Lia - anno scolastico 2005-2006
Stefania Sinigaglia - 02-08-2006
Diffondiamo un appello apparso sul Manifesto di martedì 1 agosto - Red

Domenica mattina, risveglio davanti alle immagini trasmesse dalla Bbc da Qana, Sud Libano.
Di fronte agli eserciti e alle superpotenze ci si sente deboli e inermi. Abbiamo ...
Giulia Maninetti - 10-04-2006
C'è uno strano progetto che sta riuscendo a passare quasi inosservato nei siti delle varie scuole superiori, contemplato anche dal programma della Riforma Moratti: incentivare i rapporti fra scuola e famiglia, attraverso un sistema d'informazione preciso e ineccepibile.
Nella tradizione del nostro paese e nel nostro patrimonio etico-antropologico la famiglia ha già un ruolo centrale nella vita di un individuo e l'ingerenza che ha nel percorso scolastico e nella formazione dello stesso è innegabile. L'ambiente economico e culturale in cui si cresce è determinante e diventa un fattore discriminante che si riflette anche nella vita scolastica. Compito della scuola sarebbe eliminare gli ostacoli e le differenze di ordine economico e sociale fra gli studenti, metterli tutti sullo stesso piano e dare a tutti la stessa possibilità.
Già, perché ci si pensa poco e, proprio ora che si sta cercando pressantemente di far tornare alla ribalta il ruolo e il valore della famiglia intesa nel senso più tradizionale del termine, risulta molto impopolare, ma a volte questa "istituzione" sociale altro non è che un impedimento, un ostacolo alla realizzazione personale dell'individuo. E la scuola non sta facendo altro che incentivare questi impedimenti.
La tecnologia aiuta. E così nascono siti con scopi puramente commerciali che rispondono al bisogno delle scuole di attirare iscritti e rimanere sul mercato, come in un sistema aziendale, occhieggiando al bisogno di controllo delle famiglie.
Giulia Gamba - 03-02-2006
«Agli studenti che anche in questi giorni hanno mostrato serietà, impegno e senso del dovere, manifesto la mia stima; sono orgoglioso del fatto che siano moltissimi, sicuramente la grande maggioranza» (circolare n.244 del 12-3-05). Al «Gambara» il preside Graziano Melzani incarna la figura di un Cesare in versione scolastica che ambisce a controllare tutto e tutti, a reprimere sul nascere qualsiasi forma di socialità. E quando qualcuno lo contraddice, reagisce come un padre deluso e ferito nel suo narcisismo.

«La réforme oui, la chienlit non». Così de Gaulle espone lapidariamente, al ritorno da un viaggio diplomatico in Romania, la linea da adottare contro le rivolte studentesche del maggio del 1968. Viaggi e pugno di ferro. Potere lontano ma mano pesante a sottolineare come la situazione non fosse vista tanto come una questione politica, ma piuttosto come un'onda di delinquenza, di teppismo, come una chienlit, appunto, una spiacevole baraonda messa in atto da un branco di indisciplinati, che poteva essere risolta dalla sola autorità di polizia.
E così il potere attende, a braccia conserte, sicuro di sé, fino a quando si tratta solo di studenti, meno solido si sentirà quando il movimento si sarà allargato a conflitto di classe e la crisi politica imperverserà.
Ma di fronte ad un movimento che afferma la necessità di una resistenza contro «l'autoritarismo, la burocratizzazione e l'evidente e onnipervadente ottusità pomposa della società politica»*[1] il potere sceglie la via della repressione, della difesa dell'ordine, sicuro di vincere perché gioca in casa, senza considerare che ciò che è stabilito non è per ciò immutabile, soprattutto per chi grida «L'immaginazione al potere».
«Bêtise pompeuse» è il termine che designa questo atteggiamento autoritario del culto dello stato di cose esistente, del rigido e paranoico arroccamento su una concezione forte dello stato e del suo monopolio della violenza.
E con le braccia conserte sta molto spesso la scuola "forte" (quella del preside, degli insegnanti, qualche volta dei genitori); come si fa un braccio di ferro con chi con le braccia si cinge il busto?
Giulia Maninetti - 28-01-2006
Clem manca. Mancano insegnanti, o forse sarebbe meglio dire maestri, come lei, che pur non avendo spazio in una scuola autoritaria e meritocratica, un'idea di scuola, di didattica alternativa ce l'avevano.
Leggo avidamente e con spasmodica curiosità le testimonianze su di lei, cercando, però, di soffermarmi sulle sue parole, di somatizzarle, con la speranza di ritrovare, anche nella realtà scolastica di oggi, qualcosa dei suoi insegnamenti, un'eredità che sembra atrocemente essere andata perduta.
