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Autore Topic: Diario nomade - Studenti in viaggio nei campi rom - Documentario  (Letto 3385 volte)
Luisa
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« il: 25 Giugno 2008 - 09:14:54 »

Diario nomade - Studenti in viaggio nei campi rom

ROMA - "Si puo' essere esemplari anche nel demolire le baracche. Forse una cerimonia di addio sarebbe stato chiedere troppo, ma far sapere a quelle persone dove sarebbero andate ad abitare qualche giorno prima di demolire loro la casa sarebbe stata una normale regola di educazione civica". La sala principale della Casa dell'Architettura e' al buio. Lo schermo nero e' attraversato dalle parole inviate in una lettera al ex sindaco di Roma, Veltroni, in occasione dello sgombero di Campo Boario, un campo Rom a Testaccio. Compaiono le prime immagini di "Rome to Roma - diario nomade". un film documentario di Giorgio De Finis sui rom realizzato dal Laboratorio di Arte urbana Stalker di Roma, in collaborazione con l'Universita' di Roma Tre e l'Universita' di Belgrado presentato nella capitale alla presenza del Prefetto Carlo Mosca, Don Bruno Nicolini, presidente del Centro Studi Zingari e una platea piena di studenti.

Il documentario e' la cronaca di un seminario che ha visto oltre 40 studenti provenienti da tutto il mondo andare alla scoperta dei campi nomadi delle capitali. Partito da Roma, il gruppo di studenti ha attraversato l'Adriatico alla scoperta dei campi rom della capitale serba Belgrado, e poi ancora di Skopje, in Macedonia. Quella di Roma, pero', e' stata la tappa piu' importante ed una sperimentazione particolare che ha portato alla luce una realta' complessa, come spiega lo stesso prefetto Mosca. "Roma e' ricca di temi complessi- spiega-. una citta' dove si vive drammaticamente il tema della casa, dove ci sono 6 mila procedimenti per sfratti, 2 mila sfratti esecutivi, dove c'e' una carenza abitativa che portano a tutta una serie di condizioni che creano frattura sociale. Ma Roma e' anche una citta' che e' coinvolta in un altro tema, quello delle popolazioni senza territorio. Questo non e' un tema di ordine pubblico e sarebbe molto facile ridurlo a tema di sicurezza pubblica: e' un tema squisitamente sociale".

Altra questione e' quella della battaglia dei numeri dovuta alla mancanza di un vero e proprio censimento, segno anche questo di non curanza della presenza di questo "popolo leggero". "Sul territorio romano- continua Mosca- qualcuno dice che siano 9 mila, qualcuno 15 mila, qualcun altro arriva a stimare queste popolazioni su 20 mila. Il primo obiettivo e' innanzitutto conoscere questa realta'. Ci sono zingari che abitano a Roma da 40 anni. una realta' che merita attenzione e conoscenza per sapere chi sono, a quale etnia appartengono, che eta' hanno e quali problemi. Bisogna cominciare ad ascoltare i rom".

Salviati, Casilino 900, Campo Boario e attraversando il mare Gazela, Kralijevo, Shutka. Questi i campi rom e le realta' attraversate dai giovani osservatori e futuri architetti con lo scopo di pensare un modello abitativo nuovo, leggero e che risponda alle esigenze di tutti. "Si tratta di comprendere e realizzare quelle pratiche abitative e costruttive che sono proprie delle diverse realta' rom- spiega Francesco Careri, docente di Arte civica all'universita' di Roma Tre e fondatore del Laboratorio Stalker -. Provare ad inserirle in un disegno che sia ammissibile e comprensibile da tutti. Questo non solo per accompagnare i rom nella loro emancipazione abitativa in Italia, ma anche per apprendere da loro strategie che possano contribuire a offrire soluzioni al piu' generale problema della casa che le nostre citta' si trovano ad affrontare".

Dai rom, secondo don Bruno Nicolini, possiamo imparare tanto sulle diversita' e sulla importanza che loro le attribuiscono. I rom riportano al centro dell'attenzione i rapporti primari tra le persone, rapporti che forse la nostra citta' contemporanea ha perso di vista. La pellicola continua a scorrere. "Queste non sono immagini di Roma- scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1966 parlando delle borgate-. So ben figurarmi gli occhi che sorvolano queste immagini senza guardarle. Sono gli occhi di coloro che pensano che le borgate non siano non solo un problema loro, ma un problema attuale". (Redattore Sociale - Dires)


23 giugno 2008

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