, non emerga?

È possibile che il "lavaggio del cervello" degli psicologi e dei pedagogisti che pontificano dai loro studi e dalle loro cattedre ...
Brunella Presbiteri De Lassis - 04-08-2006
Le oscillazioni del centro-sinistra

"Qualcuno si dovrà sacrificare". Era un'affermazione di qualche esponente di centro-sinistra, incontrato in piazza durante uno dei vari sit-in di protesta anti-morattiana, all'apparire all'orizzonte del famigerato art.5/L53. A chi o a cosa stava pensando?

Sono a tutti note le oscillazioni di una certa componente di questa maggioranza, quando si parla di "valore", e di giudizio di "merito", in relazione ai vari percorsi abilitanti all'insegnamento.

Quel che sfugge in maniera assai inquietante, però, sono le rigorose e giustificate ragioni per le quali una drammatica e paradossale incertezza gravi, ancora oggi, proprio sugli idonei di una procedura concorsuale pubblica ordinaria, costretti a pagare le spese di una politica scolastica molte volte incerta, confusa, sulla scorta di quella inaugurata dai due ex ministri dell'Istruzione Berlinguer e De Mauro.

Dopo la demagogica "infornata" dei primi anni Ottanta di circa 250.000 docenti precari, avere aperto la strada dal 1999 a ben otto cicli SSIS, ancor prima di essersi preoccupati di predisporre un rigoroso piano pluriennale di assunzioni per il precariato preesistente da venti anni, è stato l'errore sul quale questo governo finora non ha fatto sostanziali passi avanti per realizzare quella "discontinuità" che è al centro del suo programma politico sulla scuola. Nessuno infatti ha neanche risarcito in termini morali le decine di migliaia di lavoratori di un tale danno senza precedenti, sul quale poi il governo di centro destra ha fatto scelte delle quali tutti paghiamo le conseguenze.

L'avere ideato, progettato una terza procedura abilitante in sovrapposizione, e non in successione, alle prime due, una delle quali, per Costituzione, reputata l'unica idonea per accedere nella P.A. era andato prima di pari passo con la prefigurazione di un privilegiato inserimento degli abilitati con la SSIS (scuola di specializzazione all'Insegnamento gestita dall'Università), con lauto bonus (30 punti), "a pettine" nelle graduatorie permanenti, cioè valevoli per il conferimento delle supplenze da parte del Csa, e persino ancor prima di avere ottenuto lo scioglimento della riserva. Poi era diventato un piano perfetto per far sacrificare quel "qualcuno" appartenente alle graduatorie del concorso, valevoli esclusivamente, per gli idonei dello stesso, ai fini dell'immissione in ruolo presso la P.A. Questo era, ED E' ANCORA, l'art.5 della Legge Moratti.

Ma i docenti abilitati con l'ultimo concorso ordinario, quello bandito nel 1999, i "sacrificati", appunto, chiedono più di una revisione dei punteggi (Lettera h e valutazione dei titoli culturali) in una graduatoria per supplenze. Reputano infatti indispensabile pretendere, da una maggioranza nella quale hanno riposto fiducia, una seria autocritica a garanzia di un più rigoroso funzionamento della scuola pubblica, quali:

1) la qualità del servizio pubblico, che nell'istituzione-scuola non può dimenticarsi della centralità del discente e della motivazione delle varie figure professionali che operano nel settore scuola;

2) la trasparenza delle selezioni di tutto il personale e la stabilità degli organici.

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Bruno - 22-07-2006
Da una conversazione tra amici, nel caldo di una sera estiva, di quelle in cui ci si ritrova a fare bilanci...(frg)

