D - anno scolastico 2004-2005
Associazione dei genitori di Chiaravalle - 30-08-2005
CHIARAVALLE LI' : 23/07/2005

AL SEGRETARIO GENERALE NAZIONALE C.G.I.L.
GUGLIELMO EPIFANI
Corso D'italia, 25 - 00198 ROMA

AL SEGRETARIO GENERALE C.G.I.L. SCUOLA
ENRICO PANINI
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 ROMA

AL SEGRETARIO GENERALE FLC ...
Corrado Mauceri - 29-08-2005
L'On. Rutelli tra le tante dichiarazioni "estive", al raduno di Comunione e Liberazione a proposito delle scuole paritarie private, secondo quanto riportato nel sito ufficiale della MARGHERITA, avrebbe dichiarato: "diamo risposte precise e ...
Gennaro Capodanno - 27-08-2005
Sono seriamente preoccupato da cittadino ma anche da "operatore del settore" di quanto sta accadendo in questi giorni nelle alte sfere della scuola campana. Tutto parte dalla lettera inviata in piena estate dai sindacati confederali e dallo Snals al ...
Gennaro Capodanno - 25-08-2005
Era ora che anche la Magistratura inquirente si accorgesse dei tanti abusi e delle tante distorsioni connesse all'applicazione della legge 104/92. Una legge che, nata per tutelare i diritti delle persone handicappate, si è rivelata un facile rifugio ...
Comitato per la Scuola della Repubblica - 23-08-2005
Come avevamo deciso nella riunione del coordinamento regionale del 18 giugno scorso, abbiamo diffuso unitamente all'allegato documento la proposta di legge per l'abrogazione immediata delle leggi Moratti con una nota esplicativa; nonostante tale ...
Vincenzo Andraous - 22-08-2005
Anche oggi una bomba ha invitato ogni uomo a farsi gli affari propri.
Anche oggi una deflagrazione ha imposto a ciascuno di pensare bene alle proprie responsabilità, un botto a perdere ha insegnato a ognuno un versetto introvabile contenuto in ...
Marina Boccatonda - 22-08-2005
Come tutti gli anni il MIUR stanzia fondi alle regioni per le borse di studio e buoni libro per gli alunni appartenenti alle famiglie meno abbienti.
Quest'anno sono stati erogati complessivamente 154.937.070 euro per l'anno 2005 e per famiglie con ...
Dedalus - 19-08-2005
"Tramonta l'ora di religione". Così, in maniera perentoria (in questo caso senza punto di domanda), titola un articolo di prima pagina sulla Repubblica di giovedì 11 agosto. Sottotitolo: "Triplicati i casi di studenti che rinunciano". Nelle pagine interne, dedicate a "Scuola e Chiesa", Repubblica riporta i dati che emergerebbero dalle "Rilevazioni integrative" effettuate ogni anno dal Ministero dell'istruzione. Secondo questi dati nell'ultimo anno scolastico un alunno su tre alle scuole superiori "non si avvale" dell'ora di religione (dal 2001 ad oggi si è passati dall'11,7 al 37,6%). I numeri sono più contenuti negli altri ordini di scuola, con percentuali del 9,7% nella scuola dell'infanzia, del 6,1% alle elementari, del 11,2 % alle medie.
Gennaro Capodanno - 18-08-2005
Nell'arco di poco più di una settimana mi sono pervenuti dalla scuola pubblica dove insegno due raccomandate, documenti che potevano essere consegnati a mano, come avviene nella normalità dei casi, oltre ad un telegramma per una convocazione di una riunione del Consiglio d'Istituto. Il tutto per il costo complessivo di oltre 13 euro, più di 25mila vecchie lire. Spese che, naturalmente, saranno caricate sul bilancio scolastico. Insomma una scuola pubblica "povera" che stenta a dare gli aumenti contrattuali ai lavoratori, allocata in strutture per lo più inidonee, che fa lievitare oltre i limiti di legge il numero degli allievi per classe, che lascia gli studenti diversamente abili privi dei necessari supporti e col personale di sostegno ridotto al lumicino, si può però permettere sprechi di questo genere che, sommati, nell'arco di un anno, danno luogo a cifre a diversi zeri di euro.
Corrado Mauceri - 22-07-2005
La Corte Costituzionale non ha dichiarato la legittimità costituzionale del decreto Moratti sulla scuola dell'infanzia e sul primo ciclo, ha soltanto confermato la competenza dello Stato.

Nei giorni scorsi alcuni organi di stampa hanno dato la ...
Francesco Di Reda - 21-07-2005
L'argomento è tratto dalla "Gazzettadelmezzogiorno" del17/07/2005

E' mai possibile che in una classe di 21 ragazzi,
ben 8 vengano respinti all'esame di maturità
e altri 7 passino con il minimo sufficiente???

Significa che 15 ragazzi su 21 ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 19-07-2005
" ( ... ) perché se Berlusconi ha, come dicono, carisma, sia pure in via di evaporazione, e col carisma weberianamente si modificano le coscienze, allora forse in questi anni, in questi vent'anni di berlusconismo prima imprenditoriale - ( ... ) - e ...
Antonino Drago - 11-07-2005
1. Studiare la guerra per fare la pace? Le Accademie militari

Dobbiamo tenere presente che c'e' un'Universita' per la guerra: tutte le Accademie militari e le Scuole superiori militari (di guerra, della polizia, ecc.) pretendono di essere al livello universitario. E non hanno problemi a studiare la guerra, perche' sono convinte che solo cosi' i professionisti seri possono fare la pace.
Inoltre occorre tenere presente che c'e' anche un'Universita' civile che e' direttamente legata alla guerra. Non tanto in Italia, ma negli Stati Uniti e nelle grandi nazioni l'Universita' viene assorbita dalla ricerca militare, cioe' per la guerra. In Usa una gran quantita' di persone lavora alla corsa agli armamenti (su una popolazione di 187 milioni l'1% e' dipendente del Pentagono). Attualmente i fondi destinati allo scudo spaziale sono talmente tanti, che chi decide di non aderire, commette una sorta di suicidio accademico, restando in svantaggio sia nei fondi per il suo campo di ricerca, sia per la propria carriera.
sulla rivista dei fisici americani Physics today", e' comparso un interessante articolo: un editoriale di Charles Schwarz, che e' un noto fisico, impegnato per la pace (2). Le sue considerazioni erano molto sconsolanti: ci sono diversi modi di collaborare con i militari. Il primo e' lavorare a pieno tempo per i militari; negli Usa degli anni '80 la meta' degli scienziati lo faceva (3). C'e' poi un'altra maniera, quella di fare i consulenti per i militari. E ce n'e' un'altra ancora: fare i consulenti per i partiti sulle questioni militari. "Infine c'e' un altro modo (dice Schwarz), di cui mi sono reso conto con sgomento da poco, che e' quello di insegnare fisica all'Universita'. Io insegno a Berkeley, in California, dove la meta' dei fisici che si laurea viene poi assunta dai militari. Allora mi chiedo: come insegnante universitario di fisica, di chi sono al servizio, di una cultura civile o di una cultura militare? I militari, che hanno bisogno di molti fisici usano l'Universita' civile per risparmiare soldi; di fatto questa mia Universita', per meta', serve ai militari. Allora, la domenica io posso anche partecipare alle marce per la pace, ma se gli altri sei giorni lavoro in definitiva per i militari, che senso ha la mia attivita'? Io non ho risposta. Pero' quantomeno pongo il problema" (Ha poi pubblicato una serie di opuscoli per mettere in guardia gli studenti dall'impiego militare).
Adriana Ranallo - 07-07-2005
Pongo questa domanda: che fine fanno le otto ore di scienze nella scuola media che la ministro Moratti ha aggiunto alla cattedra di matematica e scienze nella prima media? come vengono pagate? chi deve pagarle? come vengono liquidate?
L'anno ...
Gennaro Capodanno - 06-07-2005
COMUNICATO STAMPA

Concorso per dirigenti scolastici: a Napoli graduatorie estive
Capodanno: "La direzione regionale scolastica ignora le leggi "

" Tutto come nello stile oramai "storico" della direzione regionale scolastica della Campania, ...
Redazione - 05-07-2005
Pubblichiamo due interventi, tra i molti che girano in rete, sull'argomento: uno è favorevole e l'altro contrario. Il tema, comunque, è estremamente importante e vale la pena soffermarsi un po' a riflettere, soppesando e mettendo a confronto le diverse posizioni. Per sapere cosa succederà nelle nostre tasche, ma più ancora, quale stato sociale va d'accordo con le Riforme in atto, pensioni comprese.
Aldo Ettore Quagliozzi - 03-07-2005
"Tornare in America dopo un'assenza di sei mesi equivale a trovare una nazione rinsavita dal confronto con la realtà.
La realtà dell'indebitamento e dei posti di lavoro perduti. La realtà della Cina in ascesa. Soprattutto, la realtà dell'Iraq. Serve ...
Redazione - 02-07-2005
Segnaliamo dal sito Treccani Scuola :

Mentre l'Esame di Stato è in corso di svolgimento, proponiamo alcuni interventi che riflettono sulla preparazione degli studenti al termine della scuola. Un saggio di Raimondo Bolletta sulle nuove competenze ...
Coordinamento Nazionale ITP - 30-06-2005
Il Coordinamento Nazionale dei Docenti di Laboratorio da tempo svolge la sua attività con la finalità di difendere il ruolo degli Insegnanti Tecnico Pratici ( ITP) e delle attività laboratoriali cercando di sensibilizzare i sindacati, le forze ...
ADACO - 28-06-2005
L'ennesimo annuncio del Ministro "senza qualità" Letizia Moratti non merita di essere commentato. Se è vero, come sostenuto da una miliardaria, messa non casualmente alla guida di un dicastero strategico, che la notizia oggi data al termine del Cdm ...
Stefano Medel - 25-06-2005
Leopardi era un uomo di livello non comune, superiore alla media, colto, erudito ed un incredibile autodidatta. Di quest'uomo ormai entrato nel mito delle lettere, si continua a parlare non a caso. Capitando a Recanati, si notano i cipressi, e si guarda incuriositi, cercando i passeri solitari e l'ermo colle. E si ha un senso di tristezza, pensando a questo grande uomo, e alla sua vita, sola e triste. E ci si sente, come di aver perso , qualcuno di grande.
Aldo Ettore Quagliozzi - 25-06-2005
Da una ricerca di Eurisko riferita all'anno 2004 si apprende che nel bel paese ben 900.000 famiglie continuano a consumare come "dannati della Terra", al solo consumo condannati quindi, anche se, per riportare le parole di EurisKo "E' il consumismo povero e sognante di chi ha uscite che superano costantemente le entrate".
Spendere oltre i bisogni di base; è la dura realtà del bel paese! E poi, ben 4 milioni di famiglie del bel paese che, sempre secondo Eurisko, "si rivelano molto orientate alle spese e poco al risparmio e agli investimenti".
E del resto, come pensare che le cose potessero andare diversamente allorquando tutto il vivere del bel paese sembra una continua inutile rappresentazione scenica, dalla politica alle più nobili espressioni dello spirito?
Collegio Docenti ITIS Marconi di Bari - 25-06-2005
I docenti dell'ITIS "Guglielmo Marconi" di Bari, riuniti in Collegio il 24 giugno 2005, esprimono viva preoccupazione a seguito dell'approfondita lettura dello schema di Decreto Legislativo attuativo della Legge 53/2003 per quanto concerne la scuola secondaria superiore, nella versione approvata dal Consiglio dei Ministri del 27 maggio 2005.

Osservando i quadri orari allegati alla bozza di decreto, balza agli occhi una generalizzata riduzione del monte ore di svariate materie, che necessariamente comporterebbe il sovrannumero di alcune decine di migliaia di docenti, in special modo quelli che insegnano materie tecniche e professionalizzanti, oltre ai colleghi di Diritto ed Economia.
Corrado Mauceri - 22-06-2005
Per una scuola statale, pluralista e democratica, aperta a tutti e di qualità

Per iniziativa del Comitato di Firenze "Fermiamo la Moratti" si è svolto sabato 18 giugno scorso la prima riunione del coordinamento dei comitati della Toscana impegnati a contestare le leggi Moratti ed a contrappone una politica scolastica alternativa.
I Comitati hanno anzitutto deciso di dare continuità al coordinamento regionale con l'impegno a riconvocarsi nella prima decade di settembre per verificare l'attività svolta nelle diverse realtà della regione e definire le ulteriori iniziative, tenendo anche conto di quelle analoghe promosse da altri comitati ( in particolare dalla Rete delle scuole di Milano ).
Il coordinamento ha anzitutto discusso la bozza di proposta di legge per l'abrogazione delle Leggi Moratti e per il ripristino immediato dell'obbligo scolastico (che è diverso dall'ambiguo diritto-dovere affermato nel decreto Moratti) nell'immediato fino a 16 anni, ma con l'obbiettivo di una elevazione rapida fino a 18 anni.
Il coordinamento ritiene difatti che gli effetti devastanti e per molti aspetti irreversibili delle leggi Moratti debbono essere subito impediti, intensificando e coordinando nell'immediato le iniziative per la disapplicazione delle leggi Moratti e subito dopo le prossime elezioni politiche con una legge di urgenza (potrebbe anche essere un decreto-legge) per l'abrogazione di una legislazione eversiva che contrasta con il ruolo che la Costituzione assegna all'istruzione scolastica statale; ovviamente un tale provvedimento urgente che ripristinerebbe il precedente ordinamento scolastico, dovrebbe essere accompagnato da una contestuale iniziativa per una riforma del sistema scolastico adeguata alle esigenze della società di oggi.
La scuola ha bisogno di riforme, di personale qualificato e stabile e di risorse finanziarie adeguate che possano garantire un'effettiva autonomia ed un'attività qualificata.
Vincenzo Andraous - 18-06-2005
Chi mi conosce ed ha occasione di leggere ciò che scrivo, ricorderà la storia di Lutrec, giovanissimo guerriero in erba conosciuto nella Comunità Casa del Giovane di Don Franco Tassone a Pavia.
Ogni tanto ritorno con il pensiero a Lutrec, rivedo i ...
Gilda Bologna - 17-06-2005
A pochi giorni dall'inizio degli Esami di stato, riceviamo dalla Gilda di Bologna una lettera che denuncia la farsa delle Commissioni d'esame costituite esclusivamente da membri interni. Chi vuole aderire alla protesta può inviare il testo via fax al Ministro e al Direttore Generale ed includerlo nel verbale conclusivo della commissione e nella relazione del Presidente che verrà inviata al MIUR e all'INVALSI (Red)

Al Dirigente Scolastico

Chiediamo la Sua cortese collaborazione per far pervenire il giorno 20/6/05, in occasione della riunione preliminare, questo breve testo e il documento in allegato ai membri delle Commissioni di Esame di Stato del Suo Istituto.

Ai Presidenti di Commissione
Ai Docenti membri di Commissione


Gentili colleghi.

Tra breve saremo chiamati a svolgere gli Esami di Stato che, come ogni anno, si affrontano in un clima di profonda stanchezza e demotivazione.

Appare difatti evidente quali siano state le ragioni che hanno condotto all'eliminazione dei membri esterni e che attualmente determinano l'obbligatorietà per molti di noi a svolgere un rituale demotivante e inutilmente faticoso.

Oltre a ciò il meccanismo ha di fatto determinato profonde sperequazioni economiche fra quanti sono chiamati a svolgere obbligatoriamente la funzione di membro interno, gravato del carico di responsabilità della correzione degli scritti e dei colloqui, e quanti possono volontariamente decidere di svolgere le ben retribuite funzioni di Presidente.

Per non rassegnarci e cercare di recuperare un ruolo attivo nelle decisioni Ministeriali, o quantomeno manifestare il nostro dissenso, vi invitiamo ad inviare via fax, tramite scuola, il testo allegato al Ministro (fax: 0658493811) e al Direttore Generale dell'Emilia Romagna (fax. 051247876) e vi chiediamo di inserire il documento, anche modificato, nel verbale conclusivo della commissione e nella relazione del Presidente che verrà inviata al MIUR e all'INVALSI.

Ciò è permesso ai sensi dell'art. 14 comma 2 del Regolamento che prevede che i membri di commissione possano esprimere un proprio commento sui lavori della commissione medesima.

Certi che vogliate condividere la proposta vi inviamo in allegato il testo del documento che sarà reperibile anche in formato word sul nostro sito: www.gildabo.it.

Il coordinatore provinciale Bologna 13/6/05
Prof. Carlo Braga
Aldo Ettore Quagliozzi - 16-06-2005
" ( ... ) Non a caso le Chiese evangeliche mobilitate in occasione del voto del 2 novembre ( per le elezioni presidenziali americane n.d.r. ) hanno indicato il loro modello di riferimento nel maschio bianco che ha il fucile in casa e che va ogni ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 15-06-2005
Il titolo della presente nota è stato preso a prestito da una corrispondenza di Umberto Galimberti pubblicata su di un supplemento del quotidiano "la Repubblica ".
Pone domande inquietanti, in un paese nel quale il problema della scuola si è ben ridotto alle solite comparsate di tale Brichetto Letizia, in arte ministro del MIUR, un acronimo da brividi.
Il problema della scuola non interessa agli abitatori del bel paese, tanto da delegarne completamente le problematiche ai soli addetti ai lavori, considerati, anche se non pubblicamente dichiarati, al pari dei giudici, " stralunati " esseri, nullafacenti o quasi, gloriosamente dediti, e senza tanti riconoscimenti e ricompense, a qualcosa per la quale la sedicente società civile ha ben poco da dedicare o da spendere.
In tale contesto la scuola è divenuta purtroppo rifugio o approdo dei tanti che in verità avrebbero meglio potuto impiegare il loro tempo in altre faccende o mansioni socialmente più utili.
Ne ho fatta esperienza personale in quanto genitore, per via naturale, ed in quanto insegnante, per scelta inizialmente molto convinta e motivante, e con il senno del poi del tutto sconclusionata.
Nel trascorrere dei lustri l'asfissiante gabbia entro cui l'istituzione imprigiona gli anni migliori tanto dei ragazzi che dei docenti, unici questi ultimi nella specie umana a trascorrere e lasciare, al pari della muta degli ofidi, nelle fetide, inospitali aule, il meglio della propria vita, dall'entrarne come alunni all'uscirne come bacucchi, nel trascorre di quei lustri dicevo la consapevolezza che il mio lavoro fosse, se non inutile, in fondo ininfluente allo svolgimento regolare della vita sociale, mi ha condotto ed indotto alla persuasione di un abbandono anticipato, inglorioso forse ma utile e da toccasana, onde salvare quella parte di me stesso ancora salvabile da un ruinare verso forme sempre più perniciose di perdita del senso della realtà e, la qual cosa è infinitamente più grave, verso una completa disistima personale, innescata dalla inconcludenza della quotidiana fatica.
E questo senso di smarrimento lo si ritrova nella vasta letteratura che vado scoprendo di colleghi in fuga precipitosa verso quella salvezza dalla " pubblica calamità " che è divenuta la scuola del bel paese; è divenuto oramai un problema di " salute pubblica " oltre che di " salute personale ", ma come tale non interessa a nessuno, se non ai diretti interessati che sopravvivono nella speranza di una sempre più vicina " uscita di sicurezza " .
E prima della dotta prosa di Umberto Galimberti provo ad offrire un assaggio di quanto ha scritto Paola Mastrocola nel suo ultimo lavoro " La scuola raccontata al mio cane ".
Sì, proprio al suo cane, infinitamente più sensibile a tali problematiche che non i sordi abitatori del bel paese. E' una piena crisi di identità personale e collettiva.
Corrado Mauceri - 13-06-2005
Per la Scuola della Repubblica
Comitato di Firenze


Nel sito Retescuole in data 1/6 u.s. è pubblicato una nota a firma di Angelo Verpelli intitolata "Perchè la riforma del sistema scolastico piace anche al centro-sinistra ?"
Io penso però che non sia giusto nè fare il processo alle intenzioni, nè, tanto meno,generalizzare; difatti è possibile che alcune componenti del centro-sinistra possano avere un'idea della scuola come quella rappresentata da Verpelli; ma è CERTO che questa idea non può essere quella del maggior partito del centro-sinistra e cioè dei DS che nel suo ultimo congresso nazionale ha approvato un o.d.g. in cui in modo netto ed inequivoco si assume l'impegno non solo della abrogazione delle leggi Moratti, ma di una politica scolastica alternativa a quella delle destre; lo stesso impegno è stato assunto dal Rif. Com, PdCI, VERDI oltre che da molte organizzazioni scolastiche e tra queste la CGIL Scuola e Cobas.

Esiste quindi uno schiertamento vasto , impegnato per l'abrogazione delle leggi Moratti e per una proposta alternativa; è necessario sostenere con forza questa linea anche per scoraggiare eventuali ripensamenti; in questo senso il Comitato di Firenze "FERMIAMO LA MORATTI" si è concretamente impegnato, formulando una proposta di legge per l'abrogazione delle leggi Moratti ; auspichiamo che possa formarsi un vasto schieramento di associazioni e comitati per dare concretezza a questo primo impegno; è evidente infatti che l'immediata abrogazione delle leggi Moratti è preliminare ad ogni altra proposta.

p. il Comittato di Firenze Corrado Mauceri




5 Febbraio 2005
Ordine del giorno sulla Scuola
Approvato dal Congresso.

La legge Moratti e l'intera politica del governo di centro-destra negano l'eguaglianza del diritto di tutti a quel bene primario che è l'istruzione, destrutturano e impoveriscono il sistema pubblico e rappresentano un arretramento della cultura della scuola e dell'Italia.
I democratici di sinistra si impegnano a costruire da subito un progetto diverso e alternativo, facendolo vivere in una grande campagna di discussione nel Paese e nel confronto con tutte le forze del centro-sinistra. A partire dalla convinzione che oggi serve "più scuola", pubblica, laica e di qualità e che garantire il diritto alla cultura e a una formazione qualificata per tutti e per tutta la vita è condizione di democrazia e questione decisiva per la qualità del sistema produttivo. Per questo i democratici di sinistra si impegnano ad inserire nell'agenda del nuovo governo la cancellazione della legge n. 53 e l'immediato avvio di tutti quei provvedimenti necessari a rilanciare il processo di riforma e di innovazione del sistema formativo italiano, nel quadro degli obiettivi indicati dalla Conferenza di Lisbona.
Aldo Ettore Quagliozzi - 11-06-2005
Sarà mai pensabile e quindi possibile che i pronunciamenti " inopportuni " sui fatti temporali del bel paese da parte degli esponenti religiosi, e non solo, della chiesa di Roma, possano fare sorgere sensi di colpa, o di grave peccato, nelle moltitudini dei fedeli di quella confessione?
Ma quando essi giungeranno a realizzare compiutamente la loro dualità di credenti e di cittadini? Or è tanto il tempo passato da quando la chiesa di Roma li ha sciolti da incredibili, antistorici vincoli di non partecipazione alla vita politica del bel paese, per cui non avrebbe senso che le loro coscienze venissero attanagliate dal senso profondo del grave peccato.
E' che, nei decenni trascorsi, quella dualità ha stentato a crescere, o forse ne è stata impedita la crescita, o solo si è operato un tentativo di impedirne la crescita, come in questa ultima occasione al pari delle precedenti.
Ecco allora comparire, come volteggianti lugubri spiriti venuti da un altrove, i maestri del pensiero profondo, a dettare indicazioni perentorie che assumono il dettato proprio degli editti, se non quello degli anatemi di infausta memoria.
Collegio docenti Venturi Modena - 10-06-2005
Il Collegio docenti dell'Istituto statale d'Arte "A.Venturi" di Modena, dopo aver analizzato lo schema di Decreto legislativo relativo alla riforma del Secondo ciclo d'istruzione, con documenti allegati, critica fortemente tale proposta ed evidenziano quanto lo studio delle arti applicate sia fondamentale per far conoscere, apprezzare e studiare il grande patrimonio artistico del nostro paese, assicurando contemporaneamente la continuità del "fare arte".
Aldo Ettore Quagliozzi - 08-06-2005
" ( ... ) L'irrompere di tematiche religiose di diverso orizzonte nello scontro politico, sia su scala internazionale che all'interno dei singoli Stati, è un sintomo pericolosissimo che chiunque abbia dimestichezza con la Storia può avvertire.
Le guerre di religione hanno insanguinato e devastato attraverso i secoli l'Europa e il mondo. Le loro radici risiedono nelle latebre della società e il conflitto, sovente, divampa all'improvviso.
A differenza delle guerre tradizionali, quelle in cui domina l'elemento religioso sono difficili da concludersi e si trascinano senza soluzione: i combattenti sono, infatti, dominati da idee assolute, non suscettibili, di per sé, di mediazioni di compromesso.
Sono, per gli stessi motivi, crudelissime nello svolgersi, ogni parte in causa sentendosi portatrice del Bene in lotta con il Male. ( ... )
"

E' la lucida scrittura di Mario Pirani nel suo sempre citato articolo " Stato, Chiesa e la lezione di Giolitti ", pubblicato sul quotidiano " la Repubblica " del 16 novembre 2004, a " guerra referendaria " già ben divampata.
Nell'articolo l'autore, con toni allarmati, disegna, o prefigura anche per l'occasione, gli scenari propri che la storia del continente europeo, e non solo europeo, ci ha consegnato allorquando, per l'appunto, la " ragione " della politica e della tolleranza è stata messa da parte dall'intransigenza fideistica ed assolutistica delle " religioni ", intese esse nel senso più lato possibile, anche di quelle senza un " dio " da adorare.
Una certezza ci consola nella fattispecie; in un paese dalla religiosità sonnacchiosa qual è per esperienza il bel paese, alle fiammate iniziali sopravverranno l'indifferenza e la soddisfazioni dell'essersi contati; nulla da temere quindi, e direi per fortuna, per scenari fratricidi che andassero oltre le date del 12 e 13 di giugno dell'anno del signore 2005.
Hanno altro per cui infiammarsi gli abitatori del bel paese, che sprecare energie e tempo su discorsi che investono i " massimi sistemi "; la tentazione della delega è forte come sempre, ma soprattutto nella attuale circostanza in cui la chiesa di Roma ha fatto sentire la sua tonante ed intimidatoria voce.
E come suol dirsi nelle siffatte circostanze, ad " ogni buon fine " conviene ricorrere alle letture dei testi di chi " se ne intende ", come l'interessante e lucido scritto del professor Fabio Bacchini, professore di Filosofia della Scienza all'Università di Sassari, pubblicato sul quotidiano " l'Unità " col titolo " Legge 40, vicina allo spirito dell'eugenetica ".

Dedalus - 07-06-2005
La notizia, confermata anche da un comunicato stampa della segreteria regionale della FLC-Cgil, è di quelle che fanno un certo effetto: sette dirigenti scolastici della Lombardia nei giorni scorsi sono stati promossi ispettori direttamente dal MIUR, ...
Redazione - 04-06-2005
I salari dei dipendenti pubblici non crescono più delle retribuzioni dei privati. Gli attacchi ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, anche quelli che arrivano da Bankitalia, "sono ingiustificati. Ma il modello contrattuale del '93 va cambiato lo stesso, per incentivare il livello decentrato. E dunque per differenziare i salari sul territorio". Non parla di gabbie salariali Guido Fantoni, presidente dell'Aran, l'agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego, a cui nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le prime direttive per rinnovare i contratti dei circa 3,4 milioni di lavoratori della p.a. Fantoni invita però a non aver paura del concetto, "perché nella sostanza esistono già in alcuni comparti, come gli enti locali e la sanità, e non è detto che sia peggio".

Domanda. Il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, nella sua relazione ha parlato di aumenti nel pubblico impiego che sono stati, negli ultimi dieci anni, più alti di quelli del privato e soprattutto dell'inflazione, con una crescita sostanziosa nell'ultimo quadriennio. Un attacco, insomma, ai contratti che avete fatto sotto il governo Berlusconi.
Risposta. È la solita storia della media del pollo. Gli aumenti incriminati ricomprendono anche comparti per i quali non vige la contrattazione presso l'Aran, come la carriera diplomatica e prefettizia. Se guardiamo invece ai dipendenti contrattualizzati le cose stanno in modo diverso. Dal 2001 al 2004, le retribuzioni nella p.a. sono salite del 6,1% contro l'8,9% delle industrie e un tasso di inflazione effettivo che è stato del 5,2%. E poi c'è il discorso del secondo livello.

D. Ossia?
R. I livelli contrattuali sono due, quello nazionale e quello decentrato. Per i dipendenti delle amministrazioni centrali il secondo livello è finanziato dallo stato, e dunque è sotto controllo. Per questi, non ci sono stati sforamenti. Per gli altri, per esempio i lavoratori di enti locali e sanità, conta molto quanto le singole amministrazioni sono in grado di stanziare.

D. E dunque in questo caso gli aumenti di fatto possono essere più consistenti anche del privato?
R. È proprio così. Su questi contratti non c'è controllo.

D. Il governo ha scritto ai sindacati per aprire una trattativa anche sulla contrattazione integrativa per frenare il proliferare della spesa.
R. Il problema più che sindacati è di regioni e autonomie locali, sono loro che dovranno fare un passo indietro.

D. Il ministro della funzione pubblica Baccini ha annunciato che domani il consiglio dei ministri approverà le direttive per scuola, ministeri e aziende autonome. Siete pronti ad avviare le trattative?
R. Siamo sempre pronti.
Comitato per la Scuola della Repubblica - 01-06-2005
La scuola che vogliamo: statale e pluralista, laica e democratica, aperta a tutti ed obbligatoria fino a 18 anni: la scuola della Costituzione.
La scuola che non vogliamo: la scuola-azienda e subalterna al mercato, regionalizzata e governata da Ministri ed esecutivi, gerarchizzata e discriminatoria: la scuola della Moratti. Proponiamo sin da ora un incontro nazionale per il 25 settembre, eventualmente a Firenze, preceduto da un incontro preparatorio il prossimo 18 giugno.

Fabrizio Dacrema - 01-06-2005
L'approvazione in prima lettura da parte del Consiglio dei Ministri del decreto sulla secondaria conferma la decisione, presa dai responsabili scuola dei partiti del centrodestra, di andare avanti comunque, nonostante la sconfitta elettorale delle regionali.

Decreto secondaria: missione impossibile ?

È pur vero che immancabilmente il centrosinistra si è nel frattempo dato da fare per ridare fiato all'azione governativa, ma il tentativo di completare l'iter del decreto entro la scadenza formale (il 17 ottobre scade la delega) e quella sostanziale (a novembre/dicembre deve essere pronta la macchina amministrativa per permettere le iscrizioni a gennaio) non sarà in ogni caso una impresa facile.
I tempi sono effettivamente ristretti (il tempo medio di approvazione dei precedenti decreti è stato di otto mesi), inoltre, Parlamento (l'opposizione è sul piede di guerra e la maggioranza è tuttaltro che compatta) e Conferenza delle Regioni non faranno ponti d'oro al decreto.
Vasco Errani, Presidente dell'Emilia Romagna, a nome di tutte le Regioni, ha già dichiarato che non ci sarà alcuno sconto, lamentando il non coinvolgimento delle Regioni nella definizione finale dello schema di decreto e rivendicando il diritto a entrare nel merito per la realizzazione della necessaria intesa.
In questo quadro l'unica possibilità del governo di approvare definitivamente il decreto in tempi utili consiste nel blindare il testo, continuare a non ascoltare nessuno, forzare anche istituzionalmente nel rapporto con le Regioni e il Parlamento e arrivare alla meta comunque, costi quel che costi.
A che serve allora approvare una riforma senza consenso né condivisione ? Non certo alla sua possibile e proficua attuazione. Serve solo alle prossime campagne elettorali (le politiche del 2006 e la corsa a sindaco di Milano della Moratti) per poter affermare "Sulla scuola abbiamo attuato il programma: obiettivo raggiunto".
In realtà l'unico risultato conseguito consiste nell'aver indebolito e impoverito la scuola pubblica, per il resto non è cambiato nulla, nessun punto e a capo, casomai progressivo declino, e, soprattutto, nessuna riforma attuata. Il disegno controriformatore non ha fatto il suo ingresso nella scuola reale, è rimasto un orizzonte minaccioso, rifiutato e non applicato nelle scuole grazie agli spazi legittimi dell'autonomia scolastica tutelata dal nuovo Titolo V della Costituzione.
Così è andata per il ciclo primario e così andrà per il secondo ciclo, visto il ruolo determinante affidato dallo stessa norma costituzionale alle Regioni, ora in gran parte contrarie alla Legge 53/03.

Gennaro Capodanno - 27-05-2005
Per la validità dell'anno scolastico, in base all'art. 74 del decreto legislativo 297/94, occorrono almeno 200 giorni di lezioni effettive. In realtà, in Campania, in base alla deliberazione n. 809 del 10 giugno 2004 della Giunta regionale, ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 24-05-2005
Sarebbe lesa maestà contrapporre alla starnazzante e vacua contesa politica del bel paese, fatta con i solipsismi dell'egoarca di Arcore e con le trovate dei " vanesi " dell'altra sponda, con le tante durlindane fatte mulinare nell'aere del bel paese dalle confraternite più varie che miscelano il sacro col profano, interessi spiccioli con le più alte speculazioni fintofilosofiche, sarebbe lesa maestà il parlare sincero, sicuro e libero di un uomo della Politica americana, della politica con la lettera p al maiuscolo, qual è per l'appunto Mario Cuomo nell'intervista concessa a Furio Colombo, già direttore del quotidiano "l'Unità " e dallo stesso resa pubblica col titolo "La mia Italia ignota " ?
Proviamo a leggerla e rileggerla ed a rifletterci su, tanto per vergognarci ancora dell'essere figli di cotanta " ... serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!"

