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Autore Topic: L’esperienza umana e professionale del campo di via San Dionigi a Milano  (Letto 2785 volte)
Luisa
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« il: 26 Giugno 2008 - 05:49:25 »

L’esperienza umana e professionale di anni di lavoro sociale all’interno del campo di via San
Dionigi e le nostre proposte per gestire l’emergenza dopo lo sgombero


Milano, 10 settembre 2007

Diversi anni di presenza nel campo di via San Dionigi, nostra e di associazioni come la Nocetum
dell’infaticabile suor Ancilla, e di rapporti umani costruiti con le famiglie che vi abitavano hanno
segnato le nostre vite e caricato i nostri cuori e le nostre menti di legami, che ora aumentano la
nostra responsabilità.

Sono stati anni che ci hanno visto stare nel mezzo del loro accampamento, incendiato più volte e
ricostruito sempre con maggior impegno.

Un lungo periodo che ci ha visto stare al loro fianco nell’accompagnare i bambini a scuola
seguendoli quotidianamente nel loro percorso di inserimento scolastico, con tante fatiche, ma anche
con tanti risultati riconosciuti dalle stesse insegnanti, che oggi li rivogliono ancora nello loro classi.
Tutti insieme abbiamo anche condiviso l’impegno per cercare un lavoro regolare, che consentisse
loro di vivere in modo onesto e nella legalità. Molti hanno già un’occupazione e, proprio in questi
giorni, stiamo avviando una cooperativa nel settore del recupero di bancali. Un modo per
regolarizzare un lavoro che alcuni di loro già svolgono in nero per conto di piccole imprese (anche
confinanti con l’area dove sorgeva il campo).

In quest’area fatiscente era stato fatto anche un allacciamento fognario per i servizi igienici. Non
era quindi solo un insediamento (come tanti purtroppo presenti nell’area metropolitana) che destava
allarmi sul piano sanitario, come l’Asl giustamente ha evidenziato, ma un territorio dove è nata
un’esperienza umana sinceramente promotrice in modo attivo di socialità e legalità, come da tempo
invochiamo insieme alle stesse istituzioni.

Gli abitanti del campo hanno sempre respinto altre persone che chiedevano di entrare dopo altri
sgomberi avvenuti in zona. Di tutti gli abitanti delle “baracchine” è stato fatto un riconoscimento e
un censimento accurato e consegnato alle autorità da loro stessi.

Siamo stati con loro anche dopo l’ultimo incendio del 29 giugno scorso, condividendo la loro
voglia di ricostruire lì, anche perché non c’era un altro luogo offerto. Una ricostruzione tollerata
anche dalle istituzioni, che avevano compreso la positività del lavoro svolto. Perché con le famiglie
di via San Dionigi esiste una comunicazione sincera e schietta. Con loro abbiamo sempre
tenuto aperto un confronto impegnativo per far crescere la legalità contestualmente alla
promozione di diritti e di responsabilità. Non è la burocrazia che dà a un campo la patente di
regolarità, ma l’esperienza umana che lì si svolge. E a San Dionigi, insediamento formalmente
irregolare, esisteva ed era riconosciuta e apprezzata questa esperienza anche se ovviamente poteva,
e doveva, ancora crescere e qualificarsi sempre di più.

Eppure il campo è stato sgomberato, una mattina, senza offrire altre soluzioni alternative tranne una
provvisoria, temporanea e conquistata ospitalità per donne e bambini nel dormitorio di viale Ortles
lasciando per strada tutti gli altri, non solo gli uomini, ma anche diversi adolescenti.
Ma come? Non era possibile trovare prima dello sgombero soluzioni articolate e praticabili
attraverso un normale e positivo dialogo vista anche la disponibilità che i rom hanno sempre
manifestato?

Quella mattina sono usciti tutti in modo pacifico, sembrava quasi un esodo biblico, e abbiamo visto
entrare immediatamente le ruspe a distruggere le loro baracche appena ricostruite dopo l’incendio.
Ma perché tanta violenza, proprio dove le stesse istituzioni hanno riconosciuto che era
un’esperienza positiva?

Tante sono le domande che ci facciamo, anche perché vediamo che su quella area così inquinata
operano ancora più liberamente piccole imprese che davano lavoro anche agli accampati,
improvvisamente diventati gli indesiderati.

No, questa esperienza umana va raccontata, è una memoria che non può essere cancellata. Per
questo abbiamo documentato tutto il lavoro che si è fatto in questi anni fino all’ultimo sgombero e
ora siamo qui a restituirlo alla città.

Abbiamo deciso inoltre di non accettare, e neppure di diventare ostaggio, della consueta protesta e
delle strumentalizzazioni di parte. Per questo scegliamo di rilanciare con il silenzio e il digiuno
(per molti di noi anche la preghiera) questa esperienza alla città, a chi vi abita, a chi ha
possibilità e strutture, alle istituzioni tutte. Con le nostre motivazioni ci mettiamo nel mezzo
ancora una volta, rendiamo visibile il nostro silenzio e la nostra inquietudine, portiamo su di noi e
con noi il valore irrinunciabile della condivisione.

La politica può fare un passo indietro, ascoltando e permettendo che la società civile possa chiedere
risposte concrete, che permettano ai bambini la scuola e a tutte le famiglie una modalità abitativa,
anche di piccoli gruppi e temporanea, che non sia il vivere in strada, ma che rispetti l’umanità e la
dignità di queste persone.

Lanciamo un appello affinché vengano trovate soluzioni, anche temporanee, nel più breve
tempo possibile. Noi siamo anche disposti, come del resto già da tempo si sta facendo, a
programmare e sostenere progetti concreti di rientro in Romania.

Nel frattempo stiamo accompagnando i bambini a scuola e chiediamo che, con le loro mamme,
possano rimanere in Viale Ortles. Per gli uomini che non hanno altre possibilità, invece,
chiediamo che possano essere accolti da chiunque si mettesse a disposizione per offrire
un’ospitalità temporanea. Per questo noi per primi abbiamo deciso di accoglierli in emergenza
alla Casa della carità. Il tutto fino a venerdì 14 settembre, giornata a cui vorremmo arrivare con un
cammino condiviso fatto anche di digiuno e silenzio. Chiediamo a chi vorrà stare con noi in questa
scelta di rispettare il valore di una condivisione che è soprattutto umana.

Venerdì sera, proprio nella zona dove sorgeva il campo, vivremo una veglia promossa in
collaborazione con l’associazione Nocetum, per testimoniare e restituire alla città la nostra
esperienza di lavoro con i rom affinché ne venga compreso il valore umano. Se non si saranno
trovate soluzioni anche temporanee, quella notte dormiremo con loro proprio per dare valore
a questo legame di solidarietà che promuove pace, sicurezza e coesione sociale. Auspichiamo,
però, che quella veglia possa essere vissuta in modo più festoso e gioioso perché magari, nel
frattempo, saranno arrivate risposte positive alla risoluzione del problema.
Fondazione Casa della carità

Per solidarizzare con il punto di vista e con il lavoro della Casa della carità nell’affrontare il tema
della presenza rom sull’area metropolitana.

Per fare proposte o metterti a disposizione per un’ospitalità diffusa sul territorio anche attraverso
associazioni

Puoi scriverci all’indirizzo e-mail:
opinioni@casadellacarita.org


http://www.casadellacarita.org/index_files/userfiles/Casa%20della%20carit%C3%83%C2%A0_digiuno%20e%20silenzio_rom_san%20dionigi(1).pdf
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