Mio figlio è stato promosso alla maturità.
Bella forza, direbbe qualcuno, non è stato bocciato nessuno, basta leggere i ...
Bruna Sferra - 05-07-2006
30 giugno 2006, caldo torrido. Nella mia scuola undici docenti neoassunti saranno sottoposti ad un colloquio che concluderà il loro anno di formazione. La loro età anagrafica va dai 37 ai 61 anni e la loro carriera scolastica consta di almeno 12 anni ...
un'insegnante - 30-06-2006
Insegno da 30 anni nella scuola media, ho 53 anni, ma sono amareggiata dal disinteresse nei confronti della disciplina degli alunni. È un argomento che non piace. C'è molto malcontento fra noi insegnanti, non si trova la chiave di lettura giusta per ...
Lorenzo Picunio - 19-05-2006
Approvato dal Consiglio della Municipalità di Mestre Carpenedo, su proposta del capogruppo dei Verdi Federico Camporese (a maggioranza Ds, Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione, Italia dei valori, Margherita)

Considerato
che l'approvazione ...
Bruna Sferra - 03-05-2006
INTRODUZIONE

Le Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati, allegate al D.lvo n. 59/04 applicativo della L.53/03, dovrebbero sostituire i Programmi Nazionali del 1985 (DPR 104/85). Già ad una prima lettura si evince in modo evidente l'estrema povertà ed il basso profilo culturale e pedagogico delle Indicazioni Nazionali; sembrano scopiazzate dai Programmi del 1985 in modo estremamente disordinato e confuso e con il preciso intento di stravolgerne il progetto culturale, pedagogico e politico che essi intendevano realizzare e quindi le finalità che ne costituivano il fondamento.
Per tali tematiche, gli estensori, di cui non si conoscono i nomi, sembrano ispirarsi ai ben più vecchi Programmi del 1955. Infatti, ad una lettura più attenta, emergono diverse similitudini tra le Indicazioni Nazionali e i Programmi del 1955.
Chi conosce la scuola elementare ha denunciato il regresso di 30 anni che la riforma Moratti ha apportato ad essa, ma questo raffronto dimostra come questo ritorno al passato sia ben più consistente.
I Programmi del 1955, sebbene abbiano avuto una durata formale trentennale, furono sostituiti de facto ben prima del 1985 da una serie di radicali innovazioni sia nel campo della legislazione sia in quello pedagogico. Oltre all'istituzione della scuola media nel 1962 e della scuola materna nel 1968, che pure hanno influito sulla natura stessa della scuola elementare, ci furono la L.820 del 1971 che istituì il tempo pieno, i Decreti delegati del 1974 e la L.517 del 1977 che modificò i tratti fondamentali del rapporto tra maestro e scolaro sotto i profili della valutazione, della programmazione e dell'integrazione dei bambini portatori di handicap. La logica della programmazione portò al rifiuto del concetto stesso di programma ministeriale. Alcuni evidenti parallelismi tra le Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati e i Programmi del 1955 possono tristemente ricondurre i fini della scuola elementare "morattiana" a quelli di 50 anni fa.

SOMMARIO

• Esplicazione articolata e commentata sulle sostanziali similitudini e differenze tra i tre programmi in merito alla personalità dell'alunno, al rapporto scuola- famiglia- extrascuola, al dettato costituzionale, alle pari opportunità, alle difficoltà d'apprendimento e all'handicap.
• I cicli scolastici nella scuola elementare nei tre programmi.
• Educazione alla convivenza democratica (Programmi del 1985) ed Educazione alla convivenza civile (Indicazioni Nazionali).
Lorenzo Picunio - 08-04-2006
Gli insegnanti frequentano le scuole. Potrebbero "frequentarle" anche lunedì pomeriggio, come pubblico che assiste allo scrutinio

I brogli elettorali non sono nella tradizione italiana. I seggi sono, storicamente, un luogo di confronto politico, ...
Un gruppo di intellettuali milanesi - 31-03-2006
APPELLO

Alcuni giorni fa l'amministrazione di destra del Comune di Milano ha fatto rimuovere la lapide commemorativa che in piazza Fontana ricorda Giuseppe Pinelli ucciso innocente nei locali della questura di Milano.