" Ha ancora, anche adesso che fa l'avvocato con ufficio da film al ventiduesimo piano di un grattacielo di Manhattan, il tono fermo e sicuro del predicatore. Era il tratto tipico della sua straordinaria eloquenza, quando governava lo Stato di New York, e il cardinale O' Connor, allora primate d'America gli disse, una volta mentre gli sedeva accanto prima di un importante discorso: «Non sia sempre così severo. Dica qualcosa per far ridere, all'inizio. La gente è sempre piena di ansie ...»

«O Connor, poi, è stato l'unico a non ridere - racconta Cuomo - perché ho aperto il discorso con la storia dei due cardinali che discutono del celibato dei preti e uno dei due dice che non ci sarà alcun cambiamento. L'altro, sia pure cautamente, un cambiamento lo attende.
"Prima o poi vedrai che sarà possibile. Non è nella mia vita, magari, ma quasi certamente in quella di mio figlio".»

Anche adesso la risata del governatore (nella tradizione americana il titolo di governatore dura per sempre e tutti, nella elegante serie di uffici che occupa un intero piano, lo chiamano "governatore") dura solo un istante. Per lui, cattolico, studioso di teologia e allievo della migliore Università Cattolica americana, la St. John University, importa molto dire alcune cose chiare sul rapporto fra religione e politica.

«No, io non ho alcuna esitazione o ripensamento sulla fecondazione, sugli embrioni o sull'aborto». «Da credente ( ... ) accetto ciò che dice la Chiesa. Da politico mi tocca il dovere di non imporre la mia fede agli altri. Il fenomeno che sta travolgendo l'America è proprio questo: una alleanza fra cristiani fondamentalisti e una parte della gerarchia cattolica che, all'improvviso, rovesciando la nostra cultura e l'orgoglio americano della divisione netta fra Stato e Chiesa, vuole che la fede diventi legge. Vogliono imporre persino quegli aspetti della fede che non vengono dalla Patristica e dai secoli, ma da decisioni più recenti, che a volte si contraddicono nel tempo e che non sono condivise neppure da tutto il mondo cattolico.
Vedi, quello che sta succedendo, è che la religione sembra impegnata a trasferire valori da sinistra a destra. Ovvero da un'area tollerante e aperta agli altri, a uno spazio recintato, circondato da esclusione e cementato da proibizioni. È una operazione sbagliata e disperata. Il presidente Bush che raccomanda la castità ai giovani americani. Castità e guerra. Che mondo è?»

Flc Cgil Modena - 21-05-2005
OGGETTO: SEMINARIO
di FLC CGIL di Modena

Alle RSU delle scuole della Provincia di Modena

In allegato alla presente il programma del seminario del 31 maggio di cui all'oggetto.
Il seminario si avvale del contributo giuridico dei massimi ...
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Le "Leggi Moratti" sull'istruzione (la L. n. 53/03 ed i relativi decreti delegati) hanno un solo pregio: sono coerenti ed inequivoche; le leggi Moratti difatti propongono un sistema scolastico volto a riprodurre i ruoli sociali e quindi non una scuola il più possibile uguale per tutti, non una scuola volta ad eliminare, per quanto possibile, le condizioni di disuguaglianza, ma una scuola che rifletta, a tutti i livelli, le differenze sociali e che sia funzionale al loro mantenimento.

Già sin dalla scuola dell'infanzia si introduce l'idea di una scuola "familistica" che sia proiezione delle condizioni sociali delle famiglie; tale stessa impostazione si ritrova nei successivi decreti applicativi della legge di delega e nello schema per il secondo ciclo: l'anticipo, gli insegnamenti facoltativi, la sostituzione dell'obbligo scolastico con un concetto individualistico di diritto-dovere all'istruzione o alla formazione professionale ed ora il sistema "duale" di scuola e formazione professionale, previsto peraltro a 14 anni sono tutti aspetti di una scuola volta a riprodurre le differenze sociali esistenti nella società; non una scuola che, almeno nella formazione culturale, crei condizioni di uguaglianza per garantire a tutti un pieno diritto di cittadinanza, ma una scuola che discrimina e prefigura già i futuri ruoli sociali; la negazione della funzione istituzionale che la Costituzione assegna alla scuola statale.
Questa funzione discriminatoria che le Leggi Moratti attribuiscono alla scuola statale è già di per sè sufficiente per respingere in toto la riforma; si tratta di un'idea di scuola inaccettabile che non dovrebbe nemmeno meritare una discussione; ma le leggi Moratti non sono soltanto discriminatorie e già, per tale motivo, inaccettabili; sono anche in contrasto non solo con specifiche norme costituzionali, ma con i principi fondamentali della Costituzione.
La scuola nella Costituzione è rappresentata come una delle leve principali di cui la Repubblica democratica deve servirsi per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono un'effettiva partecipazione democratica di tutti (art. 3, 2 comma); la scuola nella nostra Costituzione ha la funzione primaria di garantire a tutti una piena cittadinanza democratica e quindi deve essere rivolta a creare uguaglianza.
Per questo l'art. 33 della Costituzione obbliga lo Stato ad istituire "scuole statali per ogni ordine e grado"; per questa stessa ragione l'art. 34 afferma che "la scuola è aperta a tutti" e dopo che "l'istruzione inferiore, per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".
La Costituzione prevede quindi un unico sistema scolastico statale per tutti gli ordini e gradi e tale sistema deve essere aperto a tutti e quindi, pur con un forte carattere unitario, proporre anche indirizzi diversificati.
Diversa funzione e diversa natura ha invece nella Costituzione l'istruzione e la formazione professionale con il compito anch'esso importante di preparare al lavoro e pertanto affidata alla competenza esclusiva delle Regioni ex art. 117 Cost.
Quindi pur dopo la riforma del titolo V della Costituzione( certamente ambigua e contraddittoria, ma sul punto inequivoca) rimane ferma la distinzione tra istruzione scolastica di ogni ordine e grado ( e quindi anche tecnica e professionale) e l'istruzione e formazione professionale che non è istruzione scolastica e quindi rimane affidata alle regioni.
La riforma Moratti nel testo che attualmente si conosce (ma che può ancora cambiare perchè anche all'interno della maggioranza di Governo le scelte della Moratti destano perplessità) in palese contrasto con le citate norme della Costituzione, prevede, come è noto, il sistema scolastico duale, e cioè un sistema scolastico statale limitato ai licei ed un altro regionale per la formazione ed istruzione professionale che dovrebbe essere destinato ai giovani che non frequenteranno i licei; l'istruzione scolastica tecnica e professionale è quindi estromessa dal sistema scolastico statale e trasferita alle Regioni, perdendo la sua natura di istruzione scolastica; i giovani, dopo la conclusione della scuola dell'obbligo ( cioè a 14 anni ) saranno costretti a scegliere tra due percorsi formativi diversi che prefigurano ruoli sociali diversi : il sistema scolastico statale limitato però ai licei ed il sistema regionale dell'istruzione e formazione scolastica che però li esclude dal sistema scolastico; la scuola prevista della Moratti ha quindi questo compito discriminatorio di stabilire a quattordici anni il destino sociale dei giovani; una parte di essi difatti a quattordici anni sarà esclusa dal sistema scolastico; l'altro settore quello dell'istruzione scolastica tecnica e professionale che finora, pur necessitando di riforme, era pur sempre nell'ambito del sistema scolastico statale, secondo la riforma, diventa "l'altra" scuola, una scuola regionale, volta al "saper fare", che però la Costituzione non prevede.
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Un'autonomia per una scuola statale, pluralista e democratica, laica ed aperta a tutti.

1. La Costituzione prevede una scuola per tutti gli ordini e gradi, statale, pluralista (libertà di insegnamento), laica ed aperta a tutti.
Oggi noi abbiamo ...
Coordinamento Nazionale delle Rsu - 16-05-2005
Il nuovo orario di lavoro .. ed altre cose ancora
Mentre i salari continuano a diminuire e la precarietà lavorativa aumenta, i sindacati aprono alla direttiva europea che aumenta l'orario di lavoro e lo sfruttamento


Ritorna la concertazione - La Cgil sceglie l'accordo con Cisl e Uil e riapre senza indugi alla nuova e peggiore concertazione. Lavoro e Società, coerentemente con la scelta di un congresso unitario si adegua e sparisce definitivamente sciogliendosi nella maggioranza della Cgil.

Ed i lavoratori ? Non sanno nulla ovviamente - Neppure una assemblea, altro che democrazia, diritto di voto e referendum. Si decide sulle loro teste in nome delle politiche di sostegno al profitto ed alla produttività

Dopo la truffa sul TFR, l'ennesima fregatura sull'orario un'altro motivo in più per costruire da basso un documento alternativo al prossimo congresso CGIL

Nel Settembre 2004 viene presentata la proposta di direttiva del Parlamento Europeo recante modifica della direttiva 2003/88 concernente "taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro".

Cosa dice la direttiva? - Praticamente che l'orario di lavoro va conteggiato su base annua e non più settimanale, che si può lavorare su settimane di 48 ore per 12 mesi, che l'orario individuale (contrattabile individualmente) può subire deroghe fino ad arrivare a 65 ore settimanali, che il lavoro in regime di reperibilità non entra nel conteggio ai fini del limite della prestazione normale dovuta al padrone ecc. ecc.
Aldo Ettore Quagliozzi - 14-05-2005
E' uno straordinario documento umano e politico lo scritto che vi propongo, poiché al suo interno convivono le riflessioni di un grande maestro del pensiero etico e civile, in un tempo caratterizzato dalla assenza di eticità nella vita pubblica del bel paese, accanto a confessate personalissime vicissitudini, al cospetto delle quali si misura anche la grandezza dell'Uomo nella accezione più ampia del termine.
Il tutto confortato dalla prosa limpida e dalla memoria tenace di un grande vecchio d'Italia, Paolo Sylos Labini, il cui scritto ha fatto da introduzione al libro di recente pubblicazione " Intoccabili " dei giornalisti Saverio Lodato e Marco Travaglio.
E' una rilettura che ripercorre anche una parte della storia passata non proprio commendevole del bel paese, una storia che si ha interesse a che non venga alla superficie della conoscenza, poiché è bene che rimanga nascosta e non conosciuta dai più, dolcemente addormentati nel sogno mediatico del bel paese governato dall'egoarca di Arcore.
Vincenzo Andraous - 14-05-2005
Nessuno ne parla, neppure sottovoce, e quando se ne.... straparla, lo stridore che ne fuoriesce è palese, a tal punto da perdere contatto con la realtà, intendo quella vera, quella che fa a pugni con le belle verità e con le mezze fandonie.
Rifletto sulla percezione che i cittadini hanno di una cella, osservo e rifletto sulla reale accezione che si trasferisce alla prigione quando qualcosa lede i nostri interessi.
Mi colpisce l'indifferenza, la disattenzione, con cui si prende atto che in carcere ci si ammazza a vent'anni, a quaranta, a sessanta, nel silenzio più colpevole, ma ciò non provoca alcun brivido, se non quello di prendere per il bavero l'intelligenza.
In questo bailamme di disegni sgangherati, di giustizia dell'ingiustizia, e di ingiustizia della giustizia, in questo abisso: alla prima curva non c'è più a fare da ponte l'uomo, ma lo spettro di una disumana accettazione.
Armando Buzzanca - 14-05-2005
A tutti coloro che leggono: ho avuto e verificato oggi la seguente notizia: la facoltà di lettere dell'università di bari (minuscole volute!!) ha indetto un corso di perfezionamento con scadenza della domanda di ammissione alle ore 12.00 del 20 aprile 2005 come potete vedere qui.

Ho le seguenti domande da porvi:

1) Come ci si può perfezionare in 13 giorni solari festività comprese ???
2) Come verranno valutati questi corsi dai provveditorati e in quali classi di concorso saranno validi ??
3) Quante altre università hanno fatto lo stesso o peggio (se è accaduto)??
4) Quale azione legale o non è da intraprendere ??
5) Com'è possibile che il miur (volute anche qui le minuscole!) possa accettare una situazione quale questa (ammesso che ne sia a conoscenza) che si è verificata a Bari?
6) Come si sentirà chi ha seguito un corso di perfezionamento di durata annuale o chi non ne ha fatti proprio quando verrà scavalcato in graduatoria di merito o permanente da chi ha seguito questo corso?
7) Quando la classe dei docenti precari (costretta alla guerra fra poveri o a chi è più furbo) potrà avere "fiducia nelle istituzioni" ?

Per il momento spero che questa lettera abbia la massima diffusione e che possa arrivare anche al miur, perché ritengo che un comportamento così non vada incoraggiato ma punito.
Aldo Ettore Quagliozzi - 11-05-2005
Il piccolo Bush lo ha proclamato solennemente sulla maestosa Piazza Rossa, dimentico dei 27 milioni russi, allora sovietici, morti per la libertà del mondo "europeo" dalla schiavitù nazifascista.
Ha riconfermato la "sua" dottrina della esportazione della "sua" democrazia in tutti gli angoli del pianeta Terra, sulla punta dei suoi missili e delle sue terrificanti armi; una mistificazione come sempre, a riconferma della tragicità ed immodificabilità della umana storia, là dove i rapporti di forza sono determinati non tanto dalle idee e dagli ideali, ma più prosaicamente dalla potenza economica, vera o presunta, detenuta dal "despota" di turno.
E' forse una categoria mentale oramai desueta ripensare ancor oggi al filosofo di Treviri ed alle sue teorie economiche? Alle sue previsioni sul destino del capitalismo?
Questa rilettura è di una lettera di Francesco Arcucci, docente presso l'Università di Bergamo di "Economia e tecnica degli scambi internazionali" pubblicata sull'ultimo numero del settimanale "Affari & Finanza" col titolo "Per il paradosso del dollaro i poveri finanziano i ricchi".
Afferma ad un certo punto il professor Arcucci nella sua pregevolissima lettera al predetto settimanale:

" ( ... ) Ma le fasi di transizione di questa portata, in cui il vecchio ordine sta morendo e quello nuovo non è ancora nato, sono accompagnate sempre da grandi sconvolgimenti economici e finanziari e, talvolta, anche politici e militari. ( ... ) "

E' questa forse la grande "battaglia per la democrazia" e contro il terrorismo sul pianeta Terra che Bush il piccolo si è impegnato a condurre a dispetto delle aspettative di milioni e milioni di esseri umani schiavizzati dalla "dittatura del dollaro" e da un'economia che ha assunto per tanti aspetti il carattere di economia continentale e non più planetaria?

" Il dollaro a partire dagli anni '40 è diventato la moneta di riserva utilizzata dal mondo intero, cioè la moneta in cui si effettuano i pagamenti per le grandi transazioni internazionali, si regolano le posizioni debitorie e creditorie fra Paesi e sono denominati i crediti verso l'estero delle Banche centrali.
Questa funzione è stata esercitata dal dollaro più che dalle altre monete come sterlina, franco francese, marco o yen in grazia del fatto che gli Stati Uniti erano diventati la prima economia del mondo.
Ma nel secolo appena iniziato i rapporti di causalità si sono capovolti. Oggi gli Stati Uniti rappresentano la prima economia del mondo, nonostante il loro deficit e il loro debito verso l'estero, solo perché il dollaro rimane la moneta di riserva.
La prosperità degli Stati Uniti dipende dall'accumulo da parte degli altri Paesi di crediti in dollari che finanziano la Confederazione nordamericana.
Nel secolo appena trascorso il resto del mondo accumulava dollari per poter acquistare beni prodotti in America.
In questi ultimi anni è il contrario. Il resto del mondo, e specie le banche centrali asiatiche, accumulano dollari affinché gli americani acquistino beni prodotti altrove.
Ancora venti anni fa l'America con le sue esportazioni era il più grande creditore del mondo. Oggi l'America con le sue importazioni è diventato il più grande debitore del mondo e lo status del dollaro come moneta di riserva svolge una funzione paradossale: quella di consentire ai ricchi americani di venire finanziati dai poveri cinesi e indiani.
Se questa capacità del dollaro scomparisse dall'oggi al domani i consumi in America sarebbero limitati alla produzione interna e i finanziamenti sarebbero limitati al risparmio nazionale: ne seguirebbe una terribile recessione del tipo di quella che ha colpito la Russia nell'agosto del 1998.
Ma siccome il dollaro rimane moneta di riserva, il finanziamento dei ricchi da parte dei poveri continuerà, sfidando le leggi dell'economia che postulano il contrario.
E' chiaro che in queste condizioni una crisi del dollaro può essere solo ritardata, con il risultato di renderla più grave, ma non può essere evitata perché le ragioni per le quali il dollaro è diventato moneta di riserva (e cioè che l'America inondava il mondo con prodotti a basso costo ed elevata qualità) non sussistono più.
Oggi la fabbrica dei manufatti del mondo è situata in Giappone, in Cina, a Taiwan, in Corea del Sud e anche in India.
Sono le monete di questi Paesi che dovrebbero godere dello status di moneta di riserva: solo chi le detiene ha la certezza di poter acquistare l'enorme gamma di beni prodotti in Asia.
E' evidente che l'economia di un mondo nel quale non si accumulano le monete dei Paesi più capaci di produrre e vendere i loro beni, ma del Paese che, acquistando in larga scala tali beni, incorre in deficit e debiti sempre più grandi è destinato a schiacciarsi contro un muro.


Roberta, Donata, Loriana - 10-05-2005
LA TANTO DECANTATA "FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI" SECONDO IL MINISTRO MORATTI

Siamo reduci dall'esame finale, tenutosi nelle Marche, di un corso di perfezionamento a distanza organizzato da un consorzio interuniversitario e ancora dobbiamo riprenderci dallo shock di una farsa che ha del grottesco.

Dopo un inverno trascorso a mettere crocette su test che rasentavano l'impossibile, dopo il calvario delle spedizioni postali "botta e risposta", dopo gli innumerevoli tentativi per installare CD multimediali di ultima generazione dalla -a dir poco dubbia - funzionalità (poiché per noi docenti "storici" risulta pressoché impossibile riuscire a far propri i saperi attraverso il video di un computer senza la possibilità di sottolineare, prendere appunti, etc. su un supporto cartaceo), il fatidico giorno dell'esame ci siamo ritrovati ammassati nell'auditorium di un hotel extra lusso di una rinomata località turistica marchigiana. Non stiamo a raccontare lo scempio operato sulle nostre persone, né l'assoluta mancanza di una forma consona ad una procedura d'esame; stiamo invece riflettendo sui nostri errori e sulla assoluta mancanza da parte nostra di un briciolo di decoro. Volevamo renderci conto fino alla fine di cosa succedeva in questi corsi ed ora possiamo dichiarare, con assoluta cognizione di causa, che è finita l'epoca dello studio.

Noi di una certa età, precari da tempo immemorabile, abbiamo vissuto lo sconforto e la costernazione, ma anche la rabbia e la tristezza, di fronte alla normalità di molte persone lì presenti.
Settecento euro per tre punti, questa è la filosofia che muove il meccanismo del mercato dei titoli!

Pagare per ottenere, comprare il più possibile, non importa cosa purché si accumulino punti, proprio come al supermercato. Noi li abbiamo ascoltati i presenti, tutti giovani, tutti rampanti, pronti a mettere la mano al portafoglio pur di salire in cattedra. Il prossimo corso sarà forse ancora più frequentato, stando alle cose sentite là dentro. Noi, ormai "anziani", abbiamo avvertito un moto di nostalgia per i tempi dello studio, per l'ansia del concorso, per le nottate passate sui libri. Perché non siamo stati istruiti all'arte della compravendita ma a quella dell'applicazione e della fatica.

La gente, dopo aver consegnato la propria busta con un sorriso, si diceva: «Ci si rivede al prossimo». Noi increduli abbiamo riflettuto sul fatto che il prossimo corso di perfezionamento costerà il doppio e che il mondo è di chi i soldi ce li ha. Da nostalgici ci siamo detti che se tutta quella gente si fosse mossa per partecipare agli scioperi, alle manifestazioni, alle proteste, forse ora non ci troveremmo in mezzo a questo schifo. Qualcuno ci ha pure risposto: «Se questo è l'attuale sistema, bisognerà uniformarsi; che altro si può fare?».

Coordinamento RSU - 07-05-2005
Riceviamo e pubblichiamo

Cominciamo ad organizzare la campagna contro il trasferimento del Tfr ai fondi pensione

Se non ci saranno novità dell'ultimo momento tutto sembra ormai orientato perchè dal prossimo settembre, scatteranno i 6 mesi ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 05-05-2005
Intervista ad Andrea Camilleri

" ( ... ) ... il milanese alla mano, il self-made man, l'imprenditore di successo stratosferico, il collega di partita Iva, il presidente operaio, il muratore, anzi il magutt, con la cazzuola e la bustina di carta ...
Redazione - 04-05-2005
Segnaliamo:

Indymedia sequestrata? Mah!

Al momento Indymedia Italia è raggiungibile nonostante l'attacco informatico (DDOS) che sta subendo dal primo maggio 2005 e nonostante le agenzie di stampa ne abbiano annunciato il sequestro.
Ciò non ...
Corrado Mauceri - 03-05-2005
La recente pretesa del Ministro Moratti di sottoporre alle prove INVALSI gli alunni delle scuole italiane, disponendone in modo del tutto arbitrario l'obbligatorietà per alcune classi e la facoltatività per altre, ha riproposto non solo il problema ...
Gennaro Capodanno - 26-04-2005
Il taglio degli organici dei docenti della scuola pubblica, avvertito principalmente negli istituti tecnici industriali e nei professionali, sta producendo una corsa al ricorso dei benefici previsti dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, la legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate. Infatti tra le agevolazioni concesse da detta legge, al comma 5 dell'articolo 33 è previsto che il familiare lavoratore che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado, handicappato, ha diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito in altra sede, senza il suo consenso...In occasione della pubblicazione delle graduatorie interne, in molte scuole dove per la contrazione delle iscrizioni si stanno verificando le condizioni per la sovrannumerarietà in diverse materie, sta accadendo che docenti in servizio da decenni, quasi al limite dell'età pensionabile, si vedono scavalcare da docenti entrati di ruolo di recente e, comunque, con minore anzianità, per il solo fatto che questi ultimi sono di fatto inamovibili, e quindi non possono perdere posto, perché usufruiscono del beneficio di aver dichiarato di assistere un parente o un affine handicappato.
Aldo Ettore Quagliozzi - 21-04-2005
All'alba del nuovo pontificato di Roma, al primo punto dell'agenda del nuovo pontefice massimo, non dovrebbe mancare il tema della riflessione di Arturo Zampaglione, che dà il titolo alla rilettura, tema compreso nella sua consueta corrispondenza settimanale sul supplemento economico del quotidiano "la Repubblica".
Torna a me sempre cara una personale convinzione, delle più crudeli ed inumane; per quanto ci si possa riempire la bocca di buoni propositi, il mondo ricco, cristianizzato, tecnologicamente avanzato, si industrierà sempre per limitare la partecipazione del resto delle umane genti allo scialacquio planetario, al fine di salvaguardare gli equilibri energetici ed ambientali del pianeta Terra, condannando scientemente quindi la gran parte dell'umanità all'indigenza ed al sottosviluppo, non avendo strumenti adeguati di progresso ecologicamente compatibile con le risorse prelevabili e limitate.
Un gruppo di insegnanti del circolo Montaldo - Genova - 20-04-2005
I e le sottoscritti insegnanti delle scuole Anna Frank e Burlando dichiarano di non condividere da un punto di vista didattico la somministrazione dei test INVALSI in atto in questi giorni per la seguenti motivazioni:

1 - I test proposti non ...
Vincenzo Andraous - 19-04-2005
"Attento potresti passare dei guai: c'è il carcere per i minori che commettono reati, ora fai il duro, ma poi piangerai".
Così diceva un vecchio Maresciallo dei Carabinieri, mille secoli addietro.
Lo diceva dentro la sua divisa che rendeva altera ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 16-04-2005
Ha scritto Nando Dalla Chiesa nel suo pezzo " Prima che la vittoria canti " pubblicato sul quotidiano " l'Unità "

" ( ... ) ... il vero rischio in agguato, ( ... ) è oggi il trionfalismo. È l'idea che abbiamo vinto, che il vento è cambiato irreversibilmente.
Come se non avessimo già una volta visto Berlusconi ridotto a leader detronizzato, come se non l'avessimo già dato per finito una volta per poi vederlo risuscitare e andare all'assalto dello Stato con furia e forza iconoclasta.
Fa male il trionfalismo che corrode il tessuto sano dell'Unione. Che fa sentire i vincitori, e soprattutto i loro amici e compagni di cordata, come dei moderni Mosé che hanno traghettato il popolo italiano verso la terra promessa.
( ... ) Porta a non combattere. Porta a mostrare il volto peggiore, quello tracotante verso gli avversari che - si suppone - sono battuti da qui all'eternità.
Trasforma anche i nostri (e qualche esempio lo abbiamo purtroppo già visto in tivù) in repliche acculturate dei terribili Schifani subìti in questi anni umilianti: quelli che, anziché discutere, ricordavano agli oppositori - tra gli applausi dei propri amici - che gli italiani li avevano sconfitti, finché gli italiani hanno sconfitto loro, presunti vincitori a vita. ( ... ) "

Ha ben ragione il valente opinionista a richiamare i vincitori delle recenti elezioni regionali al buon senso, alla misura giusta della ragione e della buona pratica politica.
E non vuol essere o apparire il solito spirito guastafeste, anche perché sarebbe esiziale dimenticare tanta parte della storia patria non proprio commendevole.
Di questa storia patria, con i suoi intramontabili caratteri antropomorfici, ne ha scritto nella sua recente pubblicazione il giornalista inglese David Lane, corrispondente dall'Italia dell' "Economist ".
Illuminante a tale proposito la storia della predetta pubblicazione. Apparsa in Inghilterra molto prima dell'ultimo natale, ne era stata annunciata la pubblicazione in Italia per le feste natalizie, come strenna da porre, forse, sotto l'albero degli abitatori del bel paese.
Invece si è dovuto attendere ben oltre, il 17 di marzo dell'anno del signore 2005, perché i tipi di Laterza ne commercializzassero la prima edizione.
Mistero nel mistero: il titolo originario della pubblicazione, per come essa è apparsa in Inghilterra è stato "L'ombra di Berlusconi"; titolo riveduto e corretto per l'edizione in lingua italiana in "L'ombra del potere", con un'immagine nera su sfondo nero nella quale immagine risalta solamente un dentatura che riesce bene a far riconoscere un certo sorriso sghignazzante.

"Corruzione, mafia e giustizia sono una mistura da capogiro. Aggiungeteci Silvio Berlusconi, la sua enorme ricchezza, il suo smisurato potere mediatico, il suo approccio alla politica altamente personale e il suo singolare modo di guardare al passato e il cocktail diventa ancora più forte.

( ... ) L'Italia di Berlusconi è l'erede di quella di Tangentopoli, lo scandalo che scoppiò nel 1992, e degli atroci omicidi di mafia dei magistrati Giovanni falcone e Paolo borsellino., nello stesso anno.

Ed è zavorrata dall'eredità di un sistema giudiziario in difficoltà da molto prima che Berlusconi entrasse in politica, nel 1993. ( ... )
"

E' questa la grande verità che il giornalista inglese ci ricorda lucidamente e malignamente. Berlusconi non ha rappresentato mai un momento politico di discontinuità, la politica nuova o diversa; non la rappresenterà mai e poi mai, ha fatto tutte le sue scelte politiche nella più assoluta continuità con quell'italietta da lui tanto disprezzata, che gli ha consentito gli arricchimenti improvvisi e sospetti che oggi mostra spavaldamente e di cui gode i frutti.
E nel momento immancabile e sempre attuale nello scenario politico del bel paese, allorquando le alchimie politiche prendono il sopravvento sulla ragione e sulla utilità di dette pratiche per il bene del paese, torna confortante la lettura di un recente scritto, sempre graffiante ed interprete di grandi verità, di Stefano Benni apparso col titolo "Dopo Berlusconi aspetta e spera".
A.D.A.C.O. - 15-04-2005

Dopo aver analizzato la Legge n.143/04 e la Legge n. 53, L'ADACO ritiene imprescindibile, ai fini dello scorrimento delle graduatorie permanenti per la stipulazione di contratti a tempo determinato, una migliore valutazione del TITOLO DI ACCESSO (L'ABILITAZIONE CONSEGUITA CON CONCORSO PUBBLICO, PER TITOLI ED ESAMI) nel rispetto dello scorrimento delle graduatorie permanenti, secondo il criterio dell' anzianità di servizio e dei titoli valutabili , nel rispetto della legge 124/99 .

Pertanto, sollecita il governo a provvedere urgentemente al reclutamento del personale docente per le IMMISSIONI IN RUOLO, SU TUTTI I POSTI DISPONIBILI E REALMENTE VACANTI, nel rispetto della Legge 124/99, riservando agli abilitati con Concorso Pubblico la quota del 50% dei posti disponibili (fino ad esaurimento) ed il restante 50% agli abilitati presenti nelle graduatorie permanenti.

Pertanto, poiché L'ADACO difende il VALORE della scuola PUBBLICA, per la quale solo il TITOLO di accesso (l'abilitazione) conseguito con criteri selettivi, pubblici e trasparenti, ed il SERVIZIO specifico possono essere degni di valore e di merito, essa RESPINGE fermamente la considerazione che la scuola pubblica diventi il terreno per lucrosi investimenti delle Università e per interessi meramente politici (trasversali) e sindacali.
Coordinamento ITP Biella - 14-04-2005
La riforma della scuola pare approdare allo spinoso nodo della ristrutturazione della scuola secondaria. Su alcuni aspetti della riforma vogliamo esprimere le nostre riserve e formulare proposte alternative, certi che così come è stata presentata, la riforma della secondaria non vada certo nella direzione di una efficace risposta alle esigenze reali del Paese.

L'impianto stesso della riforma, con la divisione in due canali (Licei e Formazione professionale) è assolutamente inadatto alle esigenze di una società moderna e di un Paese fortemente industrializzato, per di più con la disperata necessità di competere, anche sul piano dell'istruzione e della ricerca con concorrenti sempre più numerosi e agguerriti. Alle difficoltà derivanti dalle conseguenze della globalizzazione un Paese come il nostro non può che rispondere investendo massicciamente proprio in questi settori. La prima critica alla riforma è proprio su questo aspetto: dove sono i finanziamenti necessari? Non si possono fare riforme senza fondi.

Negli ultimi 4 anni il nostro Paese è passato dal 19° posto nella classifica della competitività globale al 43°, mentre la nostra quota nel commercio estero è scesa di oltre un terzo; altri Paesi europei, tra essi Germania e Francia, hanno mantenuto le loro posizioni, nonostante le difficoltà esistano per loro come per noi. È noto a tutti che per invertire questa tendenza ormai preoccupante è indispensabile che il nostro sistema produttivo sia in grado di innovarsi, di innalzare il livello tecnologico dei propri prodotti e di ristrutturarsi profondamente, se non vuole soccombere. È altrettanto noto ed evidente che simili processi di innovazione tecnologica e di ricerca non possono essere affidati a filosofi e letterati: ci vogliono tecnici, ingegneri, quadri intermedi altamente specializzati, progettisti di valore. E qui si vede la qualità della riforma. Ci si muove in direzione esattamente opposta! L'Istruzione Tecnica viene ridotta a un ruolo marginale e gli Istituti Tecnici ridotti a qualcosa che assomiglia ad un liceo, il Liceo Tecnologico (senza Tecnologia?) e si vede assegnare un quadro orario in cui le materie tecniche, specialistiche e di indirizzo se non spariscono vengono ridotte al lumicino. Tutto questo mentre altri nostri partner europei prevedono addirittura una formazione specialistica post diploma per formare tecnici specializzati di livello ancora superiore. In Italia si pensa che il latino e la filosofia uniti all'italica immancabile dose di fantasia ci permetteranno di affrontare il nuovo millennio con studenti che frequenteranno un Tecnologico Meccanico senza Meccanica e Tecnologia Meccanica. Questo tanto per fare un esempio.

Viste le bozze di quadro orario e tralasciando le critiche che si potrebbero fare all'impostazione della riforma stessa, ci limitiamo alle note e agli auspici seguenti.
Dirstat , Dirpresidi - 12-04-2005
I criteri di reclutamento del personale docente sono stati recentemente oggetto di diversi provvedimenti legislativi che, nonostante si siano proposti di riordinare in maniera definitiva una materia complessa, non hanno saputo soddisfare le richieste dei docenti precari. Questi, qualunque sia il loro titolo di accesso, hanno ritenuto di aver subito una discriminazione dai vari tentativi di mediazione posti in essere dal legislatore.
In questo clima di generale insoddisfazione, ci pare, come DIRSTAT SCUOLA – DIRPRESIDI, che i docenti maggiormente penalizzati e meno tutelati siano proprio i docenti abilitati con il Concorso Pubblico, a cattedre, per titoli ed asami. Procedura che, a nostro parere, garantisce in modo esclusivo la forma di reclutamento del personale docente più selettiva e meritevole, secondo i criteri di trasparenza conformi a quanto recitano la Costituzione Italiana e la Corte Costituzionale (art. 97; art. 3; art. 4; sent. N. 364/99; sent. N. 690/88; sent. N. 1/99).
Aldo Ettore Quagliozzi - 12-04-2005
Ora che abbiamo ammirato il pio Bush il giovane genuflesso davanti alla salma del pontefice di Roma, potendone non più temere l'incerta voce e le infuocate parole pronunciate contro la sua guerra preventiva, alle quali parole oppose a suo tempo senza mezzi termini i suoi " non possumus " di petroliere; ora che ritorna la politica ad occupare le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo ed a riempire di immagini crudeli i video del pianeta Terra progredito e cristianizzato; ora che il luttuoso evento chiude immancabilmente una pagina della storia del ventunesimo secolo senza ancora poterne intravedere gli sviluppi, ci soccorre l'analisi di Noam Chomsky, americano di nascita, linguista di fama mondiale, esponente della sinistra radicale nordamericana e dal 1955 professore di linguistica all'Mit di Boston.
Docenti IPSIA Meucci Cagliari - 11-04-2005
Il Collegio dei Docenti dell'IPSIA "A. MEUCCI" di Cagliari in risposta all'invito formulato dal Ministro Moratti a tutti i docenti affinché esprimano un giudizio sulla riforma della scuola superiore.