Clementina Calzari Trebeschi è stata un'insegnante sia di scuola media che di scuola elementare, e poi all'allora istituto magistrale "Gambara". Lì non ha potuto finire l'anno perché è stata uccisa nella strage di piazza Loggia, ma il segno che ha lasciato nelle sue allieve è profondo. Clementina non era soltanto un'insegnante di lettere, era anche una delle fondatrici del Sindacato Scuola CGIL, insieme a Livia Bottardi Milani, suo marito Alberto Trebeschi, la sorella Lucia e altri e una militante attiva del movimento rivoluzionario di quegli anni.
Incontriamo Lucia, la sua gemella, alla Fondazione Calzari Trebeschi, e parliamo fitto per un'ora e mezza di lei, di Clem e del loro lavoro di insegnanti. Ci racconta della scuola degli anni '60, quella che avevano frequentato loro, una scuola che non agevolava nulla, dove tutto doveva essere faticoso, di una pesantezza e una stupida rigidità. Non era un diritto, stare a scuola, era un privilegio che dovevi duramente conquistarti ogni giorno. La selezione era feroce e gli insegnanti avevano un atteggiamento fortemente autoritario, miravano a una scuola meritocratica, che mettesse in graduatoria gli studenti, distinguendo i più bravi dai meno bravi. Lucia la ricorda come una scuola che «non insegnava a pensare perchè bisognava riprodurre il pensiero degli insegnanti». Non c'era nessuna possibilità di evasione, di pensiero proprio, autonomo.
Oscar Peroglia - 12-12-2005
Quello che è successo quella notte è un chiaro segnale che siamo in un paese privo di democrazia.
In quella notte siamo stati picchiati, maltrattati e derisi... In quella notte siamo stati trattati come delinquenti.... In quella notte siamo stati trattati come bestie (volevano a tutti i costi rinchiuderci nella baracca-presidio, anche se fisicamente non ci stavamo e dentro c'erano già alcune persone ferite gravemente dalle manganellate... e loro spingevano e urlavano per farci entrare.... come alcuni farebbero con le bestie... o anche peggio)....

In quella notte ho sentito comandanti della polizia urlare "massacrateli!!!" e mentre urlavano avevano gli occhi pieni di odio.... Ho visto sguardi di poliziotti che erano chiaramente sotto stato di anfetamine o coca.... ho visto inveire su chi fotografava e picchiarli violentemente (un giornalista che fotografava è stato ricoverato in ospedale).... Ho visto una ragazza con un collare al collo essere picchiata fino a spaccarle letteralmente il naso... In quella notte ho visto la polizia che con odio devastava tutto ciò che incontrava nel passaggio.... Ho visto distruggere con i calci tende da campeggio con dentro persone che dormivano..... Ho visto un anziano con barba grigia trascinato a terra per metri e poi abbandonato urlando "è solo un vecchio!"....

Ma ho anche visto che tutti noi presidianti ci siamo mossi in maniera TOTALMENTE NON-VIOLENTA....
Liliana Liborio - 27-10-2005
Sparisce con la Riforma della scuola l'indirizzo Ragionieri Programmatori Mercurio. Senza se e senza ma. Potremmo spendere fiumi di parole sull'utilità e l'efficacia di tale corso di studi, ma lo testimoniano già ampiamente le richieste fatte dalle ...
Lilia Manganaro - 26-10-2005
Anffas Nazionale ha predisposto, all'inizio di questo anno scolastico, una lettera per il Ministro Moratti affinché, tra i diversi adempimenti, sollecitasse i responsabili dei diversi gruppi di lavoro istituzionali e/o interistituzionali a riprendere le proprie attività e predisponessero calendari di incontri, come prevede la norma; questo perché Anffas, attraverso lo Sportello Nazionale Scuola, è consapevole del bisogno dei genitori di trovare dei luoghi di ascolto e di progettualità che permettano di non esasperare il disagio che, talvolta, l'accoglienza nella scuola determina e che spesso si traduce in una richiesta, non sempre giustificata, di aumento delle ore di sostegno.
Per conoscenza Anffas ha inviato la lettera alle associazioni e alla stampa interessata al tema dell'integrazione. Di rimando si è avuto il silenzio da parte del Ministero come da parte di chi avrebbe dovuto rafforzare la richiesta; soltanto in un caso è stata manifestata la difficoltà a condividerne alcuni contenuti.
Si riconosce che il tema affrontato presenta elementi di complessità e che pertanto è opportuno analizzare alcuni aspetti contenuti nella richiesta al Ministro.
