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Autore Topic: Moni Ovadia e gli altri di ...quando gli zingari eravamo noi  (Letto 2806 volte)
Luisa
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« il: 04 Luglio 2008 - 09:00:07 »

L’unità 03-07-08
MONI OVADIA«Ci siamo dimenticati che hanno avuto lo stesso destino degli ebrei?»
«Contro i rom, barbarie intollerabile»

di Rossella Battisti / Roma

Ha la voce grave, Moni Ovadia, per una volta non ha voglia di scherzare nemmeno un po’. Non è il tempo, non è il luogo, mentre l’Italia sta precipitando nell’imbuto «della barbarie di prendersela con i rom, con i più derelitti, con gli ultimi». Ma davvero, dice Moni, «Maroni crede che gente come Borghezio, Calderoli o Salvini abbiano sentimenti di tenerezza verso i bambini rom?».

Dal palco del Palasport a Villorba, due passi dalla Treviso diventata rancorosa e ostile verso gli «altri», c’era anche Ovadia l’altro ieri, e Marco Paolini e Albanese e Bebo Storti, chiamati a raccolta dal giornalista Gian Antonio Stella per parlare di quando gli «zingari erano gli italiani», con 27 milioni di emigranti, quattro dei quali clandestini.

Razze, sorta di oratorio civile e comizio di civiltà, ha parlato a quattromila persone nel palasport dato a disposizione da Benetton in un «clima bellissimo, caldissimo».

Tra monologhi, riflessioni e canzoni, «cercando di riattivare processi di civiltà in questa barbarie dilagante che non si può più tollerare». Ovadia ha scelto una canzone, sostando poi a lungo sulla riflessione di smetterla con la configurazione dell’ebreo di corte, «quello carino, con lo zucchetto, con il quale ci si fa fotografare insieme per farsi assolvere del passato». Si fa i carini con gli ebrei e e le carinerie al governo di Israele, che ormai è armato fino ai denti, e dunque dalli allo zingaro e al nero... Ma davvero ci siamo dimenticati - continua Moni - che rom e ebrei hanno avuto lo stesso destino? Che sono 500mila i rom morti nelle camere a gas solo perché non hanno trovati altri? E ancora, l’affondo più doloroso è per un’Italia dalla memoria corta, cortissima, che dimentica che dopo la seconda guerra mondiale erano 743 i criminali di guerra italiani reclamati da africani, slavi, albanesi e greci e nessuno è stato portato davanti ai tribunali «solo perché c’è stata la Resistenza antifascista».

I comunisti hanno riportato la libertà in Italia con il sangue dei partigiani, ricorda Ovadia, mentre i fascisti italiani sono stati complici dei nazisti nello sterminare gli innocenti.

Troppo facile ricordare le foibe dimenticando quello che c’è stato prima. Troppo semplice dare la colpa ai rom, dimenticando che «i veri criminali sono italiani e si chiamano Toto Riina e Provenzano».

Memoria corta, coscienza sporca: caro Moni, come resistere? «Con tutti i mezzi, manifestazioni, chiamando a raccolta le persone perbene. Ho chiesto all’Arci di indire una marcia per il 7 luglio».

Una marcia per chi ha il sogno di vivere in un paese civile, dove si accoglie il disagiato, dove non si emanano leggi sadiche contro chi rappresenta la vera ricchezza del futuro. «L’Europa ha bisogno degli emigranti, sono la sua ricchezza, invece di criminalizzarli e schiavizzarli nei campi di pomodoro...». Non una mobilitazione politica, ma per radunare tutte le persone perbene che hanno a cuore i diritti umani.

Al Pd, l’artista chiede una «voce forte e ferma», perché il nome «democratico» è legato alla Costituzione democratica. Basta con le facilonerie, le distrazioni, la mondanità, ammonisce. Torniamo alla «parte sana» come la chiamava Berlinguer e creiamo alleanze su questa base.
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