Osservata con forte preoccupazione l'applicazione della L.53/03 nella scuola elementare e nella scuola media inferiore, i docenti esprimono forti perplessità e complessivamente non concordano con il sistema proposto dal progetto di "riforma" della scuola media superiore contenuto nella bozza di decreto recentemente licenziata dalla VII commissione cultura del Senato.
Ancora una volta, come già compiutamente espresso nel documento approvato dallo stesso Collegio nel marzo 2003, e comunicato al Ministro dell'Istruzione, a organizzazioni sindacali, organi d'informazione, istituzioni territoriali, scuole, e reso noto a genitori e studenti, questo Collegio dei docenti, esprime parere fortemente negativo nei confronti del modello bipolare di istruzione/formazione che la riforma impone in luogo dell'attuale sistema di istruzione superiore. Ciò che la bozza di decreto delinea infatti è da un lato un sistema dei "Licei" generico e non professionalizzante su cui verrebbero appiattiti tutti gli istituti, compresi Tecnici ed Artistici, e dall'altro il canale della cosiddetta "istruzione e formazione professionale", che nonostante la dichiarata pari dignità col sistema dei licei, rappresenterà, nella realtà dei fatti, una degradazione degli attuali istituti professionali a centri in cui si offre esclusivamente "addestramento" al lavoro manuale. Considerata quindi l'estrazione sociale della maggioranza della popolazione scolastica che frequenta attualmente gli istituti professionali, non può sfuggire l'aspetto fortemente discriminatorio che è sotteso a questo modello di "istruzione", che vuole, oltre le formulazioni demagogiche del linguaggio utilizzato, riproporre la divisione tra scuole che preparano le classi sociali più elevate attraverso lo sviluppo intellettuale e scuole di apprendistato per lavoratori manuali, riservate ai giovani di diversa appartenenza sociale.
Federico Repetto - 09-04-2005
Cari amici, non c'è poi così tanto da gongolare della vittoria del centro sinistra.
Io sono stato sul punto di non votare e ho votato soprattutto in considerazione del fatto che la nuova legge costituzionale dà troppi poteri alle regioni per ...
Corrado Mauceri - 08-04-2005
1. L'autonomia scolastica non è compatibile con le interferenze ministeriali sull'attività didattica delle scuole.

La direttiva n. 56/04 che disciplina la valutazione degli apprendimenti per l'a.s. 2004/2005 ripropone ancora una volta il problema dell'autonomia scolastica e di tutte la sue contraddizioni mai adeguatamente affrontate e, tanto meno, risolte.
E' fuor di dubbio che l'autonomia scolastica non significa "libertà incondizionata" e/o autoreferenzialità; anzi l'autonomia implica una responsabilità, nel senso etimologico di "rispondere" del proprio operato e delle proprie scelte.
Recentemente anche la Corte Costituzionale ha avuto occasione di affermare che l'autonomia scolastica non può risolversi nella incondizionata libertà di autodeterminazione, ma esige soltanto che a tali istituzioni siano lasciati adeguati spazi di autonomia che le leggi statali e quelle regionali, nell'esercizio della potestà legislativa concorrente, non possono pregiudicare (Corte Cost. n. 13/04).
Si tratta quindi di definire l'ambito in cui si colloca l'autonomia delle singole istituzioni scolastiche ed il rapporto tra l'autonomia delle istituzioni scolastiche e tutti gli altri soggetti istituzionali che operano nel sistema scolastico (Ministero, Regione, EE.LL., ed anche INVALSI).
Il problema non è quindi se l'autonomia è compatibile con un sistema di regole che si devono osservare e con forme di verifica dell'attività svolta; il problema è chi deve stabilire queste regole ed i limiti di esse e chi e come deve verificare.
In primo luogo è però necessario mettersi d'accordo sul concetto di autonomia; difatti senza dubbio l'autonomia delle istituzioni scolastiche è volta a realizzare un sistema scolastico più flessibile e più diversificato in relazione alle specifiche esigenze; ma autonomia è anzitutto garanzia del pluralismo culturale nella scuola statale e quindi è anzitutto garanzia di indipendenza della scuola dagli esecutivi ed in primo luogo dal Ministro.
Autonomia è quindi garanzia che la scuola statale sia la scuola di tutti ("pubblica") e non quindi ministeriale (o degli assessori).
In questo senso l'autonomia scolastica trova il suo fondamento giuridico, più che nell'art. 127 che l'ha esplicitata, nel principio della libertà di insegnamento sancito nell'art. 33 Cost.
Aldo Ettore Quagliozzi - 06-04-2005
Mentre il dolore, in certa qual misura sincero delle genti del pianeta Terra di tutte le religioni e confessioni per la scomparsa di cotanta umana figura non tende a lenirsi in attesa dell’evento finale, urge restituire all’Uomo venuto dall’Est la sua piena dimensione umana che sfugge sempre alle commemorazioni del momento.
E tutto ciò è reso necessario affinché dell’Uomo risplendano i meriti grandiosi e storici, al pari delle Sue umane “ debolezze “, intese nella accezione piena della pratica del potere secolare che permea anche la figura del pontefice massimo di Roma.
A tal proposito propongo la testimonianza di Maurizio Chierici apparsa sul quotidiano ‘ l’Unità ‘ col titolo “ Tutti i muri che non ha abbattuto. “

“ ( … ) … è stato detto e scritto quasi tutto, ma non tutto sulla storia di un pontefice che ha vinto una sola battaglia contribuendo alla frana del comunismo, purtroppo perdendo quasi tutte le altre.
Si era illuso di sfidare i poteri che governano il mondo invocando dignità e pace per ogni essere umano.
Lo hanno ascoltato quando la convenienza dell'economia voleva liberarsi di un avversario ormai in declino, eppure ancora fastidioso.
La spiritualità del Papa polacco serviva a coprire armi e scudi spaziali che Reagan stava spendendo per inginocchiare Mosca.
E la democrazia torna a Varsavia. Cadono i muri, si scioglie l'impero dei soviet e fra le rovine vengono alla luce gli orrori.
Per fermare Wojtyla provano ad ucciderlo, ma il Papa che cade e rinasce dà la spallata decisiva. L'Europa cambia faccia: gli deve tanto.
Vincenzo Andraous - 05-04-2005
In questo angolo di ricordi mi coglie impreparato l’avvento di un volto, il tuo, caro Padre.
Nei giorni scorsi, questo spicchio di infinito è diventato un taglio dove ferire i colori, per la tua bocca improvvisamente di lato………..Dischiusa.
Ti ho ...
Comitato per la Scuola della Repubblica - 30-03-2005
Il Comitato FERMIAMO LA MORATTI, costituitosi anche a Firenze per contrastare la politica scolastica di questa maggioranza di Governo, con l’obbiettivo primario di ottenere l’abrogazione della legge Moratti, in occasione delle prossime elezioni ...
Bartolo Danzi - 29-03-2005
Anche se dovesse essere assente l'alunno diversamente abile, i docenti di sostegno, in ogni caso non possono essere utilizzati per le supplenze in sostituzione di docenti colleghi momentaneamente assenti.
Tale principio - esplicitato più volte da ...
Gruppo docenti e personale ITIS Ist. Volterra - 28-03-2005
Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana ...
Leonardo F. Barbatano - 28-03-2005
Il più vergognoso tradimento che si potesse perpetrare nei confronti degli eroi partigiani che fecero la Resistenza contro la barbarie nazifascista si è infine consumato. E’ veramente doloroso il pensiero che i nemici della Repubblica siano oggi al governo di quella Repubblica delle uguaglianze e delle libertà che quei martiri hanno costruito con il loro sacrificio. Ho sempre pensato che, mentre cadevano assassinati o venivano torturati senza pietà, quegli uomini e quelle donne generosi trovassero conforto e giustificazione del dono della loro vita nella visione della futura democrazia che sarebbe nata. Oggi, mentre la Costituzione di quella Repubblica muore, non si opera solo un attentato alla Carta ma anche un attentato alla memoria di quei forti.
Gli stessi padri costituenti, molti dei quali erano stati partigiani, si preoccuparono, e furono tutti d’accordo, nonostante le differenze ideali che li caratterizzavano, nello scrivere una Carta che fosse fondativa di una repubblica parlamentare, affinché attraverso un controllo dell’esecutivo da parte del parlamento si evitassero al nostro Paese futuri pericoli di derive dittatoriali.
Alfredo Galasso - 28-03-2005
L' editoriale di Raniero La Valle e' da condividere pienamente. Non solo. Occorre risvegliare i molti democratici, sinceramente democratici, i quali non si sono ancora accorti della strategia e della meta perseguite da questa funesta alleanza ...
Patrizia Rulli per il Comune di Cinisello - 28-03-2005

…Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei



1945-2005.

Quest’anno si celebra in ...
Vincenzo Andraous - 27-03-2005
Chissà perché non parliamo mai troppo d’amore, come fossimo prigionieri di un pudore feroce…..o di una malcelata distanza da un amore che nasce e un altro che muore.
Proprio da questa negazione mi torna in mente l’incontro con un vecchio russo, che ...
Osvaldo Roman - 27-03-2005
Lo stile di questo governo è ormai tristemente noto: si basa sulla più totale falsificazione dei fatti: così che alla reale portata dei provvedimenti i cittadini possono arrivare solo se nel tempo arrivano a misurarsi concretamente con i loro effetti.

Sul cosiddetto “Diritto dovere” si è già alzato il polverone dei media governativi: il decreto dopo il parere favorevole di maggioranza delle Commissioni parlamentari competenti è stato oggi approvato dal Consiglio dei ministri. Vale la pena di ricordare che nella seduta del 14 ottobre 2004 la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del Decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281 aveva espresso la mancata intesa sugli articoli 4, 5, 6 comma 1. Il Governo è andato avanti ugualmente adottando così una procedura straordinaria non applicabile al contrasto di merito manifestato dalle Regioni che come tale doveva essere risolto con l’adozione di soluzioni concordate sui temi controversi.
Anche lo schema di decreto sull’alternanza Studio-lavoro è stato presentato alle Camere, nonostante che nella seduta del 14 ottobre 2004 la Conferenza abbia espresso la mancata intesa con motivazioni in parte analoghe a quelle formulate per il primo decreto. Si tratta, possiamo esserne certi, di misure che, per la loro ininfluenza o per la loro perniciosità, finiranno presto nel mucchio della mondezza da portare nella pubbliche discariche.
Redazione Fuoriregistro - 27-03-2005
Avevamo già pubblicato l'incredibile notizia della multa appioppata a Retescuole per violazione di norme pubblicitarie. Un'operazione mai vista neppure ai vecchi tempi di..."Tienimilanopulita", per chi li ricorda.... ma tant'è, ad ogni stagione la sua perla. Ci giunge ora in Redazione un appello che facciamo nostro, così come nostra è la completa solidarietà al Movimento Milanese. (Fuoriregistro)


LA MULTA AL FORUM DELLE SCUOLE DEL MILANESE VA RITIRATA.
LA SCUOLA NON SI IMBAVAGLIA.


A un genitore di Retescuole è stata recapitata una multa dal Comune di Milano di 22.000 euro perché ritenuto responsabile di aver attaccato ai muri del centro cittadino 51 volantini con nastro adesivo firmati dal Forum delle Scuole del milanese (l'assemblea che raccoglie oltre a Retescuole, docenti e genitori dei comitati e coordinamenti in difesa della scuola, i comitati in difesa del tempo pieno e prolungato, i sindacati della scuola, le associazione di genitori della scuola d'infanzia, delle commissioni mensa e edilizia scolastica) durante una manifestazione in difesa della scuola di tutti/e e per tutti/e.
Aldo Ettore Quagliozzi - 27-03-2005
( … ) … siamo un Paese balcanico quando osserviamo tanti segni esteriore di trasandataggine, di squallore piuttosto che di povertà, i marciapiedi sconnessi, l’immondizia per le strade di periferia, le grondaie arrugginite delle stazioncine secondarie, i finestrini sporchi e le latrine dei treni, l’aspetto dimesso di tanti pubblici uffici; e siamo un Paese balcanico quando pensiamo alle lungaggini delle pratiche nella pubblica amministrazione, alla lentezza dei processi, alla qualità e alla litigiosità degli uomini politici che reggono il Paese, al loro linguaggio e alla loro moralità, ai loro rapporti con la giustizia, che li rendono così poco presentabili; alle leggi ‘ ad personam ‘, alla tortuosità del testo che le rende spesso incomprensibili; per non dir nulla della corruzione diffusa.

Un Paese balcanico, con la difficoltà di rapporti fra regione e regione quale esisteva nella Jugoslavia di altri tempi, tenuta insieme, faticosamente, da un dittatore. ( … )


Così ha scritto nell’ultimo numero del settimanale “ Il Venerdì “ Piero Ottone.
Movimento Studentesco Bergamo - 19-03-2005
Ieri si è svolto il corteo del Movimento Studentesco di Bergamo contro i Buoni Scuola, la Riforma Moratti, per il diritto allo studio. Le scuole sono rimaste vuote a causa della concomitanza dello sciopero studentesco e dello sciopero unitario ...
don Antonio Mazzi - 19-03-2005
Riceviamo e pubblichiamo: da Famiglia Cristiana n. 10 – 6 marzo 2005 - (redazione)


A un professore di Lecco che si è fatto consegnare il cellulare da una studentessa che disturbava l’attività didattica tenendolo acceso, è stata confermata dalla ...
Rosanna Sardu - 18-03-2005
NO ALLA RIFORMA MORATTI!

PERCHE' FARLO

Sei sei un genitore:

Perché la partecipazione delle famiglie alla vita della scuola viene notevolmente ridimensionata.

Perché si riesuma il modello bipolare degli anni 50: l'istruzione «alta» dei ...
Dedalus - 18-03-2005
Com’è noto, uno degli effetti della riforma Moratti è di aver dato vita ad un’ampia opposizione da parte di insegnanti, genitori, sindacati e associazioni contro lo stravolgimento dei modelli esistenti (il modulo e il tempo pieno nella scuola elementare) e in difesa della scuola pubblica. Ci sembra però che accanto a forme di “resistenza” legittime, fondate su motivazioni di carattere pedagogico e sociale ma anche su solidi presupposti giuridici (il riferimento al Regolamento sull’autonomia in primis), emergano anche posizioni più estreme, connotate da una netta propensione a sottovalutare o a disconoscere il valore delle norme e delle disposizioni di legge. E’ un fenomeno che merita qualche riflessione perché rimanda ad alcune “questioni di metodo” tutt’altro che secondarie, sulle quali è bene avere la massima chiarezza.
A leggere certi interventi o certe “proposte di delibera”, per i toni usati e i contenuti impliciti, si ha l’impressione che qualcuno consideri i collegi docenti come organismi sovrani e indipendenti o addirittura forme di “contropotere”, scambiando forse l’autonomia delle scuole con l’autarchia o con l’anarchia. Come se una delibera di un Collegio fosse atto in sé compiuto, sufficiente per sottrarsi al rispetto delle norme (Leggi, decreti o circolari ministeriali che siano, fatte ovviamente le debite proporzioni).
E’ il caso forse di ricordare che esistono ambiti di competenza ben distinti, che esiste una gerarchia delle norme legislative e che il rispetto della norma, in uno Stato di diritto e in una democrazia è questione essenziale. Autonomia non vuol dire che ciascun istituto o ciascun collegio è libero di fare quello che vuole. Non è autodeterminazione. Affatto. Il DPR 275 del 1999 a questo proposito è molto chiaro, definendo con una certa precisione i contenuti e i contorni dell’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole, gli ambiti di decisione dei Collegi e le materie che sono e restano di competenza esclusiva del ministero, valide su tutto il territorio nazionale (cfr: Federico Niccoli “In difesa dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” ). Sarebbe davvero paradossale criticare da un lato il governo di centrodestra di avere scarso senso dello stato e della legalità, di voler stravolgere le regole del gioco, di voler manomettere la Costituzione eccetera eccetera e poi riproporre dall’altro, all’opposizione e a sinistra, la stessa logica, la stessa forma mentis, nell’ambito della scuola.
Un’altra distorsione della realtà, una leggenda metropolitana è quella che dipinge i dirigenti scolastici come i “cani da guardia” del Miur, funzionari governativi ansiosi di applicare le disposizioni in maniera autoritaria e burocratica, e i docenti come soggetti sottoposti a soprusi e forme di strapotere. Nulla di meno corrispondente al vero. Non c’è dubbio che sta al dirigente scolastico - in quanto rappresentante dell’istituzione autonoma e funzionario della Repubblica (non del governo in carica!) - far rispettare e applicare correttamente la normativa, esercitando in questo un ruolo di garanzia (anche nei confronti dell’utenza e degli stessi insegnanti, in una scuola pubblica e di Stato). Ma le norme non sono un optional, valgono tanto per il dirigente quanto per il docente: non hanno due pesi e due misure differenti. “La legge è uguale per tutti”, come sta scritto nelle aule dei tribunali.
Federico Repetto - 15-03-2005
I RISCHI DI CANCRO IN VAL SUSA E A TORINO PER GLI SCAVI DELL’ALTA VELOCITA’


Poiché i media e le autorità responsabili tendono (in modo bipartisan!) non solo a minimizzare i problemi, ma a parlarne il meno possibile, la Val Susa, la cui mobilitazione contro i rischi di cancro è stata praticamente ignorata, è alla disperazione. Al punto che, per far parlare del problema, i Consigli Comunali di 25 comuni della Valle si terranno in piazza Castello a Torino alle 10 di sabato 19 marzo.

Visto che ormai le vie ordinarie sembrano impraticabili, anche alcuni insegnanti della Valle si sono chiesti se anche la scuola possa servire da veicolo informativo per i gravi problemi della salute che riguardano non solo la Valle stessa (che è sensibilissima ai problemi derivanti dal groviglio di strade, autostrade e ferrovie che la attraversano), ma anche l’ignara città di Torino.

Le due grandi gallerie, una di 23 chilometri nella Bassa Valle ed una di 53 tra Francia e Italia (la più lunga galleria ferroviaria del mondo, se si farà) sembrano non essere un problema per Torino. In realtà i forti venti che soffiano regolarmente lungo l’imbuto della valle e che finiscono nella piana torinese potrebbero trasportare particelle di amianto. E ciò avverrà sicuramente se gli scavi che si svolgeranno ad una trentina di chilometri da Torino non saranno fatti in assoluta sicurezza, cioè (ci dicono) ammassando il materiale sotto teloni ermeticamente chiusi e sottoposti a severi controlli (pensate che cosa succede quando una ditta subappaltatrice si ritira o fallisce!). In effetti, tutto intorno al Monte Musiné c’è uno dei quattro più grandi giacimenti di amianto del mondo, che sarà attraversato dalla galleria bassa.

Il progetto che sottoponiamo ai colleghi è quello di creare una rete informativa permanente tra le scuole (soprattutto medie superiori) della bassa Val Susa e quelle di Torino per:

1) promuovere conferenze di informazione di base sui problemi concernenti salute e territorio in relazione ai lavori dell’Alta Velocità
2) promuovere la distribuzione di materiale informativo e lo studio del problema sotto le diverse angolazioni della tutela della salute e della tutela ambientale, artistica e paesaggistica, ecc., nell’ambito di discipline (o parti di discipline) come scienza della terra, igiene, fisiologia umana, educazione fisica, educazione civica, storia dell’arte,
3) in prospettiva, promuovere visite degli insegnanti e degli studenti ai cantieri per verificare di persona il rispetto delle condizioni di sicurezza (quando sarà possibile averne un elenco certo).
Insegnanti di Economia Aziendale di Lucera - 15-03-2005
Egregio Ministro,

l'attuazione della riforma della scuola secondaria superiore, così come prevista nello schema di decreto del 17 gennaio 2005 in attuazione della legge 28 marzo 2003 n. 53, da molte parti del mondo della scuola e delle imprese suscita numerose perplessità in relazione alle finalità che si intendono raggiungere e alle modalità attraverso le quali gli attuali livelli di istruzione si vorrebbero migliorare.

Non risulta comprensibile la particolare necessità di far confluire negli unici canali dei Licei e della Formazione Professionale le due modalità di proseguimento degli studi secondari, attraverso la totale soppressione degli Istituti Tecnici. Questi ultimi, da decenni, hanno costituito il canale di istruzione privilegiato da generazioni di studenti interessati a conseguire una buona preparazione culturale di base e la acquisizione di solide competenze professionali spendibili per l'inserimento nel mondo del lavoro, con qualifiche medio-alte, presso aziende private e della Pubblica Amministrazione.

Come sempre si passa da un eccesso all'altro!… Dalla miriade di indirizzi, sperimentali e non, attualmente esistenti, all'interno dei quali noi docenti progressivamente abbiamo dovuto trovare la nostra connotazione professionale, adeguando i contenuti dei programmi alle non poche sfaccettature che li caratterizzavano, si passa alla semplificazione estrema degli otto Licei e alla delega alle Regioni di tutto quanto rimane dell'Istruzione Secondaria.

Tale formulazione non convince per le seguenti motivazioni....

Claudia Fanti - 14-03-2005
A proposito delle prove INVALSI e della presunta paura che molte/i di noi avrebbero di esse, dico subito che non c’è alcuna paura, ma una decisa avversione a sottoporre, per l’ennesima volta, chicchessia, piccoli inclusi, a test, a questionari, a ...
Prof. Agostino Del Buono - 12-03-2005
Il ragioniere e perito commerciale di oggi, per essere ammesso all’«Abilitazione all’esercizio della libera professione» deve dimostrare di essere in possesso di: un «Diploma di ragioniere e perito commerciale» e di un «certificato di compimento del tirocinio previsto dalla Legge 12.02.92 n. 183, rilasciato dal Consiglio dell'Ordine professionale competente».
Gli esami attualmente, consistono in due prove scritte ed in una prova orale.
Le prove scritte che il candidato deve svolgere in cinque ore, vertono sui seguenti gruppi di «materie aziendali» e «materie giuridiche».
Le prime racchiudono: finanza aziendale (gestione finanziaria e calcoli finanziari), ragioneria generale ed applicata, revisione aziendale, tecnica industriale e commerciale, tecnica bancaria, tecnica professionale.
Delle seconde fanno parte: diritto commerciale, diritto fallimentare, diritto privato, diritto tributario, elementi di diritto del lavoro e della previdenza sociale.
La prova orale invece, è diretta all’accertamento delle conoscenze tecniche del candidato e della sua capacità di applicarle a specifici casi concreti nelle seguenti materie, oltre che in quelle oggetto delle prove scritte: economia politica, informatica, matematica, sistemi informativi, statistica.

Come sarà l’esame di «abilitazione all’esercizio della libera professione» con la riforma Moratti?
Dubbi, perplessità ed incertezze si coniano nella mente del «futuro ragioniere», anzi, «futuro liceale», considerato che dall’anno scolastico 2006/2007 avranno la predetta locuzione.
Se verrà approvata la riforma Moratti così come prospettata dallo stesso Ministero dell’Istruzione le discipline d’esame dovranno necessariamente cambiare. Si potrebbe ipotizzare un esame in «Filosofia» o magari in «Arte» con pennelli, colori, spatole ecc…, considerato che come materie di studio faranno parte del curriculum del «liceale».

Gilda Venezia - 12-03-2005
I “REPUBBLICHINI” NON FURONO “MILITARI BELLIGERANTI”.

Contro l’approvazione del ddl n° 2244.

Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento
della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana (RSI) ". Approvato in sede referente dalla Commissione Difesa del Senato (19/5/2004), il testo del ddl è questo:

Art. 1.
1
. I soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti militari belligeranti, equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale.

Art.2.
1
. Dalla presente legge non possono derivare oneri per la finanza pubblica.
Federazione Italiana Superamento Handicap - 11-03-2005
Chiediamo che i candidati riportino con forza al centro dell’azione di governo la persona, e il diritto di scelta del proprio percorso di vita e, qualora non in grado, da parte della loro famiglia, attraverso azioni di valorizzazione dei principi universali sanciti dall’Onu e ripresi nella Costituzione Europea. L’universalità dei diritti va riaffermata a tutti i livelli istituzionali della Repubblica: l’eguaglianza delle opportunità è un principio costituente delle autonomie locali. Il ruolo delle istituzioni regionali è essere interprete principe dei doveri di solidarietà appropriandosi della funzione di promozione dei diritti attraverso l’organicità delle politiche ed il coordinamento interististituzionale, istituto concepito dalla legge 104/92. Solo così la sussidiarietà troverà piena valorizzazione.
I docenti del Circolo Didattico di Fiorano Modenese - 10-03-2005
Ore e ore trascorse al telefono, un centinaio di telefonate (quasi sempre a cellulari) per reperire UN supplente, con ingenti spese sostenute.

Siamo gli insegnanti del Circolo Didattico di Fiorano Modenese.

Mai come in quest' anno scolastico, ...
Claudia Fanti - 10-03-2005
Intervistatore: Ma tu perché insegni?

Maestra: E’ ovvio: insegno perché sono una donna. E quale decalogo deve tener sempre presente una “femmina” che si rispetti?

1) Avere pazienza.
2) Non ribellarsi mai.
3) Accontentarsi di un compenso minimo: le sue prestazioni sono dovute.
4) Mediare o sottostare.
5) Non discutere le direttive di chiunque.
6) Eseguire.
7) Comprendere la diversità degli altri, dimenticando la propria.
8) Accogliere sempre.
9) Tacere.
10)Pensare il meno possibile.

D. Ma gli uomini che insegnano?
Insegnanti di Bari - 10-03-2005
UN APPELLO

La pubblicazione della bozza di riforma del secondo ciclo ha evidenziato come dato preoccupante l'eliminazione delle discipline guridiche ed economiche dai curricola di tutti i licei ad eccezione del liceo economico. Ogni progetto educativo - formativo deve avere una sua "ratio", deve favorire, in primis, lo sviluppo dell'uomo in tutte le sue dimensioni: cognitiva, fisica, affettiva, relazionale etc., ma non può trascurare la formazione del cittadino. I percorsi della conoscenza, come sottolinea la più accreditata dottrina pedagogica, vanno costruiti sia attorno all'idea dell'uomo che si vuole formare, sia sulla base del contesto storico, politico, socio - culturale e tecnico - scientifico in cui l'uomo si trova a vivere. I progetti formativi rappresentano delle risposte ai problemi emergenti dal contesto: non possono, quindi, prescindere da una seria, accurata e rigorosa analisi di quest'ultimo.

Alla luce del contesto internazionale caratterizzato da gravi deficit di legalità, dalla crisi delle organizzazioni internazionali, dalle urgenti problematiche dei Paesi in via di sviluppo nonché dagli scenari economici determinati dalla globalizzazione, non si può prescindere dalla necessità di dotare lo studente delle competenze culturali necessarie alla loro comprensione. I temi dell' educazione alla pace, della cooperazione internazionale, delle ricadute sull' economia nazionale e sui comportamenti economici individuali delle dinamiche dell'economia globalizzata, rappresentano il punto di partenza per la creazione di coscienze consapevolmente critiche. In questo senso si è espressa la Conferenza UNESCO 2003 in cui i Ministri dell'Educazione si sono impegnati a fare in modo che le scuole diventino luoghi privilegiati di studio ed esercizio dei diritti umani.

In ambito europeo sono vivamente raccomandati percorsi formativi di educazione alla cittadinanza europea che abbiano come obiettivo la conoscenza delle principali norme e istituzioni politiche dell' U.E., nonché delle tappe dell'integrazione al fine di costruire nelle giovani generazioni la coscienza e la consapevolezza del cittadino europeo.
In ambito nazionale numerosi sono gli appelli delle più alte cariche dello Stato - non ultimo il Presidente della Repubblica - che invitano i giovani alla lettura, alla conoscenza ed alla valorizzazione della vigente Costituzione come punto di partenza della condivisione dei valori che sono alla base della convivenza civile nazionale.
In una realtà politica nazionale caratterizzata da numerosi cleavages, da un processo di decostruzione dello Stato nazionale in un'ottica federalista, particolarmente importante può essere il richiamo alla Costituzione ed ai suoi principi fondamentali condivisi da oltre un cinquantennio.

Educazione alla pace e al rispetto dei diritti umani, alla legalità internazionale, alla solidarietà economica, educazione alla cittadinanza attiva e solidale in ambito nazionale ed europeo, educazione alla legalità e al rispetto delle norme sono, dunque risposte educative essenziali che la scuola, intesa come luogo di formazione alla socialità, deve fornire. Alla luce di queste considerazioni i sottoscrittori chiedono al Ministro Moratti di considerare fondamentale il rafforzamento dell'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche in tutti gli ordini di scuole, rivedendo, pertanto, i piani di studio presentati nella bozza di riforma.

Pierangelo Indolfi - 09-03-2005
Segnalo da Repubblica del 4 e 8 marzo 2005 Un decalogo contro l´apatia politica
di GUSTAVO ZAGREBELSKY
La lezione sulla parola democrazia è stata tenuta la settimana scorsa al 34° convegno del Cidi, l´organizzazione degli insegnanti democratici.



Secondo un luogo comune, l´attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l´unica forma di governo perfettamente autosufficiente, rispetto a ciò che Montesquieu denominava il suo ressort, la molla spirituale. Basterebbe metterla in moto, all´inizio; poi, le cose andrebbero da sé per il meglio.
Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le «promesse non mantenute» della democrazia indicava lo spirito democratico. Invece dell´attaccamento, cresce l´apatia politica. In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l´assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto. E´ pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l´indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione, in situazioni eccezionali. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono. Gli elettori, eccitati, si mobilitano su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d´ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, ecc., cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico. Parole che potranno forse servire a vincere le elezioni ma intanto spargono veleni, senza che un´opinione pubblica consapevole sappia difendersi, dopo che la routine l´ha resa ottusa. Un difetto e un eccesso: l´uno indebolisce, l´altro scuote alle radici.
Apatia e sovreccitazione sono qui a dimostrare che l´ethos della democrazia non si produce da sé. Monarchie, dispotismi, aristocrazie e repubbliche hanno avuto i loro pedagoghi.
Senofonte, Cicerone, Machiavelli, Bossuet, Montesquieu... Le rivoluzioni hanno avuto i loro catechismi. La democrazia invece ha politologi e costituzionalisti. Non bastano. Il loro compito è studiare e spiegare regole esterne di funzionamento ma ciò che qui importa, il fattore spirituale, normalmente sfugge. Il loro pubblico, poi, non è certo il cittadino comune, come dovrebbe essere, in quanto si sia in democrazia. Naturale dunque è che si guardi alla scuola e al suo compito di formazione civile. Il decalogo che segue è una semplice proposta.

1) La fede in qualcosa che vale.
La democrazia è relativistica, non assolutistica. Come istituzione d´insieme, non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli su cui si basa. Deve cioè credere in se stessa e sapersi difendere, ma al di là di ciò è relativistica nel senso preciso della parola: fini e valori sono da considerare relativi a coloro che li propugnano e, nella loro varietà, ugualmente legittimi. Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma, sono incompatibili. La verità assoluta e il dogma valgono nelle società autocratiche, non in quelle democratiche. Dal punto di vista dei singoli, invece, relativismo significa che «tutto è relativo», che una cosa vale l´altra, cioè che nulla ha valore. In questo senso, cioè dal punto di vista dei singoli, relativismo equivale a nichilismo o scetticismo. Ora, mentre il relativismo dell´insieme è condizione della democrazia, nichilismo o scetticismo sociali sono una minaccia. Se non si ha fede in nulla, perché difendere una forma di governo come la democrazia che vale in quanto le proprie convinzioni possono essere fatte valere? Per lo scettico, democrazia o autocrazia pari sono. Rallegriamoci dunque se la democrazia, come insieme, è relativistica. Solo così la società può essere libera; chi se ne duole, nasconde pensieri autocratici. Impegniamoci però in ogni luogo per scuotere l´apatia, promuovere ideali, programmi e, perché no, utopie.

2) La cura delle individualità personali.
La democrazia è fondata sugli individui, non sulla massa. Come Tocqueville ha antiveduto, la massificazione è un pericolo mortale. Proprio la democrazia, proclamando un´uguaglianza media, può minacciare i valori personali annullando individui e libertà nella massa informe. E la massa informe può accontentarsi di un demagogo in cui identificarsi istintivamente. I regimi totalitari del secolo scorso sono la riprova: una democrazia senza qualità individuali si affida ai capipopolo e questi, a loro volta, hanno bisogno di uomini-massa, non di uomini-individui. Per questo, la democrazia deve curare l´originalità di ciascuno dei suoi membri e combattere la passiva adesione alle mode. Dobbiamo vedere con preoccupazione l´appiattimento di molti livelli dell´esistenza, consumi e cultura, divertimenti e comunicazione: tutti «di massa». Chi non si adegua, nel migliore dei casi è un "originale", nel peggiore uno "spostato". Non è questa certo la prima volta che ci si rivolge proprio alla scuola perché alimenti, e non reprima, caratteri e vocazioni personali delle giovani vite con cui ha a che fare.