Giulia Maninetti - 22-10-2005
Le equazioni chimiche, l'Orlando furioso, i versi di Lucrezio e l'apparato digerente: tutte nozioni, tutto "mandato giù" a memoria. Così prende otto, o nove forse, se sorride un po' di più e porta la cosiddetta ricerchina. Nessuna preoccupazione per i genitori, ansiosi per il suo futuro, e così la lasceranno uscire quando vuole e lei non avrà problemi. Lisa ha 17 anni, frequenta il quarto anno di liceo ed è brava a scuola, è brava senza studiare nemmeno troppo, le piacciono le materie che studia ma non il modo in cui gliele insegnano.
A volte ha l'impressione che gli insegnanti atrofizzino la sua curiosità: vedere i suoi compagni lobotomizzati guardare il professore e annuire, la demoralizza. Nella sua classe c'è la gara al voto, sono tutti pieni di un'invidia e di una competizione incomprensibile. Chi studia di più, avrà il voto più alto, chi dice più cose, sarà il più premiato dai professori, e chi ha il voto più alto, diventa il migliore; e non importa se ha capito o no, non importa se l'argomento gli interessa o meno. E il suddetto Migliore studia tutte le materie allo stesso modo, e per loro va bene così. Che il suo studio non sia consapevole è ormai irrilevante: primeggia, e questo basta.
"E la cosa più assurda -dice Lisa - è che gli insegnanti sembrano incoraggiare questa competizione che a volte diventa addirittura crudele".
Lisa è sfortunatamente capitata in prima fila, ma vicino alla finestra e, talvolta, durante la spiegazione stanca di un professore annoiato, il suo pensiero vola fuori, da tutt'altra parte, tra le righe di quel bel libro letto l'ora prima, alla ricerca di quella creatività e quello spirito d'iniziativa che la scuola le ha un po' spento. Le tornano ripetutamente in testa le frasi di un libro letto qualche anno prima e tanto amato...
Giulia Gamba - 13-10-2005
Nessuno cerchi un significato ulteriore per questo titolo e l'immagine che suggerisce.
Almeno per ora immaginate semplicemente uno sguardo di studente distratto.
Un bambino che lascia fuggire i suoi occhi lontano dal simulacro
di una maestra ...
Lilia Manganaro - 10-10-2005
Anffas nazionale onlus, associazione famiglie disabili intellettivi e relazionali, è fortemente preoccupata perché anche quest'anno, all'apertura dell'Anno scolastico 2005/2006, ricompaiono i problemi e le paure per tante famiglie di persone con disabilità sulle condizioni di garanzia del diritto allo studio per i loro figli.
Questo emerge già da diversi giorni, attraverso numerose telefonate ed e-mail, pervenute allo Sportello Nazionale per l'integrazione scolastica dell'ANFFAS onlus. Infatti, la logica della politica adottata da questo governo dei tagli a tutte le istituzioni preposte all'integrazione e alla presa in carico delle persone con disabilità, rischia di mettere in seria difficoltà anche l'attuazione dell'integrazione scolastica da parte delle Scuole di ogni ordine e grado.
Infatti ad Anffas risulta non essere stato assegnato un adeguato organico di insegnanti di sostegno e di assistenti di base per far fronte al numero crescente di alunni con disabilità iscritti. Il contingente organico assegnato alle scuole è lo stesso dell'anno scorso, in media un insegnante ogni due alunni, insufficiente a rispondere alle reali esigenze di ciascuno.
Le modalità con cui vengono assegnati gli insegnanti di sostegno sono quelle esplicitate nel D.M. 331/98 artt. 37 e 41 come integrato dall'art.26 comma 16 della Legge 448/98: il CSA Provinciale dispone nell'organico di un posto ogni 138 alunni frequentanti le scuole statali della Provincia (art.40 Legge 449/97) (organico di diritto). Questi posti vengono poi assegnati alle singole scuole secondo le richieste avanzate dai Dirigenti Scolastici, documentate con Diagnosi Funzionale e corredate di progetto personalizzato (PEI) di integrazione. Sul numero di posti calcolati con l'operazione precedentemente indicata (1:138), il Direttore Scolastico Regionale può concedere (autorizzare) delle deroghe per i più gravi e nominare dei supplenti per le ore mancanti (organico di fatto).
Anffas Nazionale si chiede come sia possibile rispettare le indicazioni dei rapporti di sostegno se le risorse sono insufficienti e il Ministero non permette l'autorizzazione in deroga di altri insegnanti di sostegno per il contenimento della spesa pubblica! Lo scorso anno scolastico 2004/2005, in molte regioni le famiglie si sono rivolte al Tribunale Civile perché venisse riconosciuto il pieno diritto allo studio dei loro figli, cui era stato negato un adeguato sostegno.