La morte di Giuseppe Pinelli, avvenuta il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la bomba neofascista del 12 dicembre alla Banca dell'Agricoltura (diciassette morti e cento feriti), è alla radice della presa di coscienza di molti fra noi che la strage era di Stato, secondo la diagnosi di un libro anticipatore. Quella morte accidentale, come la chiamò una coraggiosa commedia di Dario Fo e Franca Rame, ha aperto a tutti noi una finestra sulla strage, per citare il titolo dell'altrettanto coraggioso libro-inchiesta di Camilla Cederna. È vero che nel 1975 il giudice istruttore Gerardo DAmbrosio, oggi candidato nelle liste del centro-sinistra, chiuse per sempre quella finestra dal punto di vista giudiziario, archiviando come malore la morte in questura di un uomo, che, in stato di fermo illegale dopo settantasette ore di vessazioni e pressioni, era (o era stato) precipitato dalla finestra-balcone di un ufficio affollato di poliziotti; ma la finestra sulla strage spalancata da quella morte accidentale non si è mai chiusa nelle coscienze democratiche. La lapide di piazza Fontana, posta nel 1977 [1] con la firma gli studenti e i democratici milanesi, rappresenta questa consapevolezza da trent'anni, stando sotto gli occhi di tutti e denunciando gli infiniti casi analoghi di giustizia non fatta, di continuità fra lo stato fascista e quello repubblicano, di non attuazione della Costituzione.

Come era prevedibile, nel pieno di una campagna elettorale della destra aggressiva e minacciosa, dopo che a Milano si sono svolte impunemente prima una manifestazione neonazifascista e poi una dominata dai neofascisti, purtroppo con la partecipazione anche di rappresentanti del centrosinistra, ora l'amministrazione del Comune di Milano, dalla decisiva componente neofascista, prosegue nell'insulto alla memoria storica democratica, cercando di cancellarne un elemento essenziale e forse di provocare reazioni che giustifichino risposte repressive. La destra ha paura di perdere le elezioni, e a Milano in particolare teme ciò che ricorda i suoi legami con la strage di Stato; ma conta anche sul fatto che il centrosinistra sta sempre più abdicando alla memoria storica di opposizione.

Chi come noi sente tutt'altro che sorpassato, e anzi oggi ancora più urgente, l'impegno intellettuale del pensiero critico come scelta etica e politica, avverte il dovere di ribadire ad alta voce non la verità giudiziaria, che ci è stata negata per sempre, ma quella morale e storica sulla morte di Giuseppe Pinelli ucciso innocente nei locali della questura di Milano. Questa verità (Pasolini scriveva io so chi sono i colpevoli) è parte integrante della verità sulla strage di Stato, punto di passaggio ineludibile e rivelatore della nostra storia recente.

Tutto il centrosinistra, che chiede il nostro voto per porre fine al governo Berlusconi, deve dimostrare anche in questa occasione di meritare tale voto, attraverso un comportamento coerente con la Costituzione, che ha nella memoria storica antifascista il proprio fondamento.
Comitato Unitario Pistoiese - 30-03-2006
Riceviamo e pubblichiamo - Red

Cos'è, chi l'ha voluta, perché votare NO al referendum confermativo.