3) Lo spirito del dialogo.
La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell´arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell´errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com´era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell´errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia.
Redazione - 08-03-2005
TURCHIA: MANIFESTAVANO PER 8 MARZO, ARRESTATE 59 DONNE

La polizia anti-sommossa turca ha arrestato a Istanbul almeno 59 dimostranti le quali stavano manifestando nel Quartiere Europeo della citta' sul Bosforo a favore della Giornata ...
Associazione Docenti Abilitati con Concorso Ordinario - 08-03-2005
COMUNICATO STAMPA A.D.A.C.O.

In data 26 febbraio 2005, il Ministro Moratti ha annunciato di aver ricevuto mandato dal Governo per elaborare un piano di assunzioni di cinque anni per stabilizzare 200.000 precari della scuola. Il piano del governo recepisce la proposta del Senatore Valditara, con il quale l'Adaco ha avuto modo di discutere durante l'incontro organizzato dalla Gilda il 15 febbraio 2005. In quell'occasione i delegati dell'Adaco precisarono che avrebbero atteso la proposta del Governo prima di formulare un giudizio definitivo sull'intera iniziativa politica.
Bene, i termini del programma chiariti dal Governo ci vedono nettamente contrari, e per molte ragioni.
Innanzitutto, ribadiamo il nostro totale dissenso nei confronti della Riforma Moratti e, quindi, dell'art. 5 riguardante il nuovo sistema di reclutamento dei docenti nella scuola, perché viola l'art. 97 della Costituzione che prevede l'accesso ai ruoli della P.A. attraverso il Concorso pubblico. Riportiamo, a tale proposito, la dichiarazione di un magistrato del Tar Veneto, dr. Fulvio Rocco, secondo la quale il decreto sarebbe “viziato da un abuso di delega, in quanto l'articolo 5 della legge 53 assegnava al ministero il compito di regolamentare solo la formazione iniziale dei docenti e non anche il reclutamento”. E aggiunge inoltre che: “Non si può assegnare all'università il compito di fare una selezione sostitutiva del concorso pubblico, sviando così il precetto del legislatore costituzionale”.
Gilda insegnanti - 05-03-2005
Si è tenuto il 3 marzo al Miur un incontro tra il Ministro Moratti e le OO.SS nel corso del quale è stato presentato il nuovo schema di decreto sulla secondaria superiore.
Le novità riguardano i quadri orari del sistema dei licei e soprattutto il ...
Liceo Scientifico-Tecnologico I I S G. Vallauri di Fossano - 05-03-2005
Dopo aver esaminato la bozza dello schema di decreto legislativo per la riforma della scuola secondaria superiore, i docenti del Liceo Scientifico-Tecnologico dell'Istituto di Istruzione Superiore "G. Vallauri" di Fossano si dicono vivamente preoccupati per il futuro della scuola italiana nel settore scientifico e tecnologico. Pare loro infatti che né il Liceo Scientifico né quello Tecnologico prospettati dalla riforma Moratti possano offrire agli studenti una preparazione adeguata al proseguimento degli studi universitari in questo settore, che è cruciale per lo sviluppo del Paese.

"Noi insegniamo in un corso, il Liceo Scientifico-Tecnologico (progetto Brocca), che è unanimemente ritenuto un modello di formazione in ambito scientifico - affermano - e siamo seriamente preoccupati che la Riforma Moratti non dia continuità a questo tipo di esperienza, presente in un numero elevatissimo di scuole in ogni parte d'Italia".

Da queste considerazioni è nata l'iniziativa di scrivere una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, della Ricerca e dell'Università, Signora Letizia Brichetto Moratti. Il senso della proposta vuole valorizzare i residui margini di discussione ancora rimasti e si orienta per una integrazione della struttura definita dei quadri orari dei licei.
Movimento Studentesco Bergamo - 04-03-2005
Il 18 marzo 2005 il mondo della scuola si ribella. Il 18 marzo 2005 nel giorno dello sciopero nazionale della scuola i professori non si presentano in aula. Il 18 marzo 2005, parallelamente allo sciopero del mondo della scuola indetto da CGIL e ...
Redazione - 04-03-2005
Seganaliamo, da Italia Oggi, il parere negativo del Cnpi


Il Cnpi boccia la riforma delle classi di abilitazione delle medie. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, in merito alla revisione delle classi di abilitazione per la scuola ...
A.D.A.C.O. - 03-03-2005
PREMESSA

Il concorso ordinario a cattedre del '99 è stato disatteso: lo Stato è venuto meno all'impegno assunto di fronte a migliaia di cittadini, idonei al Concorso stesso.
Questo è stato uno degli atti illeciti di una serie di interventi che ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 02-03-2005
Ma cos’è che irrita più di ogni altra cosa l’egoarca ed i suoi “ stimabili “ accoliti di Azeglio Ciampi?
Di certo la sua “ alterità “, il suo essere “ altro “ rispetto ai canoni della vita politica del bel paese, la sua estraneità ai riti della politica ed ai dei suoi bassi maneggi.
Azeglio Ciampi ha una vita trascorsa illuminata, e senza ombra alcuna, dal principio fondamentale del “ servizio “ reso al Paese, questa volta scritto con la lettera p al maiuscolo; un passato di grande prestigio speso per un interesse collettivo, rappresentando con grande responsabilità il Paese in tutti i consessi internazionali grazie alla sua competenza, alla sua riconosciuta consapevolezza del fare, che nei momenti più difficili della vita sociale ed economica del bel paese ha rappresentato l’ancora a cui aggrapparsi per non soccombere.
Azeglio Ciampi è persona degna di occupare il posto che al momento occupa nell’interesse del Paese; di questa dignità ben pochi, dei teatranti della politica, possono ammantarsi.
E non se ne può ammantare di certo l’egoarca che non ha fatto mai mistero della sua connaturata insofferenza verso le regole che scandiscono la vita associata nel bel paese.
Lui che ha sempre sbandierato la sua estraneità alla politica ed ai suoi riti meno nobili, ha come sempre nascosto un qualcosa al Paese; della politica, e dei suoi trasformismi, e delle sue malversazioni, se ne è convenientemente pasciuto, ingrassando oltre modo le sue fortune personali e del suo gruppo di accoliti.
Una data storica per il bel paese è stata il 12 luglio dell’anno del signore 1990. In quella data storica aveva inizio la discussione della così detta legge Mammì-Craxi-Andreotti-Giacalone, la legge tanto attesa che regolamentasse anche nel bel paese l’uso e l’abuso dell’etere.
Prime schermaglie alla Camera dei deputati finché il 18 di luglio l’onorevole Walter Veltroni nel suo intervento alla Camera dei deputati ebbe a denunciare alla opinione pubblica del Paese che

“ ( … ) Un mese fa – esattamente un mese fa, il 18 giugno – Berlusconi, uno dei soggetti in gioco in questa legge, annunciò nel corso di un’asssemblea dei venditori di pubblicità Fininvest che vi sarebbe stato ( posso mostrare il testo ) voto di fiducia sulla legge Mammì.
Era, lo ripeto, il 18 giugno. Nessuno aveva discusso di questa ipotesi. Eppure Berlusconi l’annunciava come chi sa di poter dettare legge, come chi sa di poter imporre la sua volontà…
Sarebbe paradossale che il nostro Parlamento si trovasse ad operare in una condizione di simile sovranità limitata ( … ).
Si annuncia la fiducia in una sede che a me e alla mia cultura istituzionale appare impropria, come quell’assemblea dei venditori di pubblicità Fininvest.
Così, dopo il “ decreto-Berlusconi “, ci troveremo di fronte anche alla “ fiducia Berlusconi “. Quella fiducia sarebbe null’altro che l’esecuzuione di un ordine dato ( … ).
Ministro Mammì, non so se il Governo porrà la fiducia richiesta e in qualche modo sollecitata un mese fa.
Voglio però dire che si tratterebbe di un atto di prepotenza e, mi si consenta, di irresponsabilità.
( … )

Rolando A. Borzetti - 01-03-2005
Lunedì 21 marzo 2005 Gianfranco Fini e altri esponenti del governo Berlusconi inaugureranno a Castelfranco Emilia il primo carcere privato italiano, gestito direttamente da San Patrignano per conto dell'Amministrazione Penitenziaria. Come gruppo Dentro e Fuori le Mura di Firenze, impegnato da circa due anni nella lotta dei diritti dei/delle detenuti/e, proponiamo a tutti/e di organizzare insieme una mobilitazione il 21 marzo a Castelfranco Emilia per fermare questo gravissimo progetto, che rientra nella più generale politica repressiva del governo (legge Bossi-Fini sull'immigrazione, ddl Fini sulle droghe, ddl Ciriello, ecc. ecc. ecc.)
A.D.A.C.O. - 28-02-2005
PREMESSA - Il concorso ordinario a cattedre del '99 è stato disatteso: lo Stato è venuto meno all'impegno assunto di fronte a migliaia di cittadini, idonei al Concorso stesso. Questo è stato uno degli atti illeciti di una serie di interventi che hanno condotto al caos le graduatorie. La legalità è un intralcio, nel nostro paese, e non la garanzia di giustizia e di equità.
Nella Legge 143 che riordina i punteggi nelle graduatorie, il titolo ottenuto con il superamento del concorso pubblico è stato l'unico ad essere totalmente ESCLUSO da una valutazione che non dia diritto solo ad essere quella di mero accesso alla graduatoria o di “altro titolo” – per lo più i precari storici – cioè pari a 3 punti. NE CONSEGUE CHE le questioni urgenti e principali per l'a.d.a.c.o. sono due: 1) lo sblocco delle immissioni in ruolo, su tutte le cattedre disponibili e vacanti, attingendo al 50% dalle graduatorie permanenti, e al 50% dalle graduatorie di merito, fino ad esaurimento e secondo la normativa vigente, dopo una accurata rettifica del punteggio errato, illegittimo o illegale che attiene alle singole posizioni degli abilitati inseriti nella graduatoria permanente. 2) la migliore valorizzazione del titolo di abilitazione ottenuta per superamento del concorso a cattedre (trenta punti, almeno pari a quelli attribuiti come “bonus” agli abilitati con le SSIS).
Collegio Docenti Liceo Pacinotti - 26-02-2005
Per la difesa della Scuola Media Superiore Pubblica
e per l’abrogazione della Legge 53


Il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale “Antonio Pacinotti” di Cagliari,
riunito in seduta straordinaria venerdì 25 febbraio 2005,

DENUNCIA

il processo di destrutturazione del sistema scolastico pubblico, aperto a tutti e ricco di saperi, che interessa anche il complesso dell’Istruzione Secondaria Superiore.

In particolare la Legge 53, come dimostra la bozza dei decreti attuativi specifici, prevede:

• la divisione del sistema scolastico e formativo in due canali. Quello liceale , di competenza dello Stato, sostanzialmente finalizzato al proseguimento degli studi universitari. Quello tecnico-professionale, gestito dalle regioni, di durata inferiore, appiattito sulla “formazione professionale” e orientato all’inserimento precoce nel mondo del lavoro;
• una forte riduzione del tempo scuola (25-27 ore settimanali erogate) con gravi conseguenze quantitative e qualitative sul servizio fornito e sugli organici dei docenti;
• un Terzo canale formativo, mascherato dall’alternanza scuola/lavoro (altro decreto);
• la distinzione tra ore obbligatorie e ore facoltative;
• il ridimensionamento dei curricola nazionali (ogni scuola, in nome dell’autonomia, può inventarsi nel monte ore opzionale i percorsi curriculari che desidera);
• privatizzazione dei percorsi curriculari opzionali;
• diminuzione, nei curricula, delle discipline di indirizzo per oltre la metà del monte ore precedente.

Ne consegue un generale impoverimento della scuola.
Si dequalifica il livello culturale e formativo dell’Istruzione Tecnico-Professionale disperdendone il patrimonio specifico che ha rappresentato, nel sistema scolastico italiano, un momento fondamentale per la crescita della scolarizzazione e l’innalzamento della formazione culturale degli studenti.
Si introduce, anche nei Licei, la riduzione del tempo scuola a quattro anni per chi non si iscrive all’Università e si determina una progressiva irregolarità dei curricula.
Si tratta di un’impostazione classista della scuola italiana che consentirà, nella pratica, l’accesso all’Università per una parte degli studenti liceali, determinerà l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e ridurrà il valore complessivo della Scuola Superiore Pubblica al fine di favorire la privatizzazione di alcuni percorsi relativi alle discipline facoltative.
Quest’operazione, cosiddetta “riformatrice” che avviene in un contesto generale di tagli e di precarizzazione del lavoro presente e futuro e che ha come assunto l’idea della competizione come idea del mondo, è sostenuta e anticipata da una serie di interventi già in atto, quali:

• la saturazione degli organici a 18 ore con il conseguente stravolgimento delle cattedre e della continuità didattica e la scomparsa di docenti a disposizione, indispensabili per garantire le supplenze brevi;
• l’abolizione dell’obbligo scolastico, il passaggio al diritto-dovere e l’anticipo dell’età alla quale lo studente è obbligato a scegliere l’articolazione del proprio percorso scolastico;
• la possibilità di esternalizzare, e quindi affidare a privati, servizi scolastici sia funzionali alla didattica (pulizie, segreterie, ecc.) sia d’insegnamento;
• l’ulteriore consistente riduzione degli organici

PERTANTO.......
Gianni Rinaudo - 24-02-2005
Gli urbanisti della fine del secolo scorso introdussero nelle città la Natura, che fino allora n’ era stata lontana. Costruirono vasti giardini nel cuore delle città, imitando gli architetti del Rinascimento e del Barocco. Aprirono viali, dove file ininterrotte di platani, di olmi e d’ ippocastani proteggevano d'ombra il passo dei viandanti. Sebbene prigioniera, protetta da mille cautele, la Natura viveva così nel cuore delle città moderne d'Europa.
Poi, circa quarant'anni fa, questa vita intensa finì violentemente. Non fu la guerra a ucciderla: ma l'immensa idiozia degli urbanisti e dei comuni degli anni 50 e 60, i peggiori che abbiamo mai conosciuto.

Osvaldo Roman - 23-02-2005
L’edilizia scolastica e le leggi che la regolano possono essere un argomento non alla portata di tutti gli operatori scolastici. È grave che, in una recente risposta in Parlamento ad una interrogazione rivolta in materia al Governo, un sottosegretario all’istruzione abbia risposto in maniera elusiva e disinformata. Riepiloghiamo quindi, per quanti vogliano documentarsi meglio, come stanno veramente le cose.

Pierangelo Indolfi - 22-02-2005
Quando ero io uno studente del Marconi
appena attraversavi il portone
si sentiva il profumo della limatura di ferro.
Ogni lunedì si facevano le otto ore,
a mezzogiorno divoravamo l'enorme panino che mamma aveva preparato
imbottito di mortadella e provolone piccante,
mamma lo incartava in tantissimi
fazzoletti di carta, chissà perché.
Di professori e di professoresse
ce n'erano buoni e canaglie, un po' come ora.
C'erano quelli che per noi erano come persone di famiglia
e quelli che senza particolare motivo ci incutevano terrore.
Ce n'erano anche di quelli che perdevano tempo in classe
senza fare nulla.
Ma quelli che stimavamo di più erano quelli che in classe ti facevano
lavorare sodo e non si risparmiavano loro per primi.
I ragazzi erano di modi rustici, lo sono anche ora,
tutti figli di operai perché i figli dei dottori,
i figli di papà, frequentavano ben altre scuole.
Un po' rozzi sì, ma gente in gamba!
E il piacere di stare insieme era tanto
e ci siamo trovati che eravamo diventati amici davvero
mentre giocavamo a "sguincio" contro la lavagna al cambio dell'ora.
Per questi motivi quando sono rientrato al Marconi
ed ho sentito lo stesso profumo ed il primo ragazzo
mi ha chiamato "Professore"
ho provato una forte emozione e commozione
e negli occhi di quel ragazzo ho rivisto gli occhi miei
e di tutti i compagni di un tempo ormai volato via,
compagni che ora saranno sposati e avranno i figli e
pure se qualcuno di loro ora è laureato, speriamo che
continuino a mandare anche i loro figli al Marconi.

un gruppo di docenti - 18-02-2005
Il giorno 15 febbraio 2005, presso l’IPSIA “G.Galilei” un gruppo di docenti di diversi Istituti Tecnici e Professionali della provincia di Frosinone ( ITCG di Anagni; ITIS di Frosinone; ITC di Frosinone; IPSIA di Isola del Liri; IPSCC di Sora; IPSS di Frosinone; ITG di Ferentino; IPSIA di Frosinone; IIS di Alatri; ITPSCT di Ferentino; ISA di Anagni; IIS di Arpino; Agenzia provinciale di Frosinone), dopo ampia discussione su quanto la Riforma Moratti prevede per la scuola di domani e sui nebulosi scenari che la stessa disegna,
nel sostenere che la qualità di un sistema scolastico si giudica dalla sua capacità:
  • di offrire proposte di Istruzione differenziate e di saper leggere, decodificare e gestire il cambiamento delle aspettative delle famiglie, dei ragazzi e delle ragazze
  • di fornire risposte adeguate, in termini di conoscenze e competenze a quanto la società cognitiva richiede
  • di promuovere conoscenze e senso critico, dotando tutti e ed ognuno di strumenti culturali capaci di durare nel tempo, di bussole per orientarsi ed affrontare scelte, compiti e responsabilità
  • di non ridurre la propria complessità e ricchezza che si sostanzia nella diversificata offerta formativa
  • di non disperdere quanto nella scuola reale si è fatto fino ad oggi, soprattutto per le fasce deboli
  • di credere e porre come presupposto imprescindibile che la “Scuola” deve essere l’unico luogo dove i ragazzi e le ragazze, fino a 18 anni, devono crescere, istruirsi e formarsi
  • di credere che lo “Stato” debba garantire il diritto allo studio di tutti ed ognuno e che il frantumare competenze, compiti e ruoli generi come naturale conseguenze disparità e disuguaglianze
  • di delineare un progetto, di investire risorse, di mettere in campo le migliori esperienze ed intelligenze al fine di combattere la dispersione scolastica e di evitare di risolvere il problema relegando i “dispersi” in un canale separato e subalterno

Maria Teresa De Nardis - 16-02-2005
Si è tenuto il 7 febbraio a Milano, presso l'Istituto Professionale Cavalieri, il convegno "Biblioteche (in)visibili : Le biblioteche scolastiche si raccontano" organizzato dal CONBS - Coordinamento Nazionale Bibliotecari Scolastici con il patrocinio ...
Professione Docente - 10-02-2005
Riceviamo e diffondiamo un'intervista all'onorevole Alba Sasso [Red]

Ma l'opposizione dice : "Lavoriamo insieme per l'attuazione della L. 143/2004."

"E’ una scorciatoia che divide e che fa presa sulla disperazione delle persone.
Siamo disponibili a lavorare insieme per un piano di attuazione della Legge 143, che non leda i diritti costituzionali".

Onorevole Sasso, come valuta la proposta del senatore Valditara di assunzione immediata di 90.000 precari, in cambio della dilazione di 5 anni della ricostruzione della carriera?

E' indubbio che il problema del precariato rappresenti una dura realtà e per i docenti coinvolti e per tutto il sistema dell'istruzione. La mancanza della continuità didattica mina le garanzie per tutti i soggetti interessati. Questa proposta è prima di tutto una scorciatoia rispetto alla Legge 143 che stabilisce un piano triennale di nomine.

Inoltre…
Comitato per la Scuola della Repubblica - 10-02-2005
LA RELIGIONE CATTOLICA È UN INSEGNAMENTO FACOLTATIVO; NON PUO’ ESSERE INSERITO NELLA SCHEDA DI VALUTAZIONE UNITAMENTE AGLI INSEGNAMENTI OBBLIGATORI.


L’Associazione "Per la scuola della Repubblica" ha a suo tempo impugnato il D.Lgs. n. 59/04 ...
Alessandro Rizzo - 09-02-2005
APPELLO CONTRO IL RICONOSCIMENTO AI REPUBBLICHINI DELLA QUALIFICA DI BELLIGERANTI

In Senato un colpo di mano ha calendarizzato la discussione sulla proposta del "riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell'esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi)".
E' un vero e proprio schiaffo storico e morale ai tanti uomini e donne, giovani e anziani che hanno combattuto contro il nazifascismo per la libertà e per la democrazia. La questione, già di per sè di estrema gravità, assume toni più pesanti quando si considera che la proposta di finanziamento, dovuto dalle autorità istituzionali alle associazioni di partigiane e resistenziali, in occasione del sessantennale della Liberazione, licenziata dalla Commissione Difesa per l'Aula sin dal 4 febbraio 2004, giace a Palazzo Madama da mesi e mesi, senza che il governo abbia ancora provveduto a renderla attuativa. Non solo: ma non ha avuto risposta la richiesta di interventi "per i cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti".

La gravità di questi fatti indignano le coscienze di coloro che hanno a cuore la difesa della democrazia e delle basi fondanti la nostra Repubblica, sorta dalla lotta di liberazione, condotta da coloro che si opposero con forza e determinazione a coloro che prestavano il proprio servizio alla causa dell'intolleranza e della vastazione civile, della violenza omicida.
Chiediamo pertanto come sezione ANPI "Martiri di Viale Tibaldi" di Milano di richiedere al più presto la cancellazione di questo provedimento, volto ingiustamente a equiparare i morti per la libertà ai morti per la repressione, e di provvedere fin da adesso a garantire i dovuti fondi alle associazioni impegnate a celebrare il 60° Anniversario della Liberazione, momento importante per la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza antifascista; nonchè a consentire il giusto riconoscimento della titolarità per i cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti, di beneficiare degli interventi a loro dovuti.

Cidi - 09-02-2005
Un appello del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti sulle “Indicazioni nazionali per la scuola”

Chi considera la cultura una risorsa per tutti, garanzia di convivenza democratica e motore dello sviluppo del Paese, non può che allarmarsi di fronte alla pochezza, alla superficialità e all’assenza di pluralismo culturale con cui sono state improvvisate dal governo le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati: un documento che, per quanto transitorio, viene imposto con dubbi strumenti giuridici alla scuola dell’obbligo, scuola di tutti, e frettolosamente prescritto all’editoria scolastica.
La stessa strada sta per essere intrapresa per la scuola secondaria superiore.

Compito della scuola è promuovere conoscenza e senso critico, offrendo a tutti e a ciascuno strumenti culturali capaci di durare nel tempo, orizzonti di senso e bussole per affrontare la complessità del mondo, per far fronte ai nuovi saperi e alle nuove responsabilità, per tenere saldi i comuni valori della convivenza.
Il rinnovamento dei contenuti e delle competenze che la scuola deve consegnare alle nuove generazioni non può che essere il risultato di un confronto lungo, articolato e ricco tra diverse posizioni ideali e culturali, sintesi di ciò che la società vuole costruire per sé e per il suo futuro nell’alveo dei principi costituzionali.
Le indicazioni curricolari per la scuola devono dunque essere condivise e di alto profilo culturale in quanto garanzia essenziale di cittadinanza attiva e responsabile.

Le “Indicazioni” volute dal ministro Moratti invece, prive del necessario respiro culturale e progettuale, sono state pensate in pochissimo tempo, in chiuse stanze, da poche persone, che non hanno cercato, né accolto osservazioni, critiche, punti di vista diversi, né hanno tenuto conto delle migliori pratiche scolastiche, dell’esperienza di chi nella scuola opera, delle competenze del vasto mondo della cultura e della ricerca.

È la prima volta che questo accade nella storia della scuola della Repubblica.

un lettore da Indymedia - 09-02-2005
Mi chiedo a che punto potrà arrivare questo distillato di odio contro il comunismo: ieri “semplici” censure di alcuni personaggi scomodi, oggi costruzione di memorie catodiche sulle macerie cerebrali degli italiani. Vogliono edificare una nuova Storia. Perché? Domani cosa succederà?
Anche se mi rendo conto che la cosa è quasi impossibile, bisognerebbe fare in modo che chi ha messo in piedi questa vergogna non la passi liscia. Mi piacerebbe che i nostri candidati della sinistra si svegliassero un po’ e mettessero nel “programma di governo” una loro lista di soggetti da fare sparire dalla RAI. Loro sì che hanno il diritto di farlo: Daniele Luttazzi, Michele Santoro, Enzo Biagi e Sabina Guzzanti di falsità non ne hanno mai raccontate. Questi anonimi manipolatori di fatti storici invece fanno della falsità una ragione di vita.

Vittorio Delmoro - 07-02-2005
Riscriviamole, dice Bertagna!

Ho letto con attenzione l’intervista rilasciata ad Andrea Turchi dal Professor Bertagna, la stessa attenzione che dedico ormai da tre anni e mezzo a tutto quanto il professore scrive (e appare su Internet), sebbene mi sia ormai convinto che questo dibattito sulle Indicazioni Nazionali sia destinato all’oblio, appena scalfito dalla famosa formazione che invaderà a breve le scuole.

Che si tratti di un dibattito sul passato, già quindi morto e sepolto, lo si può intravedere dalle parole stesse del professore, che non riconosce le sue proprie indicazioni in quelle che sono poi diventate le Indicazioni Nazionali allegate al Dl 59/2004. Bertagna parla infatti di eccesso di prescrittività, e di minutaglia delle Indicazioni; critica la fretta con cui sono state redatte da quei tecnici ministeriali da cui rifugge e alla cui persuasione non intende partecipare.

C’è poi un altro elemento, ancora più significativo, che contribuisce a seppellire le Indicazioni : esse sono sì prescrittive – dice il professore – ma allegate in via transitoria, non solo per una questione di tempi tecnici, ma perché non possono certo essere considerate una legge; anzi entro 18 mesi si potrà anche mettere mano a una loro ristrutturazione.

Ristrutturazione che trova il professore già bello e pronto : lui non le conosce solo da un anno le Indicazioni, lui le ha scritte già tre anni fa e questo è un tempo sufficientemente lungo per cambiarle!

Ristrutturarle dal punto di vista del metodo : mettiamo a confronto le Indicazioni – dice – con altri documenti alternativi/integrativi; voi contestatori – sottintende – fate qualcosa di costruttivo, e invece di lasciare il Ministro (e me stesso) solo arbitro delle modifiche da introdurre, presentate delle controproposte organiche, così che, grazie alla comparazione, ne scaturirebbe un contributo al perfezionamento e un atto importante per la cultura, la scuola, i ragazzi…

Corrado Mauceri - 07-02-2005
Vittorie "pericolose" quelle della Regione Emilia – Romagna in materia scolastica.

L’Unità di domenica scorsa ha pubblicato un articolo a firma di Marina Boscaini in cui si dava notizia di un importante "vittoria" della Regione Emilia Romagna; la ...
Coordinamento Superiori - 05-02-2005
RIFORMA SUPERIORI

Lo schema di decreto legislativo sulla scuola superiore realizza la divisione e la selezione precoce dei ragazzi di 13 anni:
quelli destinati al liceo (durata 5 anni) e quindi all’Università;
quelli destinati alla formazione ...
Pierangelo Indolfi - 05-02-2005
Giacomo è un mio studente che si è diplomato perito informatico due anni fa con 100/100 e l'encomio della commissione.

Ora studia a Roma ingegneria aerospaziale. Mi manda questa email il cui contenuto mi fa piacere condividere.

Salve ...
un gruppo di docenti elementari - 04-02-2005
Leggiamo e e riportiamo quanto scritto sul sito "Tecnica della Scuola" lasciando ai lettori ogni ulteriore commento!

Qualche spiraglio nella vertenza sul tutor
di Reginaldo Palermo

Già a fine novembre l'Aran aveva presentato una proposta che ...
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - 02-02-2005
Come è stata smantellata l’Europa dell’Est: riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di Marc Vandepitte che giunge dal Partito del Lavoro del Belgio (PTB)

L’instaurazione del capitalismo ha significato una retrocessione per tutti i paesi dell’Europa dell’Est, tanto sul piano economico come su quello sociale. Una nota della Nazioni Unite dichiara: “Il passaggio dall’economia pianificata a quella di mercato è stata accompagnato da grandi cambiamenti nella ripartizione della ricchezza e del benessere nazionale. Le cifre mostrano che si tratta dei cambiamenti più rapidi mai registrati. Ciò ha portato ad un elevato, drammatico, costo umano.

Dal 1990 al 2002 il prodotto interno lordo (insieme dei beni e dei servizi prodotti in un anno) per abitante dei paesi dell’Europa dell’Est è diminuito del 10%, mentre nei paesi di livello compatibile è aumentato del 27%; ciò rappresenta una perdita effettiva di quasi il 40% . Questa regressione vale per tutti i paesi, salvo Polonia e Slovenia. Oggi il Pil per abitante degli ex paesi comunisti dell’Europa centrale e orientale è inferiore di un quarto rispetto all’America Latina. Per le repubbliche dell’ex Unione Sovietica la situazione è ancora più drammatica. Negli anni ’90 il Pil è sceso del 33%. In Ucraina, dal ‘93 al ‘96, vi è stata una diminuzione del 33%, in Russia del 47%.

Le azioni dell’economia di stato sono state svendute a prezzi ridicolmente bassi. Una gran parte dell’imponente apparato economico e industriale è stato smantellato. In pochi anni la grande potenza industriale che era la Russia, si è convertita in un paese del terzo mondo. Il Pil della Russia (144 milioni di abitanti) è inferiore a quello dei Paesi Bassi (16 milioni di abitanti). L’Unione Sovietica è regredita di un secolo. Ai tempi della Rivoluzione socialista, nel 1917, il Pil rappresentava il 10% quello degli US. Nel 1989, considerando che intanto l’Unione Sovietica era stata grandemente danneggiata nella II Guerra Mondiale, toccava il 45% degli US .Oggi meno del 7%.
Coordinamento ITP di Biella - 01-02-2005
Premessa.

Più volte è stato detto, da parte del Ministero, che questa riforma è stata fatta con gli insegnanti, le famiglie, gli studenti, chiedendo il loro contributo e il loro parere. Desideriamo smentire questa affermazione non veritiera e far notare come anche questa opportunità di esprimere la nostra opinione ci venga offerta solo ora, a cose fatte, il che dimostra come si tratti in realtà di una riforma imposta dall’alto, il cui scopo e le cui finalità ci risultano di assai difficile comprensione. Le riforme imposte dall’alto sono sempre finite male; a meno di radicali cambiamenti di rotta non possiamo che auspicare che anche questa non faccia eccezione, dato l’impatto disastroso che avrebbe sul sistema scolastico nazionale e sull’intero sistema Paese. Le proteste seguite ad ogni tentativo di attuazione della riforma hanno visto schierarsi unanimemente contro la stessa tanto gli operatori della scuola quanto gli utenti, cioè gli studenti e le loro famiglie. Ora tocca alla scuola secondaria. Vorremmo sgombrare il campo da un increscioso equivoco: del complesso della scuola italiana nessuno parla tanto male quanto il ministero dell’Istruzione. Il Paese reale invece, sembra pensarla diversamente, tanto è vero che alcuni mesi fa un sondaggio dava a circa il 70% la percentuali di cittadini italiani che dichiaravano di avere fiducia e apprezzamento nei riguardi dell’operato della scuola pubblica. Tale dato saliva all’80% tra gli studenti, ovvero i diretti interessati e migliori conoscitori del funzionamento del sistema. La nostra scuola primaria e secondaria inferiore è da anni additata come esempio a livello internazionale.
Aldo Ettore Quagliozzi - 01-02-2005
Visti i nuovi manifesti di aennina incredibile, stupefacente trovata? Potranno immergersi ancora in innumerevoli lavacri a venire ma la retorica, la più falsa e la più bolsa, la retorica più squallida, non riusciranno mai a lavarsela di dosso sino ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 29-01-2005
Il traguardo verso il quale ci stiamo avviando a grandi passi è quello di una democrazia puramente negativa, di pura tolleranza. Non si incarcerano né si torturano gli oppositori, ma il controllo decisionale è interamente sottratto ai cittadini ai quali rimane soltanto – beninteso non sui mass media che davvero contano – il “ diritto di mugugno “.
Per un’ Italia nata dalla Resistenza, cresciuta nel miracolo economico e capace ai suoi tempi di sconfiggere il terrorismo e di impostare una coraggiosa lotta contro la corruzione politica, è una prospettiva davvero poco confortante, insomma ‘ l’Italia l’è malada ‘. “
Gli alunni di quinta, Terlizzi - 29-01-2005
Fatti del nostro ieri nell'oggi della memoria e della ricostruzione

"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio,
data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz,
Giorno della Memoria,
al fine di ricordare la Shoah (sterminio del ...
Letizia Indolfi - 29-01-2005
Sono studentessa da tutta la vita, perché è dalla famiglia che è iniziato il mio “fare scuola”.
Scuola per imparare, ma anche per essere. La scuola di oggi però, si sta pian piano allontanando da questo obbiettivo.
Se qualcuno entrasse alle otto di mattina in un istituto della nostra penisola, respirerebbe un’atmosfera carica di indifferenza e di freddezza.
Accade che fra professori e studenti non si instauri un rapporto autentico, ma solo un muro ideologico. Noi studenti non siamo una massa di lobotomizzati dalla pubblicità, dalle mode e dalle firme; viziati, superficiali e ignoranti come dicono. Abbiamo qualche idea confusa su cosa sia giusto o meno fare, che spesso cambiamo completamente, ma alla fine il motivo per cui siamo a scuola è sostanzialmente quello di diventare dei cittadini responsabili e attenti.
Per questo vorrei una scuola che fosse come la mia casa, la mia città.
Vorrei che i professori ci considerassero come figli e ci insegnassero non solo le loro materie, ma anche a vivere e a relazionarci con gli altri. Inoltre mi piacerebbe che i docenti si avvicinassero a noi anche fuori dell’ora di lezione, che ci chiedessero se siamo felici e che si interessassero ai nostri problemi, alle nostre storie di tutti i giorni, magari dandoci dei consigli… Perché non vogliono essere il nostro punto di riferimento?
Oltre ai genitori, agli educatori delle nostre parrocchie, l’insegnante ha il compito di indicarci la strada verso la maturità, dandoci la possibilità di sbagliare e di poter recuperare, offrendoci la sua esperienza per migliorarci, e non per vantare la sua carriera scolastica denigrandoci.
Nel susseguirsi degli anni di scuola in me si è accresciuto il timore che la classe diventasse come una giungla: ognuno lotta per la propria sopravvivenza. È mai possibile che la valutazione ci debba mettere gli uni contro gli altri?
Gianni Gandola, Federico Niccoli - 27-01-2005
Francamente non riusciamo a capire perché lo sforzo di elaborazione e di proposta sulla scuola che vogliamo dovrebbe riguardare le forze politiche e sindacali e non anche i “movimenti” di insegnanti e genitori, la cui funzione secondo alcuni consisterebbe principalmente (se non esclusivamente) nel chiedere l’abrogazione della riforma Moratti. Ma non è nostra intenzione innescare o alimentare polemiche, al contrario. Si tratta, semplicemente, di una posizione che non condividiamo. Al centro-sinistra noi chiediamo di più: chiediamo di esplicitare, almeno a grandi linee, i punti essenziali di una nuova scuola pubblica statale, diversa da quella prospettata dalla legge n.53/2003. In questo senso diciamo che l’abrogazione della legge Moratti da sola non basta: occorre un’idea e un programma alternativi di riforma della scuola, occorre andare “oltre la Moratti”.
Proviamo allora qui, senza pretesa alcuna di esaustività, ad entrare nel merito della discussione avviata indicando quelli che, a nostro modesto avviso, dovrebbero costituire altrettanti punti qualificanti, una possibile piattaforma per un rinnovamento della scuola di base. Una sorta di “nuovo corso”, di New Deal dell’era (auspicabile) del dopo-Moratti.
Vincenzo Andraous - 25-01-2005
Pragmatismo non chiacchiere

L'immagine che si ha di una prigione è uno schema freddo e sintetico, uno spazio essenziale, spogliato di ogni riferimento, ove l'anima urla davvero, e potrebbe non esser udita, perché soffocata dalle sue stesse grida, ...
Vittorio Delmoro - 21-01-2005
E così la legge Finanziaria approvata a pochi giorni dalla fine dell’anno contiene questa norma : per gli anni scolastici 2005-2006 e 2006-2007 settemilacento insegnanti specialisti di lingua inglese ogni anno torneranno ciascuno nella propria classe, occupando così un uguale numero di posti e permettendo il licenziamento di altrettanti precari.
Il MIUR non ha ancora detto come assicurare l’insegnamento dell’inglese alle classi che resteranno scoperte, o meglio, l’ha detto : facendo imparare la lingua a tutti gli altri docenti.
Ma come? Attivando corsi obbligatori.