Ottenendo le ore di sostegno richieste, confermando così le sentenze di Giudici che si pronunciarono già dal 2002 in vari Tribunali d'Italia, è stato stabilita, a differenza di quanto deciso in base alle direttive del Ministero dell'Istruzione, l'assegnazione di un insegnante di sostegno per ciascun alunno, ristabilendo il rapporto di uno a uno nei casi di gravità, giudicando il diritto all'Istruzione un diritto soggettivo inviolabile. Il Giudice ha ordinato all'amministrazione scolastica di assegnare un maggior numero di ore di sostegno, poiché in presenza di un diritto inviolabile, l'amministrazione non può esercitare scelte discrezionali, né comprimere il diritto, ma limitarsi a garantire la realizzazione piena dello stesso. Questa procedura lo scorso anno ha creato notevoli difficoltà; quest'anno, in assenza di altri interventi,esiste il fondato rischio che si riproduca la medesima situazione. Secondo ANFFAS però quanto accaduto non risolve il problema, né può diventare una prassi da indicare alle famiglie che si rivolgono allo Sportello per segnalare le disfunzioni della scuola. Le sentenze servono a sostenere un diritto nelle situazioni estreme in cui questo viene negato, ma non possono diventare una routine e, se risolvono il problema formale che garantisce l'accoglienza, lasciano irrisolto il problema sostanziale della ricerca delle modalità di lavoro della scuola e/o della individuazione delle altre risorse presenti nelle diverse situazioni, tanto meno sono in grado di indicare, suggerire i percorsi possibili. Tali sentenze, inoltre, rischiano di legare la possibilità di integrazione unicamente alla presenza dell'insegnante di sostegno: ciò non favorisce l' analisi del complesso quadro di relazioni che si crea in un gruppo, in una classe e in una scuola, in presenza di un progetto di integrazione. Il legislatore consapevole di tale bisogno ha predisposto un insieme di procedure da attivare, a livello centrale e periferico da parte di tutte le Istituzioni, (vedi L. 104/92) affinché siano accolti i bisogni formativi degli alunni disabili e dei loro compagni, sia riconosciuta la professionalità dei docenti e del personale scolastico e non e si possano attivare le molteplici risorse delle scuole pur in presenza di una situazione economica e di riorganizzazione della scuola, a nostro avviso non favorevole alla realizzazione di percorsi di integrazione (Vedi Finanziaria 2005 e previsione Finanziaria 2006).Ciò nonostante, pur riconoscendo le difficoltà presenti all'inizio di un nuovo anno scolastico, ANFFAS propone la propria collaborazione e chiede al Ministro di sollecitare, nei modi che riterrà più opportuno, la convocazione di tutti i gruppi di lavoro che con diversi compiti e funzioni operano nel territorio nazionale e locale (vedi Nota MIUR prot. N.479/A4a° del 27/07/05 sulle buone prassi). Anffas, non ritenendo esaustiva la battaglia del diritto all'integrazione scolastica nelle aule dei Tribunali, si augura di continuare a collaborare, come già lo scorso anno in occasione degli incontri di lavoro dell'INVALSI per la elaborazione degli indicatori di qualità, sicura di condividere l'interesse e il desiderio di realizzare una scuola a misura di alunno, in cui ognuno sia messo in condizione di dare il meglio di sé con serenità e nel rispetto della propria personalità Tuttavia, se né il Ministro,né le Direzioni Scolastiche Regionali, né i Dirigenti Scolastici delle singole Scuole risponderanno positivamente alle richieste di deroga, l'unica via possibile rimarrà quella legale, e Anffas nazionale, attraverso il Tribunale dei Diritti dei DISABILI intende analizzare la situazione e sostenere le famiglie. Anffas intende lavorare in modo positivo per la risoluzione dei problemi e chiede in tempi brevi la convocazione dell'Osservatorio Nazionale per l'integrazione scolastica del MIUR per informazioni, dati e proposte da parte del Ministro perché nella scuola gli alunni con disabilità, e in generale tutti gli alunni, i docenti, gli operatori ATA ,così pure quelli delle ASL e dei Comuni, possano lavorare nel modo migliore.
Eliana Mori - 12-09-2005
Sono una maestra elementare, credo profondamente nel mio lavoro e nei valori della scuola di Stato. Sono assolutamente contraria alla scuola confessionale (di qualsiasi confessione si tratti) e privata, ma non posso, in una circostanza come questa, ...