NON UNA "RIFORMA" MA UNO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE

La Costituzione italiana è stata promulgata nel 1948 e porta tre firme che rappresentano l'intero arco politico democratico: De Nicola (Presidente della Repubblica e liberale), De Gasperi (Presidente del Consiglio e cattolico), Terracini (Presidente della Costituente e marxista). Ossia tutte quelle forze politiche che il fascismo aveva escluso per vent'anni dalla vita pubblica e che, seppur molto diverse fra loro, si riconoscevano in un comune progetto democratico: nella Costituzione si ritrova l'Italia liberata, repubblicana e anti-fascista. Si può dire che lo spirito della Costituzione è stato, per unità e condivisione, uno dei miracoli della storia italiana. Anche per questo, a tutt'oggi, la Costituzione italiana del '48 viene considerata una delle più moderne ed avanzate del mondo.
Al tavolo della costituente lavorarono, per 18 mesi, 556 parlamentari e giuristi democraticamente eletti e rappresentanti di tutte le culture.
Oggi, una maggioranza parlamentare eletta nel 2001 solo dal 38% dei cittadini, ha affidato a solo 4 persone (i "saggi" Calderoli, Nania, D'onofrio e Pastore) l'incarico di scrivere un disegno di legge che scardina la Costituzione con la modifica di ben 53 articoli su 138! Per questo motivo è sbagliato parlare di "riforma" (cosa tra l'altro prevista dall'art. 138 ma per semplici aggiornamenti). Si tratta infatti di un totale stravolgimento del testo costituzionale tale da configurarsi come una Nuova Costituzione, del tutto diversa dalla precedente. Durante i vari passaggi parlamentari non c'è stato nessun confronto con l'opposizione (ossia con i rappresentanti di più della metà del popolo italiano). La riforma è stata imposta a colpi di maggioranza sotto i continui ricatti della Lega Nord. Un'operazione di mercanteggiamento tutta interna alla destra: la devolution per la Lega, il premierato per AN, il parlamento debole per Forza Italia.
Pensare di riscrivere il testo base della convivenza civile di un Paese senza tenere in minimo conto le ragioni delle altre forze politiche e basandosi solo sulla forza dei propri numeri è un'operazione sciagurata che non potrà certo garantire stabilità e serenità alla futura vita politica italiana.
Per questo è necessario impegnarsi tutti perché questa "riforma" venga bocciata, firmando la richiesta di referendum e poi votando NO alla conferma della riforma.
Alunni della Scuola Primaria di Usini - 07-03-2006
Alla Cortese Attenzione
del Consiglio Comunale dei ragazzi di Usini

Come sapete, dei malviventi hanno incendiato la biblioteca della scuola primaria.
I nostri lavori, i libri, le cassette, i cd sono neri e bruciati, gli scaffali nuovissimi non ...
Gilda Unams - 02-02-2006
Ben otto collaboratori scolastici (ATA) hanno citato, innanzi al Collegio di Conciliazione della Direzione Provinciale del Lavoro di BARI, la Dirigente scolastica di una scuola elementare "Rosmini" di Andria per la violazione e la falsa applicazione dell'art. 47 del CCNL 2002/05 per omessa attribuzione e/o retribuzione per incarichi specifici comportanti maggiore rischio, disagio e responsabilità a decorre dall'a.s. 2001/02.

La Vertenza è stata patrocinata in ogni sua fase dalla Unams- scuola Federazione Nazionale Gilda Unams nella persona del suo Segretario Provinciale e Regionale per la Puglia prof. Bartolo Danzi con la collaborazione del dirigente territoriale prof. Riccardo Fortunato.
La Dirigente scolastica è stata assistita dal Segretario Provinciale della Sinascel- Cisl.
I predetti lavoratori con articolato ricorso del sindacato Unams- scuola Federazione Nazionale Gilda Unams che li ha assistiti in ogni fase del contenzioso hanno fatto presente che la fattispecie in esame poichè analoga nei fatti e nel diritto consente di poter riunire le conciliazioni della presente controversia in un unica seduta innanzi al Collegio di conciliazione ex art. 65-66 D.lgs 165/01.

I collaboratori scolastici indicati in epigrafe lamentano di essere stati utilizzati dal Dirigente scolastico convenuto e, per alcuni da diversi anni, senza alcuna formale attribuzione di incarico specifico ex art. 47 CCNL 2002/05, , in compiti e mansioni non rientranti nel profilo di appartenenza che comportano - invero - una ingiustificata maggiore onerosità delle proprie prestazioni lavorative, un sovraccarico lavorativo, rischio e disagio, maggiore responsabilità ed onerosità del rapporto di lavoro.

Ed infatti agli stessi vengono puntualmente richieste anche quotidianamente: fotocopiatura e stampa, di fungere da centralinisti, pulizie straordinarie in luogo di pitturazioni e ristrutturazioni ad opera dell'ente proprietario comunale, assistenza personale e non all' handicap, accompagnamento alunni, attivazione e disattivazione impianto di allarme e termo-idraulico, apertura e chiusura cancello, pulizia ampi spazi cortile esterno, flessibilità e turnazione, senza alcuna attribuzione e/o retribuzione per incarichi specifici, con evidente disparità di trattamento contrattuale, discriminazione, rispetto ad altri colleghi anche presenti in altri istituti scolastici e nel territorio.
Lorenzo Picunio - 30-01-2006
Le ormai famose 270 pagine del programma di Prodi sono una lettura interessante, in molti punti anche piacevole, percorsi da un certo calore umano e da un desiderio - che sembra sincero - di trasformazione della società italiana.
Ci sono due "no" ...
Rete del nuovo Municipio - 19-01-2006
Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Red