Ecco il nuovo fronte che si apre.

Punto primo : nessuno può costringermi a frequentare un corso.
Punto secondo : se la costrizione fosse accompagnata da sanzioni, ne vedremmo delle belle (ricorsi al Tar e altro).
Punto terzo : se anche frequentassi il corso, non è detto che alla fine io sia pronto o che lo frequenti con profitto (e voglia).
Punto quarto : se davvero vogliono che frequenti il corso e che mi impegni pure a imparare l’inglese, devono pagarmi e anche bene.
Punto quinto : se poi vogliono pure che lo insegni, devono incentivarmi in questa direzione.

In sostanza l’operazione recupero insegnanti specialisti e lancio insegnanti normali ha un costo non indifferente, forse vicino allo stesso risparmio che si vorrebbe realizzare per la Finanziaria.

Ecco allora la proposta di piattaforma.

- Un corso di almeno 300 ore, magari suddiviso in due anni.
- Ogni ora di frequenza pagata almeno 25 euro puliti.
- Un incentivo di almeno 1.000 euro per ogni insegnante e per ogni anno di insegnamento della lingua.

La risposta del governo è no?

Allora lasciate le classi senza inglese e poi sentite i genitori!

Leonardo F. Barbatano - 20-01-2005
E’ stata resa nota dal cosiddetto Ministero dell’Istruzione la bozza di decreto legislativo sul sistema dei Licei contenente, tra l’altro, le indicazioni della scansione dell’orario delle diverse discipline. Ci sarebbe da rimanere sbalorditi se non ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 17-01-2005
Proviamo a leggere insieme un numero, per esempio 1.000.000.000.000.000.000 : facile? E’ stato facile leggerlo? Bene. Proviamo a rispondere alla domanda: un anno-luce equivale a quanti chilometri? Facile anche questa domanda, o è stato necessario ...
Flc - Cgilscuola Modena - 17-01-2005
Le nuove disposizioni per l'inglese alle elementari

I docenti specialisti di lingua inglese della Provincia di Modena hanno avviato due azioni di protesta contro l'irragionevole disposizione, contenuta nella Legge Finanziaria 2005, della ...
D.F. - 15-01-2005
E' molto tardi e navigando in rete vengo a sapere che Vespa ha invitato Romano Mussolini a parlare del libro dedicato alla memoria di suo padre. Apparentemente nulla di male un figlio che rievoca il padre facendoci conoscere anche gli aspetti ...
Corrado Mauceri - 15-01-2005
Come era prevedibile, la maggioranza di destra, dopo avere messo in discussione il ruolo istituzionale della scuola statale, si propone ora, con la riforma degli organi collegiali della scuola, di portare a termine il processo di aziendalizzazione del sistema scolastico.
Con tale proposta difatti al dirigente scolastico è assegnato un ruolo preminente nel governo della scuola, nel contempo si ridimensionano fortemente il ruolo del consiglio di istituto che, a parte la competenza relativa al regolamento della scuola, avrebbe soltanto una funzione di indirizzo generale e quello del collegio dei docenti, che avrebbe una competenza decisionale limitatamente all’adozione del POF; per il resto avrebbe funzioni di indirizzo e programmazione, ma non più decisionali in merito all’organizzazione dell’attività didattica; infine si elimina il consiglio di classe e con esso la dimensione collegiale dell’attività didattica che dovrebbe essere il connotato prevalente di una scuola democratica e pluralista...
Ma ancora più gravi sono due scelte di fondo che caratterizzano la proposta della maggioranza di governo; si prevede difatti che ogni consiglio di istituto con il proprio regolamento definirà gli aspetti relativi alla costituzione ed al funzionamento degli organi della scuola; nel contempo però si ribadisce che “gli organi di governo concorrono alla definizione e realizzazione degli obiettivi educativi e formativi ... coerenti con le Indicazioni nazionali adottate in attuazione della legge 28/03/2003 n. 53”.
Quindi ogni scuola fa da sè, ma tutte le scuole devono essere coerenti con le Indicazioni ministeriali; si configura in tal modo un sistema di scuole, fittiziamente autonome, ma in realtà ministeriali.
Le proteste contro tale proposta sono quindi sacrosante ; nell’auspicio di un prossimo cambio di governo è necessario però essere chiari e coerenti.
Che cosa non ci piace della proposta governativa?
Alejandro César Alvarez - 13-01-2005
Un racconto su Bagdad


Alla vigilia gli uccelli si staccano tutti insieme dai rami più alti degli alberi, volando inquieti in direzioni contrarie.

Nel mare il canto delle sirene si confonde col grido delle bestie che partoriscono con ...
Anna Di Gennaro Melchiori - 08-01-2005
Segnalo da Tuttoscuola

Maremoto, insegnanti ne parlino a scuola

Parlarne ma soprattutto far parlare loro, i più piccoli, dell'immane tragedia che ha sconvolto il sud-est asiatico, a cui hanno assistito attraverso le immagini proposte dai ...
Vittorio Delmoro - 03-01-2005
Nel leggere le bozze ufficiali del Decreto approntato dal Governo sulla scuola superiore, balza agli occhi un numero, il 30.
Si riferisce alle ore settimanali previste per i primi 4 anni, visto che nel quinto si torna alle 27.
Cosa stupisce in ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 03-01-2005
E come al solito è partita a spron battuto la “carità pelosa “ del bel paese; è tutto un fiorire di opere altamente benefiche finalizzate ad aiutare le popolazioni colpite dall’immane forza della natura.
E’ forse irriverente in queste circostanze, o fuor di luogo, accennare solamente a questa abitudine da postulanti per cui, depositato il soldino, ora possibile anche con un sms, nel cappellaccio del povero sventurato di turno, il tutto torna al prima, con i pensieri rivolti altrove?
E mi viene anche in questa occasione di pensare alle altre volte in cui come abitatori del bel paese ci siamo impegnati in grandi opere umanitarie nel mondo; il più delle volte, l’esito finale è sempre stato l’intervento di un magistrato.
E non ci voglio proprio pensare più di tanto, per la grande vergogna che ancora riesco a provare. E’ divenuto quasi uno sport nazionale indire gare di beneficenza in ogni occasione; non siamo ancora riusciti ad imparare che sarebbe meglio “ insegnare a pescare “ che fare doni, o come nella circostanza, fare appello al pietismo del bel paese.
Fuori da ogni metafora, quel costo di vite umane è un prezzo troppo alto perché lo si possa alleviare con il soldino trasmesso con il telefonino, magari con il videotelefonino ricevuto a natale.
Quelle morti non possono non pesare sulla coscienza del cosiddetto mondo progredito e cristianizzato.
Dedalus - 03-01-2005
Quest’anno ne vedremo di tutti i colori. In senso non metaforico. Stiamo parlando del documento di valutazione o scheda personale dell’alunno. Con la circolare ministeriale n. 85 del 3 dicembre 2004 si apre la strada infatti al “fai da te”, alla devolution spinta in fatto di attestazione dei risultati raggiunti e/o di certificazione delle competenze. Ma riepiloghiamo quel che è successo negli ultimi tempi ripercorrendo rapidamente il cammino degli anni passati.

C’era una volta… la pagella.....
Redazione - 03-01-2005
Da Italia Oggi:

LA RIFORMA DELLA SECONDARIA

Parabola discendente per la classe di concorso A019.

Le materie economiche e giuridiche cedono spazi alle lingue.


La riforma Moratti mette all'angolo i docenti di diritto ed economia. Il ...
Pierangelo Indolfi - 03-01-2005
Segnalo da da Ecole - Dicembre 2004


Può la mannaia dei tagli alla scuola del governo Berlusconi compattare idee della formazione diverse e renderle concordi? È possibile pensare che il marcio della privatizzazione e confessionalizzazione della ...
Pierangelo Indolfi - 31-12-2004
Segnalo dal Corriere della Sera

La preghiera di Assisi «Capodanno silenzioso»

Il Custode della basilica: donate i soldi alle vittime dell’Asia Il cardinale di Napoli: no ai botti. I Comuni riducono le feste

«A Capodanno non spendete soldi in ...
Vittorio Delmoro - 27-12-2004
In questi giorni vacanzieri, in cui pur sarebbe meglio tenere il pensiero libero dalle preoccupazioni scolastiche (e politiche), la mente torna purtroppo sempre lì, attratta quasi da un’irresistibile calamita; qualcuno ha detto che quando si è ...
Dietrich Bonhoeffer - 25-12-2004
Riceviamo e pubblichiamo


Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli ...
Vincenzo Andraous - 25-12-2004

Natale corre al centro dell’universo, verso l’Uomo che ha cambiato la nostra esistenza.
Persino il generale inverno delle nostre interiorità piega di lato, quando inizia il conto alla rovescia per Natale. Senza più la maschera del tempo, il cielo ...
Vincenzo Andraous - 18-12-2004
a seguito dell'arresto dei due giovanissimi a Lecco...

Quando un minore o un giovanissimo diventano fatto di cronaca, lasciando sul terreno il rumore sordo del dolore delle vittime, la domanda è già risposta, così evidente da sembrare sociologia spicciola parlarne.
Di certo non c’è sempre malavita organizzata dietro questo schiantarsi della ragione, neppure professionisti del crimine.
C’è solamente una periferia invisibile in un territorio vivo.
Un bullismo che si è trasformato in gangs, una generazione di maledetti per vocazione che a forza irrompe nell’agglomerato umano lasciato senza custodi educazionali.
Collegio Docenti 10° Circolo - Bologna - 18-12-2004
Delibera del 10° circolo didattico di Bologna

Vista la circolare 85, considerato quanto precedentemente deliberato per l’a.s. in corso ed in coerenza con la programmazione indicata nel Pof d’Istituto, il Collegio dei docenti del X° circolo ...
Comitato per la Scuola della Repubblica - 17-12-2004
Secondo la Corte Costituzionale le norme regolamentari di 80 anni fa non contengono alcun obbligo per le scuole.

Non essendoci una legge specifica, lo Stato e le Scuole devono applicare il principio supremo di laicità dello Stato.
Quindi le ...
Gianfranco Claudione - 17-12-2004
Tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta.
Non posso dire che non perdo niente,
ma posso dire che cosa perdo e perché e come.
(Seneca, Lettere a Lucilio, I,1)

Il Portfolio esiste. Io l’ho visto, l’ho toccato, ho sfogliato ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 16-12-2004
“ ( … ) Si tratta di capire se un personaggio indagato fino alla nausea e accusato dalle procure di spergiuro, lavaggio di denaro, falsificazione di documenti e corruzione di giudici possa rappresentare degnamente un Paese dell’Unione Europea. ( … ) ...
Leonardo F. Barbatano - 14-12-2004
I motivi di scoramento che l’attuale situazione di questo nostro sfortunato Paese ci offre quotidianamente sono molteplici e non si fa in tempo a riflettere su uno di essi che subito la fertilissima fantasia di questo governo ne propone un ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 10-12-2004
Nel paese del tubo catodico monopolizzato e della carta stampata asservita o distratta, un fatto minimo può ben essere ignorato e quindi non comunicato.
Ma quel fatto, all’epoca, fece un clamore enorme, della stessa enormità che caratterizza l’assordante silenzio di questi giorni che circonda lo sviluppo processuale del fatto steso.
Tutti i megafoni dettero la notizia nelle forme più eclatanti, convinti che potesse la reazione energica al fatto da parte dell’egoarca essere pedagogica ai tanti che nel tempo successivo si sono come ostinati, in tante pubbliche occasioni, a contestare l’unto; chi non ricorda la ‘ faccia di … ‘ sollecitamente profferita nei confronti di una signora dall’egoarca, offeso dall’invito della stessa a tornarsene nei suoi lussuosi appartamenti?
Ha ragione Piero Ricca: in quell’urlo milioni e milioni di italiani si sono come riconosciuti, ed è bene ora che siano messi in condizione di sapere.


“ Cari Amici, con serenità vi dò la notizia che il 26 novembre prossimo si terrà la prima udienza del processo intentato dal Cavalier Silvio Berlusconi nei miei confronti per la nota contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di Milano, altrimenti definita da qualcuno "agguato mediatico studiato con il Tg3".
L'accusa è di "ingiuria aggravata", ma il querelante lamenta anche il reato di "offesa alla Presidenza del Consiglio".
Forse per questo ha scelto di farsi rappresentare dall'Avvocatura dello Stato. Superfluo dire che questa scelta mi sembra assai discutibile.
E' evidente che ci troviamo di fronte all'ennesima, inquietante dimostrazione di confusione fra persona e carica, oltre che di intimidazione del dissenso.
In quel corridoio, come ho sempre ribadito, ho criticato un preciso personaggio politico che utilizza un'enorme concentrazione di poteri pubblici e privati per sottrarsi alla Giustizia, tentando nel contempo di zittire ogni voce critica.
Le Istituzioni sono fuori causa. E non sono certo io a offenderle. Per il reato di cui sono imputato la pena prevista varia dal minimo di una multa al massimo di una sanzione di sei mesi di reclusione.
In caso di appello il processo di secondo grado verrà celebrato davanti al Tribunale di Milano. Preciso che sono incensurato. Per la verità non ho mai "preso" nemmeno una multa perché non ho l'automobile e, non avendo la tv, non sono obbligato a pagare il canone alla Rai del dott. Flavio Cattaneo, un tipo che invia ispettori nella redazione di un telegiornale che ha mandato in onda una notizia.
Più sobriamente del querelante, mi faccio assistere da due liberi professionisti: l'Avvocato Beniamino Ricca (mio fratello) e l'Avvocato Umberto Ambrosoli, conosciuto in occasione di una commemorazione del padre Giorgio, barbaramente assassinato l'11 luglio del 1979 da un sicario al soldo del bancarottiere piduista Sindona.
L'udienza, che probabilmente non sarà conclusiva, si svolgerà presso la sede del Giudice di Pace di Milano..."

Dedalus - 10-12-2004
E’ finalmente stata emanata dal MIUR la circolare sulla valutazione degli alunni - Circolare n.85, prot.n.17005 del 3 dicembre 2004 - che conferma nella sostanza quanto contenuto nella bozza presentata ai sindacati verso la fine di novembre. E al ...
Assemblea dei coordinamenti in difesa della scuola pubblica - 08-12-2004
Ai Presidenti dei Consiglio di Circolo
Ai Collegio Docenti
Ai Dirigenti Scolastici
Ai Comitati dei Genitori

Oggetto: Appello per una scuola pubblica di qualità

L'Assemblea nazionale dei coordinamenti in difesa della scuola pubblica riunita ...
Claudia Fanti - 07-12-2004
A Forlì, si è tenuto il convegno “Oltre le riforme…La qualità della scuola domani”, il 3, 4 dicembre, organizzato dall’Università degli Studi di Bologna, dal Comune di Forlì, Assessorato alle politiche educative e formative.
Con il patrocinio del CSA, con il supporto delle riviste “I diritti della scuola”,, “La rivista pedagogica e didattica”, “Notizie della scuola”.

I materiali e il programma del convegno sono visionabili in www.delfo.forli-cesena.it

Vittorio Delmoro - 06-12-2004
Due degli ultimi interventi, quello di Fabrizio Dacrema e di Giancarlo Cerini, (ambedue pubblicati su Fuoriregistro), ci invitano a riflettere sul percorso fin qui fatto dalla controriforma morattiana e dal movimento antiriforma e sulle prospettive prossime e future.
Dopo lo slittamento dei decreti sulla secondaria, gli interventi normativi del MIUR saranno molto ridotti : la prossima circolare sulla valutazione degli alunni, poi quella sulle iscrizioni, poi, forse, ancora sui libri di testo.
Di fatto cioè viene tutto rinviato a settembre 2005, puntando molto sulla formazione che sta partendo.
Presupponendo dunque che il movimento riuscirà a tenere sul fronte delle iscrizioni (poche opzioni al ribasso, mantenimento dell’offerta formativa) e magari anche sui libri di testo, almeno nella misura dello scorso anno, occorre domandarci in quali condizioni giungeremo al prossimo settembre e cosa ci dovremo aspettare.

Fabrizio Dacrema - 04-12-2004
Dopo lo straordinario successo degli scioperi del 15 e 30 novembre si apre una fase decisiva per il movimento impegnato nella lotta contro la politica scolastica della Moratti.
Le due giornate di lotta, distinte nel tempo ma unite nelle motivazioni oltre che dal marchio politico confederale, aprono un ciclo di iniziative con l’obiettivo di ottenere concreti risultati nei confronti delle scelte sbagliate del governo.
Lo sciopero generale, paradossalmente condiviso da sindacati e imprenditori, ha mostrato un fronte dei produttori unito nel ritenere inutile e dannosa la riduzione dell’irpef e nell’individuare la priorità degli investimenti in ricerca e formazione, del sostegno ai redditi bassi e alle imprese che innovano.
L’ampia adesione della scuola allo sciopero del 15 novembre ha definitivamente chiarito, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che il Ministro sta tentando di attuare la legge 53 non tanto senza, ma contro gli insegnati.
Un’impresa che non può riuscire a nessuno, nemmeno alla Lady di Ferro, che poi così tosta non è se si è messa nelle condizioni di “bere” altri tagli alla scuola nella stessa giornata in cui campeggiavano su un importante quotidiano nazionale le sue ultimative dichiarazioni contrarie ad ogni tipo di ulteriore decurtazione.
Una vera e propria delegittimazione per il Ministro, non la prima ma quella definitiva, visto che ormai è evidente proprio a tutti gli 8,4 miliardi di euro promessi dall’ineffabile Burlesconi non arriveranno mai, la riforma è, infatti, progettata per ridurre la spesa, per dare forma ad una scuola che funziona con meno risorse umane e finanziarie.

Osvaldo Roman - 02-12-2004
Intervista al Ministro Moratti
di Osvaldo Roman

L’intervista alla Stampa del 26 novembre è uno di quei documenti che meritano di essere letti, meditati e conservati per questo lo ripropongo alla comunità di Fuoriregistro con a seguire commento alla legge finanziaria e con una premessa in con cui voglio precisare:

1) Rispetto al disegni di legge di bilancio 2005 presentati dal governo il conto di competenza 2005, che è di 50.797 milioni di euro, registra una diminuzione rispetto al bilancio assestato 2004 di 602,5 milioni di euro(-1,2%).
2) Il ministro si vanta di aver innalzato “l’obbligo di tre anni”!!! Ma di che cosa parla? La formula del diritto dovere per cancellare l’obbligo l’ha inventata lei! Il decreto delegato non ha ancora operato in alcun modo: é un desparecido privo di ogni finanziamento se si esclude quello per un anno di tasse scolastiche per altro mai erogato. Questi ragionamenti dimostrano il delirio inconcludente di chi ignora la più elementare verità.
Non può inoltre ignorare che delle medesime tasse scolastiche, per gli iscritti al biennio delle superiori, il governo se ne dimentica del tutto: In finanziaria non c’è più la copertura per il prossimo anno!!!
3) Il Ministro sproloquia per i non addetti ai lavori sull’introduzione dell’informatica e dell’insegnamento dell’inglese: Dove? Con quali finanziamenti? Con l’abolizione dei maestri specialisti e con la formazione fai da tè?
Con quali insegnanti e con quali spazi orari nella media?

MINISTRO Letizia Moratti, nelle ultime settimane, sembra finita sull'ultima spiaggia dell'Isola dei Famosi. Sorpresa mille miglia lontana dalla Capitale, in missione a Tokyo, ha detto di non saper nulla dei tagli di spesa al suo ministero, una riduzione del 2% delle risorse nella Finanziaria. Poche ore dopo, mentre si moltiplicavano le inquietudini sulla sorte di 14 mila docenti, ha lanciato il suo messaggio: «Quei tagli non sono accettabili». Ma l'allarme nel mondo della scuola e dell'università non è cessato. Sembra costretta a muoversi in un habitat - tra silenzi, punzecchiature, sciabolate - a lei sempre più ostile. Basti pensare al successo, il 15 novembre, dello sciopero nazionale voluto da Cgil-Cisl e Uil contro la sua riforma. Insomma, ministro Moratti non si sente una naufraga?

«Nel modo più assoluto no. E' chiaro che quando si lavora sulla Finanziaria ci possono essere dei momenti in cui si fanno delle ipotesi tecniche che poi cambiano», risponde persino un po' stupita il ministro dell'Istruzione, uno dei tecnici di punta del governo Berlusconi. E' noto che Letizia Moratti non è tipo da arrendersi facilmente alle critiche e agli ostacoli. Una cosa non riesce però ad accettare: che si parli tanto (al ministero sussurrano che certe notizie sono circolate per scaldare gli animi alla vigilia dello sciopero) per quella che adesso definisce una semplice «ipotesi di lavoro», in altre parole una nota tecnica della ragioneria dello Stato. Nota che, comunque, per lei era «inaccettabile». Lamenta il ministro che, invece, non si parla mai dei risultati ottenuti dal governo. Per esempio, gli accordi internazionali nel settore della ricerca - con reciprocità di fondi - che Moratti ha sottoscritto negli ultimi mesi con alcune tra le più importanti università dal Mit all'università di Harvard, all'università di Tokyo. «Vi rendete conto», attacca il ministro, «che per la prima volta il Giappone investe soldi in un settore avanzatissimo, la robotica umanoide, nei nostri laboratori...».
claudia fanti - 02-12-2004
Segnalo

Scuola legale, scuola reale
di
Giancarlo Cerini

La legge di delega n. 53 del 28 marzo 2003 (conosciuta come “riforma Moratti”) si presenta sulla scena come un ambizioso progetto di ampia ricostruzione istituzionale del sistema scolastico e formativo italiano, alla luce del nuovo Titolo V della Costituzione e della diversa dislocazione dei poteri legislativi ed amministrativi di Stato, Regioni, Autonomie locali, in materia di istruzione e formazione. Tale è anche la motivazione ufficiale - per gli estensori - dell’abrogazione della precedente legge di riforma dell’ordinamento scolastico (la legge n. 30 del 10 febbraio 2000, la c.d. “riforma Berlinguer”), che non sarebbe stata più compatibile con il nuovo quadro costituzionale delineato dalla Legge Cost. n. 3 del 18 ottobre 2001), in particolare con il nuovo concetto di legislazione “concorrente” nel campo dell’istruzione attribuito in via generale alle Regioni.
In effetti, il titolo del provvedimento legislativo che delinea il nuovo ordinamento scolastico non è “Riforma della scuola”, né “Riordino dei cicli”, ma più prosaicamente “Norme generali in materia di istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”. C’è quindi coerenza tra gli enunciati di partenza ed il prodotto normativo realizzato, anche se resta il dubbio “costituzionale” di norme generali affidate ad una legge di delega (cioè ad una sorta di sistema di scatole cinesi, in grado di produrre molteplici effetti “collaterali”, anche non previsti nel mandato iniziale della delega: si pensi, nel caso in questione, alla particolare configurazione del docente-tutor ed alla nuova organizzazione del tempo scuola).
Evidentemente, però, non è in gioco solo un assetto costituzionale, per altro ancora in buona parte da scrivere ed in via di evoluzione (con l’annunciata devolution di ulteriori competenze esclusive alle Regioni). Una riforma della scuola racchiude sempre, in modo esplicito o implicito, un progetto culturale, un’idea di società, un patto tra generazioni, un investimento non solo simbolico, sul futuro di un Paese… Per questo motivo la politica scolastica dovrebbe usufruire di un’area di rispetto, di una piattaforma culturale condivisa dai diversi attori politici e sociali del sistema. La riforma della scuola dovrebbe essere un’impresa corale in cui possono variare le soluzioni tecniche, ma in cui alcuni valori di fondo vanno tenuti fermi. Oggi queste condizioni sembrano non esserci; il livello del conflitto sociale, politico, sindacale sulla scuola è talmente aspro da far pensare ad una irrimediabile frattura tra scuola legale (quella che sta scritta sulle Gazzette Ufficiali, nei decreti, negli atti amministrativi) e scuola reale (quella alle prese con nuove domande, nuove esigenze, nuove sfide formative). Come mai siamo arrivati a questa “frattura”, che già si era manifestata negli ultimi anni della legislatura precedente ?
Esiste, non da oggi, un acuto problema di metodo, di strategia di costruzione di riforme che coinvolgono centinaia di migliaia di operatori. Non c’è stato in questi ultimi anni un dibattito aperto e pubblico sul futuro della scuola; gli insegnanti si sono sentiti “scavalcati” dalle campagne informative mediatiche, rivolte prioritariamente all’opinione pubblica, ai genitori, ai ragazzi. Chi lavora nella scuola lamenta l’assenza di un confronto sui contenuti delle proposte, la scarsa trasparenza delle procedure adottate per l’elaborazione dei nuovi indirizzi culturali e pedagogici e per le conseguenti scelte organizzative.
E’ mancata, e tuttora manca, una diagnosi condivisa sullo stato di salute della nostra scuola. Le valutazioni sono discordanti. Mostrano l’apprezzamento dei genitori (con una persistente buona credibilità della scuola elementare), ma anche gli esiti deludenti delle prove di apprendimento (ove però a fianco dei disastrosi risultati ottenuti dai 15enni stanno le buone prestazioni degli allievi che frequentano la quarta elementare), l’insoddisfazione degli studenti (che lamentano una cattiva relazione con i docenti). Le prove OCSE-PISA ci vedono nei posti di coda, ma in compagnia di grandi paesi come Francia, Germania, Inghilterra, quasi a testimoniare che i problemi dell’educazione oggi sono di natura sociale e culturale, piuttosto che legati alle architetture degli ordinamenti scolastici.
Aldo Ettore Quagliozzi - 01-12-2004
Reed Brody è il consigliere speciale della organizzazione ‘ Human Rights Watch ‘ e di recente ha scritto sull’ “ International Herald Tribune “ a proposito della involuzione subita dalle regole e dalle norme giuridiche della democrazia americana a seguito della tragedia dell’11 settembre:

Il prigioniero è stato portato via nel cuore della notte 19 mesi fa. E’ stato incappucciato e condotto in una località segreta. Da allora non si è saputo più nulla di lui.
Gli incaricati degli interrogatori hanno usato la forza in maniera graduata ricorrendo anche alla tecnica dell’annegamento, nota in America Latina con il nome di ‘ submarino ‘, con la quale il detenuto viene immerso con la forza sott’acqua e indotto a ritenere che sta per affogare.
Insieme al prigioniero sono stati prelevati anche i suoi due figli di 7 e 9 anni, presumibilmente per indurlo a parlare.
Era l’esercito guatemalteco? Erano i paramilitari colombiano ? No, era la Cia. Il prigioniero si chiama Khalid Sheikh Mohammed ed è il principale architetto degli attentati dell’11 settembre.
E’ uno di una dozzina circa di operativi di vertice di Al Qaeda semplicemente spariti dopo essere stati arrestati dagli americani.
Dopo gli attentati dell’11 settembre l’amministrazione Bush ha violato le più elementari norme giuridiche in materia di trattamento dei detenuti.
Molti sono stati trasferiti in prigioni fuori del territorio americano, la più nota delle quali è quella di Guantanamo Bay, a Cuba.
Come sappiamo i prigionieri sospettati di terrorismo e molti contro i quali non esiste alcuna prova, sono stati maltrattati, umiliati e torturati.
Ma probabilmente nessuna pratica è così fondamentalmente contraria alle fondamenta del diritto americano e internazionale quanto la detenzione per lunghi periodi dei sospetti membri di Al Qaeda in ‘ località segrete ‘.
( … ) Come ha detto la commissione dell’11 settembre: ‘ le affermazioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero maltrattato i prigionieri in loro custodia hanno reso più difficile il compito di costruire le alleanze diplomatiche, politiche e militari di cui il governo avrà bisogno ‘.
In secondo luogo, la tortura e la sparizione dei prigionieri ad opera degli Stati Uniti invita tutti i governi più riprovevoli del mondo a fare altrettanto. Di fatto paesi che vanno dal Sudan allo Zimbawe hanno già citato Abu Ghraib e altre azioni degli Stati Uniti per giustificare le loro pratiche o soffocare le critiche.
Ma anzitutto deve preoccuparci l’accettazione di metodi antitetici ad una democrazia e che tradiscono l’identità degli Stati Uniti come Stato di diritto.
Se gli Stati Uniti dovessero accettare la tortura e la sparizione degli oppositori, abbandonerebbero i loro ideali e diventerebbero una nazione degna di meno rispetto.


E’ il mondo nuovo che ci attende e che gli Stati Uniti vogliono esportare sulla punta dei loro missili intelligenti ? Opporre orrore ad orrore ? E’ questa la nuova pedagogia nell’era del terrore senza confini ?
Che per la grande ed unica potenza del mondo è cosa ben facile esportare ovunque le sue teorie pedagogiche all’insegna della novella dottrina degli ‘ stati canaglia ‘, da punire esemplarmente perché il resto inorridito dell’umanità abbia di conseguenza come regolarsi.

Vittorio Delmoro - 30-11-2004
Qualche avvisaglia c’era già stata, come si è letto nei puntuali resoconti fatti da ScuolaOggi sulle conferenze di servizio tenute in Lombardia, ma non mi ero reso conto della portata dell’attacco, finché non ho letto un documento di cui invero non si è ancora sentito parlare in rete : il documento di sintesi del seminario di studio tenutosi a Roma il 7 e 8 luglio scorsi su INFORMAZIONE E FORMAZIONE SULLA COMUNICAZIONE DELLA RIFORMA.

Si tratta, come del resto per tutti i documenti del MIUR, di un testo davvero illuminante, volto a fornire a tutti gli attori gli strumenti adeguati a far digerire la riforma anche a chi fosse mal disposto di stomaco.
Quel che più impressiona è il dispiegamento delle forze : un vero e proprio esercito pronto a partire da Roma per piombare in tutte le regioni italiane e da lì raggiungere capillarmente ognuna delle 10.500 scuole; un esercito costituito da Direttori Generali, Ispettori centrali, Direttori regionali, Ispettori periferici, Esperti, Tecnici, Dirigenti scolastici e persino docenti (a trovarne…), coadiuvati da INDIRE, INVALSI, RAI EDUCAZIONAL, IRRE e quant’altro.

L’esercito è stato ben indottrinato a luglio, fornito di vettovagliamento tra agosto e settembre ed ha incominciato a muoversi all’inizio di ottobre. Non se n’è finora sentita l’eco perché ha confinato le proprie attività all’interno di stanze insonorizzate, perforate solo da alcune spie lombarde, ma sta mettendo a punto regione per regione l’attacco finale sulle scuole e fra breve cominceranno i cannoneggiamenti da lontano, volti a radere al suolo le ultime resistenze, per poi dilagare in campo aperto alla conquista di ogni scuola alla riforma.

