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Autore Topic: Moni Ovadia contro l'oblio storico degli italiani  (Letto 2599 volte)
Luisa
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« il: 10 Luglio 2008 - 07:17:35 »

Italia - 08.7.2008
Moni Ovadia. 'E' la retorica del nemico alle porte'
L'attore, scrittore e cantante si scaglia contro l'oblio storico degli italiani


Dobbiamo creare un grande movimento che travolga queste misure indegne. Circola un pessimo clima in questo Paese. Rischiamo di finire nell'abbrutimento. La gente ha sentimenti di paura, e questi sentimenti vengono dall'insicurezza sociale. Dal non arrivare alla fine del mese, dal non sapere quale sarà il futuro loro e dei loro figli. Allora è  facile che cadano nella trappola della demogagia. Dobbiamo fare capire loro che dietro quella trappola non c'é solo il pericolo per il Rom o per altri, ma c'è anche il pericolo per la sua vita e la vita dei suoi figli. E' un Paese incattivito, spaventato da pericoli immaginari, un Paese pericoloso per se stesso. Allora bisogna pian piano lavorare su questo problema.

Io sono molto orgoglioso di sapere che abbiamo una rivista come Famiglia Cristiana, che ha scritto l'articolo più duro, più chiaro, più emotivo, facendo riferimento ai valori cristiani. Bisogna far capire che se Gesù nascesse adesso nascerebbe in un campo nomadi, piaccia o non piaccia. E se non si capisce il valore profondo dei principi etici, laici o cristiani che siano, allora è la deriva, non si sa dove si va a finire. Sarebbe bene coinvolgere tutti, aldilà degli schieramenti politici. Per un cristiano che si riconosce come tale, l'aggressione all'umile, all'indifeso, al degradato, è un vulnus stesso al Cristianesimo. Cristo scelse di esercitare il suo magistero tra gli umili, tra gli ultimi, tra i disperati. Ignorare tutto ciò significa far implodere il Cristianesimo sotto una crosta insignificante. Molti cristiani sentono questa urgenza di protesta, e meno male.

Per quanto riguarda gli ebrei, va da sé che solo una parte fa il loro dovere, qualcuno cerca di barcamenarsi non tanto in cambio di piccoli favori personali, ma occhieggiando al governo di Israele. Questa è una cosa molto brutta. Naturalmente, le fedi protestanti, come i valdesi, sentono fortemente questi valori, ma anche nella società  civile laica c'è una certa tensione. Ma poiché ci sono stati anni di remissività del Paese, c'è bisogno di trovare parole di dissenso forti, perché questo centro-destra, non è un centro-destra: i conservatori francesi, i gollisti, prima di tutto sono antifascisti, i conservatori tedeschi di Angela Merkel hanno una robustissima fibra democratica antifascista, così come i conservatori britannici di Cameron.

Questo centro-destra populista e demagogico è un fenomeno solo italiano. Vediamo come anche la dialettica politica spagnola funzioni meglio che da noi. Il nostro Paese ha lasciato andare il dibattito su certi valori pensando che ormai fossero acquisiti. Bisogna riaffermarli ogni minuto. I valori che salvano, li conquisti, non te li regala nessuno.

Credo che questo centro-destra abbia come alleato una parte di senso comune che emerge nei momenti di difficoltà  sociale. E' ovvio che la demagogia soffia sul fuoco. Con uno stipendio medio non si arriva alla terza settimana, i figli non si sa che vita avranno, siccome non si è in grado di risolvere tali problemi a livello politico, cosa fa il demagogo? Dice: sai, è tutta colpa di quello lì. Se non ci fosse lui, se lui fosse sotto controllo, andrebbe tutto meglio. E' falso. E' falso.

Vessare i Rom e i Sinti, in che modo migliora la sicurezza degli italiani? E' una bugia come un'altra, in Germania lo dicevano dei Rom e sopratutto degli ebrei. Sono le stesse argomentazioni usate contro gli ebrei. Identiche. Si diceva: non sono come noi, non hanno riconosciuto Cristo, stanno sempre tra di loro, si aiutano tra di loro. Molti caporioni del nazifascismo l'hanno detto, quando erano sotto processo: bisogna far credere che il nemico è alle porte per scatenare una guerra. Per avere vantaggi elettorali, tu fai credere che esista un pericolo, lo inventi, lo gonfi. Si sa benissimo che la stragrande maggioranza di queste persone cercando di fare tranquillamente la loro vita. In fatto di criminalità , poi, noi italiani abbiamo da insegnare a tutto il mondo. Siamo la gente dei Totò Riina, dei Bernardo Provenzano.

Siamo questo Paese, in cui quattro Regioni sono quasi interamente in mano alla malavita organizzata, e andiamo a raccontare che il nemico è fuori. Da qui si capisce la trappola.

Purtroppo la gente è fragile, non ha avuto una robusta educazione democratica. L'unica cosa che funzionava nelle scuole era l'educazione civica. E' stata cancellata. A me interessa poco che uno studente non impari l'inglese a scuola. Lo imparerà . A me interessa che sia prima di tutto un buon cittadino. E chi glielo insegna? Chi gli insegna che non si deve discriminare, che non si deve essere razzisti? E' possibile che i ragazzi non sappiano che gli italiani sono stati oggetto di discriminazione razziale? Chi gli insegna che non bisogna discriminare, che non bisogna essere razzisti? E' possibile che questi ragazzi non sappiano che gli italiani sono stati oggetto di discriminazione razziale? Che i razzisti americani negli anni '10 li consideravano negroidi? Non ricordiamo più che c'erano le scritte 'vietato agli italiani e ai cani'? Perché nessuno racconta la memoria del dolore?

Non sappiamo più che gli italiani emigrati sono stati 27 milioni in un secolo, e 4 milioni sono stati clandestini irregolari. Allora? Andava bene quando li vessavano, li picchiavano, quando si mandavano alla forca innocenti come Sacco e Vanzetti solo perché erano italiani? Ecco qual è il problema. La memoria corta. Che noi siamo stati complici della più feroce dittatura del Novecento e della Storia. Abbiamo già  dimenticato? E' ora di alzare la voce. Di rialzare la testa. E' ora di non farsi più ingannare dalle trappole razziste. Chi prende questi provvedimenti è un razzista. Punto e basta.   
 
Essendo falliti i tentativi di riconoscimento politico, sociale e civile, ciò che resta di questi individui non è che la 'nuda vita', considerata secondo i parametri del filosofo Giorgio Agamben, che con la sua 'biopolitica' postulava la presa in carico da parte del potere del corpo dell'individuo.

Dove si va seguendo questa strada?  Si va verso il totalitarismo.

Agamben ha descritto i Cpt come dei lager. Chiaro che non sono dei lager. Ma la forma giuridica e la forma mentis di chi li ha ispirati, sì. Cosa è stato fatto con gli ebrei? Li si è disumanizzati, dicendo che non sono uomini. Poi si può fare di loro ciòche si vuole, dato che sono clandestini, non esistono. Non sono protetti dalla Convenzione di Ginevra. Perché sono clandestini. Non lo si chiama signor Mohamed Abdullah, lo si chiama clandestino. Ecco dov'è il principio della logica totalitaria. Il clandestino non ha più profilo. E' un individuo-massa. E' un individuo non garantito da statuti precisi. E allora questa non si può che chiamare barbarie.

Luca Galassi

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