"La mia democrazia è differente", oppure, "se pensi di essere troppo piccolo per essere efficace prova a dormire con una zanzara" (Dalai Lama).
Queste alcune frasi affisse alle pareti di legno del ...
Lorenzo Picunio - 29-11-2005
Ragionare sulla cooperazione didattica in relazione alla "riforma" Moratti, ed alle sue alternative future richiede - a mio parere - una riflessione sul passato.
Quando nacque in Europa e in America il modello dell'istruzione pubblica di massa, nella seconda metà del XIX secolo (e in Italia, con significativo ritardo, qualche decina di anni più tardi) si diede vita ad un'enorme massa di lavoratori pubblici che prima non esisteva. Più o meno nella stessa epoca, una cosa simile accadeva per la sanità, ma con maggiore gradualità. Prima i luoghi che concentravano una grande quantità di lavoratori pubblici erano quelli militari e di polizia.
Con la scuola pubblica, nonostante l'evasione, i numeri degli insegnanti (e degli altri operatori) sono elevatissimi, tali da condizionare un bilancio pubblico. Si rimedia stabilendo che il mestiere dell'insegnante non deve necessariamente essere un mestiere faticoso, grazie alle bocciature e all'evasione, e quindi dev'essere pagato ben poco.
Chi riesce, riesce e - nella lettura italiana, come sempre fantasiosa e tirchia ad un tempo - "il metodo è il maestro" come scrive Gentile, e quindi non serve una preparazione specifica per l'insegnante. Se è donna le basterà una sorta di naturale espansione delle capacità di mamma; se è un uomo soccorrerà l'estro, lo spirito d'artista o, in mancanza di queste non frequenti doti, la necessità di dare da mangiare alla famiglia.
Falsa quindi, a questi livelli, ogni lettura della scuola pubblica come "ascensore sociale". E tutto sommato di basso profilo ogni arricchimento della qualità media del lavoro o della ricerca cagionato da una maggiore istruzione media dei cittadini.
Poi, negli anni '30 e '40 negli Stati Uniti, e intorno agli stessi decenni nel continente europeo, nasce una riflessione, provocata da motivi diversi. Gli americani si chiedono se vale la pena mantenere una struttura così ampia e costosa ma di scarso effetto per gli interessi del capitalismo: ad un capitale moderno non basta certo che gli operai abbiano imparato a leggere e scrivere, tanto più che rimane una quota significativa che viene espulsa dalla scuola o non ci entra proprio, e quindi non arriva nemmeno a quello. In Europa - in particolare in Francia - forse la spinta è più "socialista" ma si arriva agli stessi risultati.
Bruno Moretto - 22-11-2005
A tutto il personale della scuola.

Scioperiamo tutta la giornata il 25 novembre !
Troviamoci tutti alle ore 9,30 in P.zza XX settembre sotto lo striscione del Coordinamento scuole superiori.

Il Coordinamento insegnanti scuole superiori di ...
Brunello Arborio - 19-10-2005
Gravissime, irresponsabili e inconseguenti risultano le affermazioni dell'On. Angela Napoli, che nella seduta del 10 Ottobre della VII Commissione Camera ha sbrigativamente liquidato il problema del precariato asserendo il falso.
In maniera ...
Brunella Presbiteri De Lassis - 24-09-2005
20 Settembre. Le pagine dei giornali si aprono con la difesa, da parte del nostro Presidente della Repubblica, della laicità dello Stato, della memoria storica e con il ricordo dell'emigrazione e dei popoli del Mediterraneo. Grandi valori...eterni: ...
Bruno Moretto - 14-09-2005
Lettera inviata da 11 associazioni della nostra regione al Presidente per chiedere di bloccare il decreto in conferenza Stato Regioni del 15 settembre.


Al Presidente della Regione Emilia Romagna
All'Assessore alla scuola, formazione ...