La metafora potrebbe apparire forzata e fuorviante, ma la lettura del documento non lascia dubbi : bisogna fare ogni sforzo per convincere fino all’ultimo docente.
L’esercito morattiano si compone di una task-force nazionale, che si configura come Gruppo centrale di regia, costituito dai Direttori Generali dell’Amministrazione centrale e dai Gruppi tecnici centrali di studio e di supporto, che assieme al Gruppo Operativo e all’Osservatorio Nazionale guiderà da Roma lo spostamento delle truppe, nonché tutto il supporto tecnico-logistico-linguistico-psicologico necessario sul terreno di battaglia. In ogni regione poi si riproduce l’organigramma periferico copiato sulla struttura nazionale : Gruppo regionale di regia – Gruppi tecnici regionali di studio e di supporto – Rete di comunicazione - Referente per la comunicazione.
Non manca il livello provinciale, dove bisogna badare all’operatività : Gruppo provinciale Operativo di consulenza e di supporto – Gruppo Ispettivo tecnico.

Aldo Ettore Quagliozzi - 29-11-2004
Pongo a bruciapelo una scomoda domanda: ‘ E’ più detestabile un impostore o lo è ancora di più il suo pubblico?
Risposta di non facile formulazione, lo capisco. Proviamoci comunque. Nell’avventurarci nell’ostica impresa, mi pare giusto offrire ai lettori meno avvertiti, ed a me stesso innnanzitutto, delle chiavi di lettura, un percorso facilitato come oggi suol dirsi, ovvero il bel saggio della dottoressa Clotilde Buraggi, che facilitino l’individuazione, come in un gioco di società, di quelle persone pubbliche o private che facciano in un certo qual modo incetta di alcune o di tutte delle caratteristiche fondamentali per la ‘ costruzione ‘, inconsapevole sempre, di una prorompente personalità di impostore.
Per la qualcosa al termine della lettura del saggio ciascuno dei lettori potrà farne una facilitata individuazione o addirittura scriverne un elenco di tutti coloro che a vario titolo possano permettersi di essere riconosciuti compiutamente come gli ‘ impostori del nostro tempo ‘.
E se poi si dovesse scoprire che non poche sono le personalità pubbliche assommanti in sé il maggior numero di ‘ attributi dell’impostore ‘, si raccomanda di rendere pubblica la personale discoverta e di metterne in guardia il maggior numero di persone che non abbiano ancora avuto sentore delle ingannevoli figure.
Ma ancor più importante sarà la discoverta da parte di ciascun lettore del proprio personale ruolo nel rapporto perverso con l’impostore, ruolo certamente non secondario per la sopravvivenza stessa dell’impostore come tale.

Guida alla lettura:

Prima chiave
: “ ( … ) quello dell’impostura è un problema non semplice: appartiene alla classe delle perversioni e la personalità del perverso è sempre molto complessa da capire anche per gli addetti ai lavori. ( … ) “
Secanda chiave: “ ( … ) L’impostore è una persona che si autodefinisce, proprio come il bambino che si dice da solo ‘Sono bello, sono buono’, indipendentemente dalle opinioni degli altri.( … ) “
Terza chiave: “ ( … ) L’impostore dedica molto tempo a costruire la propria immagine. Come ogni attore, egli recita sempre una parte e cambia il suo aspetto con acconciature e abbigliamento adeguati a far credere di essere quello che gli piacerebbe essere e che vuole che gli altri credano che lui sia. ( … ) “
Quarta chiave: “ ( … ) Quando parla agli altri, l’impostore ha uno stile ampolloso e un tono autocelebrativo molto lontano dallo stile ironico e dimesso delle persone veramente intelligenti che conoscono le molte sfaccettature del reale e non sostengono fanaticamente nessuna ipotesi.
( … ) “
Quinta chiave: “ ( … ) L’impostore ha bisogno di essere accettato e a questo scopo cerca di farsi simile al suo pubblico. Se parla a dei professionisti esibisce uno straordinario (quanto dubbio) curriculum di studi, se parla agli artigiani dice di avere fatto per un certo periodo l’apprendista falegname. ( … ) “
Sesta chiave: “ ( … ) Ogni bambino e bambina nel suo processo di sviluppo cerca di rendere simile la propria personalità a quella del padre (o della madre) imitandolo/a e poi identificandosi; ma questo non è il caso dell’impostore. Egli, infatti, assume una personalità diversa dalla propria non per identificarsi con la persona che finge di essere ma per appropriarsi della potenza di un altro perché egli non ne ha nessuna. L’impostore è in cerca di un Io. (Greenacre 1958).( … ) “
Settima chiave: “ ( … ) L’impostore cerca con tutte le forze di convincere se stesso e gli altri che sia vera la personalità che egli esibisce e che indossa come un costume mascherato per nascondere la propria debolezza. ( … ) “
Ottava chiave: “ ( … ) Secondo Helen Deutsch (1955), la personalità dell’impostore ha una basso livello di organizzazione dell’Io ed è costituita da identificazioni multiple non sintetizzate.( … ) “
Nona chiave: “ ( … ) Secondo la Greenacre (1958), l’impostore avrebbe un narcisismo patologico, un senso disturbato della realtà e della propria identità, la sindrome del piccolo pene, e una ammirazione esagerata per la madre.( … ) “
Decima chiave: “ ( … )Per Gaddini (1974) l’impostore “ha massivamente sviluppato le possibilità dell’imitazione, non avendo alcuna capacità di identificazione e alcun senso di sè “.( … ) “
Undicesima chiave: “ ( … ) La Argentieri (2000), che ha affrontato il problema della malafede, molto affine all’impostura, ritiene che in tale patologia vi sia un difetto nella organizzazione mentale di base descritta da Gaddini (1981), con una angoscia di integrazione che si oppone difensivamente all’integrazione del Sé e che congela grosse quote di aggressività.( … ) “
Dodicesima chiave: “ ( … ) Un’altra delle caratteristiche dell’impostore, legata alla sua difettosa gestione della aggressività è la sua incapacità di tollerare i conflitti.( … ) “
Tredicesima chiave: “ ( … ) L’impostore ha una prodigiosa capacità di sedurre (Finkelstein 1974), di affascinare, di stregare, di illudere, di rassicurare; di scoprire quello che il suo pubblico è pronto a credere ed è avido di sentirsi dire.( … ) “
Quattordicesima chiave: “ ( … ) E’ un luogo comune ritenere che gli impostori siano molto numerosi fra i politici: Mazzini scriveva: “Il mondo governativo di oggi non è che ipocrisia, impostura più o meno sfacciata” ( … ) “
Quindicesima chiave: “ ( … ) Chi sono le persone che vengono ingannate dall’impostore? Sono persone semplici e ingenue che si lasciano abbindolare o sono invece persone che fanno il suo stesso gioco, che gli assomigliano caratterialmente, che come lui aspirano a cambiare la loro posizione senza tenere conto dell’onestà del metodo e dei limiti imposti dalla realtà ?( … ) “
Sedicesima chiave: “ ( … ) Secondo Leopardi, la responsabilità è tutta dell’impostore e non del suo pubblico: “Gli uomini impostori - ha scritto - hanno insegnato agli uomini bonari delle menzogne per ispogliarli di roba e di libertà” (1-1370). ( … ) “
Diciassettesima chiave: “ ( … ) …gli individui che sono avidi di fare da audience all’impostore (Finkelstein 1974), soffrirebbero come lui per problemi di bassa autostima. A ragione delle proprie ferite narcisistiche (Olden 194I), avrebbero bisogno di sentirsi in contatto con un oggetto potente da idealizzare, sperando di ricevere magicamente salvezza e valore attraverso il contatto con una persona sentita onnipotente.( … ) “
Diciottesima chiave: “ ( … ) Se però il leader è un impostore, il pubblico può servirsi della negazione, o addirittura del diniego per non vedere questa sua realtà. Se il pubblico si sente rassicurato dall’impostore, anche l’impostore ha bisogno del suo pubblico per confermare la propria grandiosità illusoria; è infatti il pubblico con la sua conferma che lo aiuta a tramutare la sua menzogna in una struttura relativamente stabile.( … ) “
E’ un gioco facile, facile e tutti sono invitati a cimentarsi con esso.
Beniamino Sidoti - 25-11-2004

Annalisa Strada ed Elena Giorgio sono le autrici del piccolo cartonato illustrato, edito da Ape Junior, Milano 2004; costo 11,00 euro; età consigliata tra i tre e i dieci anni: parrebbe un'esagerazione, ma.....

Enrica ha una particolarità anatomica rara: è del tutto priva di sedere: le mutande le sono dunque inutili, fino a quando viene l'inverno, e capisce che possono servirle come utile copricapo.
Le mutande in testa non sono estetiche, ma si rivelano assolutamente funzionali!
Tanto da diventare subito di moda, e, come sappiamo, le mode portano dritte dritte fino al trono.

Una favola divertente e illustrata in modo piacevole: a un certo punto si sente perfino aria di rivoluzione, ma "il formicaio è un posto molto organizzato. Per evitare problemi si fa sempre quello che la maggioranza decide di fare: si evitano inutili liti e la maggioranza delle formiche può dirsi contenta".

Interessante, dice il mio amico Andrea. Ma non dimentichiamo - aggiunge - che la democrazia è anche rispetto e tutela delle minoranze...

Infatti, io sono rimasto deluso da tale fatto conciliante... ma, che dire? Alla fine la regina va in pensione, quindi significa che fra le formiche la pensione c'è ancora! Ach!
Lasciando perdere le impressioni personali, credo che questa domanda, cioè sapere quanto comandi la maggioranza, sia un problema comunque interessante da discutere con ragazzini e bambini. E forse troppo complesso per una questione di mutande...

Comunque, le formiche sono nere, e le mutande rosse. Non so quindi collocarle politicamente. Anarchiche?
In ogni caso, sottolineo ad Andrea, una formica senza sedere non può manifestare alcun attaccamento alla poltrona (e infatti così nel libro risparmiano sul trono). Che culo! Sottolinea con francese eleganza Andrea, e direi che ha colto nel segno…

Al di là delle facili battute, la gestione delle decisioni è decisamente un tema attuale e importante, direi perfino urgente. Voi cosa fareste, mutande o meno?

Aldo Ettore Quagliozzi - 23-11-2004
Con lo stile inconfondibile di un intellettuale non formato alla democrazia compiuta, con il linguaggio proprio da caserma della cui filosofia di vita il nostro si è abbeverato negli anni, così si esprimeva l’intellettuale Marcello Veneziani assurto suo malgrado alle responsabilità di consigliere di amministrazione di una agenzia culturale quale può ben considerarsi, ahimé, la Rai, nel corso di una dotta disquisizione sul quotidiano ‘Libero ‘ – libero da cosa ?, libero da chi ?, libero per fare cosa ? Scandalo evidentemente – il giorno 18 novembre:

“ ( … ) I due partiti di maggioranza dei docenti sono i faziosi e i paraculi, ovvero quelli che sono infarciti di ideologia, femminismo e menopausa acida e quelli che scansano la fatica, hanno altre attività o si danno malati per andare in vacanza. ( … )

L’unico ad essere in vacanza o meglio ‘ libero ‘ dai pensieri concreti, sensati e responsabili è proprio l’intelletuale in quota Alleanza Nazionale Marcello Veneziani.
E’ il solito ritornello sgradevole, alla ‘Tremaglia‘ tanto per capirci, ministro, si fà per dire, della seconda o terza o defunta Repubblica italiana; uno stile di pensiero, di linguaggio, di vita, un proponimneto pedagogico per rinnovare la cultura italiana ormai stantia.
Cultura che ha bisogno, a detta della bella compagnia di cui sopra, di rinnovarsi ad iniziare dalla sua storia recente, ma anche rinnovarsi con la storia passata, con salti clowneschi alla Gianfranco Fini allorquando sprovvedutamente e con bella faccia tosta, da buontempone più che da fine intellettuale e storico, di cui non possiede le competenze né tantomeno le disponibilità alla ricerca paziente e non legata alla demagogia del momento, ha rivisitato la storia all’epoca di Francesco di Assisi e l’ opera umana del ‘ poverello ‘.
Ne ha scritto bene, come sempre , Umberto Galimberti in un suo pezzo apparso giorni addietro su di un supplemento del quotidiano ‘la Repubblica‘, cogliendo appieno la sconfortante condizione in cui versa la cultura nel bel paese, lo sconcerto per una scuola oramai allo sbando e sulle cui ceneri chiunque, un Veneziani di passaggio o un Fini all’occorrenza, possono poggiare la loro rivisitazione della cultura e della storia. Con quali prospettive è facile immaginare, dopo avere apprezzato cotali e cotanti maestri di libero pensiero.

Più l’istruzione di una nazione decade, come è il caso dell’Italia attuale dopo le riforme di Berlinguer e della Moratti, più si può fare scempio della storia, perché i documenti sono inaccessibili e, dove lo sono, nessuno li legge.
Questa è la ragione per cui il 4 ottobre, in occasione della festa di San francesco, patrono d’Italia, Gianfranco Fini ha potuto compiere la sua revisione storica facendo passare San Francesco come un crociato che legittimava la guerra di difesa della cristianità.
( … ) Passano otto giorni e prende avvio la celebrazione di Cristoforo Colombo che qualcuno vuole elevare agli altari. E in effetti Colombo di croci e di battesimi in America ne portò, ma leggiamo anche nel suo ‘ Giornale di bordo ‘ una lettera in data 13 dicembre 1492 indirizzata ai Reali di Spagna..."


Vittorio Delmoro - 22-11-2004
In barba alle mie davvero esigue relazioni, limitate ai corrispondenti virtuali e ai colleghi dell’istituto dove lavoro, voglio tentarne una classificazione con l’intento di capirne le ragioni e vedere se esista la possibilità di recuperarli al ...
Gennaro Capodanno - 19-11-2004

Resto sconcertato quando un alto funzionario dello Stato, nel caso in questione, il direttore regionale dell’ufficio scolastico per la Campania, Bottino, dimostra palesemente, nelle sue dichiarazioni alla stampa, ma anche nelle circolari che emana ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 18-11-2004
Ovvero: corsi e ricorsi delle cronache nel bel paese

Cronaca completamente ( ?? ) fuori dal senno di domenica 19 maggio 1991 dello scrittore Stefano Benni dal titolo ‘ Siamo nella normalità ‘

“ Era una bella giornata di primavera. Il nevischio mummificava le rondini e raffiche ai duecento orari schiantavano gli alberi.
— Siamo nella normalità — disse l’infallibile Meteorologo — poiché un tempo simile, anzi peggiore, si ebbe nel marzo 1626 e non c’è da allarmarsi se per qualche settimanella dal Polo arriva uno spifferino di aria fredda. In quell’istante attraverso la finestra aperta un refolo di vento trasportò un tricheco di una tonnellata, che piombò sulla scrivania del meteorologo uccidendolo.
— Averlo saputo prima... — sospirò il meteorologo, prima di esalare l’anima sotto forma di cirro-cumulo.

Era una tranquilla domenica calabrese. Le pallottole ronzavano pigre e solo ogni tanto un colpo di bazooka interrompeva il monotono frinire dei mitra.
— Siamo nella normalità — disse l’incorruttibile Magistrato — in quanto molti dei presunti mafiatori erano in realtà pacifici agricoltori, l’uso della tangente camorristica è un normale meccanismo promozionale, e non è vero che il danaro mafioso abbia invaso banche, case cinematografiche e settori immobiliari: come giustamente disse Gava, la mafia va conosciuta, prima di combatterla. In quell’istante un consorzio di quattro cosche irruppe nel suo ufficio, lo decapitò e iniziò a giocare a calcio con la sua testa, e poiché non si mettevano d’accordo su chi doveva stare in porta, si uccisero tutti vicendevolmente.
— Averlo saputo prima — sentenziò la testa del magistrato mentre la sua anima faceva ricorso contro i seimila anni di inferno in prima istanza.

Era un tranquillo pomeriggio nella fosca e turrita Bologna. I benzinai attendevano i clienti nelle loro trincee e gli armaioli controllavano i Patriot.
— Siamo nella normalità — disse il Ministro dell’Interno — questa Falange armata non è certo nata dai gloriosi patrioti della Gladio o dai nostri ormai trasparentissimi servizi segreti, la strategia della tensione e le squadracce sono un ricordo del passato, trattasi di zingarelli che si disputano pochi etti di cocaina. In quel momento la solita Fiat Uno apparve in fondo alla strada e crivellò il ministro, la scorta e dodici passanti tanto per gradire.
— Averlo saputo prima — disse il Ministro, mentre la sua anima, grazie a raccomandazioni, scendeva all’Ade in Business class.

Era una tranquilla giornata di primavera. Il Bangladesh non c’era più, il colera decimava il Sudamerica e Saddam si riarmava, ma la Borsa era stabile. L’economia italiana vagava sorridendo nella nebbia tra abissi e voragini.
— Siamo nella normalità — disse Cirino Pomirino — abbiamo un deficit tra il milione o il miliardo di miliardi, ma tasseremo i generi di lusso come le aragoste, lo champagne, le pensioni e le malattie tropicali. Nel nostro paese non c’è spreco, né povertà. In quel momento alcuni bruti senza-casa, senza-lavoro, senza-patria e senza-pensione piombarono su Cirino Pomicino, lo divorarono vivo e gli succhiarono anche le chele.
— Averlo saputo prima — disse il ministro, mentre la sua anima volava nel limbo degli Incompetenti.
Alessandro Ameli - 13-11-2004
Con questa parola d’ordine la Gilda chiama all’appuntamento del 15 novembre gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Concretamente tradotta nei fatti la volontà di non rompere il fronte sindacale dinanzi alle scelte del governo in materia ...
ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà - 12-11-2004
La morte del Presidente Yasser Arafat lascia un grande vuoto nelle lotte, nelle speranze e nelle vite di tutto il popolo palestinese e delle migliaia di uomini e donne che da anni in tutto il mondo si battono pacificamente per il riconoscimento dello ...
Comitato genitori ed insegnanti di Soliera - 11-11-2004
E’ DIFFICILE CREDERLO, MA STANNO REALMENTE TENTANDO DI ABOLIRE IL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO.

CI VOGLIONO RIUSCIRE ATTRAVERSO IL COSIDDETTO “PORTFOLIO DELLE COMPETENZE”, CHE NEI DOCUMENTI DELLA MORATTI ASSUME VALENZE E CONNOTAZIONI PROFONDAMENTE DIVERSE RISPETTO ALL’IDEA DEL PORTFOLIO/RACCOGLITORE PRESENTE IN ALCUNE SCUOLE DELL’INFANZIA. IL MINISTRO INFATTI, CON L’ INFELICE USO DI UNA TERMINOLOGIA PIÙ ADATTA AD UNA AGENZIA DI COMMERCIO CHE AD UNA SCUOLA DI BAMBINI E RAGAZZI, DICE : “E’ UNA SORTA DI CATALOGO DEI PROPRI PRODOTTI PER DIMOSTRARE L’ABILITA’ IN UN DATO SETTORE.

Ma il Portfolio nella Legge 53 di riforma dell’istruzione non c’è! E allora come mai compare nelle scuole? Sembra uno dei tanti misteri italiani.

La CGIL SCUOLA spiega :

“Un nuovo strumento oggi non c’è.
Tale, infatti, non può essere considerato il portfolio.
Non nominato né nella legge 53 né nel decreto 59 attuativo della legge, è descritto solo nelle Indicazioni Nazionali allegate in via transitoria al decreto stesso.
Nel merito, inoltre, presenta il grave difetto di voler essere lo strumento unico che assolve due funzioni distinte: la valutazione/certificazione da un lato e l’orientamento/documentazione dall’altro. Riguardo l’aspetto certificativo è allo stato attuale completamente inesistente. Dove sono infatti gli indirizzi generali sulla valutazione? Chi li ha stabiliti? Dove sono i modelli? Chi li ha stabiliti? Ciò che è presente sul mercato è solo, per l’appunto, un prodotto mercantile delle case editrici che si sono liberamente ispirate a quanto scritto nelle Indicazioni Nazionali.”

Il problema è che diversi dirigenti scolastici, in “pieno spirito democratico”, minacciano sanzioni disciplinari ai docenti che non vogliono applicare da subito queste contorte disposizioni. Tutto ciò avviene nonostante il Ministro a Luglio, nella Direttiva Ministeriale n.56, abbia ufficialmente disposto che le Indicazioni Nazionali, che come si è letto nella nota sindacale su riportata sono un semplice documento di lavoro allegato al Decreto, diverranno obbligatorie dall’Anno scolastico 2005/2006.
Aldo Ettore Quagliozzi - 11-11-2004
Scriveva nel suo articolo “ Vespa e il fascismo eterno “ Roberto Cotroneo sul quotidiano “ l’Unità “ del 23 ottobre 2004:

“ ( … ) Il fascismo eterno è qualcosa che non ci si leva di dosso, e che i revisionisti e i terzisti hanno cercato in qualche modo di nascondere.
E’ quello che con i distinguo cerca di celare quel disprezzo per le regole democratiche che ha fondato per anni le istituzioni di questo Paese.
Il fascismo fu tutto, purtroppo. Opportunismo, dittatura, autoritarismo, fronda, debolezza istituzionale, parate ridicole e tragedia, violenza brutale e bivacco per manipoli.
Fu confino e persecuzione degli oppositori, ma anche bagliori di cultura e qualche tollerante distrazione. Ma non per merito, solo per incapcità, pochezza, e dilettantismo.
I totalitarismi, vedi Stalin e Hitler, furono una cosa terrificante e assai più seria. Ma il fascismo fu soprattutto un’ideologia conforme allo status del nostro Paese. Nessun rispetto per alcunché, parole a vuoto, rimangiate il giorno dopo, demagogia e retorica.
Il fascismo eterno è classista, anche se è espressione della piccola borghesia, ossessionato dalle sinistre, dalle rivoluzioni, dagli scioperi, dal disordine sociale.
Il fascismo eterno ha paura dei diversi, degli stranieri, delle altre religioni, degli omosessuali, di tutto quanto non rientrerebbe secondo loro nella sana tradizione del nostro popolo.
E soprattutto il fascismo eterno ha il culto della guerra, del cercar la bella morte, della difesa dei confini, e della grandezza della nostra civiltà, a cominciare dalla romanità per finire con la padania. ( … )


Sono di questi giorni le notizie ultime che giungono dalla Casa delle ( il ) libertà sulle iniziative di riforma costituzionale che non poco scalpore ed allarme hanno disseminato per tutto il bel paese.
Ma con quale ritorno? Nella pubblica opinione, in quale misura le iniziative illiberali del governo dell’egoarca creano apprensione vera e diffusa?
Di recente Raniero La Valle, già senatore della Sinistra Indipendente dal 1976 al 1992 e tra i promotori dei Comitati contro la riforma, ha concesso una intervista ad Adista il 19 ottobre 2004. Rileggiamola per riflettere.
Luigi Gaudio - 10-11-2004
Perché so che l’attuale Finanziaria non prevede tagli nell’organico (Art. 16. Disposizioni in materia di organizzazione scolastica), invece la Finanziaria '98 (legge n. 449/97, art. 40, comma 1) dispose un taglio di posti pari al 3% (circa 23.000, da effettuarsi nel biennio 98-99). Dopo la pausa del '99, la Finanziaria del 2000 (legge n. 488/99, art. 21, comma 1) previde un ulteriore taglio dell'1%, pari a 7.500 posti, da sommare al precedente 3%. Tagli disposti dal precedente Governo di centro-sinistra.
Come mai in quelle occasioni i confederali non hanno indetto scioperi, anche in presenza degli ingenti tagli di personale previsti?
Inoltre, nel 2000/01 i posti di sostegno in Italia erano 65.615; nel 2003/04 sono stati 75.611 (dati statistici MIUR). Quindi in tre anni sono aumentati di 10.000 unità. Con 7.678.505 alunni frequentanti complessivamente il sistema di istruzione statale, nell’a.s. 2003/04 il rapporto è di un docente di sostegno ogni 101,6 allievi, ben al di sotto dell’1 a 138 stabilito dalla legge n. 449/97. E allora: chi davvero ha fatto del male alla scuola pubblica? Secondo me i governi di centro-sinistra. E chi invece si sta rimboccando le maniche per la scuola pubblica? Secondo me il ministro Moratti, con il quale, per la prima volta dopo decenni, noi insegnanti siamo stati nominati tutti prima dell'inizio delle lezioni.
Paolo Cendon, Francesco Bilotta - 10-11-2004
Il 4 novembre scorso, il Consigliere Domenico Maltese, dalle colonne de “Il Piccolo” di Trieste, ha messo in evidenza una circostanza vera: nel nostro attuale codice civile non è contemplato il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
Viene in ...
Vittorio Delmoro - 06-11-2004
Esistono dunque due Americhe : quella di Moore e quella descritta da Moore. L’equazione iniziale potrebbe dunque specchiarsi in una più casalinga? Vincerà l’Italia di Moretti o quella descritta da Moretti? Quanto in profondità si è diffuso il cancro berlusconiano? Quanti vedono in lui il difensore dei propri valori, oltre che del proprio profitto? Quanti, non ancora stanchi di promesse mai mantenute, si faranno prendere da altre, più mirabolanti, prospettive? Siamo un popolo oramai vaccinato e maturo, oppure dobbiamo ancora curare il nostro infantilismo socio-culturale?

Alejandro Cesar Alvarez - 06-11-2004
Los hombres gritan y las mujeres lloran. Todo es confusión y terror.

Por un instante ya no hay más cantos, ni sirenas, ni nada. Rompe el estruendo. Los niños abrazan los vientres exclamando: ¡Mamá !

Ya es tarde y los presuntos ángeles nuevamente se enojan. Vuelven las sirenas.

Comitato per la Scuola della Repubblica - 06-11-2004
L'appello su cui si è costituito il "Comitato Provinciale per la Difesa della Costituzione e per il NO nel referendum costituzionale" è dettato da un profondo allarme per le possibili conseguenze del progetto di riforma costituzionale del governo Berlusconi/Fini. Noi siamo convinti che non cambierebbe solo la forma di governo, ma anche la forma di Stato. L'Italia non sarebbe più uno stato democratico o, se vogliamo, della democrazia rimarrebbe solo la forma.
Il progetto della destra prevede peraltro la "devolution" che comporta la regionalizzazione della scuola e la degradazione dei diritti universali come il diritto alla salute ed all’istruzione.
Riteniamo quindi necessaria un’ampia mobilitazione per un rilancio dei valori della Costituzione e la sua difesa.
Il ruolo della Scuola e dell’Università in questa opera di sensibilizzazione e di mobilitazione per la democrazia del nostro Paese è fondamentale; per questo lanciamo un appello al mondo della Scuola e dell’Università a sottoscrivere l’allegato appello ed a collaborare con il Comitato "per la difesa della Costituzione"; vi invitiamo per intanto a partecipare alla manifestazione pubblica promossa per il giorno 8 novembre alle ore 16,30 a Palazzo Vecchio Salone dei Cinquecento ed attendiamo la vostra adesione.
Aldo Ettore Quagliozzi - 06-11-2004
Scriveva Umberto Galimberti in un suo articolo apparso sul quotidiano ‘ la Repubblica ‘ del 21 febbraio 2004:
( … ) Le nostre procedure “ democratiche “ hanno trasferito dagli individui alle nazioni e dalle nazioni alle civiltà i sentimenti più primitivi e bestiali che nel tempo antico albergavano solo nell’animo dell’individuo. Il risultato è che oggi abbiamo individui abbastanza riflessivi e Stati o addirittura civiltà scatenate. Gli effetti sono catastrofici e sotto gli occhi di tutti.
Ed il bel paese, in quale misura ha subito una involuzione del tipo così puntualmente descritto e precisato dall’illustre pensatore? Anche il paese Italia, che magari è riuscito a rimanere indenne nelle singole persone dei suoi abitatori, nel contempo si avvia ‘ all’odio di stato ‘ così come potrebbe prefigurare lo scritto di Umberto Galimberti?
La corrispondenza che segue è della giornalista Nacéra Benali del quotidiano El Watan e della radio algerina. Risiede e lavora a Roma dal lontano 1994.
In essa viene fatta una ampia panoramica sulla condizione dello straniero nel bel paese e di come lo stesso viene visto e presentato dal servizio pubblico radiotelevisivo. Con buona pace di tutte le false politiche dell’accoglienza!
Aldo Ettore Quagliozzi - 02-11-2004
Comincia ad affiorare e divenire convinzione diffusa tra gli opinionisti, anche di fede diversa, che l’era del ‘ berlusconismo ‘ stia volgendo al termine.
Si cominciano a tirare le cosiddette somme, al fine di determinare lo stato dello sfascio generale del bel paese, non solo sul piano della economia ma soprattutto sul piano del vivere sociale, ché di certo è stata la voce più passiva di questo decennio maturato all’ombra ingombrante del nostro egoarca.
Quella opinione beneagurante avrà di certo le sue solide, sfuggevoli al momento, fondamenta, ma non basta di certo un solo augurio affinché un fatto, politico in questo caso, possa essere considerato già bello e compiuto; occorrono tutte quelle operazioni di grande lena affinché quel tale liberatorio evento s’abbia a verificare.
Aiuterebbe in questo senso allora che le due schiere storicamente contrapposte nel bel paese, la destra e la sinistra, riuscissero, per il bene superiore del bel paese, a costruire un ponte di dialogo fondato sulle solide basi del reciproco riconoscimento, della lealtà politica, del buon affare e del rispetto delle regole condivise; è assurdo che nel bel paese, per come avviene oramai da un buon decennio, ad ogni cambio di maggioranze parlamentari si abbiano a scardinare le istituzioni stesse, le burocrazie e le amministrazioni ai loro più alti livelli, alla messa in mora di un sistenma educativo nel suo complesso, all’annichilimento della funzione autonoma ed insostituibile della magistratura, alla devastazione del patrimonio artistico, archeologico e paesaggistico del bel paese, allo svilimento e snaturamento del vivere civile del bel paese insomma, con grande disorientamento dei cittadini che difficilmente, nelle predette circostanze e condizioni, potranno maturare, al di là dei diritti, i doveri propri della cittadinanza.
Non mancano, anche storicamente parlando, i fatti e le condizioni affinché quel ponte di dialogo tra le due contrapposte anime della politica del bel paese abbia ad essere costruito, con il dichiarato intendimento di porre fine ad una esperienza politica e di governo tra le più deludenti, sconsiderate e disastrose mai vissute nel bel paese, e con la reciproca convinzione, pur nel rispetto delle proprie identità storiche, che la ricerca comune delle regole basilari del vivere civile consentirà in tutte le occasioni future di affrontare i mutamenti, sempre auspicabili degli schieramenti, non come cataclismi ma come un normale avvicendarsi di esperienze e competenze messe al servizio del bel paese.
Sorregge in questo antico convincimento la lettura dei ‘ sacri testi ‘ di quegli uomini che sono stati e sono tuttora i veri rappresentanti della moderna destra del bel paese; di una destra aperta, non accidiosa, ma soprattutto consapevole della propria limitatezza, in quello che oggi viene ben definito ‘ relativismo ‘, a fronte di cambiamenti nel mondo che non hanno più bisogno dei decenni per affermarsi e per cambiare radicalmente la vita a miliardi e miliardi di uomini e donne di questo pianeta chiamato Terra.


Raffaele Grande - 29-10-2004
Favola da racontare ai telespettatori la sera, prima di dormire


C’era una volta, nel cuore della vecchia Europa, un paese felice in cui tutti avrebbero voluto vivere. In questo paese non si commetteva nessun reato, in quanto i reati erano stati aboliti dal Governo che aveva avuto il 45 % dei voti, quindi era stato legittimato dal Popolo Sovrano a fare tutto (ma proprio tutto!) e aveva varato la Grande Riforma. In questo paese non c’erano disoccupati, infatti tutti i cittadini erano stati assunti dal capo del Governo (sempre quello del 45 %, d’ora in poi Premier). Tra gli assunti c’erano ovviamente tutti i giornalisti, gli avvocati, i medici, gli insegnanti, e così via, e ogni categoria era stata destinata a uno specifico ruolo nella Grande Riorganizzazione:

· Gli avvocati formavano il Parlamento, depositario sovrano della volontà popolare.
· I giornalisti erano stati destinati alla Pubblicità (davano i Consigli per gli Acquisti). In effetti il Grande Consigliere per gli Acquisti aveva svolto un ruolo chiave nella costruzione del Paese Felice apparendo per 18 ore al giorno in TV (le altre sei erano coperte dalla moglie che aveva dato un contributo determinante alla crescita culturale delle nuove generazioni).
· I medici svolgevano in parte la loro attività nelle cliniche del Premier (intra moenia) e in parte in quelle dell’opposizione (extra moenia), molti però, sotto sotto, erano bypartisan (vedi oltre).
· Gli insegnanti erano stati divisi in due grandi gruppi: quelli che lavoravano nelle scuole Regionali Autonome e quelli che svolgevano la loro missione nelle scuole Federali del Papa; a quelli in soprannumero fu offerto di fare i calciatori nelle squadre del Premier, non tutti accettarono per ragioni di età e di fiato, ma non fu una gran perdita: dopo tutto facevano parte del 55 %.

Aldo Ettore Quagliozzi - 29-10-2004
Riandando con la memoria alla storia politica del bel paese, all’indomani della tragica conclusione della guerra e della dittatura fascista, i più attempati abitatori del bel paese ricorderanno un manifesto elettorale di un certo schieramento politico che intimava ai cittadini-sudditi un profondo esame delle coscienze loro al momento del voto, pena tutte le disgrazie dell’inferno.
Grosso modo quel tale manifesto tirava in ballo due grandi figure del tempo, ovvero Dio in persona ed il dittatore della allora U.R.S.S. Giuseppe Stalin; per la qualcosa gli ideatori del manifesto di una certa parte politica attribuivano alla onnipotente figura dell’Iddio la possibilità di poter sorvegliare pienamente tutti gli elettori nel momento magico e tragico della apposizione delle fatidiche croci sui simboli partitici, opportunità invece negata alla seconda delle due figure essendo limitate le sue potenzialità data la finitezza sua dell’essere solamente un umano.
In un altro tempo ed in un altro contesto, sopravvivendo solamente una delle figure predette, eccola tirata nuovamente in ballo in un nuovo epocale scontro elettorale.
“ Dio non vota “ è la graffiante prosa di Beppe Grillo.

