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Autore Topic: La politica italiana sui Rom vista dalla Francia  (Letto 2785 volte)
aemme
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« il: 10 Agosto 2008 - 09:52:30 »

La politica italiana vista dalla Francia -
08/08/08

di Anne Laure Fremont - dal quotidiano francese La Croix

Rom, il nuovo capro espiatorio. Stigmatizzata attraverso campagne politiche contro l'insicurezza, la comunità dei Rom è un bersaglio ideale per servire da diversivo ai problemi della società italiana. L'Italia sembra in stato d'assedio: Lunedì prossimo (scorso ndr), 3000 militari saranno dispiegati per rafforzare la sicurezza nelle grandi città.
 
Saranno inoltre incaricati di sorvegliare i centri di “permanenza temporanea” in cui sono portati gli immigrati clandestini arrestati. Questo dispositivo viene attuato in un momento in cui, a Napoli, Roma e Milano, il nuovo governo di Silvio Berlusconi conduce da un mese le operazioni di identificazione nei campi rom, dietro le pressanti richieste dei suoi alleati xenofobi della Lega Nord e del suo ministro dell'interno, Roberto Maroni.

I Rom devono compilare un modulo con le caselle relative a “etnia” e “religione” e lasciare le loro impronte digitali se hanno più di 14 anni.

E poco importa se tutte queste misure provocano un'ondata di sdegno all'estero. Per il governo italiano, infatti, i Rom sono un pericolo. Presenti nella penisola dal Medio Evo, si stima la loro presenza tra le 120 000 e le 160 000 persone. Più della metà hanno la cittadinanza italiana, ma molti vivono ancora nelle stesse condizioni dei clandestini. Gli altri sono soprattutto Rumeni, per lo più in campi attorno alle grandi città: se ne contano più di sessanta a Roma vicino alle autostrade, sotto i ponti o in bidonville. Vivono in periferia, sono però al centro dell'interesse mediatico, dopo una serie di fatti di cronaca. L'ultimo, in data 14 maggio, ha riguardato una zingara accusata di aver tentato di rubare un neonato a Ponticelli, vicino a Napoli: in risposta, un gruppo di giovani ha incendiato il campo rom. Un sondaggio apparso sul quotidiano di sinistra La Repubblica mostra che il 68% degli italiani vorrebbe risolvere il problema degli zingari con le espulsioni. La settimana scorsa, a Roma, un altro campo rom è stato colpito con bottiglie Molotov.

Gli immigrati “visibili” fungono spesso da capro espiatorio «C'è sempre stato razzismo verso i Rom», ci spiega Udo Enwereuzor, dell'ONG italiana Cospe. Facilmente identificabili per il modo in cui vivono, sono un bersaglio ideale. In un momento in cui la situazione economica del paese peggiora, gli immigrati “visibili” servono sempre da capro espiatorio. L'adesione della Romania all'Unione Europea nel 2007 non ha cambiato nulla: una legge prevede ormai l'espulsione di coloro che non hanno un reddito sufficiente, europei o no.

Fabrizio Gatti, giornalista del settimanale L'Espresso, si è fatto passare per Rom per il tempo necessario a fare un'inchiesta. Testimonia: «Ho visto le umiliazioni subite per la strada e nei campi di detenzione. I Rom che lavorano in nero, soprattutto nell' edilizia, non hanno alcun diritto. In caso di incidente sul lavoro, i datori di lavoro li buttano sulla strada per far credere che sono stati investiti da una macchina…».

Se il governo italiano si accanisce su questo popolo, lo fa a fini politici. La criminalità non è aumentata, ma i responsabili politici sanno che la paura è un elemento di coesione. Del resto, i partiti di destra non sono i soli a stigmatizzare i Rom. Walter Veltroni, ex sindaco (centro sinistra) di Roma affermava per esempio durante il suo mandato che essi erano «responsabili del 75% dei reati commessi in città».

I Rom utilizzati come pretesto per nascondere il vero problema: la mafia Per Fabrizio Gatti, i Rom sono utilizzati come pretesto per nascondere il vero problema: «A destra come a sinistra, molti politici sono implicati in affari mafiosi. Da entrambe le parti, si preferisce sviare l'attenzione con un argomento che unisce: l'insicurezza». Questa paranoia, caratterizzata da pregiudizi ancestrali – i Rom sarebbero ladri di bambini e di automobili -, è ampiamente diffusa dai grandi canali televisivi di proprietà di Silvio Berlusconi.

Per Udo Enwereuzor, neanche politica ed economia locali sono esenti da sospetti. «Prendiamo l'esempio degli incidenti di Ponticelli: non si sa chi ha incendiato il campo, ma si sa che quel terreno era coinvolto in un progetto di edificazione che doveva partire in agosto. Ora, ci sarebbe voluto molto tempo per far andar via i Rom, un ritardo che sarebbe costato 67 milioni di euro ai gruppi di interesse implicati in quel programma. Un' evacuazione rapida della zona era più redditizia. Da lì a dire che la Camorra (mafia napoletana), che ha certamente la sua parte in quel progetto, è all'origine di quell'attacco, c'è solo un passo, che i media italiani non hanno granché fatto».

Nonostante questa situazione, i Rom restano in Italia, dove è più facile trovare da lavorare in nero. Quanto a tornare in Romania, non se ne parla, constata Andrea Galli, medico di strada per l'associazione umanitaria Naga: «Per loro, là è peggio». 

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7564
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