Aldo Ettore Quagliozzi - 27-10-2004
Ha scritto Anna Maria Ortese in un suo saggio apparso sul periodico ‘ Il Mondo ‘ nel lontano 30 agosto dell’anno del signore 1960:

“ ( … ) L’angoscia, ( … ), per lo meno la madre delle angosce, viene semplicemente dal governo: un governo che rappresenti solo due o tre cittadini, mette automaticamente gli altri novantasette in angoscia, e la ragione è chiara. Mentre quei due o tre avranno radici ben salde nel terreno, cioè nella legalità, cioè nella socialità, gli altri novantasette, privati morbidamente di tutto questo, non avranno diritti che non siano immaginari, vivranno sempre in una mezza realtà, si crederanno ombre: ed essendo la loro buona fede ( o debolezza ) infinita, mai oseranno dichiarare al governo il loro diritto a un diritto autentico, non formale, ad una realtà di cose e non di parole.
Ed una volta rinunziato ad essere cittadini autentici, ecco non si è neppure uomini autentici, professionisti autentici, cristiani autentici, e così via. Perché la realtà base, perché un uomo possa diventare un uomo, è quella civile, e comporta dei doveri, che tutti abbiamo, ma anche dei diritti, che sono invece di due o tre persone.
E a non capirlo, nasce la sensazione continua di essere trasportati, o spostati in eterno, come un tappeto magico, che è l’arbitrio dei pochi. Il difetto di Kierkegaard applicato, per così dire, al Mediterraneo, o per lo meno all’Italia, stava nel dare a questa alienazione una radice cosmica, e soltanto cosmica, mentre era per buona parte amministrativa, e avrebbe potuto porvi rimedio un onesto contabile. ( … )


Fine prosa di autore o invero una realtà agghiacciante dei giorni nostri a ben un quarantennio dalle cose scritte dalla Ortese?
Il paese è in angoscia, in un torpore quasi preagonico, non ‘ deluso ‘ come vorrebbero quasi farci credere gli imbonitori prezzolati dell’occasione, ma tradito e sprofondato in una condizione allarmante di angoscia collettiva.
Ma è una angoscia che stenta ancora a trovare una sua via di emersione, come da un profondo abisso, emersione che consentirebbe peraltro la ricerca collettiva delle responsabilità e dei giusti rimedi.
Scrive per l’appunto Corrado Stajano sul quotidiano ‘L’Unità ‘ del 22 ottobre:

“ ( … ) Non si riesce a capire bene, in quest’Italia dubbiosa, se esiste oppure no, nella maggioranza delle persone, coscienza del clima equivoco in cui viviamo e dei pericoli che corre la Repubblica.
I fatti parlano da soli: la Costituzione stracciata, la riforma dell’ordinamento giudiziario che mette in ginocchio i magistrati, il debito pubblico che pesa come una montagna, i condoni fiscali e quelli edilizi che puniscono gli italiani onesti e distruggono, in nome della speculazione, quel che resta del bel paese, la Finanziaria che sembra il gioco truccato di Monopoli, la promessa ossessionante di tagliare le imposte: un delirio quando in cassa non c’è un centesimo.
E questo mentre il governatore Fazio dichiara allarmato: ‘ La situazione è grave ‘; mentre l’avvocato generale della corte di giustizia dell’Unione europea accoglie il ricorso del sostituto procuratore Gherardo Colombo e chiede alla Corte la bocciatura della legge sul falso in bilancio, in nome della normativa del resto d’Europa; mentre la Commissione europea respinge la proroga della Tremonti-bis incompatibile con le regole dell’Unione sugli aiuti di stato. Un colpo grave. ( … )


Flc - Cgilscuola Lombardia - 26-10-2004
Un nuovo dilemma assilla le scuole lombarde

La domanda si accompagna sempre ad un'altra ("è obbligatorio adottare il portfolio?") ed ha cominciato a serpeggiare già dall'approvazione del decreto legislativo 59 (il primo e sinora unico attuativo della legge 53), diventando scottante all'inizio del corrente anno scolastico e dopo gli interventi in Lombardia di illustri funzionari del Miur i quali, intervenendo in distinte occasioni, hanno comunicato che:
- le schede di valutazione sono abolite,
- il poligrafico dello Stato non le stamperà
- le scuole non se le aspettino e provvedano autonomamente a dotarsi di strumenti per la valutazione.
Dicono sul serio?
La materia è intricata, per le molte incongruenze presenti nei provvedimenti del Miur, ma non è impossibile saldare il ragionamento ad alcuni punti certi.
Il ministero vorrebbe far credere alle scuole che esiste uno strumento di valutazione chiamato portfolio e che ad esso bisogna fare riferimento.
In realtà non è così: il portfolio è nominato e descritto (per quanto riguarda la struttura, la funzione e la compilazione) solo nelle Indicazioni Nazionali; la legge 53 e il decreto 59, in tema di valutazione, non parlano di portfolio: abbozzano una cornice e non entrano nel dettaglio degli strumenti.

È arcinoto che le Indicazioni Nazionali sono allegate in via transitoria al decreto 59 e che la circolare 29, ancorché strumento di legislazione secondaria e quindi di minor valore giuridico rispetto al decreto, ha tuttavia precisato che le Indicazioni sono inderogabili solo per quanto riguarda gli obiettivi di apprendimento. In questa fase, dunque, il portfolio delle Indicazioni non è altro che un'occasione di riflessione e di confronto con quanto già le scuole hanno elaborato in tema di valutazione.
Del resto, non esiste neppure una modulistica ufficiale: le case editrici hanno supplito "motu proprio" all'assenza di modelli ufficiali e hanno offerto sul mercato proprie elaborazioni che si ispirano a quanto descritto nelle Indicazioni Nazionali.
Devono le scuole adottare il modello proposto dalle case editrici? Devono autonomamente costruirsi un modello di portfolio?
Per non perdere la tramontana, è opportuno tenere sempre a mente la distinzione tra processi di valutazione degli apprendimenti e strumenti che si adottano per valutare e per certificare le competenze possedute dagli alunni. Se lo strumento portfolio non è obbligatorio, è tuttavia preciso compito dei docenti procedere alla valutazione degli alunni.
Con quali strumenti?




Simona D'Alessio - 21-10-2004
European Social Forum di Londra
15/17 ottobre 2004


L’incontro che si terrà a Firenze il 23 e 24 ottobre sull’educazione e l’istruzione, nasce proprio in risposta allo European Social Forum di Londra, arrivato alla sua terza edizione dopo Firenze (2002) e Parigi (2003). L’intenzione dell’incontro di Firenze è quello di informare il pubblico italiano su quanto è emerso nel forum internazionale e con la speranza di mettere al più presto in pratica le proposte per la creazione di un mondo e un’educazione migliori formulate a Londra. La capitale inglese, immersa nella sua fitta pioggerella invernale, comunque, non sembra essersi scomposta più di tanto come afferma Susan George, sulla testata giornalistica del The Guardian, nell’edizione di venerdì 15 ottobre, in cui si lamenta la scarsa pubblicità data a questo evento mondiale. Nonostante ciò, il movimento dei no-global di Seattle (1999) è riuscito comunque a garantire la partecipazione di tantissimi delegati e di altrettante persone giunte da tutto il mondo ad ascoltarli, sotto l’insegna di ‘Another World is possible’ (Un mondo diverso - migliore?- è possibile).
Le tantissime organizzazioni, i sindacati (per l’Italia CGIL e Cobas in particolare) e i partiti politici che vi hanno partecipato (in due seminari è intervenuto Fausto Bertinotti) hanno cercato di dare voce alla possibilità ‘reale’ di creare un mondo alternativo a quello esistente. L’evento la cui sede principale è stato l’Alexandra Palace, nella zona a Nord della capitale, ha visto anche lo svolgersi di incontri culturali e di workshop nel quartiere centrale di Bloomsbury, caro a Virginia Woolf, con tante altre iniziative che spaziavano dall’economia all’ecologia, dal cinema all’informazione, dall’educazione alla sanità ecc…
Nelle varie sessioni plenarie si è dibattuto principalmente sulla necessità di creare delle reti di alleanze a livello internazionale tra le diverse organizzazioni, sindacati e partiti politici in modo da stabilire delle modalità di resistenza e di azione per combattere la distruzione dello Stato Sociale, per contribuire al rafforzamento della solidarietà tra i popoli, per opporsi al processo di privatizzazione dell’educazione e del servizio sanitario, per sconfiggere la crescente precarietà dei posti di lavoro, per cancellare il debito pubblico ai paesi del terzo mondo, per favorire lo sviluppo di un commercio equo e solidale, per dare voce ai diritti fondamentali delle persone disabili e la lista potrebbe proseguire ancora.
Moltissimi i seminari rivolti al mondo dell’educazione.
Per citarne alcuni:
Crisi dell’istruzione superiore? Accesso, costi, privatizzazione e democrazia’ ,
‘Globalizzazione, educazione ed Unione Europea’,
‘Un’altra educazione è possibile. Opposizione e resistenza al neo-liberalismo’,
‘Combattere il razzismo a scuola
’.

Alessandro Di Benedetto - 21-10-2004
Documento di adesione allo sciopero del 15 novembre

Il 15 novembre tutta la scuola italiana, dalla materna alle superiori, sciopererà contro la “Riforma” Moratti e contro la politica scolastica del governo. Finalmente, dopo anni di divisioni, lo ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 20-10-2004
Il mondo progredito degli uomini è divenuto un mondo dalla attenzione breve, una attenzione limitata alle quotidiane novità della cronaca, ma lesta a disfarsene delle novità come di un intenso e doloroso fastidio, di una emicrania, tanto quel che accadrà dopo di un fatto, di una tragedia, non importerà proprio a nessuno.
E forse questo atteggiamento rappresenta pur sempre uno strumento di autodifesa consolatoria della attenzione collettiva, sommersa quotidianamente da una immane valanga di notizie, il più delle volte inutili o dannose, per la qualcosa l’uomo del cosidetto mondo progredito, che corrisponde grosso modo al mondo che si professa cristiano, è un uomo che mal si combina con questa era della comunicazione globale; è forse l’uomo del ventunesimo secolo abitatore del mondo occidentale e cristianizzato un “ uomo paleolitico “ di fronte alla aggressività propria dei moderni mezzi di comunicazione ed al loro uso spregiudicato da parte dei detentori del potere politico ed economico.
Può quindi accadere che fatti anche tragici e dirompenti della cronaca vengano prontamente rimossi dalla attenzione collettiva, senza che l’uomo-cittadino del mondo occidentale e cristiano eserciti e gridi forte il suo diritto-dovere di conoscerne il seguito, se non imbattendosi in “ nicchie della cronaca “ particolari, marginali, non essendo orientati i grandi mezzi di comunicazione, anche come servizio pubblico, a farsene opportunamente carico.
La cronaca che segue di Gabriele Romagnoli è apparsa sull’ultimo numero del supplemneto dedicato alle donne del quotidiano “ la Repubblica “.
E’ il seguito, che l’occhio spento della televisione non ha avuto la volontà e la forza di andare a scoprire e svelare, di un fatto di cronaca angosciante avvenuto sui lidi assolati del bel paese, di un paese incompiutamente democratico, di superficiale e abitudinaria osservanza religiosa, immemore della propria storia di paese di emigrazione, che ha rimosso il dramma dei padri costretti in altri tempi a varcare gli oceani per costruire una speranza di vita per sé stessi e per le loro famiglie.
Speranza di vita che oggi, secolo ventunesimo, il bel paese per mezzo delle sue disumane leggi vuole negare alle migliaia e migliaia di cittadini del mondo non progredito, diversamente religioso, che sfuggono alle tragedie della fame, delle malattie e delle guerre debitamente alimentate con il commercio delle armi costruite dal cosiddetto mondo occidentale e cristiano.
E’ un mondo, il mondo occidentale e cristianizzato, che senza attenzione diverrà puranche un mondo senza memoria.
Dir - 20-10-2004

I criteri di reclutamento del personale docente sono stati recentemente oggetto di diversi provvedimenti legislativi che, nonostante si siano proposti di riordinare in maniera definitiva una materia complessa, non hanno saputo soddisfare le ...
Gruppo di lavoro - 20-10-2004
Lo scorso marzo, mentre nelle scuole venivano somministrate da parte dell’Invalsi le “prove di apprendimento” – così vengono denominate dagli esperti del Gruppo di Lavoro – del Progetto Pilota 3, Furiregistro ospitò numerose analisi ed osservazioni sul quel sistema di valutazione in generale e sulla tipologia delle prove in particolare.
Nel frattempo la riforma della scuola - della quale l’Invalsi ed il Sistema di valutazione nazionale che su di esso è stato costruito e decretato sono parte integrante –ha mosso i suoi primi e contrastati passi nella scuola elementare e media.
Ci sembra utile offrire alla lettura ed ai commenti le pagine conclusive del rapporto finale sul PP3, nel momento in cui i risultati stanno arrivando nelle scuole che - a loro volta - li stanno “valutando”
.
Rolando A. Borzetti - 19-10-2004
Sono 81.200 gli insegnanti di sostegno nell'attuale anno scolastico,
il 3,8% in più, a fronte di 160.400 alunni disabili (+4,6%).
Una crescita che ha interessato solo l'organico 'di fatto'. Inchiesta del ''Sole 24 Ore''


Primo consuntivo nazionale sugli insegnanti di sostegno nel 2004-2005. A realizzarlo ieri il quotidiano “Sole 24Ore”, che dopo le tante polemiche delle scorse settimane sui ventilati tagli, si è preso la briga di condurre un’indagine che ha coinvolto tutte le Regioni italiane.
E l’esito è oggettivamente in controtendenza rispetto a quanto paventato, mentre, come evidenziato dal giornale, ricalca quanto evidenziato dal Ministro Moratti “il numero di posti di sostegno e quindi degli insegnanti ha subito un incremento continuo e rilevante, passando da 74mila unità del 2001-2002 alle oltre 79mila del 2003-2004”. E, ricorda ancora il Sole 24Ore citando il Ministro, “per l’anno scolastico in corso saranno circa 2800 i posti in più”.
Ciò premesso, il giornale ha dunque condotto un’indagine regione per regione, con numeri effettivi forniti dagli uffici scolastici regionali.
In definitiva: il numero degli insegnanti di sostegno in Italia è arrivato per il 2004-2005 ad oltre 81mila unità (per la precisione 81.262, uno ogni due ragazzi con problemi), segnando un incremento del 3,8% rispetto allo scorso anno. Un incremento che ha seguito, di fatto, l’aumento degli alunni disabili nelle scuole che, sempre secondo il quotidiano, quest’anno sono 160.455, il 4,6% in più rispetto al 2003-2004.
Tale risultato è tuttavia assicurato quasi esclusivamente dall’organico “di fatto” degli insegnanti, quello cioè che ricomprende anche i posti assegnati in deroga. L’organico di diritto, vale a dire quello che è determinato sulla base del rapporto di un insegnante ogni gruppo di 138 alunni complessivamente frequentanti le scuole statali della provincia è rimasto praticamente uguale allo scorso anno.
Sempre secondo l’indagine del Sole 24Ore, una delle stuazioni più critiche si è verificata in Provincia di Caserta, dove mancano ben 200 delle deroghe previste lo scorso anno (dove c’era un invidiabile rapporto di 1,29). Tanto che, dopo le proteste, è scattata un’ispezione ministeriale. Si tratta solo di un riequilibrio regionale dovuto all’aumento di alunni disabili in altre aree? A Napoli, per esempio, gli alunni portatori di handicap sono aumentati quest’anno addirittura di 600 unità. In generale, tuttavia, in Campania gli insegnanti di sostegno sono quest’anno 300 in più.
Ma, secondo l’indagine, le difficoltà non mancano nemmeno al nord. Evidenziato, infatti, come in Piemonte sia definita, dai responsabili regionali, scarsa la dotazione dei posti di sostegno in organico di diritto, mentre in Emilia Romagna si lamenta la presenza di “pochissimi insegnanti con titoli ad hoc. E, per finire, in Val d’Aosta la Regione impiega 95 ‘operatori di sostegno’ assunti con contratto a tempo determinato; con una selezione aperta a tutti i diplomati. Per un personale privo di formazione specifica.
L’indagine, infine, riporta le considerazioni di Cgil scuola e Fadis (Federazione delle associazioni di docenti per l’integrazione scolastica). Secondo l’organizzazione sindacale, “mantenere basso l’organico di diritto degli insegnanti di sostegno è una scelta politica, per avere maggiore libertà di restringere le autorizzazioni e, di conseguenza, di ridurre i costi del sostegno”.
Per la Fadis, non è solo questione di numeri. “L’impegno di personale non di ruolo – si precisa – oscilla nella scuola italiana tra il 5% e il 10%, mentre nel caso degli insegnanti di sostegno raggiunge in alcune regioni anche il 50%. In questo modo la continuità didattica diventa un miraggio”.



Situazione in Italia degli alunni disabili e degli insegnanti di sostegno - Regione per regione





Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore su dati raccolti dagli uffici scolastici regionali


I Ds incontrano le associazioni dei disabili. Battaglia: ''Nella Finanziaria 2005 il tema dei disabili è stato rimosso: come tutti gli anni, il nulla, forse qualche ulteriore taglio''


Nella Finanziaria 2005 “il tema dei disabili è stato rimosso: come tutti gli anni, il nulla, forse qualche ulteriore taglio”. È la denuncia di Augusto Battaglia, parlamentare diessino, che stamattina – insieme a Luigi Giacco, responsabile politiche dei disabili per i Ds – ha incontrato presso la Camera dei Deputati (nella Sala delle Colonne in via Poli) i rappresentanti delle associazioni dei disabili per un confronto sulle politiche del Governo a loro favore.

G.Gandola, G.Melone, F.Niccoli - 19-10-2004
Le “scuole-polo” per gli stranieri

Come è noto, nell’area milanese consistenti sono stati i tagli subiti in questi ultimi anni dai Progetti stranieri, vale a dire i posti docenti riservati all’integrazione degli alunni stranieri, i cosiddetti ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 19-10-2004
Scrive un cittadino abitatore del bel paese una lettera apparsa sul settimanale “ Il Venerdì “ del 15 ottobre dell’anno del signore 2004, significando compiutamente quanto hanno da pensare tutti gli altri abitatori del bel paese, a ben ragione, ma in pari tempo diffondendo ancora un erroneo convincimento per il quale l’impoverimento materiale, e non solo materiale del bel paese, è da attribuirsi agli ideatori di una maligna moneta che in quanto tale sembra quasi avere avuto insufflata un’anima perversa, e non perversi e malignamente furbi essere stati tutti coloro che nell’occasione hanno provveduto ad arricchirsi svuotando bellamente le tasche degli italioti, senza colpo ferire, sotto lo sguardo distratto ma in fondo benevolo dei governanti del momento, anch’essi della partita, come suol dirsi; ché se della partita non li si può tutti quanti imputare, allora sono stati solo degli sciagurati incompetenti per la qualcosa…

Mi piacerebbe diventare ricco per poter realizzare dei sogni incredibili che però, fino a qualche anno fa, nel periodo pre-euro, riuscivo tranquillamente a realizzare.

Non sto certamente parlando di un cottage in montagna o di una villa in riva al mare, sarebbe troppo.

Desidererei invece essere ricco solo per il semplice gusto di pagare il bollo della macchina, cambiare pneumatici, procedere al famoso bollino blu antinquinamento.

Vorrei essere ricco per poter pagare l’Irpef qualche giorno prima della scadenza e non qualche mese dopo e pagare perfino l’Ici e la tassa dei rifiuti e inoltre le bollette della luce, dell’acqua, del gas, del telefono.

Aggiungo le spese del condominio e la mensa scolastica, gli zaini, i quaderni, le tasse scolastiche ed i libri dei ragazzi che vanno a scuola, uno alle elementari e l’altro al liceo classico.

Insomma, vorrei essere tanto ricco per poter fare tutte quelle cose che fino a qualche anno fa non mi intimorivano mentre ora ( grazie a Prodi e all’euro ) mi mettono in apprensione.


Ed affiora sempre, anche in questa accorata lettera dell’abitatore del bel paese, la memoria corta degli italioti, dimentichi che il mestatore Prodi era di già stato disarcionato dai suoi compagni stessi di viaggio - 1998 - all’entrata in circolazione della moneta maledetta – 2002 –, ovvero nell’anno primo dell’era nefasta dell’egoarca tuttora governante. Al cui buon cuore per le sorti degli abitatori del bel paese si deve la lettera di circostanza che segue.

Michele de Pasquale - 18-10-2004
PER STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE ALLE PRESE CON LA RIFORMA
DELLA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE

Il processo di riforma costituzionale in atto è pressoché sconosciuto ai nostri studenti tranne, forse, che per alcune informazioni di ...
Rosa Maria Lombardo - 18-10-2004
Chi insegna lingue straniere ai bambini, anche piccoli, ha modo, dopo poco tempo, di rendersi conto della valenza formativa di questa esperienza. L’esperienza di accostamento del bambino alla L2 consente di lavorare sui suoi processi conoscitivi e ...
Osvaldo Roman - 16-10-2004
Gratuità dei libri di testo

Che Berlusconi e la Moratti raccontino grandi bugie ormai è noto a tutti. Ecco l’ultimo clamoroso esempio:
La finanziaria che non taglia la scuola taglia di netto i 103 milioni di euro che dal 1998 la legge ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 15-10-2004
“ ( … ) Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza . ( … ) “
( Diligentemente ponderata e vergata con ferma mano per la diffusione del suo nobile pensiero da uno statista del calibro di certo Tremaglia Mirko ...
Dedalus - 13-10-2004
Che differenza c’è tra figura (docente) e funzione? Dicesi FIGURA “la persona stessa, in rapporto alle caratteristiche che riassume in sé, in rapporto al ruolo, alle funzioni che deve svolgere”.
Si intende per FUNZIONE “un’attività che una persona ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 13-10-2004
“ ( … ) Chi si vergogna del ministro italiano quando i disperati in fuga dalle nostre guerre e dalle nostre carestie, vengono caricati come pacchi sugli aerei della deportazione appena approdano sfiniti a Lampedusa;

chi non sopporta di vederli ...
Gennaro Capodanno - 11-10-2004
Una buona notizia per gli studenti napoletani. Con circolare prot. 17520/P del 6 ottobre scorso il direttore generale scolastico per la Campania, Bottino, ha emanato le disposizioni indirizzate a tutti i Dirigenti scolastici della scuole statali e ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 09-10-2004
Ha scritto Umberto Galimberti nei giorni più afosi di questa ultima estate, allorquando il clap-clap nazionale era al meglio del suo dirompere, e l’onda lunga della trasgressione ispirata dalla torrida stagione coinvolgeva magnificamente le genti del bel paese, impegnatissime in statuarie esposizioni al sole delle affaticate membra, incuranti o perlomeno dimentichi delle afflizioni passate ma comunque incombenti al ritorno dei primi refoli freschi , forieri questi di ben altre tempeste:

“ ( … ) Dopo vent’anni di televisione commerciale, la cultura, per diffondersi, deve fare i conti con la pubblicità e con il mercato, e quindi, per via di questi conti, deve abbassare paurosamente il livello e diventare sempre meno “ cultura “ e sempre più “ spettacolo “.
E questo perché abitiamo un mondo che i media hanno reso più visivo che riflessivo, più emotivo che ponderato.
Se ad esempio un uomo di pensiero va in televisione è bene che non parli più di 10 secondi e soprattutto che sia capace di riempire quel tempo con slogan efficaci e con dettati ipnotici, che non sono cultura ridotta in pillole, ma riflessi narcisistici che riverberano non tanto l’efficacia del pensiero, quanto la prontezza dei riflessi.
( … ) A questo punto all’intellettuale non resta che prodursi in una sorta di “ schizofrenia funzionale “ che gli consenta di dividersi tra l’uomo di spettacolo per far arrivare al pubblico qualche scampo culturale, e l’uomo di studio capace di chiudersi rigorosamente e per la maggior parte del suo tempo nello spazio confortante dei suoi libri, per recuperare, non davanti agli altri, ma davanti a se stesso, quel minimo di dignità che gli consente di maturare qualche degno pensiero da destinare a quella volgarizzazione che si chiama “ divulgazione “.
Questo compito non è mortificante per l’intellettuale, che ha comunque il vantaggio di condurre una vita non alienata. E’ mortificante per la cultura che, per sopravvivere, ( … ), deve rivestire i panni della spettacolarità.


Il brano riportato è tratto da uno scritto di Galimberti dal titolo “ L’applausometro del pensiero “ ed è apparso sul quotidiano “ la Repubblica “ del 3 luglio.
La omologzione della televisione pubblica ai caratteri propri della televisione commerciale è il peccato più grande compiuto, nel corso degli anni, da tutti coloro che si sono avvicendati nella sua gestione.
Non esiste colorazione politica o di schieramento alcuno che possa in qualche modo accampare una differenziazione di atteggiamento e di comportamento, tanto che tutti i gruppi dirigenti, di qualsiasi schieramento politico che abbiano avuto responsabilità dirette, hanno fattivamente concorso alla creazione dello sfascio odierno del servizio pubblico televisivo.
Da occasionale spettatore di spettacoli di intrattenimento è potuto accadere anche a me, nel pomeriggio di una recentissima domenica, assistere alle scempiaggini di una trasmissione condotta allegramente su di una rete Rai che, nell’occasione, si era premurata di fare intervenire un intellettuale di grande risonanza, il poeta Tonino Guerra; la sua presenza era di certo la necessità di dare alla trasmissione una parvenza di intelligenza e credibilità.
Il tutto è filato incentrando l’essenza e l’attenzione della vacua orrenda trasmissione sulla presenza di un altro ospite e delle di lui avventure amorose, stante la celebrata e riconosciuta dai più sua capacità di conquistare i cuori delle più celebri bellezze femminili.
Quanto sarà costata al cittadino utente quella sbalorditiva ed inutile partecipazione? E’ potuto accadere che l’intellettuale di turno, rompendo forse gli schemi consolidati e le abitudini imposte, abbia al momento del congedarsi “ strigliato “ sia i responsabili della trasmissione sia i partecipanti della stessa, con un parlar fuori dai denti meritevole di essere ripreso, nei giorni successivi, dalla libera stampa del bel paese. Ed invece il nulla sullo scabroso episodio.
E spiando nel giardino altrui, dove l’erba del vicino è sempre più verde, riporto la corrispondenza di Udo Gumpel, tedesco, ma che vive e lavora a Roma come corrispondente del servizio pubblico di quel paese dal lontano 1984. E’ come spiare attraverso il buco della serratura altre realtà tanto vicine a noi geograficamente, ma distanti anni-luce nella conduzione e nella considerazione sociale, e scoprire che il verde degli altri è effettivamente un verde diverso.
Claudia Fanti - 08-10-2004
LA STORIA NELLA SCUOLA DI BASE: UNA DISCUSSIONE

Una vasta mobilitazione di insegnanti e docenti universitari, che criticano le indicazioni ministeriali sui programmi di storia nella scuola di base, e discutono sulle forme di insegnamento della disciplina. Le Voci ne rendono conto, pubblicando il testo di un appello e alcune osservazioni di Rolando Dondarini, seguiti dalle indicazioni normative.
È un piccolo contributo alla discussione aperta e documentata; nella convinzione che, al di là delle diverse posizioni, nella riforma in corso manca proprio la ricerca di un confronto pubblico - ed è una mancanza grave. Nella rubrica delle segnalazioni sono indicati anche i prossimi incontri su questo tema.
Chi aderisce all'appello può rispedire il testo all'indirizzo: rolando.dondarini@unibo.it specificando i propri dati. Il testo e l'elenco delle adesioni anche all'indirizzo web:
http://xoomer.virgilio.it/festastoria/Appello.html
(Rolando Dondarini è docente di storia medievale e didattica della storia all'università di Bologna).
Osservazioni e commenti - e benvenuti i discordi - a insegnare@iger.org


Comitato Genitori ed Insegnanti di Soliera - 06-10-2004
E’ di spessore e variegato il movimento che ormai dall’anno scorso chiede in diverse forme e in sostanza l’abrogazione della “Riforma Moratti”.

Dall’inizio dell’anno scolastico sono continue le iniziative di raccolta firme che vedono, in generale ...
Pierangelo Indolfi - 05-10-2004
Con una certa delusione nel volto, mia figlia Letizia mi mostra un passaggio del suo libro di letteratura latina del primo liceo classico.

Su di esso è presente il seguente passo:
"Un'analisi accurata del lessico latino nella sua fase ormai ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 04-10-2004
Sol chi difetta della memoria storica ha potuto illudersi che attorno alla vicenda delle due Simona si potesse cementare la solidarietà senza etichette, propria di un vero e grande paese.
Ma questo bel paese non ha mai vissuto della solidarietà vera e disinteressata, non ha mai riposto la sua litigiosità se non all’interno degli ambiti del più deleterio familismo, delle sue varie sacrestie e confraternite, che ricoverano convenientemente, all’occorrenza, anche i figuri più spregevoli che possano in esso liberamente circolare.
E’ un paese disgraziato in verità, poiché non riesce a gioire nel suo più profondo neanche in presenza delle sventure le più tragiche e strazianti; esse servono invece a cementare la solidarietà all’interno delle opposte fazioni, a far sì che i vincoli, anche i più abietti ed incoffessabili, trovino modo di rinsaldarsi per esere pronti alla controffensiva alla occasione prossima ventura.
le vicende di questi nostri giorni sconfortanti confermano come non possa esserci nel bel paese fatto, avvenimento o qualunque altra cosa che siano apportatori di disinteressata, vera solidarietà.
E’ il bel paese la culla dei “ pacificatori in armi “ che dileggiano i “ pacifisti senza armi “, i quali ultimi accorrono ovunque armati solo delle loro idee, del loro disinteresse, del loro grande animo, e con quelle armi faticano, aiutano e muoiono.
Non c’è spazio per loro nel pensiero unico dominante nel bel paese; a loro viene richiesta l’abiura, in cambio di una loro ammissione sul palcoscenico unico e dominante dei moderni mezzi di disinformazione. E se l’abiura non perviene nel tempo utile e stabilito il dileggio è d’obbligo...

Dedalus - 01-10-2004

“La Riforma una cosa positiva l’ha prodotta: ha scatenato in genitori e insegnanti la voglia di confrontarsi sulla miglior scuola possibile, che non è quella della Moratti, ma forse nemmeno quella che c’era prima”. E ancora: “Il tempo pieno va ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 01-10-2004
Una prima vita

“ ( … ) Magari guadagnassi 1300 euro netti al mese. Sono dipendente del Comune di Siena dal ’98, come istruttore programmatore a tempo pieno e guadagno qualche manciata di euro oltre i 1000. In più il potere di acquisto è relativo ...
un pentito di essere iscritto alla cgil scuola - 29-09-2004
Da Italia Oggi del 28.09.2004
"Sul tutor ora si cerca l'accordo"

"Tutti fermi, senza contratto non c'è tutor a scuola che tenga. È ´opportuno' attendere la conclusione delle trattative relative all'articolo 43 dell'intesa nazionale, che prevede ...
Fabrizio Dacrema - 28-09-2004
NUOVE OPPORTUNITA’ PER FERMARE LA MORATTI E PROPORRE ALTERNATIVE

L’ultimo incontro Governo-Sindacati (23 ottobre) ci consegna il messaggio di un Ministro, sempre oscillante, ma ora più propenso ad evitare lo scontro frontale.
In sintesi queste sembrano essere le ultime posizioni sull’attuazione della legge 53:

 dopo le circolari intimidatorie, la minaccia di sanzioni e il “tintinnar di sciabole” all’ingresso delle scuole disobbedienti, ora il Ministro è tornato al più morbido linguaggio della flessibilità, della gradualità e della sperimentazione;
 sta cercando risorse per la scuola dell’infanzia (nuove professionalità per l’anticipo e generalizzazione) e per l’attuazione del decreto sul diritto-dovere all’istruzione;
 anche per il prossimo anno scolastico i criteri di determinazione degli organici saranno quelli attuali;
 in relazione al tutor sembra prevalga l’orientamento a considerare sperimentale l’anno scolastico in corso, a non obbligare le scuole all’attribuzione dell’incarico ad una parte dei docenti e a rispettare, comunque, le competenze della contrattazione nazionale per decidere in merito alle modalità attuative.

Al di là della credibilità degli impegni presi nella ricerca di nuove risorse e delle promesse a non modificare in senso restrittivo le modalità di determinazione degli organici (dove troveranno le risorse per realizzare i pesanti tagli facilmente prevedibile per la finanziaria 2005?), dalle affermazioni del Ministro si possono desumere le seguenti conseguenze:

 anche per il tutor, come per l’anticipo nella scuola dell’infanzia, nulla può essere deciso nelle scuole fino a quando non sarà conclusa la contrattazione tra Aran e Organizzazioni Sindacali;
 le scuole non saranno comunque obbligate ad attribuire l’incarico a svolgere la funzione tutoriale ad una parte dei docenti (sperimentazione significa che i docenti possono scegliere);
 le scuole potranno continuare ad assicurare agli alunni le funzioni tutoriali (tutoraggio, orientamento, documentazione, relazione con le famiglie e con il territorio, coordinamento delle attività) attribuendo la responsabilità a tutto il gruppo docente e affidando le modalità di organizzazione didattica e professionale alla scelta autonoma dei collegi e dei gruppi docenti;
 anche nell’anno scolastico 2005/06 (l’ultimo di questa legislatura) le scuole potranno progettare un’offerta formativa unitaria di almeno 30 ore senza divisioni interne tra quota oraria obbligatoria e quota facoltativa (traduzione: senza fare lo “spezzatino”) perché gli organici saranno determinati su un tempo scuola di 30 ore, con l’aggiunta eventuale del tempo mensa (è comunque grave che il Ministro non abbia assicurato nulla sulle compresenze).
Teo Orlando - 27-09-2004
Segnalo che su "La Stampa" del 25 settembre, nella prima pagina dell'inserto "Tuttolibri", è stata pubblicata l' introduzione di un libro intitolato " Tre più due uguale zero": si tratta di un'impietosa analisi non solo della riforma universitaria, ...
Comitato Provinciale a sostegno della Scuola Pubblica - 25-09-2004
Il Comitato Provinciale a sostegno della Scuola Pubblica ha indetto una manifestazione provinciale per sabato 2 ottobre nell'ambito della mobilitazione promossa dall'Assemblea Nazionale dei Coordinamenti Cittadini in difesa della Scuola Pubblica.
In allegato troverete il volantino a cui chiediamo di dare massima diffusione.

Dedalus - 24-09-2004
A quanto pare, dopo una fase improntata alla cautela, il Sole24ore-Scuola ha deciso di “scendere in campo” con maggior determinazione sulle questioni più spinose della Riforma Moratti, in particolare sulla questione del tutor, figura sulla quale si ...
Valerio Pedrelli - 23-09-2004
PC ai docenti a prezzi stracciati: è il nuovo slogan pubblicitario di chi vuole fare della scuola e dei suoi operatori un mercato di incompetenti. Per fortuna gli insegnanti non sono cosi' sprovveduti per cadere in questi imbrogli. Basta leggere alcune delle innumerevoli e-mail della lista specializzata di docenti e-tutor (ANITEL), prove alla mano, per rendersene conto. Qui non centra la politica, qui si parla di competenze e quindi, per fortuna, tutto è dimostrabile! I messaggi originali sono archiviati da Yahoo in http://it.groups.yahoo.com/group/anitel/

Un qualsiasi lettore super partes puo' autonomamente trarne le conclusioni (grazie per avercele risparmiate!)
Valerio Pedrelli
Presidente Anitel


Francesco Di Lorenzo - 23-09-2004
Con questa intervista Enzo Spaltro ci aiuta a riflettere attraverso alcuni pensieri sulla scuola italiana, dando un contributo utile a smuovere 'coscienze', a scardinare concezioni superate e a dare più ordine all'universo scolastico che offre spesso risposte inadeguate agli inevitabili cambiamenti che sono in atto nella nostra società.
Egli ci indica alcune strade per il presente e per il futuro parlandoci di 'sviluppo della soggettività', che significa avere a che fare con più idee e più conflitti che generano più ansia, e ci invita ad accettare che più soggettività, più idee, più conflitti creano più ansia ma anche più possibilità di cambiamenti. Compiere questo importante 'passaggio' significa sfidare la volontà di chi domina con l'ortodossia e agisce distruggendo - oppure oscurando - qualsiasi alternativa di pensiero.
Insomma, c'è bisogno di smascherare "coloro che temono di stare meglio oggi e peggio domani e così facendo diventano oppositori di ogni possibile benessere".
Ci parla, inoltre, di una “ BELLA SCUOLA ” che si trova oltre i molti dogmi ancora esistenti sull’argomento (e non solo), rendendo esplicito il concetto che il bello deve ancora arrivare e sarà una fonte di “futuro” e di benessere per chi nella scuola vorrà continuare a crederci e a lavorare.






Genitori di Carpi - 23-09-2004
Alla c. a. della Stampa e delle Emittenti locali

COMUNICATO STAMPA


Iniziano la scuola all’insegna della dequalificazione i 50 alunni delle due classi prime a tempo pieno della scuola elementare “Giotto” di Carpi.

All’iscrizione dei propri figli alla prima elementare per l’anno scolastico 2004/2005, i genitori di 50 bambine e bambini hanno optato per il tempo pieno ed hanno scelto la scuola elementare “Giotto”, essendo previste ormai da anni, in questo plesso, due sezioni a tempo pieno, effettivo, ovvero con due insegnanti in ogni classe per un orario complessivo di 40 ore e un certo numero di ore di compresenza.
A fronte di notizie circa la difficoltà a garantire il tempo pieno così come sempre inteso, i rappresentanti dei genitori delle classi della scuola elementare “Giotto”, insieme ai genitori degli alunni delle future classi prime, hanno manifestato la propria profonda preoccupazione al Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Carpi 2, di cui la scuola “Giotto” fa parte, e al CSA di Modena (ex provveditorato), chiedendo ed ottenendo un incontro con la D.ssa Scavone e il dirigente D.r Guarro per avere informazioni precise e rassicurazioni circa la garanzia dei propri diritti.
.......................................................................................

Il tempo pieno è garantito, ma non a tutti coloro che l’hanno richiesto, bensì ad un numero di alunni (e famiglie) pari a quello che lo richiese cinque anni fa, quando iniziarono la prima elementare gli alunni che sono usciti quest’anno dalle quinte.

…Guardare avanti per un Paese che scommette sul futuro!

THIS IS THE MORATTIAN LW (LOW QUALITY) SCHOOL, ISN’T IT MISTRESS MORATTI?


I Rappresentanti di Classe dei Genitori anno scolastico 2003/2004
I Genitori delle classi prime dell’anno scolastico 2004/2005
della Scuola Elementare “Giotto”
Istituto Comprensivo Carpi 2



LEGGI IL COMUNICATO SCRITTO DA UN GRUPPO DI GENITORI


Aldo Ettore Quagliozzi - 22-09-2004
Ammiccano da una immagine apparsa di recente sui maggiori settimanali del bel paese tre belle e oneste facce di tre famosi conduttori di programmi televisivi di approfondimento o di intrattenimento.
A quelle loro facce belle e oneste la terza rete del tubo catodico del servizio pubblico si affida per un rilancio o meglio in qualche caso per una riconferma presso la gente dei programmi prodotti, e che vengono fortunatamente riproposti nella imminente stagione televisiva, ché una volta le stagioni in verità erano legate a ben altri avvenimenti e scenari della natura; ai tre programmi, che saranno condotti come sempre magistralmente dalle belle ed oneste tre facce, si affida il compito, ahimè invero ingrato, di raccontare il bel paese, tanto è che l’immagine in questione si presenta con un titolo che la dice lunga sulla sua filosofia di fondo, “ L’Italia in cui viviamo “ e con un sottotitolo “ Tre programmi che danno voce al Paese ”.
Il proposito è dei più meritevoli di incoraggiamento e di gratificazione da parte del pubblico, e così si spera.
Sono anni oramai che il servizio pubblico ha di fatto rinunciato a svolgere convenientemente e doverosamente il suo ruolo direi istituzionale, essendosi posto in concorrenza alla televisione commerciale con la stessa sua spregiudicatezza ed insensatezza; per i soccombenti utenti è rimasta pur tuttavia una nicchia di salvezza nella terza rete del che, sfidando in tante occasioni l’ordine televisivo costituito, ha cercato di assolvere al meglio la propria funzione di voce del servizio pubblico.
I guasti creati da una fallimentare politica di programmazione del servizio pubblico ha fatto sì che lo stesso sia deperito in fatto di ascolti e di raccolta pubblicitaria, a tutto vantaggio della concorrenza commerciale che si è ingrassata sino all’inverosimile e con i ben noti ed enormi ritorni finanziari. E non poteva che essere altrimenti.
Torna allora utile e saggio rileggere ad oltre trenta anni dalla loro pubblicazione, ancorché attualissime, le parole scritte da Pier Paolo Pasolini il 9 dicembre 1973 sul quotidiano “ Il corriere della sera “ a proposito di acculturazione e dell’ uso dei moderni mezzi di comunicazione per la creazione del consenso popolare.
Gilda degli Insegnanti - 22-09-2004
Lo ha chiesto la Gilda degli Insegnanti con una lettera inviata ai presidenti delle Regioni. L’appello è stato rivolto ai governatori, perché facciano da tramite con i Consigli regionali per promuovere l’indizione della consultazione popolare.

L’articolo 75 della Costituzione, infatti, dispone che i referendum possano essere indetti, oltre che con la presentazione di 500mila firme di cittadini, anche con una richiesta di 5 Consigli regionali.

L’invito a promuovere la cancellazione della riforma è stato motivato dalla Gilda con una serie di argomentazioni. Tra queste, la riduzione oraria delle discipline, e la soppressione di insegnamenti fondamentali. La Gilda degli insegnanti contesta, inoltre, la distinzione delle materie in facoltative e opzionali, l’introduzione di gerarchie tra i docenti e l’abbandono della concezione della scuola come istituzione della Repubblica in favore di una scuola supermercato deregolata e autoreferenziale. La lettera si conclude con un invito ai presidenti delle Regioni a fermare la riforma che, secondo la Gilda, determinerà, tra l’altro, un progressivo abbassamento qualitativo dei processi di apprendimento e di insegnamento.

L’invito al livello politico regionale a promuovere un referundum ha inoltre l’obiettivo di richiamare alle loro responsabilità sia la classe politica sia la società civile. La scuola non può né deve essere solo un problema degli insegnanti e dei loro sindacati.
Nadia Superina - 21-09-2004
A proposito della pubblicazione della mia lettera sulle 3 I, vorrei solo precisare che la versione pubblicata da Repubblica e da voi citata era stata tagliata. Vi invio l'originale, pubblicato integralmente da Il secolo XIX, poichè ritengo che la ...
Redazione - 21-09-2004
Riceviamo da altra lista e pubblichiamo, ponendoci la stessa domanda.

AIUTO!

Fate circolare, per favore, e segnalate analoghe perle dai libri dei vostri figli!

"Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. ...
Coord. Naz. per la Jugoslavia - 21-09-2004
Il sequestro dei volontari del “Ponte per” aggiunge un ulteriore drammatico tassello all’escalation della sporca guerra in Iraq. Il Ponte è una delle organizzazioni non governative presenti in Iraq da più tempo. Si è sempre adoperata contro l’embargo che ha decimato per più di un decennio la popolazione irachena, ha in campo da anni progetti di solidarietà, si è sempre schierata apertamente contro la guerra ed è stata il motore di numerosi convogli di aiuti umanitari diretti alle città irachene bombardate e assediate dalle truppe statunitensi e del governo fantoccio iracheno. Quest’ultimo ruolo sembra essere quello che ha portato prima il giornalista italiano Baldoni e poi le due Simone e i cooperanti iracheni del “Ponte per” nel mirino degli squadroni della morte.
Una ricostruzione attenta del sequestro e della “morte” del giornalista Enzo Baldoni aiuta meglio a comprendere il perché siano stati colpiti i volontari del “Ponte per”. Baldoni e il suo collaboratore, il palestinese Ghareeb, erano stati tra gli organizzatori di quei convogli umanitari che in questi mesi hanno forzato gli assedi di Falluja e Najaf, portando acqua, viveri, medicine alle popolazioni assediate. Questi convogli sono nati spessi nella sede del “Ponte per” a Bagdad, diventata un punto di riferimento per tanti giornalisti, volontari, attivisti che cercano di documentare la vita quotidiana nell’Iraq occupato militarmente ma non certo normalizzato. Spesso devono forzare l’inattività della Croce Rossa Italiana che il commissario governativo Scelli sta privando della sua neutralità e credibilità facendone uno strumento collaterale e non indipendente delle forze militari di occupazione. Ma questi convogli umanitari alle città assediate non sono più tollerati dai comandi militari statunitensi. Il settimanale “Diario” del 9 settembre, basandosi sulle corrispondenze di Baldoni, riferisce la frase di un ufficiale americano “Noi vogliamo prenderli per fame e voi andate a portargli i viveri?”. Il collaboratore di Baldoni, il palestinese Ghareeb, era un organizzatore infaticabile di questi convogli e conosceva e collaborava con i volontari del “Ponte per” a Bagdad.
In Iraq si sono susseguiti omicidi orribili, attentati suicidi o autobomba che in alcuni casi si attagliano alla categoria del terrorismo, ma in larghissima parte ci sono state e continuano ad esserci iniziative armate o di massa (vedi i movimenti dei disoccupati o delle donne) dirette contro le forze militari occupanti che rientrano nella categoria della resistenza. Confondere soggetti e progetti diversi in una unica categoria (il terrorismo islamico) è ingiusto e fuorviante.
Domenico Chiesa (Cidi) - 18-09-2004
Nell’assenza totale di un piano di attuazione, con le risorse che subiscono una continua erosione, con gli insegnanti informati dalla pubblicità televisiva e dopo mesi in cui è emersa un’opposizione che ha coinvolto insegnanti e genitori in modo forte e diffuso, è partito il “vascello fantasma”.
Cosa succederà?
È fondamentale non cadere da un lato nella rassegnazione dando per acquisito che la nostra scuola sia ormai destinata ad una inversione di rotta controriformatrice ormai in fase di attuazione e dall’altro in forme di opposizione rinunciataria: la scuola non può fermarsi né tanto meno tornare indietro e la partita è ancora aperta.
La scuola ha bisogno che sia riattivato e ulteriormente sostenuto un processo profondo e condiviso di innovazione all’interno di una prospettiva alta che non può non basarsi sul mandato che le deriva dalla Costituzione.
Un processo innovativo che deve svilupparsi da un dibattito ampio nel Paese, che deve individuare i punti critici su cui intensificare il cambiamento, che deve poter disporre delle risorse necessarie verso cui orientarsi in modo condiviso, che deve vedere protagonisti attivi e responsabili i soggetti della scuola.
Nello sviluppo della logica cooperativa e dell’integrazione, nella condivisione delle responsabilità educative per accompagnare ogni ragazza e ogni ragazzo a costruirsi una piena e alta cittadinanza, è possibile rilanciare un processo virtuoso che mantenga e rilanci un sistema formativo democratico nel rispetto del mandato costituzionale.


Aldo Ettore Quagliozzi - 18-09-2004
Se i numeri mantengono ancora una loro validità ed esprimono al contempo come vanno le cose nel mondo, illuminante è la pagina tratta dal volume “ Che cosa ci siamo persi “ scritto dall’americano Graydon Carter e pubblicato presso i tipi dell’editore Little Brown all' antivigilia del terzo anniversario della orrenda strage delle due torri.
I numeri, nella loro aridità e spietatezza, riescono forse meglio a rendere del successo o dell’insuccesso delle azioni degli umani; nel caso in esame è il successo o l’insuccesso di una amministrazione americana che si concede il privilegio di determinare la storia del mondo e le sorti di milioni e milioni di esseri umani.
Ma anche un grande e veritiero spessore conservano ancora le parole, se ascoltate con umiltà e spirito di umana comprensione.
"...Siamo andati oltre ogni ragionevole limite... “Afferma Stephen Roach, capo economista della Morgan Stanley, il massimo in fatto di banche di investimento e di attività finanziarie.
Ma questo è il senso della guerra globale e mimetizzata sotto la formula magica della lotta al terrorismo che la superpotenza intende portare avanti ed intensificare oltre ogni ragionevole limite.
Sono quelle prerogative economiche e di benessere anche solo effimero, proprie di una super potenza, che devono essere difese ad ogni costo, costi quel che costi, e che hanno un prezzo in fatto di sicurezza interna ed esterna, di degrado ambientale e marginalmente ma non tanto, a seconda dei punti di vista, con la scelta non determinata dal caso, ma obbligata ed imposta, di scacciare dal godimento delle risorse della Terra le moltitudini che farebbero scoppiare gli equilibri con una deflagrazione tale che la vita terrestre ne verrebbe definitivamente compromessa, con grande rammarico in special modo per una dissennata parte della specie ( dis ) umana, che l’altra parte, la stragrande maggioranza, vive di già nel suo inferno di fame, emarginazione e morte.

Sergio Delli Carri - 15-09-2004
Solo il 2 settembre Fabrizio Dacrema della Segreteria Nazionale della CGIL Scuola ci rassicurava sulle possibilità che abbiamo di resistere sulla faccenda del tutor, nonostante le minacce di sanzioni contro i Dirigenti Scolastici che non hanno ancora ...
Gennaro Capodanno - 15-09-2004
Le responsabilità del pessimo stato nel quale versano molte scuole pubbliche, specialmente nel meridione d’Italia, rispetto ai problemi della sicurezza non sono solo degli Enti locali proprietari, vale a dire Comune o Provincia, ma anche dei ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 14-09-2004
Mesi addietro è potuto straordinariamente accadere che nel bel paese del tubo catodico monopolizzato sia stato mandato in onda, ad una ora impensabile e senza uno straccio di informazione-pubblicità, uno dei tanti servizi divulgativi, pregno di una certa attendibilità scientifica, sulle attuali condizioni delle risorse e dei consumi del pianeta Terra e del suo drammatico divenire.
In questo momento mi difetta tanto la memoria sia per il titolo del servizio, quanto per gli autori dello stesso. La qualcosa non fa perdere però di importanza al succo stesso del servizio allora presentato e clandestinamente trasmesso dal tubo catodico monopolizzato; con poche parole, nel servizio si prospettavano gli scenari futuri sul pianeta Terra in fatto di consumi energetici e di equilibrio nel biosistema terrestre.
Aldo Ettore Quagliozzi - 11-09-2004
L’8 di aprile dell’anno 2003 in Bagdad venivano abbattute le effigie del sanguinario dittatore, tra il tripudio degli operatori televisivi, dei fotoreporter, degli amanuensi della stampa e della folla allo scopo raccolta nelle adiacenti vie cittadine e nella famosa piazza opportunamente convogliata.
Ma qualche giorno prima della fatidica gloriosa data il “ Von Clausewiz all’italiana “, senatore Umberto Bossi, così arringava le falangi padane pronte alla lotta al saraceno ed allo straniero tutto:

( … ) La guerra? Boh… il tempo di fumare un toscano ed è finita. ( … )

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Comitato per la Scuola della Repubblica - 11-09-2004
Durante l’ultima riunione, che si è svolta il giorno 8 settembre 2004, il Comitato fiorentino FERMIAMO LA MORATTI, si è confrontato sulla situazione delle scuole a pochi giorni dall’inizio del prossimo anno scolastico. La presenza alla riunione di molti coordinamenti genitori e di molti insegnanti, oltre alle associazioni, ha segnalato lo stato di profondo disagio con il quale ci si avvia a ripartire.

Emerge, dalla discussione, un quadro generale di dequalificazione e precarietà.

Il blocco degli organici, garantito per questo anno scolastico (anche grazie alle mobilitazioni) non è infatti riuscito a contenere lo sconvolgimento, organizzativo e didattico, introdotto dal primo decreto attuativo.
Il nostro convincimento è che solo attraverso un’azione unitaria tra il mondo sindacale e le associazioni/comitati dei genitori e degli insegnanti si possa provare concretamente a cambiare la situazione.

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Brunella Presbiteri de Lassis - 11-09-2004
Immissioni effettuate su graduatorie fasulle, ventimila ricorsi ed un'intera classe docente infuriata: questi i risultati dell'operato del MIUR.
Le graduatorie permanenti, il canale principale di reclutamento dei docenti precari, risultano così ingestibili; non ci vuole un genio per capirlo. E in un contesto già reso difficile dalla scelta del governo che aveva bloccato le assunzioni un anno dopo aver espletato le prove del concorso ordinario a cattedre, bandito peraltro a distanza di dieci anni dal precedente.
Il quadro è perfettamente coerente alla cornice: il processo di decadimento della scuola italiana partito con l'abolizione degli esami di riparazione e, passando per l'estensione dell'obbligo scolastico, arrivato al diploma di massa. Questa è soltanto la conclusione naturale della storia: dal “ diamo un diploma a tutti ” al “ diamo un'abilitazione a tutti ” il passo è davvero breve.

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Rolando A. Borzetti - 10-09-2004
Invio da Rivista del Volontariato numero 8-9/2004
Mensile di informazione a cura della FIVOL Fondazione Italiana per il Volontariato. Bellissima.


Intervista a Lucia De Anna, docente di Pedagogia Speciale e direttore del Dipartimento di Scienza della formazione dell’attività motoria e dello sport all’Iusm, Istituto universitario di scienze motorie.

Qual è secondo lei la funzione della scuola rispetto l’attivazione di processi d’integrazione, e la riforma Moratti assolve a tale compito?

«La scuola deve venire incontro ai bisogni speciali dei diversi, che possono essere riferiti ad una situazione di disabilità o di diversa cultura, di diversa mentalità o di svantaggio socio culturale. Mi sembra che la riforma Moratti non abbia costruito niente per venire incontro a queste diversità: il modello proposto dalla riforma non tiene conto delle differenze, delle diversità.
La mia preoccupazione è che la riforma vada nella direzione di dare risposte su misura, che poi è anche il discorso di fondo della Moratti: la scuola su misura. Ebbene, secondo me la scuola su misura può avere anche dei rischi, perché questo presuppone che io debba dare risposta direttamente alla persona, senza creare un contesto educativo, senza lavorare sul contesto. Lavoro sulle persone, mi concentro sul singolo, che sono comunque cose importanti, ma credo che la scuola debba partire essenzialmente dalla costruzione del contesto, per poi dare eventualmente risposte anche al singolo».
Redazione - 10-09-2004

Non sappiamo se (e quando) sarà possibile recuperare i resti di Enzo Baldoni per esaudire le sue ultime volontà
Del suo ultimo viaggio ci rimane una testimonianza ed una foto pubblicata su un sito internet. Un fotogramma che rende tutta la drammaticità degli ultimi istanti e che Frg non pubblicherà. E questo non (o, meglio, non solo) perché lo ha chiesto la famiglia. Ma perché preferiamo ricordarlo per quello che era: un uomo che amava la vita e ne affrontava le avversità senza prenderla troppo sul serio.
Ciao Enzo



09.09.04 - IO, ENZO E L'ULTIMO VIAGGIO


Su "Panorama" di questa settimana e' uscito un mio articolo su Baldoni. Una testimonianza che mi e' stata chiesta e che ho molto volentieri espresso. Mi hanno chiesto di parlare soprattutto delle nostre differenze: e differenze c'erano. L'ho scritta come amico di Enzo, non come giornalista. Insomma non per mestiere, per una volta. A corredare l'articolo hanno pubblicato la solita foto di noi due insieme, quella che proprio non mi piace nonostante le correzioni apportate dai bravissimi amici di Bloghdad.


Allora qui ne metto un'altra che mi ha scattato Enzo lo stesso giorno, in ospedale. La preferisco, anche perche' sono i suoi occhi in quel momento a vedermi.






Redazione - 10-09-2004
Riceviamo da Carta.org e pubblichiamo


Con queste parole, ³un assordante silenzio², quelli di ³Un ponte per² definiscono la situazione: si aspetta [scriviamo alle 17 di giovedì] un video, un messaggio, da parte dei rapitori delle due cooperanti ...
Diana Cesarin - 10-09-2004
La scuola e in generale il lavoro educativo coi bambini sono nell’occhio del ciclone: a Beslan nell’orrendo massacro che si è svolto in luogo della festa di inizio anno, nel rapimento delle “Due Simone” che sono in Iraq per lavorare coi bambini

Ci sono bambini di Beslan i cui occhi si sono chiusi per sempre: non potranno più vedere nè vivere nel mondo. Altri continuano a tenerli chiusi: non lo vogliono più vedere un mondo cosi’.

E ci sono bambini e bambine di tutto il mondo che hanno visto infrangersi la possibilità della sicurezza nei corpi nudi e sporchi, negli occhi sgranati e attoniti dei loro coetanei sopravvissuti a quell’incubo.

Gli adulti sapranno aiutarli ad andare oltre, ad elaborare, a capire che nel mondo possono accadere anche cose di questo tipo e che bisogna impegnarsi e lottare perché non accadano più, come ha invitato a fare Giovanni Bollea?
Aldo Ettore Quagliozzi - 09-09-2004
Lentamente, ma molto lentamente e mestamente, si spegne nell’aria del bel paese l’assordante clangore nazionale del clap-clap di zoccoli, ciabatte, sandali, che ha ritmato il periodo obbligato delle ferie, questa volta più brevi del solito in quanto le disponibilità delle famiglie sono state falcidiate, a detta dell’egoarca, dal solo percepito e quindi inesistente carovita.
E lentamente si spegne pure, nelle orecchie dei vacanzieri sparagnini del Bel paese, il vuoto melenso ed inutile ritornello di un estivo spot televisivo “ …, la luna, ci poterà fortuna … “ che la fortuna l’avrà di certo portata solo alla multinazionale dei telefonini che avrà bravamente invogliato tanta gente del Bel paese a tagliare, magari a malincuore, un gelato, ma non le solite, inutili, inconcludenti telefonate fatte ciabattando per le vie di borghi e città.

Redazione - 08-09-2004
Da Aprile online riportiamo stralci di un articolo che commemora una data importante per la storia Italiana.
L'italia si ribella al Nazifascismo continua il titolo e ci colpisce soprattutto una parola, ribellione.
Non crediamo nelle memorie chiuse ed incasellate nel loro passato, incapaci di aprirsi al cambiamento. Crediamo invece, e ce ne sentiamo responsabili come cittadine e cittadini, come insegnanti, come donne ed uomini calati nel loro presente, alla possibilità di navigarlo, questo presente, alla luce di un passato che sa confrontarsi con se stesso.
"Fu un momento drammatico" ci dice Nicola Tranfaglia, e sotto gli occhi abbiamo i drammi di oggi.
"Ma quel giorno" continua l'articolo "nacque nei partigiani l’abbandono della vecchia patria fascista": una lacerazione, come quella che deve provare chi, tentando alternative nei territori di guerre non volute, contraddice una "patria" difficilmente cancellabile.
I passati si ripetono sempre e ci chiedono di accostare, alla pietas profondissima e silenziosa, la testarda, lucida, capacità di comprendere, che significa “scoprire, vedere, percepire, rendersi conto di qualcosa, catturare, afferrare” , ma "insieme".


Antonio Pistillo da Meridiano Scuola - 08-09-2004
del primo giorno di conferimento delle supplenze annuali a Milano

Milano, ore 9.00, primo giorno di convocazione per le supplenze annuali.

Aria acre di mille respiri. La calca sempre la stessa, i locali, l’organizzazione, tutto identico ...
Corrado Mauceri - 07-09-2004
IL MINISTERO NON PUÒ IMPORRE ALLE SCUOLE IL TUTOR; OGNI INTIMIDAZIONE DA PARTE DEL MINISTERO DEVE ESSERE RESPINTA E DENUNCIATA.

Il Ministero minaccia sanzioni per imporre il tutor


Nei giorni scorsi la stampa ha dato la notizia di una nota riservata del Ministero del 30/06 con cui si attribuisce ai direttori generali degli uffici scolastici regionali il compito di vigilare per l’integrale applicazione dei provvedimenti attuativi della Legge Moratti e, se nel caso, di adottare "interventi adeguati anche di carattere disciplinare".
Tale nota si riferisce ovviamente anche alla designazione del tutor.

Perché il Ministero non può imporre il tutor

La Costituzione all’art. 117 ha espressamente "costituzionalizzato" l’autonomia delle istituzioni scolastiche; quindi le "norme generali" dello Stato possono e devono definire l’ambito dell’autonomia scolastica così come è stato fatto con l’art. 21 della L. n. 59/97 e con gli artt. del DPR n. 275/99; definito tale ambito, le modalità di esercizio dell’autonomia didattica ed organizzativa rientrano, per dettato costituzionale, nel potere esclusivo degli organi collegiali della scuola e specificatamente per quanto riguarda l’attività didattica al collegio dei docenti.
Nè il legislatore statale o regionale, nè la contrattazione possono legittimamente intervenire per disciplinare le modalità di esercizio dell’autonomia didattica e/o organizzativa.
Spetta quindi al collegio dei docenti decidere, in piena autonomia, come organizzare l’attività didattica con il solo limite del rispetto delle prerogative di ciascun docente; difatti a sua volta anche il collegio dei docenti, nell’esercizio sul suo potere deliberante in materia didattica, deve rispettare la professionalità di ciascun docente e quindi tenere conto che la cd "funzione tutoriale" è implicita nella stessa funzione docente.
Nè peraltro il collegio dei docenti ha il potere di organizzare l’attività didattica prevedendo forme interne di gerarchizzazione che sarebbero lesive del principio fondamentale della libertà di insegnamento e della conseguente posizione paritaria di tutti i docenti.
Con il D.Lgs. n. 59/04 agli art. 7 e 10 è stato invece previsto che nell’ambito dell’attività didattica sia affidata "ad un docente in possesso di specifica formazione" la cd funzione tutoriale.
A parte il fatto non irrilevante che il Parlamento non aveva conferito alcuna delega al Governo di istituire tale figura professionale (e quindi il Governo ha arbitrariamente disciplinato una materia che non era stata delegata), la normativa che prevede che nell’ambito dell’attività didattica si debba affidare tale attività ad uno specifico docente, contrasta in modo palese con la norma costituzionale dell’art. 117, prima richiamata, che salvaguarda l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Tutte le leggi si devono osservare, ma in primo luogo la Costituzione

Il Ministero ricorda che le leggi si devono osservare, ma si devono osservare tutte le leggi ed in primo luogo la legge fondamentale dello Stato che è la Costituzione.
Le scuole che hanno deliberato di non designare un tutor non hanno quindi violato la legge, ma hanno correttamente interpretato ed applicato una legge di dubbia legittimità costituzionale, riconducendola nell’ambito della Costituzione.



>>> continua...
Vincenzo Andraous - 07-09-2004
Quand’è che un uomo si prepara alla sua morte? Quando uccide un suo fratello? Quando tortura il suo prossimo? Quando inganna la sua natura per uno spicchio di potere destinato al fallimento?
L’uomo può essere assassino spietato o miserabile ...
Rosa Maria Lombardo da Meridiano Scuola - 06-09-2004
Gli sguardi si incrociano lungo un corridoio stretto e illuminato da una lampadina artificiale appesa ad un filo che riflette ombre sui muri adorni di fogli bianchi tra cui danzano timbri , sigle e firme frettolose. Un uomo e una donna si guardano, ...
Corrado Mauceri, Comitato Scuola della Repubblica - 04-09-2004
L'autonomia è un'infrazione disciplinare (parola della Moratti)

Nei giorni scorsi la stampa ha dato notizia di una nota riservata del Ministero del 30.06 con cui si attribuisce ai direttori generali degli uffici scolastici regionali il compito di ...
Antonio Pistillo da Meridiano Scuola - 04-09-2004
Il primo settembre, come di rito, si sono svolti presso le scuole di tutta Italia, i collegi di inizio anno scolastico. Però quest’anno, in molte province italiane, tali collegi si sono svolti in modo inusuale, e cioè dimezzati.
Se stessimo parlano ...
Vittorio Delmoro - 04-09-2004
Ah, come diceva bene il nostro Alessandro!

Solo che al posto del povero Don Abbondio, che pur ne faceva una questione di sopravvivenza, oggi ci ritroviamo nientemeno che dei dirigenti scolastici!

Già una volta sono stato oggetto di feroci ...
Rolando A. Borzetti - 04-09-2004
Mettere alle finestre questa sera e domani sera una candela accesa in solidarietà con i bimbi dell'Ossezia coinvolti nella strage di Beslan. E' l'iniziativa di un gruppo di donne, docenti universitarie a Roma, che in queste ore si sta diffondendo a ...
Reginaldo Palermo da Tecnica della Scuola - 04-09-2004
Non è più univoca la posizione dei sindacati confederali sulla questione del tutor.
Cgil-FLC continua a sostenere che fino alla conclusione della trattativa i collegi dei docenti non possono deliberare alcunchè sulla materia. Uilscuola formula ...
Alessandro Citro - 03-09-2004
La redazione di Meridiano scuola ci segnala:

pensieri orizzontali di un fu professore

Alzo le chiappe dal divano ormai affossato ma ci impiego un'eternità.

Davanti agli occhi si sovrappongono le immagini televisive di gioia della festa ...
Manifesto dei 500 - 03-09-2004
Al termine delle assemblee di maggio e giugno di discussione della "Lettera Aperta della scuola Sibilla Aleramo di Torino", un gruppo di insegnanti e genitori di Torino, Milano, Varese e Parma è stato incaricato di redigere la seguente proposta per ...
Fabrizio Dacrema - 02-09-2004
Il tavolo contrattuale che si è aperto lunedì scorso tra sindacati scuola e ARAN è molto complicato. Più del solito: da esso dipende la possibilità di mettere in atto un elemento essenziale del progetto del governo sul primo ciclo dell’istruzione.
Questo accade perché il governo sta tentando di fare il passo più lungo della gamba: cerca di imporre la figura del tutor alle scuole senza averne la forza giuridica.

Le forzature sono tre:

1. la figura del tutor è stata introdotta dal decreto delegato (Dlgs 59/04), pur non essendo presente nella legge delega (L. 53/03);
2. l’istituzione di questa figura invade esplicitamente le prerogative delle istituzioni scolastiche in materia di organizzazione didattica, mentre la recente riforma della Costituzione ne impone la salvaguardia;
3. quanto previsto dal decreto 59 sul tutor non è applicabile senza cambiare il contratto nazionale di lavoro su punti fondamentali (profilo professionale del docente, orario di servizio, retribuzione, …).

>>> continua...

Paolo Oddone - 01-09-2004
Riceviamo dal sito www.warnews.it:

Ci hanno detto che Enzo è morto.

Al Jazeera ha dato la notizia in un ticker scorrevole sotto lo schermo. Praticamente un trafiletto. Nessun particolare.

Le speranze sono volate via di colpo, spazzate ...
Vittorio Delmoro - 01-09-2004
Quando nel gennaio scorso chiesi di essere iscritto alla formazione ministeriale sulla riforma (DM 61) ero mosso da sincera curiosità nei confronti di colleghi che si accostavano fiduciosi ai notevoli cambiamenti previsti.

Avendo infatti studiato ...